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Autore

Jessica Mastroianni

in archivio dal 28 apr 2009

01 giugno 1990, Lamezia Terme - Italia

segni particolari:
Scrivo per vivere di sensazioni: reali o immaginate. Scrivo per rileggermi, rivivermi, ricordarmi e rincontrarmi.

mi descrivo così:
Lei è tutto, lei è il nulla.
Se la sfiori, è una bolla.
Se la tocchi, poi ti scotti.
Diventa vetro se ci sbatti.

07 aprile 2010

A occhi chiusi e cuore aperto

Intro: In questo racconto troveremo introspezione e dolorosa necessità di sfuggire ad un ricordo, ad un profondo senso di inadeguatezza, di non appartenenza, in uno scenario in cui i protagonisti non recitano la stessa parte.

Il racconto

Le scalinate più allegre che io abbia mai visto, dipinte con i colori dell’arcobaleno, uniche complici di tutto ciò che avviene lì intorno.
Hanno osservato di tutto, hanno sentito di tutto, ma non possono parlare. Solo custodire gelosamente tutti quei segreti.
Più giù solo un mucchio di ricordi, di emozioni buttate lì e quasi dimenticate, di speranze ormai spente, che non riescono più a trovare la forza per alimentare la propria fiamma.
Intorno a loro è il silenzio a regnare, il vuoto. Le osservo con i pugni chiusi uno nell'altro, li porto al mento, mentre una marea di ricordi mi travolge nelle sue onde.
Ed è vero, anche se non c'ho mai creduto fino in fondo, ma tutto cambia. La vita cambia. Il mondo cambia. Noi cambiamo, radicalmente. Perché, in fondo, anche le sofferenze ti danno una mano. Ti aiutano a crescere. Ti rendono più forte. Ma, purtroppo, non t’impediscono di continuare a soffrire. Basta un nulla, basta un ricordo e ti ritrovi ad annegare negli abissi più profondi. In quegli oceani da cui è impossibile salvarsi.
Sono fuggita via per paura di rincontrare quegli spettri che torturano i pensieri, mi sono allontanata anni luce, con i passi timidi e spaventati e, allo stesso modo, poi sono tornata.
E li ritrovo proprio come prima, come li avevo lasciati. Quei gradini di mille colori, i colori dell’allegria. Perfetti e intatti, solo più tristi e malinconici. Si rispecchiano nel mio stato d’animo, mi fanno compagnia in questa notte che sa di tutto e niente allo stesso tempo. Una notte che mi vede riflessa in qualsiasi altro luogo, mi pretende distante da questo posto in cui il buio regna, ma lo splendore delle stelle continua ad illuminarmi il cammino. Ma no, è qui che la mia ombra, tenacemente, si è ancorata. Anche senza di me. Quando, con l’illusione, ho creduto che scappare fosse la soluzione migliore. Che mi avrebbe aiutata ad andare avanti, volgendo il mio sguardo verso un futuro che il passato continuamente non fa altro che richiamare. E proprio ora, ecco che le certezze del presente riescono anch’esse ad affievolirsi di fronte a ciò che, con l’inganno, è riuscito a impossessarsi di me, senza andare via un solo istante. E giuro, ho fatto di tutto per liberarmene. Per scalfire quell’amaro ricordo altrove. Impedirgli di rodere ancora dentro me. Ma inutile s’è rivelato, per l’ennesima volta, questo vano tentativo.
I miei passi mi riportano verso quell'amore per una persona che mai comprenderò. Per una maschera così simile a qualcosa di reale che tutt’ora, a causa sua, quelle risposte alle mie domande non sono ancora giunte. Gli ho donato l'anima. E lui, come ricompensa, il nulla più totale. Ma il velo di Maya ricopriva la mia realtà. Gli permetteva di prendersi gioco di me, di quel sentimento in cui ho sempre creduto, con tutta me stessa.
Ma l'amore rende ciechi, è un po' come una parete di vetro contro cui rischi di sbattere e, così, incessantemente m'imbattevo contro quel muro. Una parete che, anziché attutire i colpi, quasi s'irrigidiva per fare più male. Ricordo il sapore di quegli scontri, i bruciore di quelle ferite disinfettate immediatamente da abbracci che, forti, tentavano di tenere stretti i pezzi, ma quel vigore faceva presto ad andar via e a sgretolare quel vaso pieno di crepe.
Ricordo il fetore della falsità, lo confondevo con qualcosa di diverso, di più puro, che non riuscivo però a identificare. Ricordo lui e le sue bugie, la magia, le lunghe lotte, i posti, i giorni, l'incatenarsi delle sue mani con le mie, l'incontro e poi lo scontro dei nostri occhi quando a regnare sovrano era il silenzio. Un silenzio che di parole ne nasconde troppe e quando ne è incapace, ne usa una a caso, quella che trova a portata di mano, la più profonda per me, la più insignificante per lui.
Tanti lividi addosso, tante cadute, tanti voli nel nulla, tanta debolezza, tanta paura.
Poi, una mano tesa mi ha aiutata a sollevarmi nel momento in cui le mie forze erano totalmente assenti. Una mano fragile quanto la mia, che avrebbe trovato nell'insieme il sostegno necessario. Così estremamente importante che, anche se non lo sapevo, da lì, sarebbe iniziato il cielo.
Ora non ci sono più, però rimangono a fare da sfondo ad una vecchia fotografia, quei gradini distanti anni luce dalla realtà. Li osservo e in quei colori ritrovo le sfumature della mia vita. Chiudo gli occhi e il cuore mi detta i ricordi più profondi da intingere e tenere impressi nell'anima, ma chiusi a chiave nel cassetto più nascosto questa volta, così da non fare più male. E il palcoscenico non cambia, rimangono sempre lì, loro, accompagnano i miei passi:
Le scalinate più allegre che io abbia mai visto, dipinte con i colori dell’arcobaleno, uniche complici di tutto ciò che avviene lì intorno.
Hanno osservato di tutto, hanno sentito di tutto, ma non possono parlare. Solo custodire gelosamente tutti quei segreti.

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