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in archivio dal 09 feb 2009

Lu Bertone

18 novembre 1967, Torino (TO)
Segni particolari: Amante della poesia, della letteratura e della musica.
Mi descrivo così: Media altezza, bruna, forse simpatica.

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  • 09 febbraio 2009
    Il madrigale

    Le bianche case vissute
    non hanno più occhi.
    Greve, nella verde valle,
    è scivolata la notte.
    Un roco singulto si sente,
    ora vicino... ora lontano...
    che il vento ripete...
    tu... tu... tu... Silenzio...
    Fa capolino un grillo,
    poche note... poi in concerto
    esplode un Madrigale.

     
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  • 09 febbraio 2009
    quel luogo

    Come comincia:

    Quel luogo ha tanti, troppi
    significati  per essere
    definito  solo come
    incantevole e colorato.

    Ci sono piccole case
    di pescatori che per secoli
    hanno ricostruito senza mai
    cambiare niente

    strette strade che vanno a morire
    verso il mare, come gli uomini
    che le calpestano e che vissero
    e vivono ancora del mare.


    E' gente forte, dura come
    la pietra delle sue montagne,
    che ha attraversato nei secoli
    ogni avversità,  dai saccheggi 
    alle morti violente. Così le donne,
    che sembrano tagliate nella roccia,
    naso e bocca arditi, sguardo che vede
    lontano.  Benchè oggi la gente
    sia cambiata,conserva in sè
    un'integrità difficile


    da scalfire: questi uomini  nell'anima
    rimarranno sempre uguali
    ai loro antenati, ma amano
    le piccole  cose che rendono
    piacevole la vita. Non cercano,
    non vogliono altro: basta uno sguardo,
    quando schiarisce la notte, "al mare";


    E poi un altro saluto alla  sera,
    quando Venere luccica all'orizzonte.
    In quel posto, ogni dimora ha un'anima.
    L'anima della casa che mi ospita,
    mi consente di abbandonare la mia
    per diventare quella che vorrei sempre
    "essere": senza passato,
    futuro, volto, mutevole e indefinita
    come l'acqua  del mare, che sa
    parlarmi e i cui pensieri diventano miei.


    Pini d'Aleppo, querce, castagni,
    rosmarini, mirti, ginepri, timo
    ricoprono monti e scogliere,
    proprio là dove il mare frange
    rabbioso la sua bianca cresta
    in un'eterna danza sonora.


    Un posto dove le nubi
    veleggiano più veloci
    dei gabbiani, dove la luna si veste
    e si spoglia ogni notte, per gli occhi
    che la sanno guardare. Quante cose
    racconta, a chi la sa ascoltare,
    e svela... segreti quasi iniziatici.


    Una notte le chiesi: "Dimmi che cos'è la vita."
    "E' niente ed è tutto."
    Per me, da quassù, appare come
    un fuoco iniziale che
    esplode
    in una lunga stella filante:
    è la nascita.


    Da quel momento, ecco una linea
    con contorni sempre più netti,
    che prosegue  nel tempo
    con un andamento quasi circolare
    in cerca della sua fine
    nel suo principio. Quando i due estremi
    si toccheranno, apparirà il cerchio
    perfetto: nascita e morte
    in  un'implosione
    fantasmagorica di luci, suoni
    e colori torneranno al silenzio
    cosmico.


    Ecco, vista da quassù, la vita
    è la creazione di una forma
    geometrica che
    partecipa alla danza universale
    dei pianeti e delle stelle.
    Per voi laggiù, è solo un breve
    ma lungo sospiro, un tremore
    di ciglia bagnate, un battito d'ala
    nel cuore: è ciò che voi
    chiamate amore. TUTTO e NIENTE,
    appunto. Proprio in questo luogo,
    ai confini del sogno, ho trovato
    qualcuno che, sotto la mia croce,
    resta in attesa che passi l'agonia.
    Che sa parlarmi
    con voce quasi di vento,
    con parole ora calde e sommesse,
    ora forti e  rabbiose, a seconda
    se spirano dalla terra o dal mare;


    parole ripetute all'infinito
    che non penetrano, perché fuggevoli
    come le cose belle.


    C'è un promontorio alto sul mare,
    dal quale l'orizzonte sembra unire
    cielo e terra in un'unica luce
    azzurra, dal quale non solo lo sguardo
    può spaziare, più spesso
    è la fantasia a farlo.


    Il pensiero spicca il volo e come Icaro va
    verso il sole, cercando la terra
    promessa, che non c'è,
    come l'isola di Peter Pan,
    archetipo rinchiuso in ogni cuore
    umano. E' allora, quando le difese
    sono cadute, che il mare comincia
    a parlare con voce da sirena:


    "Vieni, abbandonati  Io sono  Silenzio,
    Oblio Madre Celeste... omissis...
    nel mio Grembo avrà Fine
    Io Sono Alpha e Omega
    Sono-Ero-Sarò
    finchè la Vita si chiuderà
    Nascita e Morte si abbracceranno in me.

     

    Altre volte la sua voce
    rimbomba, urla, simile
    ad animale ferito, ma è
    sempre un richiamo di parole
    spazzate dal vento, anche se
    l'orecchio lo percepisce a fatica.
    E poi torna la bonaccia
    e le vele bianche, simili a nuvole,
    si muovono lasciando una scia
    di onde argentate. Guardo e penso
    che c'è per ogni uomo un tempo
    per agire e uno per sognare,
    un tempo per piangere e uno per gioire,
    un tempo per partire e uno per restare


    So che il mio tempo sta per finire,
    quando la vela si avvicinerà
    alla costa io sarò pronta
    a salpare. Il mio spirito, come
    un marinaio in attesa del vento
    favorevole, sta godendo
    del piacere della terra ma il pensiero
    è già  lontano.

    Ci sarà forse
    un altro luogo che amerò, altre case
    e altre vie su  cui lascerò le mie orme,
    ma non più questo piccolo ridente
    angolo di paradiso. Altri amici
    mi faranno compagnia nelle lunghe
    notti d'estate, quando l'umida sabbia
    servirà a smorzare il bruciore
    della pelle, e del cuore.
    Ma non più questi luoghi,
    questi amici, questo amore.