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in archivio dal 17 set 2010

Jhoan Rodriguez

29 agosto 1987, Rep Dom
Mi descrivo così: Creativo!!!!

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  • 08 novembre 2010
    Voyance

    L’anima
    Dipige
    In
    Silenzio
    Le trame
    Variopinte che
    Il cuore
    Assaporerà
    A morsi lenti
    Mentre
    La mente
    Cerca invano
    Di descriverle
    Ed ettichettarle .

    Potessi
    Udire
    Quel silenzio.

     
  • 08 novembre 2010
    Sinfonia Metropolitana

    Riecco l’eco
    di un guazzabuglio di idee
    ridondanti Ma nuove.
    Insieme di metafore e sineddoche
    Sinfonia mattutina
    Di paranoiche parole e pensieri.
    E sento già il via vai
    Di macigni con le ruote Che
    rotolano giù in strada Inarrestabili
    Come belve inferocite
    Come leoni affamati
    Come ordigni inesplosi.
    Mi rifletto allo specchio
    Una fiera ciocca di capelli
    Ofusca il mio sguardo
    Ancora assonnato e reduce
    Di una notte insonne ma senza incubi.
    Posso udire la solita solfa Senza senso e senza suono
    Di un concerto di immagini indistinte
    Che ora scivola lontano chissà dove.
    Voci sussurrano
    Motori rimbombano
    Vetri si infrangono
    E l’orchestra di prima
    E’ surclassata da quella di ora.
    Stringo i denti
    E torno sotto le umide lenzuola
    Mentre note impalpabili inquietanti e incolori
    Deragliano in una collisione inevitabile
    Con mostri senza cuore.

     
  • 17 settembre 2010
    L’Ispirazione

    Non cerco
    L’ispirazione
    Non sto al suo gioco
    Di retorica e falsi silenzi.
    La inseguo di rado
    E forse un po’ distratto.
    La guardo
    Mentre si avvicina
    All’alba di una mattinata qualunque
    Lei accenna un saluto
    Che non conta niente.
    Poi scappa quasi di fretta
    Quante corse:
    Incontri
    Evoluzioni
    Confuse reminescenze
    Sussurri lampanti
    Intricati eventi
    Oramai conosco
    Le sue armi
    Ma ancora le mie
    Restano ignote
    Forse anche a me stesso.
    E’ così difficile
    Evitarla quando serve
    E acclamarla quando non se l’aspetta
    E’ una signora
    Che vede più in là
    D’ogni altra tra i mondi.
    Il suo pensiero
    Vola
    Senza arrestare mai
    Un moto quasi allucinante.
    Il suo canto
    È quello di
    Una miriade di voci
    Indistinte
    Echeggianti
    E assuefatte
    All’idea di dominio.
    Il suo sguardo
    Quasi sempre sfuggente
    Ha dato respiro
    A una moltitudine
    Di intramontabili mostri
    Dalla penna facile
    Dal pennello fatato
    Dal movimento sinuoso.
    E il suo alito caldo
    Ha plasmato e plagiato
    Tanti artisti, arti e opere
    Quanti sono i pesci
    Che popolano gli abissi marini.
    L’ispirazione è un poema
    Che non ha né inizio né fine
    Essa è mia serva
    Ma ancor prima
    Essa è mia intima padrona.

     
  • 17 settembre 2010
    Demiurgo Dandy

    Mi riscopro esteta
    Sofista e
    Sognatore.
    Come una donnaccia
    che si insinua tra limpide lenzuola
    presto straripanti di compromesso
    così la mia mano
    stringe una penna
    senza inchiostro
    che vorace si fa strada
    tra le righe invisibili
    di un foglio bianco.
    mi nutro di mondi
    affogo la mia anima
    in mille vesti
    e ne rigurgito altrettante
    non prima d’averle assaporate
    nella loro più completa essenza
    carezzo il lampo funesto
    in una giornata di sole
    e respiro a pieni polmoni la pioggia
    toccando il suo gusto nostalgico
    e quasi straziante.
    subito dopo sono certo di udire
    le varie tonalità dell’arcobaleno e
    percepisco sulla punta della lingua
    il profumo emblematico del primo raggio di sole
    dopo il lungo trambusto della pioggia senza fine.
    elogio il moto costante
    e rocambolesco.
    denigro la quiete
    anche solo apparente.
    Dividendomi tra sogni incantevoli
    e incubi indicibili
    dipingo
    l’utopica sensazione
    odo l’ineffabile desio
    sfioro con le dita la voce variopinta
    della pazzia
    mastico attonito
    le silenti dirompenti note
    di una melodia
    senza tempo e senza luogo:
    La Creazione

     
  • 17 settembre 2010
    Il Segreto del Monaco

    C'è un velo invisibile e perpetuo
    che astutamente
    e con ineffabile costanza
    nasconde e confonde l'intima essenza
    delle cose più rare e perfette,
    cosicchè l'uomo inesperto
    e impreparato
    non impazzisca nel comprensibile
    ma non altrettanto encomiabile tentativo di contemplarle, numerarle
    e infine... possederle.