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Autore

Luca Gamberini

in archivio dal 29 apr 2008

30 maggio 1967, Bologna - Italia

segni particolari:
Mi sono fatto da me, raramente in compagnia.

mi descrivo così:
Chi siamo ce lo dice l'avverso, chi non siamo ce lo dice lo specchio.

17 novembre 2011 alle ore 14:36

Il re minore

Mi stavo chiedendo,
punto.
No,
non è che non voglio dire,
è,
che tutto va a morire
dove non sono mai capace di arrivare.

Dicevi di amarmi,
in realtà hai giocato solo a cambiarmi,
o almeno ci hai provato,
perché un gioco ti riporta sempre nel passato,
e ci ricadesti
come le altre, forse, cento volte.

Smobilitazione di un pensiero,
di un chiodo fisso,
di ciò che sembrava e non era vero,
al conservatorio  hai studiato il tuo complesso,
seguirti è stato il mio peggior difetto,
che di note ne conosco solo due.

Mi fa
male, non poterti vivere, respirare, toccare, baciare.
Mi fa
bene, tenerti lontana quanto basta dalle mie e dal mio pene.

Vivo di un complesso,
forse il basso è troppo alto e non incide
i tuoi fianchi funky renderebbero pratico pure Euclide,
o forse la chitarra acustica per i tuoi gusti è troppo rustica,
che la classica e l'elettrica ti fanno diventare violenta quanto una locusta.
Del violino nemmeno l'ombra, figurarsi del contrabbasso,
quasi gradivi più il suono della mia testa contro un sasso,
e che dire della batteria, che picchia, picchia,
mentre tutto il rumore dei tuoi fumati passi si porta via.
La tastiera, già, lei è la fantasia,
un buon complesso non può prescindere dalla melodia
ma io non sono né un quarto né un ottavo,
e per farmi assolo son troppo pudico,
hai ragione sono unico, ma non l'unico,
per questo mi domando, taccio e dico.
E' lampante, tu preferisca
la voce del coro a quella del solista
ma l'acuto apparteneva a te
e l'hai mancato,
una stecca che mai hai perdonato,
a me.

Mi stavo chiedendo
virgola,
manca il sax in tutto questo,
è che c'erano si tante parole
ma non avevamo un testo,
tu si l'avevi, ma era poi solo un pretesto.
Il sax avvinghiato a noi non ci poteva stare,
due solitudini non fanno gruppo
e il mio pensiero, di me e te, stringeva più di un cappio.

Mi stavo dicendo
puntini puntini...
Tra me e me,
mi hai vissuto così acida
da avermi sciolto, oltre al cuore,
pure gli occhi,
eppure sei tu che galleggi a stento
e non sai se in fondo, in fondo,
tocchi.
Ora non riesco più a guardarti,
ti vedo, solo,
per come sei.

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