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Autore

Luca Tata

in archivio dal 09 dic 2008

30 gennaio 1979, Siracusa

09 dicembre 2008

In viaggio con Francesco

Intro: Una favolosa storia che vede protagonista Francesco, il santo più popolare d'Italia. Rivive tra queste righe e ci dona ancora una volta la purezza delle sue idee.

Il racconto

– Oh… ma che fate voi qui con questo tempo?… venite dentro non rimanete davanti alla porta, prego accomodatevi… venite, venite di là che c’è il fuoco acceso e potrete riscaldarvi un po’… stavo giusto preparando una bella zuppa di fagioli.… ah! Non c’è niente di meglio di una buona zuppa di fagioli per riscaldarsi un po’ e ringraziando il Cielo, sempre sia lodato, oggi non ci manca nulla in convento… oh beh… a dire la verità oggi sono solo qui, gli altri frati si sono recati giù in paese e non torneranno per questa sera, e neanche per la prossima, sono fuori per la questua, così io sono qui solo… e la zuppa basta per me solo,… oh… ma che dico… adesso siamo in due… siamo io e voi… ma certo… che stupido… oh… ma io sono ben contento di dividerla con voi, sapete?… è triste mangiare soli… il Buon Padre ci ha resi animali sociali perché possiamo sempre condividere quello che abbiamo con i nostri fratelli, e per noi è una gioia poterlo fare… non credete?… ecco perché mangiare da solo ci rattrista, mentre la buona compagnia ci rallegra… non credete pure voi?… e il Cielo vi ha portati qui per questo… o no?… oh che sciocco… io parlo troppo ecco tutto… beh in realtà sono i vostri piedi che vi hanno portato qui… ed è vostra la volontà per cui avete intrapreso questo viaggio… dunque dite… come mai siete giunto fin qui con questo tempo che a dire la verità è molto strano e che indubbiamente induceva più a rimanere chiusi in casa?
– … Francesco… capisco… ma voi allora dovete venire da lontano… dato che non sapete che Francesco non è più qui… nei paesi qui attorno lo sanno tutti… la novella si è sparsa presto… è sulle bocche di tutti… è da diversi mesi ormai!
– No scusate… non mi sono spiegato… intendevo dire che non è più tra noi… tra noi tutti intendo… cioè… il Buon Padre l’ha voluto accanto a sé… nella sua Gloria… oh ma non dovete rattristarvi… no no… per niente!… lui sorrideva quando si è addormentato… io lo ricordo bene quando è successo… era felice di congiungersi con Sora Morte… E io… sì… è vero io ho pianto… avevo perso un fratello… e ho pianto come un bambino… ma avevo torto… lui è qui ancora con noi… lo sentiamo tutti… è come se potessimo sentire il suo profumo di viole nell’aria…
– Ma ora sedetevi… non avete fatto questo viaggio invano credetemi… potrete pregare nella sua celletta se credete… chiunque entri lì ne esce cambiato… sì… è così… abbiate fede.
– Ma per adesso sedetevi qui e godete di questo fuoco… il fratello buono che ci riscalda… eh già… non è tempo questo di andare in giro… eppure è strano… non c’è mai stato così freddo in un giorno di primavera, quantunque sia appena entrata… –
Una raffica di vento soffiò vigorosa sopra il tetto dell’eremo emettendo un forte ululato nel filtrare fra le fessure delle finestre e delle porte tanto da far zittire il buon frate dalla parlantina decisamente sciolta. Al calare d’intensità, si udirono chiaramente le fronde dei faggi e delle betulle stormire sui pendii del monte Subasio che declinavano decisi dall’eremo fino alle porte di Assisi.
Sarebbe dovuta essere una calma e serena sera di primavera, ma il tempo non sembrava essere d’accordo ed un freddo pungente riportava ai ricordi dello scorso autunno: si sarebbe detto essere il periodo perfetto per i lupi solitari dei boschi umbri. E mentre il silenzio tornava su quel paesaggio e nella cucina dell’eremo, si poteva persino udire in lontananza, mescolandosi con l’atmosfera tersa e limpida, il ci-ci-ciak delle coturnici che si cercavano saltellando sulle pietre del pendio, mentre il chiù dell’assiolo ad intervalli regolari segnava come un orologio che era passata l’ora del tramonto.
– Oh… ma che stupido sono… dopo tanto parlare mi sono ricordato solo ora di non essermi presentato… oh… non dovete scambiarmi per una persona poco educata per carità… no no… non è nel mio stile credetemi. Frate Leone, ecco, questo è il mio nome… o per lo meno tutti mi chiamano così… per servirla, mio simpatico amico!… –
E il vento ululò nuovamente.
– No… decisamente non è il momento migliore per mettersi in marcia… eh… lo so bene io che di strada ne ho fatta tanta con Fratello Francesco… e lui sì che era un buon camminatore… e Dio solo sa dove trovava la forza…
– Ricordo come se fosse ieri quella volta che… io ero qui a preparare la zuppa di fagioli… sì, come oggi… e fuori nevicava… era inverno ricordo e non solo nevicava… c’era la bufera ricordo… e nessuno di buon senno avrebbe mai pensato di lasciare il calduccio del focolare ed uscire di qui per andare fuori ed intraprendere un viaggio per chissà quale strano motivo… no… nessuno sano di mente…
– Ed ecco che spunta lui tutto trafelato e con il sorriso in bocca… come un bambino a cui avevano regalato una mela candita… riuscite ad immaginare?… era pieno di euforia, si sarebbe detto che fosse uscito di senno… e difatti non si smentì… prese a dire:
"Andiamo Frate Leone, che aspettate? Ora mi è tutto più chiaro, presto! Dobbiamo andare, dovete venire con me!"
"Andare dove Francesco?… con questo tempo?… non possiamo uscire!… c’è la bufera fuori… oh ma voi volete andare a pregare qui fuori nella vostra grotta?… c’è troppo freddo per farlo, credetemi, sarebbe una pazzia!"
"No, Frate Leone!… non alla grotta… ma a Santa Maria degli Angeli andremo… prendete con voi un bastone e copritevi bene, c’è molto freddo fuori sapete?… e nevica!"
"Cosa?… lo vedo da me che nevica! E ve lo ripeto: nevica!… ma che vi prende? Perché tanta euforia?… dove avete lasciato il senno fratello?"
– Ma egli era già uscito e da fuori mi chiamava e mi esortava a seguirlo… era una pazzia mi ripetevo… ma il buon Frate Leone cos’è se non un umile servitore del più grande Frate Francesco… se egli comanda Fra’ Leone ubbidisce… anche se non sa i motivi… perché è stupido e non capisce… Fra’ Leone ubbidisce sempre… perché ha fiducia nel suo più caro fratello… e non lo lascerebbe mai solo nelle sue follie, mai!
– Lui correva avanti, ed io sempre indietro… lui correva ed io arrancavo… io brontolavo e lui sorrideva… io rallentavo spinto dal vento contrario e lui mi esortava… poi si fermò, aspettò che lo raggiungessi e con un sorriso largo largo mi disse:
"Frate Leone, ascoltate quello che ho da dirvi, e ricordate… prendete nota se potete: se anche un giorno accadesse che i frati Minori in ogni terra diano grande esempio di santità e di bontà estrema, se accadrà un giorno nientedimeno, scrivi e annota diligentemente che non è questa la perfetta letizia"
– E andando più oltre, mi lasciò inebetito e senza parole come di ghiaccio sulla neve… io non mi mossi cercando di scorgere del senno in quelle parole… non ve ne erano… e rimasi fermo!
– Ma Francesco, mi chiamò la seconda volta:
"Oh frate Leone, che fate ancora lì?… presto dobbiamo andare!… Non capite? Benché il frate Minore possa un giorno, con il volere di Dio Padre Onnipotente, illuminare i ciechi, distendere gli arti agli storpi, scacciare i demoni, rendere l’udito ai sordi e l’andare agli zoppi, il parlare ai muti e… ch’è cosa assai più grande… risuscitare i morti di quattro girni… scrivi, fratello mio, che non è in ciò perfetta letizia"
– Ma Fra’ Leone non capiva… non poteva capire la sua saggezza… e rimane fermo… triste per l’udire quelle parole che sembravano non avere alcun senso… Credetemi: non sapevo se piangere perché assistevo alla perdita del senno da parte del mio più caro fratello… o piuttosto perché mi si palesava d’un tratto la mia stupidità…
– Ma lui, che è grande e saggio, vedendomi triste mi si avvicina e mi sussurra:
"O Frate Leone, pecorella del Signore, ascoltatemi bene e prendete nota: se il frate Minore sapesse tutte le lingue e tutte le scienze e tutte le scritture, così che possa un giorno profetare e rivelare, non solamente le cose future, ma anche e soprattutto i segreti delle coscienze umane… ecco Fra’ Leone, scrivi: non è in ciò che consiste la perfetta letizia"
– Allora non mi trattenni più oltre: piansi come un bambino indispettito.
"Oh, no… Fra’ Leone, non piangete, ma ora ascoltate quanto ho da dirvi, annotatelo anche se non capite subito… capirete quando sarete pronto.
"Quando noi saremo giunti a Santa Maria degli Angeli, così bagnati per la neve e agghiacciati per il freddo, così infangati e afflitti di fame, e picchieremo alla porta della chiesa, e il portinaio verrà adirato e dirà: “Chi siete voi?” e noi diremo: “Noi siamo due dei vostri frati” e lui dirà: “Voi non dite il vero, anzi siete due ribaldi che andate ingannando il mondo e rubando le elemosine dei poveri! Andate via!” e non ci aprirà, e ci farà stare fuori alla neve e al freddo e con la fame tutta la notte… allora se noi tanta ingiuria e tanta crudeltà sosterremo pazientemente senza turbarcene e senza mormorare di lui, e penseremo umilmente che quel portinaio che non ci ha riconosciuti in realtà altro non fa che il suo giusto lavoro da buon portinaio… ecco Frate Leone, scrivi! perché e qui che sta la perfetta letizia.
"E se anzi perseverassimo bussando, ed egli uscisse fuori turbato, e come gaglioffi importuni ci caccerà con villanie e con bastonate e vergate dicendo: “Andate via di qui, ladri meschini! Andate che qui non mangerete voi, né albergherete!” gettandoci a terra sul fango e sulla neve e coprendoci di sputi ed insulti… se noi questo sosterremo pazientemente e con allegrezza e con buon amore pensando a quanto di più cruento e vile ha dovuto soffrire nostro Signore per mano nostra e per nostro amore… o Frate Leone, non pensate anche voi che sia questa la perfetta letizia che per anni ho cercato disperatamente nel silenzio di questi boschi?
"O agnello di Dio, pensa alle pene di Cristo benedetto… lui le ha patite per noi… e se noi fossimo in grado di sostenerle per Lui… per amor Suo… con gioia e non con tristezza… oh Frate Leone, non trovate anche voi che è qui e in questo la perfetta letizia?
"Ricordi? Erano queste le parole dell’Apostolo: “Io non mi voglio gloriare se non della croce del nostro Signore Gesù Cristo”."
– Ma Frate Leone non era pronto… sapevo che lui aveva ragione e parlava con senno… ora mi era chiaro… avevo fede in lui… ma non capivo ancora… e continuavo a piangere… Ma lui mi sorrise amorevolmente, come solo lui sa fare, e mi svelò:
"Oh… Frate Leone, che il Signore ti benedica e ti custodisca… sorridete perché un giorno, questo posso dirlo con certezza… un giorno Egli mostrerà a te il Suo volto misericordioso… Rivolgerà il suo volto verso di te e ti darà la pace che tu oggi cerchi".
Ed oggi non piango più!

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