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in archivio dal 17 mar 2001

Kahlil Gibran

06 dicembre 1883, Bsharri - Lebanon
10 aprile 1931, New York - Stati Uniti
Segni particolari: Ho scritto in inglese "autotraducendomi" in arabo.
Mi descrivo così: Un poeta e un pittore di raffinata educazione cosmopolita.

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  • 23 marzo 2006
    Sui figli

    E una donna che reggeva un bambino al seno disse:
    Parlaci dei Figli.
    E lui disse:
    I vostri figli non sono figli vostri.
    Sono figli e figlie della sete che la vita ha di sé stessa.
    Essi vengono attraverso di voi, ma non da voi,
    E benché vivano con voi non vi appartengono.

    Potete donare loro amore ma non i vostri pensieri:
    Essi hanno i loro pensieri.
    Potete offrire rifugio ai loro corpi ma non alle loro anime:
    Esse abitano la casa del domani, che non vi sarà concesso visitare neppure in sogno.
    Potete tentare di essere simili a loro, ma non farvi simili a voi:
    La vita procede e non s'attarda sul passato.
    Voi site gli archi da cui i figli, come frecce vive, sono scoccate in avanti.
    L'Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell'infinito, e vi tende con forza affinché le sue frecce vadano rapide e lontane.
    Affidatevi con gioia alla mano dell'Arciere;
    Poiché come ama il volo della freccia così ama la fermezza dell'arco.

     
  • 23 marzo 2006
    Sul dolore

    E una donna disse: Parlaci del Dolore.
    E lui disse:
    Il dolore è lo spezzarsi del guscio che racchiude la vostra conoscenza.
    Come il nocciolo del frutto deve spezzarsi affinché il suo cuore possa esporsi al sole, così voi dovete conoscere il dolore.
    E se riusciste a custodire in cuore la meraviglia per i prodigi quotidiani della vita, il dolore non vi meraviglierebbe meno della gioia;
    Accogliereste le stagioni del vostro cuore come avreste sempre accolto le stagioni che passano sui campi.
    E veglieresti sereni durante gli inverni del vostro dolore.
    Gran parte del vostro dolore è scelto da voi stessi.
    E' la pozione amara con la quale il medico che è in voi guarisce il vostro male.
    Quindi confidate in lui e bevete il suo rimedio in serenità e in silenzio.
    Poiché la sua mano, benché pesante e rude, è retta dalla tenera mano dell'Invisibile,
    E la coppa che vi porge, nonostante bruci le vostre labbra, è stata fatta con la creta che il Vasaio ha bagnato di lacrime sacre.

     
  • 23 marzo 2006
    Sul matrimonio

    Allora Almitra di nuovo parlò e disse: Che cos'è il Matrimonio, maestro ?
    E lui rispose dicendo:
    Voi siete nati insieme e insieme starete per sempre.
    Sarete insieme quando le bianche ali della morte disperderanno i vostri giorni.
    E insieme nella silenziosa memoria di dio.
    Ma vi sia spazio nella vostra unione,
    E tra voi danzino i venti dei cieli.
    Amatevi l'un l'altro, ma non fatene una prigione d'amore:
    Piuttosto vi sia un moto di mare tra le sponde delle vostre anime.
    Riempitevi l'un l'altro le coppe, ma non bevete da un'unica coppa.
    Datevi sostentamento reciproco, ma non mangiate dello stesso pane.
    Cantate e danzate insieme e state allegri, ma ognuno di voi sia solo,
    Come sole sono le corde del liuto, benché vibrino di musica uguale.
    Donatevi il cuore, ma l'uno non sia di rifugio all'altro,
    Poiché solo la mano della vita può contenere i vostri cuori.
    E siate uniti, ma non troppo vicini;
    Le colonne del tempio si ergono distanti,
    E la quercia e il cipresso non crescono l'una all'ombra dell'altro.

     
  • 23 marzo 2006
    Sul piacere

    Allora un eremita, che visitava la città una volta l'anno, si fece avanti e disse: Parlaci del Piacere.
    E lui rispose dicendo:
    Il piacere è un canto di libertà,
    Ma non è libertà.
    E' la fioritura dei vostri desideri,
    Ma non il loro frutto.
    E' un abisso che esorta alla scesa,
    Ma non è profondo né alto.
    E' un uccello in gabbia che si alza in volo,
    Ma non è lo spazio conquistato.
    Sì, francamente, il piacere è un canto di libertà.
    E io vorrei che lo intonaste in tutta pienezza, ma temo che a cantarlo perdereste il cuore.

    Alcuni giovani tra voi ricercano il piacere come se fosse tutto, e vengono giudicati e biasimati.
    Non vorrei né giudicarli né biasimarli. Vorrei che cercassero.
    E troveranno non solo il piacere,
    Poiché il piacere ha sette fratelli, e il minore è più bello dello stesso piacere.
    Non avete udito di quell'uomo che, scavando la terra in cerca di radici, scoprì un tesoro?

    E alcuni anziani tra voi ricordano con rimpianto i piaceri, come errori compiuti nell'ebbrezza.
    Ma il rimpianto è l'oscurità della mente, e non il suo castigo.
    Essi dovrebbero ricordare i loro piaceri riconoscenti come per il raccolto di un'estate.
    Ma se il rimpianto li conforta, si confortino pure.
    E tra voi vi sono quelli non così giovani per cercare, né così vecchi per ricordare.
    E nella paura di cercare e ricordare, essi fuggono ogni piacer temendo di umiliare e offendere l'anima.
    Ma proprio in questo è il loro piacere.
    E in tal modo scoprono tesori, sebbene scavino radici con mano tremante.
    Ma ditemi, chi può offendere lo spirito?
    L'usignolo offende il silenzio della notte, o la lucciola le stelle?
    E la vostra fiamma o il vostro fumo mortificano il vento?
    Pensate forse di poter turbare lo spirito come con un bastone uno stagno tranquillo?

    Spesso, negandovi al piacere, non fate altro che respingere il desiderio nei recessi del vostro essere.
    Chissà che non vi attenda domani ciò che oggi avete negato.
    Anche il vostro corpo conosce la sua ricchezza e il suo legittimo bisogno, e non permette inganno.
    Il corpo è l'arpa della vostra anima,
    E sta a voi trarne musica armoniosa o confusi suoni.

    E ora domandatevi in cuore: "Come potremo distinguere il buono dal cattivo nel piacere?".
    Andate nei vostri campi e giardini, e imparerete che il piacere dell'ape è raccogliere il nettare del fiore,
    E che il piacere del fiore è conceder all'ape il suo nettare.
    Poiché il fiore per l'ape è una fonte di vita,
    E l'ape per il fiore è una messaggera d'amore.
    E per l'ape e per il fiore donarsi e ricevere piacere è a un tempo necessita ed estasi.

    Popolo di Orfalese, nel piacere siate come le api e come i fiori.

     
  • 23 marzo 2006
    Sul tempo

    E un astronomo disse: Maestro Parlaci del Tempo.
    E lui rispose:
    Vorreste misurare il tempo, l'incommensurabile e l'immenso.
    Vorreste regolare il vostro comportamento e dirigere il corso del vostro spirito secondo le ore e le stagioni.
    Del tempo vorreste fare un fiume per sostate presso la sua riva e
    vederlo fluire.

    Ma l'eterno che è in voi sa che la vita è senza tempo
    E sa che l'oggi non è che il ricordo di ieri, e il domani il sogno di oggi.
    E ciò che in voi è canto e contemplazione dimora quieto entro i confini di quel primo attimo in cui le stelle furono disseminate nello spazio.
    Chi di voi non sente che la sua forza d'amore è sconfinata?
    E chi non sente che questo autentico amore, benché sconfinato, è racchiuso nel centro del proprio essere, e non passa da pensiero d'amore a pensiero d'amore, né da atto d'amore ad atto d'amore?
    E non è forse il tempo, così come l'amore, indiviso e immoto?

    Ma se col pensiero volete misurare il tempo in stagioni, fate che ogni stagione racchiuda tutte le altre,
    E che il presente abbracci il passato con il ricordo, e il futuro con l'attesa.

     
  • 23 marzo 2006
    Sulla libertà

    E un oratore disse: Parlaci della Libertà.
    E lui rispose:
    Alle porte della città e presso il focolare vi ho veduto, prostrati, adorare la vostra libertà,
    Così come gli schiavi si umiliano in lodi davanti al tiranno che li uccide.
    Sì, al bosco sacro e all'ombra della rocca ho visto che per il più libero di voi la libertà non era che schiavitù e oppressione.
    E in me il cuore ha sanguinato, poiché sarete liberi solo quando lo stesso desiderio di ricercare la libertà sarà una pratica per voi e finirete di chiamarla un fine e un compimento.
    In verità sarete liberi quando i vostri giorni non saranno privi di pena e le vostre notti di angoscia e di esigenze.
    Quando di queste cose sarà circonfusa la vostra vita, allora vi leverete al di sopra di esse nudi e senza vincoli.

    Ma come potrete elevarvi oltre i giorni e le notti se non spezzando le catene che all'alba della vostra conoscenza hanno imprigionato l'ora del meriggio?
    Quella che voi chiamate libertà è la più resistente di queste catene, benché i suoi anelli vi abbaglino scintillando al sole.

    E cos'è mai se non parte di voi stessi ciò che vorreste respingere per essere liberi?
    L'ingiusta legge che vorreste abolire è la stessa che la vostra mano vi ha scritto sulla fronte.
    Non potete cancellarla bruciando i libri di diritto né lavando la fronte dei vostri giudici, neppure riversandovi sopra le onde del mare.

    Se è un despota colui che volete detronizzare, badate prima che il trono eretto dentro di voi sia già stato distrutto.
    Poiché come può un tiranno governare uomini liberi e fieri, se non per una tirannia e un difetto della loro stessa libertà e del loro orgoglio ?
    E se volete allontanare un affanno, ricordate che questo affanno non vi è stato imposto, ma voi l'avete scelto.
    E se volete dissipare un timore, cercatelo in voi e non nella mano di chi questo timore v'incute.
    In verità, ciò che anelate e temete, che vi ripugna e vi blandisce, ciò che perseguite e ciò che vorreste sfuggire, ognuna di queste cose muove nel vostro essere in un costante e incompiuto abbraccio.
    Come luci e ombre unite in una stretta, ogni cosa si agita in voi.
    e quando un'ombra svanisce, la luce che indugia diventa ombra per un'altra luce.
    E così quando la vostra libertà getta le catene diventa essa stessa la catena di una libertà più grande.

     
  • 23 marzo 2006
    Sulla morte

    Allora Almitra parlò dicendo: Ora vorremmo chiederti della Morte.
    E lui disse:
    Voi vorreste conoscere il segreto della morte.
    ma come potrete scoprirlo se non cercandolo nel cuore della vita?
    Il gufo, i cui occhi notturni sono ciechi al giorno, non può svelare il mistero della luce.
    Se davvero volete conoscere lo spirito della morte, spalancate il vostro cuore al corpo della vita.
    poiché la vita e la morte sono una cosa sola, come una sola cosa sono il fiume e il mare.

    Nella profondità dei vostri desideri e speranze, sta la vostra muta conoscenza di ciò che è oltre la vita;
    E come i semi sognano sotto la neve, il vostro cuore sogna la primavera.
    confidate nei sogni, poiché in essi si cela la porta dell'eternità.
    La vostra paura della morte non è che il tremito del pastore davanti al re che posa la mano su di lui in segno di onore.
    In questo suo fremere, il pastore non è forse pieno di gioia poiché porterà l'impronta regale?
    E tuttavia non è forse maggiormente assillato dal suo tremito?

    Che cos'è morire, se non stare nudi nel vento e disciogliersi al sole?
    E che cos'è emettere l'estremo respiro se non liberarlo dal suo incessante fluire, così che possa risorgere e spaziare libero alla ricerca di Dio?
    Solo se berrete al fiume del silenzio, potrete davvero cantare.
    E quando avrete raggiunto la vetta del monte, allora incomincerete a salire.
    E quando la terra esigerà il vostro corpo, allora danzerete realmente.

     
  • 23 marzo 2006
    Sulla preghiera

    Allora una sacerdotessa disse: Parlaci della Preghiera.
    E lui rispose dicendo:
    Voi pregate nell'angoscia e nel bisogno, ma dovreste pregare anche nella pienezza della gioia e nei giorni dell'abbondanza.

    Perché non è forse la preghiera l'espansione di voi stessi nell'etere vivente ?
    Se riversare la vostra notte nello spazio vi conforta, è gioia anche esprimere l'alba del vostro cuore.
    E se non potete fare a meno di piangere quando l'anima vi chiama alla preghiera, essa dovrebbe spingervi sempre e ancora al sorriso.
    Pregando vi innalzate sino a incontrare nell'aria coloro che pregano nello stesso istante, e non potete incontrarli che nella preghiera.
    Perciò la visita a questo tempio invisibile non sia altro che estasi e dolce comunione.
    Giacche se entrate nel tempio soltanto per chiedere, voi non avrete.
    E se entrate per umiliarvi, non sarete innalzati.
    O se entrate a supplicare per il bene altrui, non sarete ascoltati.
    Entrare nel tempio invisibile è sufficiente.
    Con la parola io non posso insegnarvi a pregare.
    Dio non ascolta le vostre parole, se non le pronuncia egli stesso attraverso le vostre labbra.
    E io non posso insegnarvi la preghiera dei monti, dei mari e delle foreste.
    Ma voi, nati dalle foreste, dai monti e dai mari, potete scoprire le loro preghiere nel vostro cuore,
    E se solo tendete l'orecchio nella quiete della notte, udrete nel silenzio:
    "Dio nostro, ala di noi stessi, noi vogliamo secondo la tua volontà.
    Desideriamo secondo il tuo desiderio.
    Il tuo impero trasforma le nostre notti, che sono le tue notti, in giorni che sono i tuoi giorni.

    Nulla possiamo chiederti, perché tu conosci i nostri bisogni prima ancora che nascano in noi.
    Tu sei il nostro bisogno, e nel donarci più di te stesso, tutto ci doni".

     
  • 23 marzo 2006
    Sulla religione

    E un vecchio sacerdote disse: Parlaci della Religione.
    E lui rispose:
    Ho forse parlato d'altro oggi?
    Non è forse la religione ogni azione e ogni riflessione,
    E ciò che non è né azione né riflessione, ma stupore e sorpresa che sempre scaturiscono nell'anima, anche quando le mani spaccano la pietra o tendono il telaio?
    Chi può separare la sua fede dalle sue azioni e il suo credo dal suo lavoro?
    Chi può disporre davanti a sé le proprie ore dicendo, "Questa è per Dio e questa è per me stesso, questa è per la mia anima e questa per il mio corpo?".
    Tutte le vostre ore sono battiti d'ali nello spazio da un essere all'altro.
    Colui che indossa la moralità come l'abito migliore, sarebbe meglio stesse nudo.
    Il vento e il sole non squarceranno la sua pelle.
    E colui che fa dell'etica un limite al comportamento, ingabbia il suo canto.
    Il canto più libero non passa tra fili e sbarre.
    E colui per il quale l'adorazione è una finestra che si apre e si chiude, non ha ancora visitato la dimora della sua anima le cui finestre sono aperte da aurora a aurora.

    La vita quotidiana è il vostro tempio e la vostra religione.
    Ogni volta che vi entrate portate con voi tutto il vostro essere.
    Portate l'aratro, la fucina, il martello e il liuto,
    Le cose forgiate per bisogno o per diletto.
    Poiché nella devozione non potrete elevarvi al di sopra delle vostre riuscite, né cadere più in basso dei vostri fallimenti.
    E prendete con voi tutti gli uomini, poiché nell'adorazione non potete volare più in alto delle vostre speranze, né umiliarvi oltre la loro disperazione.

    Se volete conoscere Dio, non siate dunque solutori di enigmi.
    Piuttosto guardatevi intorno e vedrete Dio giocare con i vostri bambini.
    Guardate nello spazio, e vedrete Dio camminare sulla nube, aprire le braccia nel lampo e scendere nella pioggia.
    Vedrete Dio sorridere nei fiori e nelle cime degli alberi vedrete il fremito delle sue mani.

     
  • 23 marzo 2006
    Sull'amicizia

    E un adolescente disse: Parlaci dell'Amicizia.
    E lui rispose dicendo:
    Il vostro amico è il vostro bisogno saziato.
    E' il campo che seminate con amore e mietete con riconoscenza.
    E' la vostra mensa e il vostro focolare.
    Poiché, affamati, vi rifugiate in lui e lo ricercate per la vostra pace.

    Quando l'amico vi confida il suo pensiero, non negategli la vostra approvazione, né abbiate paura di contraddirlo.
    E quando tace, il vostro cuore non smetta di ascoltare il suo cuore:
    Nell'amicizia ogni pensiero, ogni desiderio, ogni attesa nasce in silenzio e viene condiviso con inesprimibile gioia.
    Quando vi separate dall'amico non rattristatevi:
    La sua assenza può chiarirvi ciò che in lui più amate, come allo scalatore la montagna è più chiara della pianura.
    E non vi sia nell'amicizia altro scopo che l'approfondimento dello spirito.
    Poiché l'amore che non cerca in tutti i modi lo schiudersi del proprio mistero non è amore, ma una rete lanciata in avanti e che afferra solo ciò che è vano.

    E il meglio di voi sia per l'amico vostro.
    Se lui dovrà conoscere il riflusso della vostra marea, fate che ne conosca anche la piena.
    Quale amico è il vostro, per cercarlo nelle ore di morte?
    Cercatelo sempre nelle ore di vita.
    Poiché lui può colmare ogni vostro bisogno, ma non il vostro vuoto.
    E condividete i piaceri sorridendo nella dolcezza dell'amicizia.
    Poiché nella rugiada delle piccole cose il cuore ritrova il suo mattino e si ristora.

     
  • 23 marzo 2006
    Sull'amore

    Allora Almitra disse: parlaci dell'Amore.
    E lui sollevò la stessa e scrutò il popolo e su di esso calò una grande quiete. E con voce ferma disse:
    Quando l'amore vi chiama, seguitelo.
    Anche se le sue vie sono dure e scoscese.
    e quando le sue ali vi avvolgeranno, affidatevi a lui.
    Anche se la sua lama, nascosta tra le piume vi può ferire.
    E quando vi parla, abbiate fede in lui,
    Anche se la sua voce può distruggere i vostri sogni come il vento del nord devasta il giardino.

    Poiché l'amore come vi incorona così vi crocefigge. E come vi fa fiorire così vi reciderà.
    Come sale alla vostra sommità e accarezza i più teneri rami che fremono al sole,
    Così scenderà alle vostre radici e le scuoterà fin dove si avvinghiano alla terra.
    Come covoni di grano vi accoglie in sé.
    Vi batte finché non sarete spogli.
    Vi staccia per liberarvi dai gusci.
    Vi macina per farvi neve.
    Vi lavora come pasta fin quando non siate cedevoli.
    E vi affida alla sua sacra fiamma perché siate il pane sacro della mensa di Dio.

    Tutto questo compie in voi l'amore, affinché possiate conoscere i segreti del vostro cuore e in questa conoscenza farvi frammento del cuore della vita.
    Ma se per paura cercherete nell'amore unicamente la pace e il piacere,
    Allora meglio sarà per voi coprire la vostra nudità e uscire dall'aia dell'amore,
    Nel mondo senza stagioni, dove riderete ma non tutto il vostro riso e piangerete, ma non tutte le vostre lacrime.

    L'amore non da nulla fuorché sé stesso e non attinge che da se stesso.
    L'amore non possiede né vorrebbe essere posseduto;
    Poiché l'amore basta all'amore.

    Quando amate non dovreste dire:" Ho Dio nel cuore ", ma piuttosto, " Io sono nel cuore di Dio ".
    E non crediate di guidare l'amore, perché se vi ritiene degni è lui che vi guida.

    L'amore non vuole che compiersi.
    Ma se amate e se è inevitabile che abbiate desideri, i vostri desideri hanno da essere questi:
    Dissolversi e imitare lo scorrere del ruscello che canta la sua melodia nella notte.
    Conoscere la pena di troppa tenerezza.
    Essere trafitti dalla vostra stessa comprensione d'amore,
    E sanguinare condiscendenti e gioiosi.
    Destarsi all'alba con cuore alato e rendere grazie per un altro giorno d'amore;
    Riposare nell'ora del meriggio e meditare sull'estasi d'amore;
    Grati, rincasare la sera;
    E addormentarsi con una preghiera in cuore per l'amato e un canto di lode sulle labbra.

     
  • 23 marzo 2006
    Sulle leggi

    Allora un legislatore disse: Che cosa pensi delle nostre Leggi, maestro?
    E lui rispose:
    A voi piace emanare leggi,
    Ma più ancora vi piace trasgredirle.
    Come fanciulli che ostinatamente innalzano per gioco torri di sabbia in riva al mare per poi distruggerle con una risata.
    Ma intanto che innalzate queste torri, il mare trascina altra sabbia sulla riva,
    E quando le distruggete il mare ride con voi.
    In verità, il mare ride sempre con l'innocente.

    Ma cosa pensare di quelli per cui le leggi dell'uomo non sono torri di sabbia e la vita non è un mare,
    Bensì una roccia, e la legge uno scalpello con il quale inciderla a propria somiglianza?
    E dello storpio che odia i danzatori?
    E del bue che ama il suo giogo e crede l'alce e il cervo della foresta smarriti e vagabondi?
    E della vecchia serpe che non squama più e stima gli altri vergognosi e nudi?
    E di chi va al banchetto nuziale di buon'ora e torna sazio e stanco definendo ogni banchetto una profanazione e i convitati trasgressori?
    Che dirò di loro se non che si stagliano nella luce, ma con la schiena rivolta al sole?
    Essi vedono soltanto la loro ombra, e questa è la loro legge.
    E che cos'è il sole per loro se non un seminatore di ombre?
    Riconoscere le leggi non è forse chinarsi e tracciare la propria ombra sulla terra?
    Ma voi che camminate rivolti al sole, quali immagini tracciate sulla terra possono mai trattenervi?
    E voi che andate con il vento, quale banderuola dirigerà la vostra corsa?
    Quale legge vi legherà se spezzerete il vostro giogo, ma non sulla soglia di una prigione umana?
    Quali leggi temete, se danzerete senza inciampare nelle catene dell'uomo?

    E chi vi porterà in giudizio se, spogliandovi dei vostri indumenti, non li lascerete sulla strada di alcun altro uomo?
    Popolo di Orfalese, potrai soffocare il suono del tamburo e spezzare le corde della lira, ma chi comanderà che l'allodola non canti?

     
  • 23 marzo 2006
    Sul mangiare e sul bere

    Allora un vecchio oste disse: Parlaci del Mangiare e del Bere. 
    E lui disse: 
    Vorrei che poteste vivere della fragranza della terra, e che la luce vi nutrisse in libertà come una pianta. 
    Ma poiché per mangiare uccidete, e rubate al piccolo il latte materno per estinguere la sete, sia allora il vostro un atto di adorazione. 
    E sia la mensa un altare su cui i puri e gli innocenti della foresta e dei campi vengano sacrificati a ciò che di più puro e innocente vi è nell'uomo.

    Quando uccidete un animale, ditegli nel vostro cuore: 
    "Dallo stesso potere che ti abbatte io pure sarò colpito e distrutto, 
    Poiché la legge che ti consegna nelle mie mani consegnerà me in mani più potenti. 
    Il tuo sangue e il mio sangue non sono che la linfa che nutre l'albero del cielo".

    E quando addentate una mela, ditele nel vostro cuore: 
    "I tuoi semi vivranno nel mio corpo, 
    E i tuoi germogli futuri sbocceranno nel mio cuore, 
    La loro fragranza sarà il mio respiro, 
    E insieme gioiremo in tutte le stagioni". 
    E quando in autunno raccoglierete dalle vigne l'uva per il torchio, direte nel vostro cuore: 
    "Io pure sarò vigna, e per il torchio sarà colto il mio frutto,
    E come vino nuovo sarò custodito in vasi eterni".

    E quando l'inverno mescete il vino, per ogni coppa intonate un canto nel vostro cuore, 
    E fate in modo che vi sia in questo canto il ricordo dei giorni dell'autunno, della vigna e del torchio.

     
  • 23 marzo 2006
    Sul lavoro

    Allora un contadino disse: Parlaci del Lavoro. 
    E lui rispose dicendo: 
    Voi lavorate per assecondare il ritmo della terra e l'anima della terra. 
    Poiché oziare è estraniarsi dalle stagioni e uscire dal corso della vita, che avanza in solenne e fiera sottomissione verso l'infinito.

    Quando lavorate siete un flauto attraverso il quale il sussurro del tempo si trasforma in musica. 
    Chi di voi vorrebbe essere una canna silenziosa e muta quando tutte le altre cantano all'unisono?

    Sempre vi è stato detto che il lavoro è una maledizione e la fatica una sventura. 
    Ma io vi dico che quando lavorate esaudite una parte del sogno più remoto della terra, che vi fu dato in sorte quando il sogno stesso ebbe origine.
    Vivendo delle vostre fatiche, voi amate in verità la vita. 
    E amare la vita attraverso la fatica è comprenderne il segreto più profondo.

    Ma se nella vostra pena voi dite che nascere è dolore e il peso della carne una maledizione scritta sulla fronte, allora vi rispondo : tranne il sudore della fronte niente laverà ciò che vi è stato scritto.

    Vi è stato detto che la vita è tenebre e nella vostra stanchezza voi fate eco a ciò che è stato detto dagli esausti. 
    E io vi dico che in verità la vita è tenebre fuorché quando è slancio, 
    E ogni slancio è cieco fuorché quando è sapere, 
    E ogni sapere è vano fuorché quando è lavoro, 
    E ogni lavoro è vuoto fuorché quando è amore; 
    E quando lavorate con amore voi stabilite un vincolo con voi stessi, con gli altri e con Dio.

    E cos'è lavorare con amore? 
    E' tessere un abito con i fili del cuore, come se dovesse indossarlo il vostro amato. 
    E' costruire una casa con dedizione come se dovesse abitarla il vostro amato. 
    E' spargere teneramente i semi e mietere il raccolto con gioia, come se dovesse goderne il frutto il vostro amato. 
    E' diffondere in tutto ciò che fate il soffio del vostro spirito, 
    E sapere che tutti i venerati morti stanno vigili intorno a voi.

    Spesso vi ho udito dire, come se parlaste nel sonno: 
    "Chi lavora il marmo e scopre la propria anima configurata nella pietra, è più nobile di chi ara la terra. 
    E chi afferra l'arcobaleno e lo stende sulla tela in immagine umana, è più di chi fabbrica sandali per i nostri piedi". 
    Ma io vi dico, non nel sonno ma nel vigile e pieno mezzogiorno, il vento parla dolcemente alla quercia gigante come al più piccolo filo d'erba; 
    E che è grande soltanto chi trasforma la voce del vento in un canto reso più dolce dal proprio amore.

    Il lavoro è amore rivelato. 
    E se non riuscite a lavorare con amore, ma solo con disgusto, è meglio per voi lasciarlo e, seduti alla porta del tempio, accettare l'elemosina di chi lavora con gioia. 
    Poiché se cuocete il pane con indifferenza, voi cuocete un pane amaro, che non potrà sfamare l'uomo del tutto. 
    E se spremete l'uva controvoglia, la vostra riluttanza distillerà veleno nel vino. 
    E anche se cantate come angeli, ma non amate il canto, renderete l'uomo sordo alle voci del giorno e della notte.