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Autore

Katia Guido

in archivio dal 30 nov 2005

Bressanone - Italia

segni particolari:
Redattrice di Aphorism dal 2005. In tanti, troppi, mi dicono che sono come "Amélie"

mi descrivo così:
Unite eredità abruzzese, derivazione altoatesina, una presa veneta. Più tardi un pizzico d'Inghilterra. Servite: incorreggibile romantica, eterna sognatrice, moderatamente folle, rapita dalla luna, malinconica ma quasi sempre allegra, invaghita d'Irlanda.

26 luglio 2010

Un colpo di fulmine mancato.

Intro: "La strada è sempre la stessa. Come quindici anni fa." Si chiude così questo racconto di Katia Guido. Un piacevole finale a sorpresa; uno scritto fluido di una coppia in cui l'amore e la complicità sono più forti del tempo.

Il racconto

Sono le undici e il ristorante si è quasi svuotato. Rimangono solo loro. Matteo e Chiara. A dividerli, oltre al mezzo metro di tavolo, la luce di una candela, che sfuma come il tempo che resta di questa serata. Un appuntamento di una delle prime volte insieme. Chiara lo guarda fisso, seria, ma allo stesso tempo le sue labbra tradiscono un leggero sorriso.
Matteo la guarda quasi imbarazzato: “Non sei mica tanto da giri di parole, tu! Dritta al sodo!”
“Ti ho solo detto che mi piaci.” Il tono semplice e calmo di Chiara lo spiazza, si aspettava una reazione di difesa.
“Lo fai spesso? Dire agli uomini che ti piacciono?”
“No, è la prima volta.”
“Mmmm, e cosa vorresti che rispondessi?”
“Mi hai già risposto.”
“Si? E cosa?”
Chiara camuffa il suo sguardo scocciato, volgendolo al tavolo accanto. Giocherella con il bicchiere di vino. Il nervoso la tradisce.
Lui continua: “Vedi io sono un tipo strano. Fatto per stare da solo. All'inizio magari mi innamoro pure, ma poi mi stufo. Mi sento in trappola, capisci?”
“Si, capisco che non ti interesso, ma non serve che tiri fuori scuse, sono adulta.” Lo guarda fisso negli occhi e sorridendo “Non mi uccide un rifiuto, mentre non sopporto i giri di parole.”
Matteo si fa serio con lei: “Ti sbagli, tu mi piaci. Mi piaci da morire. Ogni volta che ti vedo, ogni giorno, mi si secca la gola, le mani tremano e ho il batticuore che spesso mi preoccupo che da fuori qualcuno veda il mio petto saltare.”
Chiara lo guarda scrollando il capo, la fronte corrugata dalla perplessità. Non riesce a capire.
“Scusa e allora che c'è?”
“Allora c'è che ho paura che finirò per ferirti. Se tu sei disposta a rischiare...”
“Ah no grazie” scoppia a ridere Chiara “Già dato. Mi stai chiedendo di rischiare con una probabilità molto alta di restarci bruciata.”
“Ma c'è sempre il dubbio...”
“Il dubbio non mi basta.” Chiara sorseggia ciò che resta del suo vino e con gli occhi persi nella stanza “Sarei una scema...” muove lo sguardo verso di lui, per un attimo persa nei suoi pensieri e poi, come svegliandosi da un torpore, focalizza. I loro occhi si penetrano. “Sarei una scema se accettassi.”
E' Matteo ora ad abbassare gli occhi giocherellando con una briciola sul tavolo.
“Ma...” incrocia il di lei sguardo “E se ci provassimo? Chi lo dice, magari... senza innamoraci...”
“Io mi sono già innamorata di te, sarebbe un suicidio.”
“Come innamorata di me? Ci conosciamo appena. Avremo sì e no scambiato qualche frase di circostanza”
“Sono innamorata dell'idea che ho di te. Sei il mio colpo di fulmine mancato.”
Chiara cerca le parole nella mente, le mette insieme con cura, non vuole fraintendimenti.
“Se l'idea di cui mi sono innamorata dovesse anche soltanto un po' avvicinarsi alla realtà, ci rimarrei fregata.”
Poi come se ci avesse ripensato “Anzi, anche se succedesse il contrario, sarei così invaghita di te, che mi crollerebbe il mondo il giorno, in cui tu mi annunceresti di esserti accorto che non va...”
Matteo si sposta indietro sulla sedia, poggia la schiena e continua a fissare la tovaglia. Il suo sguardo è perso, la sua mente in cerca.
“Mi sono fregato la chance di essere felice, che dici?”
“Dico che non lo so. Voi uomini siete un rebus, tu sei addirittura un indovinello da sfinge”.
Scoppiano a ridere, ma a metà.
Un lungo silenzio ora si è messo a dividerli assieme al quasi mezzo metro di tavolo e alla luce della candela.
Matteo lascia cadere la sua mano sulla gamba.
“Sei una tipa strana te, non ti capisco.”
Chiara è visibilmente stanca, della serata, dei discorsi che diventano sempre più assurdi, degli sguardi dei camerieri, che sperano solo di andare a casa presto.
“Vieni a casa con me?”
“Ma sei matto? Ma mi hai ascoltata?”
“Posso almeno baciarti? Avrei voglia di baciarti.”
“Non credo sia il caso.”
“Non credi sia il caso...” sorride amaro “E che problema ci sarebbe?”
“Che vorrei baciarti ancora”
Silenzio e poi lei “Senti, cerca di capire. Ti vedo tutti i giorni quando vieni in negozio a comprare il giornale e il tabacco.”
“Smetterei di venire.”
“No, ne morirei.”
Una lunga pausa, mentre si guardano negli occhi. Poi lui, spezza il silenzio: “Allora... andiamo?”
“Si, mi sembra una buona idea.”
Si alzano dal tavolo. Lui paga il conto. Lei è in piedi ad aspettarlo imbarazzata. Non si guardano mentre escono. Entrambi avevano pianificato una fine diversa per la serata. Diversa anche l'una dall'altra.
“Ti accompagno un pezzo, ok?”
“Si, volentieri, non mi piace camminare sola.”
Camminano in silenzio, quando ad un tratto Matteo si ferma e le prende il braccio per fermarla. Chiara si volta a guardarlo. Non capisce.
“E se ti avessi messo solo alla prova? Se ti avessi detto tutte queste cose per metterti alla prova?”
“Ma alla prova di che?” E' spazientita “Senti se vuoi portarmi a letto, perché non me lo dici e basta? Insomma, ti sembro scema?”
“Non è quello. Tu non ci verresti comunque, lo so” si guarda intorno come a cercare un suggeritore che lo aiuti a spiegarsi meglio “Lasciami finire, ti prego.”
Lei lo guarda dubbiosa, ma lo lascia continuare.
“Tutte le ragazze che ho conosciuto, finora, mi hanno sempre provato come un paio di scarpe. E quando non ero più comodo o non andavo più bene, mi lasciavano.”
Chiara lo guarda sempre più incredula con un sorriso che si sta tramutando in riso.
“No, ascoltami. Devi credermi!” La voce di Matteo nasconde un'urgenza disperata “Non mi credi vero? Non credi che sono io, quello che ha paura di soffrire?”
“Ma certo che credo che tu abbia paura di soffrire, tutti ce l'abbiamo. Ma cambiare idea così nel giro di pochi minuti. Dai! E' un insulto alla mia intelligenza”. La risata le muore sulle labbra vedendo l'espressione ferita di Matteo.
“E se cambiassi idea fra qualche tempo? Mi daresti una chance?”
“Non so.”
“Se fra una settimana cambiassi opinione? Mi daresti una possibilità?”
“Non so.”
“Se cambiassi idea domani?”
“Ne riparliamo domani.”
Continuano a camminare in silenzio. Lui avrebbe voglia di prenderla con forza e baciarla appassionatamente. Lei sogna che lui lo faccia.
Si fermano davanti ad un portone. Lo guarda. Lui la guarda.
Scoppiano a ridere.
Si baciano.
“Ma quanto sei scemo.”
“Dai, che ti piace.”
“Buon anniversario, amore...” la voce di Chiara si fa languida “Anche se sei un po' stronzo.”
“Ci stancheremo mai di questa scenetta? Sono passati quindici anni da quella sera.”
“Bah, forse un giorno io mi stancherò di te.”
Lo spintona mentre lui ride.
“Guarda che sono io quello che si stufa presto.”
“Ma smettila e apri la porta, e vediamo di fare piano, che sennò la svegliamo. Domani ha scuola.”
Si chiude il portone. Dopo qualche minuto si spegne la luce.
La strada è sempre la stessa. Come quindici anni fa.

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