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Autore

Lucio Paolo Raineri

in archivio dal 23 mar 2007

08 dicembre 1938, Genova

mi descrivo così:
Amo il bello dovunque e comunque

23 marzo 2012 alle ore 18:14

Almeno nu tappo

Intro: Vagamente erotico.

Il racconto

“Un tappo, almeno, ‘nu tappo, dottò!” Strana invocazione, per lo meno insolita, inusuale, intrigante, equivoca,  forse. Può capitare, ma solo a Napoli, ed in un quartiere come la Sanità che, alle dieci di mattina, giunga nella sala d’aspetto di un ambulatorio, un’avvenente, anche se non più giovane, signora, in pigiama trasparente e pantofole con pon pon di piume bianche. Aria assonnata, capelli biondi, giù per il collo. Sul volto, residui di un trucco, sbavato dal sonno. Il corpo, lo s’intravede, ancora accattivante. Le areole dei seni sono macchie scure, sotto la camicia bianca.
I vecchiarelli pensionati in attesa di venir ricevuti, le cedono il posto, estatici. In un ambulatorio del nord, sono sicuro che sorgerebbero indignazioni e mormorii. No, qui lo si
accetta. Si è, popolarmente, razionali.
Dolores, la Puttana, esce dunque da una nottata di lavoro, e se interrompe il sonno ristoratore e dovuto del mattino,  la spiegazione ci deve pur essere.
“ Mi duvite, visità, aggio quaccosa, sicuramente!”
Si dispone stesa sul lettino, il pigiama è sceso per terra, con un solo movimento. La
pelle di Dolores emana un odore che mi riporta alla pubertà. Per età, e forse per educazione, mi sono trovato ad odorare, soltanto, l’entrata di un casino. Tredici, quattordici, anni, di domenica, in una Genova invernale, deserta e buia, un carruggio urinoso con uomini che uscivano da una porta di piastrelle  abbaglianti di luce.
A me ed al mio amico Nanni, ci bastava e, in realtà, ci era solo permesso, di sostare su quella linea di luce, che dava su una stretta scala. Una serie di gradini, di bianco marmo, portava su, su, verso un irraggiungibile paradiso. Si restava li, per pochi attimi, annusando, come cani da caccia, tutto il piacere immaginabile, che ci era concesso. Mentre il cuore affannava di colpi. Quell’ odore greve di piscio, sperma imputridito, lavanda
col di Nava, brillantina da poco, sciroppo di rose, detersivo da gabinetto. Esattamente l’odore, che ci faceva fremere di piacere. Un piacere, unico, irriproducibile.
Dolores mi ripropone questo odore, ogni volta che la visito. Lei lavora al ‘69 CLUB’ di Piazza Municipio, con una quarantina di ragazze slave. Piccoli separè per ragazzaglia danarosa, al sabato sera. Champagne da 100 euro a bottiglia. Le ragazze retribuite dal padrone, secondo il numero dei tappi, che  riportano a fine serata.
Dolores a fine visita, si riveste. mi guarda, lasciandomi un tenue sorriso: “Però, ‘na vota duvite venì. Almeno nu’ tappo!”

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