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in archivio dal 06 dic 2010

Katia Catalano

23 luglio 1980, Mirandola (Mo)
Segni particolari: Sono sensibile e dolce!
Mi descrivo così: Vivo a Varese, sono Laureata in Giurisprudenza e ho frequentato la scuola di Notariato di Milano. Attratta dal mio “primo amore” – l’arte – frequento la facoltà di Lettere ad indirizzo storico-critico dell’arte.

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  • 05 ottobre 2011 alle ore 11:14
    Mondo privo

    Sicurezza non trovo,
    certezza non c'è,
    solo leggerezza importa,
    il valore arcano è,
    nessuno ti dona un talismano
    se non deve andar lontano,
    solo vedute di sè,
    che mondo privo di oro
    gioie sintetiche lì,
    non vale provare,
    il tempo di un regalo vano è.

     
  • 06 luglio 2011 alle ore 10:57
    Piccolezza immane

    Pochezza pare,
    leggerezza  e compostezza tale
    come una voce svolazzante
    colta per incanto
    non invade,
    ma
    idea che pervade,
    così
    non meditare,
    questa  occasione molto vale
    non afferrare è una frivolezza,
    fugge reo
    troppe lune eclissate,
    troppe stelle fissate,
    troppe paure celate,
    tiranno questo
    inganno del tempo,
    un talismano per te elementare,
    non poco conto da pesare,
    è un piccolo segno per ricambiare
    una immane piccolezza che
    per me,
    una gentilezza vela.

     
  • 23 giugno 2011 alle ore 10:08
    Unico anche per me

    Oh, fiorellino,
    nuova ragione trovi per partir,
    raggio che infrange
    un fresco mattutino,
    fai capolino anche se sei piccolino
    in franchezza,
    non basta il tempo non far svanir
    la tua tenerezza.

    Anche oggi puoi venir,
    il cuore di gioia suol riempir,
    lenir freddezza puoi
    flebile dì,
    lungi da tristezza,
    valore che va apprezzato,
    alimento per i sensi,
    portento vivo che unico è.Unico anche per me

    Oh, fiorellino,
    nuova ragione trovi per partir,
    raggio che infrange
    un fresco mattutino,
    fai capolino anche se sei piccolino
    in franchezza,
    non basta il tempo non far svanir
    la tua tenerezza.

    Anche oggi puoi venir,
    il cuore di gioia suol riempir,
    lenir freddezza puoi
    flebile dì,
    lungi da tristezza,
    valore che va apprezzato,
    alimento per i sensi,
    portento vivo che unico è.

     
  • 30 aprile 2011 alle ore 10:52
    Di grazia ascendente

    Caso non è,
    il frangente è Maggio
    forte memento è,
    segno degno d’evento,
    da molti deliziato,
    un giorno a lui dedicato,
    senza parole va giubilato,
    da tutti
    Giovanni Paolo II,
    il pio,
    il turpe, il turco,
    sarà esaltato,
    frotte senza polo
    ha trascinato sulla via,
    unione e creazione una firma ha lasciato,
    la Signora ha innalzato
    dalle sue ali protezione ha giovato,
    ora, Maggio
    a voi dedicato e
    questo lume rifulge,
    foriero e vivo
    il tuo ricordo
    di grazia trascendente.

     
  • 28 febbraio 2011 alle ore 15:07
    Testimone regale

    Prediletto è,
    un gioioso portento viene annunciato,
    foriero di compiacimento, che ha recato
    tutto con sè, tutto è manifestato,
    e pare un progetto incompreso,
    un pegno non degno,
    ma
    un talento atteso è,
    onere di fatica, che nel deserto trova
    rinvigorito, nuova vitalità,
    dopo arriverà sospiro e pace,
    un attimo che ha il tempo dimenticato,
    ed ora, lietamente colmato,
    sembrava un invitato
    e ci trasmetteva un cifrato,
    che era ed è la buona novella,
    quella che egli ha lanciato,
    reale testimone,
    che dal fato è stato chiamato.

     
  • 25 gennaio 2011 alle ore 10:06
    E…solo desolazione

    Magia e creatività
    con una figura e artificiosità
    il tutto con esemplarità,
    poetar la drammaticità
    fa pensar,
    oggi una metonimia
    Olocausto è,
    per rimembrar patto d’alleanza,
    memento degno
    perenne segno,
    tutto bruciato in verba traslato,
    ma
    genocidio cela
    non desiderati furono oppressi,
    frotte rotte,
    Shoah,
    no non cancellar,
    giusto ravvivar ingegni,
    oggi foriero è,
    tragico evento
    unico nei secoli,
    momento distrutto di lutto,
    tutto amaro frutto
    e
    l’ eco solo desolazione .

     
  • 25 gennaio 2011 alle ore 10:03
    Lento disarmo

    Dovevamo pur aprire le nostre menti:
    bene di tutti era, gelida intesa, sofferta
    pare, non certo chiara, ambivalente,
    perché sopra tutto aleggiava incerta
    una paura trascinata per tormentose chimere.
    Questa era la nostra scelta cosciente,
    lunga, travagliata attesa, sintesi perfetta,
    melodia di parole, fulmineo incontro,
    ma
    fragile equilibrio, come sensibilità fratta,
    cristalli fusi, staccati per incanto, giorno
    dopo giorno, come in un lento disarmo...

     
  • 25 gennaio 2011 alle ore 9:58
    …limiti non ha

    Realtà alata,
    una vita realizzata,
    storia di un cammino analizzata,
    da un amore legata,
    linea in te tramandata,
    frena la lancetta per carpire
    non è così,
    parole ha traslato
    era un arido anfratto,
    arte
    un tutto
    florido e colorato
    ricco ora
    bozzetto lasciato,
    solo eletti lo hanno interpretato,
    parole ha alimentato
    disegno questo dato,
    oltre la realtà è andato,
    favella tua limiti non ha.

     
  • 17 gennaio 2011
    E se fossi…

    ...un silenzio,
    cosa colmerebbe l’assenza?
    Il vento spira,
    scivola come goccia
    nel baratro,
    par non giungere mai
    al fondo: no non voglio,
    non così,
    non un pegno nell’abisso,
    ma
    vorrei tracciare
    una saetta nelpassato,
    volare per istante
    come un insetto
    lì, sempre intorno al muto aere.
    Vibra l’arpa,
    ha le corde del cuore,
    ma
    cosa intercetta il tuo animo?

     
  • 22 dicembre 2010
    Sostanza evasiva

    Passo detto ormai,
    era voce meditata la tua,
    ma cosa sei ora?
    Quello nei progetti?
    No, non puoi,
    nubi esser rischi del sereno possono,
    le ferite non passano.
    Tutto è come acqua,
    per te tutto scorre,
    non hai provato?
    No, pare vano
    Era reo quel tempo,
    tono sempre pacato,
    non ti soffermavi
    importante non il mostrare,
    ma ora,
    scelte avverse
    non siamo unisono,
    ma
    cosa importa
    sei felice ora?

     
  • 22 dicembre 2010
    Nei tuoi silenzi

    Interminabili frangenti,
    indefiniti spazi
    nei tuoi silenzi,
    immensità abissali
    specchiano il creato:
    sbigottimento,
    i comuni odono
    ma non t’ascoltano,
    sei glaciale,
    o così pare,
    pare che da te non si sciolga il nodo.
    Nihil?
    No, no,
    sei assorta,
    medita!
    Più saggio l’ausilio
    parole ricercate ornano,
    meditate idee, e sognano
    melodie armoniche,
    melodiche armonie,
    sinetesie eufoniche
    dolci malinconie.

     
  • 07 dicembre 2010
    Melodioso stile

    Grintoso il tuo tono
    lento e pacato,
    la tua favella lenisce,
    rinfranca,
    è un bisogno cuore:
    lo senti?
    Sì, sì, lo so
    pare che gli occhi interessati
    scrutino le nubi,
    finezza celi,
    abissale essenza,
    mostri limitatezze che non hai,
    gentile e nobil'animo:
    come fai a non capire!
    Interminabili tempi con te diventano,
    musica che colma le orecchie
    parole come note,
    ammalianti,
    ti servirebbe un riflesso
    nello specchio
    per capire.

     
  • 06 dicembre 2010
    Candido torpore

    È fallace:
    tutto il mondo tace,
    come sotto coltre
    sordida,
    manto soporifero:
    Natale,
    che celi semi e bacche,
    neri frutti, tra i rovi
    riparo per fringuelli eri,
    sei ostile ora!
    Rami gravati,
    giace silente intorno
    l'universo,
    tronchi decorano idilliache visioni
    del passato, illusioni ormai:
    restano chiusi i cuori,
    come i nostri sentimenti
    s’avvicinano per rianimare
    un candido torpore.

     
  • 06 dicembre 2010
    Vago sentire

    Perché o per chi
    ha senso questo?
    Mille parole per un no,
    eppure tuo il naufragio era!
    Non sai ancora,
    ma quel che hai perso,
    me
    era una parte di te,
    credevi
    non accrescesse il valore,
    ascoltar voci, suoni
    conferme silenti...
    Ma
    forse è altisonante tutto ciò,
    basti sapere che c'è
    lacerante un vuoto voluto,
    abisso infuso nel tuo cuore.
    Forse altro non lasciava
    la mia presenza,
    non era il momento aspettato,
    ma
    era quello cercato,
    non la mente guidava...
    Come nei tuoi occhi, ora,
    è vago il sentire.

     
  • 06 dicembre 2010
    L'iride poi

    Fragore,
    tutto questo per nulla!
    Ispido vento nei capelli,
    come questo scontro,
    pelle tesa sul tuo volto
    giù dalle profondità
    saette ascendono,
    perché non ti fermi:
    ferma l’istante!
    Non più lungo pensiero:
    serenità franta perché?
    Ti accorgi che sei fragile,
    come infrangibili mille pezzi,
    in cui ti specchi, insicura,
    mille ansie senza perché.
    Giorni infiniti questi
    I tuoi occhi fiammeggianti
    scintille incendi diventano,
    ma
    presto l’iperuranio ti darà
    idee per nuovo ordine
    e ora quiete, ovunque,
    e pensiero intorno.

     
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  • 07 febbraio 2012 alle ore 10:55
    Il senso

    Come comincia: Il datore di lavoro era sempre insoddisfatto, i bambini senza una madre, la nonna delirante!
    Roger aveva troppi problemi, ma scriveva sempre su un diario non potendo più sfogare tutte le ansie quotidiane del suo non vivere con Lidia.  Aveva musicato ed inciso su un CD i momenti più belli del loro sentire.
    La compagna lo aveva lasciato con i due figli, poiché era stanca di convivere con un patner fantasma, apparentemente disinteressato della famiglia.
    Un cronista per necessità, disperato e single, l’uomo aveva cambiato occupazione in modo da evitare sgradevoli incontri con la ex coinquilina. Il nuovo impiego anche se più redditizio lo assorbiva completamente senza lasciargli nessuna gratificazione da condividere con i suoi cari.
    Lo scrittore tornava molto tardi dal lavoro e non riusciva a trascorrere del tempo con Jim e Kelly, ma un giorno i ragazzi avrebbero letto le sue opere ed avrebbero capito che  quelle parole erano un modo per far comprendere una presenza forte della sua assenza.
    Roxy era anziana, ma cantava per ore dolci ninna nanne ai nipotini che tutte le sere attendevano soavemente il bacio di Roger prima di andare nelle braccia di Orfeo. Quel bacio era la linfa del lavoro di un uomo che indirettamente era riuscito a dar tranquillità alla sua prole.
    La saggia vecchietta aveva letto in profondità quel vissuto translitterato e melodiosamente trasmetteva i contenuti degli scritti di Roger alle creature di un destino oscuro.
    Arrivò l’inverno e la neve contribuiva ai tardi rientri di Roger che non riusciva più a vedere il sorriso assonnato delle sue anime.
    Quel venerdì sera, ultimo giorno lavorativo della settimana, Roger si fermò in ufficio per accontentare il suo caporedattore che lo aveva onerato con la chiusura del locale.
    Roxy che abitava vicino a casa di Roger, era stata incaricata di accudire i piccoli durante le sua assenza.
    Kelly aveva i sintomi di una terribile influenza e si addormentò con un’iniezione di antibiotico.
    Jim, dopo aver finito i compiti, cercò di andare a letto, ma si dimenava inquieto.
    Un incubo infranse il sogno di Kelly che implorò l’aiuto di Jim. Il fratellino accorse fulmineo in suo soccorso.
    La compagnia del fratello la tranquillizzò, ma non riuscì ad addormentarsi. I due piccoli concordarono di andare vicino a Roxy che, tesa e preoccupata per l’ora, non riusciva nemmeno ad intonare nulla. Così  accese un CD, prese il diario e cominciò a leggere…
    Una brezza mattutina portò  un  raggio di sole a baciare la fronte  dei bimbi, era il ritorno di Roger.
    Le urla gioiose, suadenti ed una carezza svegliò Roxy che si era addormentata con il diario in mano  ed i pargoli  accanto a lei.
    A  Roger bastò quell’accoglienza calorosa di una nuova famiglia per scrivere una nuova parte del diario.

     
  • 03 marzo 2011 alle ore 18:42
    Scambio di analisi

    Come comincia: Max, mi spiace, il linfoma è di natura maligna, lo stadio è terminale. Phill, l’amico e dottore, aveva letto le analisi in quel momento e Max era basito all’idea di riferir quell’esito a Edy. L’uomo angosciato vagò tutto il giorno e passando in agenzia turistica, prenotò una crociera in Egitto, sarebbe stata l’occasione per render felice la compagna prima di assaporare l’amara notizia. Passeggiavano sul ponte della nave, Max prese la mano di Edy, proprio per dirle…Squillò il cellulare di Max: sono Phill e volevo darti una bella notizia…Max sobbalzò, era la sveglia, la spense e bacio Edy che dormiva accanto a lui!

     
  • 25 gennaio 2011 alle ore 9:46
    COLORI E CUCINA

    Come comincia: COLORI E CUCINA 

    Un cinguettio interrompeva il sonno di Tom, costretto da un raggio di sole a voltarsi ed a spegnere la sveglia che segnava le 7.30 del 25 giugno 2011.
    Asia, giaceva accanto a lui, emanava un calore che avrebbe trattenuto Tom per altri 10 minuti accanto a lei ma, lui dopo aver accarezzato il roseo viso dell’amata, distendeva le membra intorpidite e si dirigeva verso il bagno.
    Passava velocemente in cucina per accendere il caffè, che Asia aveva accuratamente preparato la sera prima, e mentre attendeva quell’aroma, si radeva e si cospargeva il volto di profumo. Fulmineo si vestiva, Tom era restio ad usare l’abbigliamento classico, dava un bacio alla moglie che, sentendo il caffè proveniente dalla cucina, si era levata e sorseggiando quel liquido marroncino, si era precipitata ad imprimere sulla nuova tela una pennellata di colore, quella che meglio esprimeva le sue sensazioni in quell’atmosfera del primo mese di matrimonio.
    Alle ore 8.00, Tom aveva raggiunto l’azienda, di cui era titolare, e si approssimava alla sua scrivania, collocata in fondo ad uno scuro corridoio che trovava una via di fuga in una finestra.
    Egli avviava il computer e sul desktop appariva una macchia di colore, una firma anagrammata, che lo trasportava nostalgicamente da Asia. Avrebbe rivisto quella bellezza all’imbrunire quando lei gli avrebbe esibito la sua opera d’arte del giorno, “il trionfo dei colori”.
    Tom non era a conoscenza della romantica cena che lo attendeva e dell’impegno con il quale Asia si animava per dare il meglio di sé in cucina, ambiente in cui non si districava bene a differenza di Tom.
    L’acuta artista abbinava ad ogni ricetta un colore in modo tale da non distogliere l’attenzione dalle due forme espressive: artistica e quella culinaria.
    La cucina era diventata un laboratorio di idee: ogni ingrediente ispirava un colore che la mente di Asia trasponeva sulla tela e lentamente prendeva forma il capolavoro con il quale Asia voleva rappresentare la celebrazione della loro unione.
    L’amato ignorava di ricevere in quel giorno un tale dono ma, secondo Asia nessuno meglio di lui poteva apprezzare quella composizione frutto dell’amore che li univa .
    L’assenza di Tom non si avvertiva in quella cucina dove ogni piccolo particolare era stato, da lui, ingegnosamente predisposto e ad Asia bastava guardare un singolo oggetto per dare colore alla sua espressività.
    La sera arrivò e alle 19,30 Tom riabbracciò Asia che ricevette una rosa rossa.
    KATIA CATALANO