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in archivio dal 16 nov 2009

Lorenzo Cassano

14 febbraio 1969, Bari
Segni particolari: curioso
Mi descrivo così: Vorrei essere un grande poeta... ma il pomeriggio casco dal sonno.

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  • 14 gennaio 2010
    Passo

    Passo,
    con le carte che ho
    potrei solo bleffare
    ed oggi non mi va,
    aspetterò che il mazziere
    mi passi una buona mano,
    nel frattempo
    passo,
    come sta passando
    questa notte
    presa a morsi
    dalla voce di Waits,
    come continua a passare
    sto tempo
    portandosi via con sé
    i migliori capelli
    e le migliori intenzioni,
    come sono passati
    gli amori che pensavo eterni
    mentre quello che credevo
    di passaggio
    dorme abbracciato al mio cuore.
    Passo,
    a passo lento tra i ricordi
    accompagnato ancora da Tom
    che sta passando
    per la struggente Funnin Street,
    mi verso dell’altro Passito
    e un randagio di passaggio
    fa festa fra i rifiuti
    del Natale appena passato,
    forse lascerà la sua fortuna
    sul marciapiede
    per il passante ignaro
    che passando distratto
    la calpesterà.

     
  • 19 novembre 2009
    Apnea

    Mi riempio i polmoni
    di un’aria
    impregnata dai sapori
    d’un mondo estraneo
    che parrebbe esser il mio,
    preparo il cuore e la mente
    ad accompagnarmi
    nell’ennesimo viaggio
    alla ricerca, novello Diogene
    dell’uomo

     

    m’immergo nel mare oscuro dell'inconscio,
    portato giù
    dal peso dei ricordi
    che mastro tempo
    ha raccolto per me,
    vedo quel che è stato,
    quel che ho colpevolmente scordato,
    quel che ho inutilmente rammentato,
    quel che mi è sfuggito,
    e quel che sono diventato

     

    risalgo,
    pian piano
    mi libero dell’ormai inutile zavorra,
    tutto sembra diverso
    confuso fra  bolle d’aria divenuta ormai opprimente,
    ciò che era indispensabile ora è vano,
    una nuova, inimmaginabile esigenza
    prende il sopravvento
    e tutto il mio fare è volto a lei,
    Avido di vita
    respiro.

     
  • 16 novembre 2009
    Ad Alda

    Il silenzio è scalfito
    dai respiri profondi
    che il sonno tranquillo regala.
    Guardo i miei amori,
    la penombra li fa uguali,
    forse non hanno mai smesso
    d’essere una sola cosa
    ed io son solo uno spettatore privilegiato,
    l’unico a godere dello spettacolo,
    affanculo la rabbia e la vanità
    che m’hanno messo la penna in mano,
    non servono in Paradiso
    e penso ad Alda,
    al suo inferno,
    a come il Paradiso
    se lo sia dovuto inventare,
    ai demoni che l’hanno tormentata
    ed alla dolcezza dei suoi fogli
    che accarezzano l’anima
    come una notte di novembre
    quando t’accorgi che tutto ciò che serve
    è lì con te.
    Conto i respiri,
    fuori un’auto prova a spezzare l’incanto,
    un angelo vola,
    porta con sé un penna,
    serve sempre,
    anche in Paradiso.

     
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  • 02 aprile 2010
    Anna ed Hemingway

    Come comincia: La mia vecchia Y10 sa dove andare, sa come andare, a noi non importa. Vinicio sta cantando del suo "ultimo amore", e gli stiamo dietro a squarciagola, poi, stanchi della statale, svoltiamo. Trani d’estate è uno spettacolo, gente dappertutto, il mare e locali che ti chiamano per nome, si deve solo scegliere: “la bodeguita del medio” nome abbastanza letterario, l’ideale.
    Ci sono dei tavoli liberi, ma scelgo il bancone, lo considero un posto privilegiato, è così pure nei film e poi mi piace sapere cosa bevo. Un angelo dai capelli neri si dà da fare coi nostri mojito, i suoi movimenti sembrano un danza, la menta pestata nel mortaio, il ghiaccio tritato sul palmo e, mentre contemplo tutto questo, c'è una bella donna che mi tiene la mano, senza rovinare tutto con inutili parole, è magia, se ci fosse davvero il Paradiso, beh assomiglierebbe a questo posto. D'un tratto mi ritrovo a pensare ad Hemingway, a come per lui questa magia sembrava per sempre ed alle sue cervella sparse per terra. Mah, qualcosa che non andava ci doveva pur essere, ma non stasera, forse domani, quando inventeranno un telefono da tenere in tasca per poter essere sempre disponibile e sempre meno libero, quando inventeranno una scatola che ti dice sempre dove andare per non farti perdere mai, quando ti manderanno fuori dai locali a fumare. Per fortuna c'è ancora del tempo, c'è questa sera e c’è la maga del bancone che ci propone una sua creazione, sarà il quarto o il quinto, mi guardi strano, m’aspetto il peggio invece vuoi solo offrire tu, forse è questo che mancava ad Ernest, una che offrisse, che non gli facesse pensare al domani. Alla salute allora, usciremo barcollando, reggendoci a vicenda,troveremo un posto vicino al mare per farcela passare e poi… e poi, prima che arrivi domani, ti sposerò baby.

     
  • 14 gennaio 2010
    Mastro Nicola

    Come comincia: Mastro Nicola mi metteva alla prova sin dall’alba con caffè corretto al cordiale e iniziava la lezione: -“Che so quegli occhi, chissà che hai fatto stanotte, cazzi tuoi, basta che non mi fai stare indietro col lavoro”.
    No che non resterai indietro.
    La giornata passava veloce, aveva sempre qualcosa da ridire ma non ci credeva manco lui.
    Ogni tanto passava qualche ragazzina e la lezione riprendeva: - "Hai già un’età, ti devi scegliere una brava ragazza, piccola e te la devi crescere, così non te la toccano gli altri, poi per pompare ci sono le buttane”.
    Alla pausa pranzo mi dava i soldi per due tre quarti, era la seconda prova, però, dopo una critica alle ridotte dimensioni del mio panino, iniziava ad elogiarmi dinnanzi agli altri: “Porta i capelli lunghi ma è bravo, non mi fa mai mancare la calce, deve solo crescere e capire come va il mondo”.
    Le ultime ore erano le più lunghe, ma passavano anche quelle, prima dei saluti l’ultima prova, una tre quarti in due mista al gingerino, e partiva l’ultima lezione: -“Adesso che fai? Io c’ho la signora che mi aspetta, mi lavo, mangiamo il pranzo grosso, ci mettiamo a letto, vedo il telegiornale, se ho voglia di farmi una pompata la signora non dice mai di no, sennò iniziamo un film e ci addormentiamo, e tu, non me l’hai detto, che fai?”
    La risposta era sempre la stessa: “Costruisco la mia casa”.
    Rideva e andava via, a rifugiarsi nel suo mondo privato, forse chiedendosi: -“E con che se la fa la casa?”
    Con carta e inchiostro Mesto Nicò.

     
  • 11 gennaio 2010
    Un giro all'inferno

    Come comincia: M. è bella, cercava una casa ed ha trovato noi.
    Poi ha cercato noi e non so se ha trovato ciò che voleva.
    Siamo andati con le solite aspettative e le solite bottiglie.
    M. è bella, di quel biondo sottile, con occhi grandi e chiari e tratti delicati, con pochi spigoli, sembra un angelo.
    Ma gli angeli, si sa, reggono poco il vino e, dopo un paio di bottiglie, è là che guarda divertita l'amica che si sfila le mutande.
    Antonio è senza maglietta, se lo può permettere, io faccio le carte e la prossima sarà lei.
    Non rimane altro da togliere e così finisce il poker, tocca a me scegliere, scelgo lei, Antonio se ne farà una ragione.
    M'accompagno con una bottiglia di vodka liscia, una mezza di sciroppo di menta e un paio di bicchieri.
    Lei mi sbatte sul letto e inizia a danzare.
    Chissà da quanto aspettava una serata così, l'avrà preparato bene il suo giretto all’inferno.
    Si avvicina, mi sfiora e mi spiega ciò che non le piace fare e quello che non devo fare, troppo tempo in paradiso rovina le migliori intenzioni.
    Ma adesso tocca a me e inizio a baciarla dove non dovevo e a toccarla dove non potevo.
    Ho catturato un angelo.
    È il momento delle lacrime, dei sensi di colpa, un angelo deve almeno salvare la faccia.
    Preparo altri bicchieri, la menta è finita ma ormai non serve più, il suo l'ha fatto, alle brave ragazze serve del dolce per poter dire: "Non pensavo fosse così alcolico".
    Asciugate le lacrime è ancora su di me, senza danze, senza tabù.
    Ora dorme, sembra ancor di più un angelo.
    Ho trovato qualcosa da scrivere ed ho la vodka da finire.
    La guardo, sembra appagata, starà sognando dell'amica, di quando si scambieranno dettagli piccanti o parleranno di amori eterni che difficilmente resteranno tali.
    Faccio i conti, anche stavolta sono andato pari: lei ha avuto il suo giro nel mio inferno ed io riempito altri fogli.
    Trucco le carte per la prossima mano, sapendo che ormai rimane poco da vincere o da perdere.