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in archivio dal 24 dic 2005

Lorenzo Confalonieri

27 marzo 1980, Torino
Segni particolari: Mi ostino a non acquistare un navigatore per capire dove andrò a finire.
Mi descrivo così: Esule torinese in paludi venete... necessito ossigeno

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  • 27 ottobre 2008
    Scorie

    Terra e sabbia
    di brocche lucenti
    come cristalli d' acqua torbida
    posarsi orfani
    d' una fonte di vento

     
  • 26 settembre 2008
    Impotenza

    Come un bambino
    goffo e bagnato
    nel cranio
    di una decisione
    adulta.

     
  • 06 marzo 2006
    Coscienza

    La mia indifferenza non basta, agonizza!

    Rotolo la mia disperazione come grigi macigni,

    tra calde lenzuola di gialla angoscia

    percuoto la mia nuca come scacciare un insetto.

     

    Passeggi fiera nel mio cervello, con finta discrezione, ipocrita!

    All’ imbrunire ti sporgi dai lucernai della mia nera soffitta

    Abiti i miei pensieri, ti cibi ingorda dei miei sogni,

    abile fomentatrice dei miei incubi!

     

    Come fanciulla di pizzo, ti muovi leggiadra,

    da un capo all’altro del mio cranio

    la tua gonna ti segue danzante, ipnotico serpente,

    sadico protendere del tuo perseverare.

     

    Dannata fiamminga artista, dipingi nelle mie stanze

    sentenze d’ universo, rosse ferite di rimorsi viola.

    Cinica cacciatrice di misericordie,

    prendi al lazzo la mia con abile polso!

     

    Ed il capo mi duole, maledetta!

    Funebri concerti d’ oboe strozzato s’ insinuano,

    affondo le unghie nelle tempie inermi,

    inutile sollievo d’ istante folle.

     

    Ma tu procedi, sadica condanna!

    Scivoli nel mio orecchio come caldo fluido d’antiche fiale,

    acre odore, rancido, sepolcrale,

    t’insedi nelle mie vene come implacabile laudano.

     

    Complotti con i miei Demoni, trame di verdi vendette,

    avvizzisci i miei sogni divorati da neri sciacalli,

    non v’è fuga, no v’è nascondiglio,

    il tramonto porta con sé bramosie d’una lieve alcova.

     

    06/10/05

     
  • 06 marzo 2006
    I ciechi

    Vagano errabondi, come fantasmi tra eclissi di sole,

    goffi, sgraziati, passi incerti su sentieri di notte.

    Smorfie d'ebete, tagliano l'aria con cave disgrazie,

    cadaveri lamentosi, celate negli occhi l enigma del vuoto!

     

    Silenti guardiani d'oscuri mondi,

    la vista beffarda non è degna d’abitarne le stanze!

    Solletica con i suoi merletti le vostre livide palpebre,

    ignobile pugnale d’efferata cecità!

     

    Volate ubriachi come notturne falene,

    tra gli onirici viaggi dei miei deliri autunnali,

    ampolle vuote, rancide essenze,

    le vostre lacrime sono gocce d'angoscia pensata!

     

    Discrete calamite di compassione,

    danzate in teatri d’oblio tra sguardi di pudore ipocrita,

    dardi lucenti tra dense carni di nebbia,

    vi muovete ipnotici, come fachiri tra serpenti di fumo!

     

    Zigomi scarni tra immobili pieghe di marmo,

    le vostre espressioni sono tele d’ acre tempera!

    Orfani di verdi distese, di laghi, di nude vestali, oh grigi giardini d assenza!

    L'oscurità persevera come immutata clessidra!

     

    Streghe deformi passeggiano sulle vostre ciglia,

    come piccoli corvi, beccar le vostre illusioni d aurora,

    sotto notturne cascate vermiglie,

    molli pupille su sfondi di nascite maledette.

     

    Vi trascinate come folli, inquieti becchini della ragione,

    sotterrate ad ogni istante agonie di quadri sfocati

    tra profumi di bianchi gigli e danze di verdi mosche.

    Sedete peccatori d’ invidia, all ombra d’una falce rossa.

     

     1/11/05

     
  • 17 febbraio 2006
    Fantasma

    Fonde orbite d’eterno, spirali di lune d’autunno

    Lacrime d’opale su triste teschio,

    disperazione, invidia d’antica morbida carne,

    narrami spettro, l’angoscia dei tuoi demoni!

     

    Racchiudi in te mille profumi, torbide essenze, acri sapori,

    incensi d’oriente, terra e sangue, spezie rapprese

    su vesti sferzate di grigio cemento sepolcrale.

    Reclami una tregua! Residuo peso d’una carcassa di vermi.

     

    L’eterno riposo risuona veemente come beffarda condanna!

    Eri forse padrone delle mie mura domestiche?

    Eri forse schiavo d’una corona di serpi?

    Trascinato come reietto s’un patibolo d’ipocriti?

     

    Labirinti di specchi riflettono la tua vischiosa crisalide,

    rigenera in me i tuoi stanchi rimorsi,

    a te io m’offro giovane scheletro,

    creatura barocca, principe di fango!

     

    Indegno bramo i tuoi mondi, i tuoi segreti secolari,

    risuona nei miei lobi le tue fanfare di morte!

    Tra vecchi ricordi di sete sbiadite, eccessi d’assenzio,

    come nobile cadavere fatti scherno del mio vivere!

     

    Il mio viver null’altro è che la tua scialba imitazione,

    tentativo goffo, effimero, goccia di sole rancido!

    Risuona prepotente le tue catene terrifiche!

    Sii spettro impietoso, fulgido Re del terrore!

     

    Insinuati nei sonni mortali come verde incubo,

    veleno sapiente di mille ampolle polverose,

    risorgi dalla tua disperazione come ceneri di fenice,

    saggerai il dolce liquore della tua sorgente immortalità!

     
  • 16 febbraio 2006
    Nebbia

    Nebbia sulla laguna d’ autunno,

    nebbia sulle foreste di giunchi.

    Nebbia sull oceano e sui mari,

    nebbia odorosa e vispa, vezzo delle mie nari.

     

    Taciturna ricopri il ventre terreno sopente,

    nascondi i tuoi arcani come abile oracolo

    m’ infondi profumi fruttati e labbra di sale,

    sensazioni dense d una vaga veduta.

     

    Nebbia sulle barche dei pescatori,

    nebbia sui cespugli e sui lamponi,

    nebbia sui filari di cipressi dormienti,

    nebbia sul frutto, acerbo del tuo grembo.

     

    Confondi le mie albe con carezze d’ angelo umido,

    copri con le tue piume, colori grigi di pittori tristi.

    Inviti la mia ragione tra allucinazioni e danze,

    amabile fresca droga per le mie percezioni!

     

    Nebbia sulle mie livide palpebre,

    nebbia sulle mie mani arrossate,

    nebbia sui miei pungenti rimorsi,

    nebbia come morfina, su tristi ricordi.

     

    M ‘ avvolgi le spalle, premurosa mantella di gocce,

    accompagni il mio errare tra ciechi sentieri.

    Sfoggi improvvisa i tuoi odorosi trucchi, abile fattucchiera,

    t insinui nel mio cranio, come incantevole padrona.

     

    Nebbia, fulgido tritone dei miei abissi,

    nebbia discreta tra le mie ossa,

    nebbia sui sepolcri del paese,

    nebbia sul mio avello, vuoto ed impaziente.

     

    I cadaveri banchettano alla luce delle tue lune!

    Macabre goliardie fin sotto il gravido agrume.

    Ritrai ora le tue fumose lingue, pauroso Vampiro!

    Rendi dunque alla mia vista, la quotidiana condanna!

     

    30/10/05