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Autore

Lucio Paolo Raineri

in archivio dal 23 mar 2007

08 dicembre 1938, Genova

mi descrivo così:
Amo il bello dovunque e comunque

02 ottobre 2008

Manuela

Intro: Tutto più semplice, più veloce, più sbrigativo con la tecnologia! Una visita, una chiacchierata amichevole e i consigli di prammatica ma… il paziente… come si chiama il paziente?

Il racconto

Con l’età, mi accorgo di dimenticare il nome dei miei pazienti. E’ pur vero che la computerizzazione  ha stravolto i tempi di scrittura, per cui, quando apro la scheda elettronica del mio paziente, alla richiesta di cognome e nome, io sto già pensando ad altro, alla visita, all’anamnesi, a ciò che devo prescrivere. Quindi mi capita, oramai in modo corrente, di deferire la domanda che mi fa il computer: - “Come si chiama?”- al paziente, che mi sta di fronte. Per cui gli chiedo meccanicamente, forse per dare una pausa di lavoro al mio cervello: - “Ti chiami?” - Ora questa domanda è accettata dai saltuari frequentatori dell’ambulatorio, ma non dagli abituali, quelli che magari si rivolgono a me settimanalmente da oltre quarant’anni. E qui nascono le più varie risposte, impregnate di quella napoletanità inconfondibile ed unica nella sua arguzia. -“Gesù, Gesù, con l’età v’inzallanite… comm… vi site dimenticato o’ nomme mio?” Ed è quella frase che ti sveglia tutte le cellule del cervello e ti da, per salvarti, in frazione di secondo, nome e cognome del paziente. “- Vedite che vo arricurdat…-” E ci si sente, in un attimo, di nuovo a posto, attenti e brillanti. Oggi è venuta a visita Manuela. Prima della sua fisicità mi raggiunge l’onda del profumo di Dior, accattivante ma non eccessivo. –“ Vagg purtato nu regalino..è na cosa preziosa”. Manuela la conosco da molti anni, fa la vita, ma quando entra da me è di una delicatezza e educazione estrema, come se volesse coprirsi di un saio protettivo. Si annuncia sempre inviandoci caffè e cornetti caldi. Oggi: - “Nu, cornetto d’argento pe vvuje, vadda purtà tanta fortuna, ve la meritate.” - Il vestito è un capo firmato. Il suo fisico lo riempie con agio, traendone un’eleganza insolita. – “Iamme, che oggi so proprio chic !” Doppio imbarazzo mio, sia nell’accogliere il dono che a commentare il suo capo.

 

- “La solita controllatina ai bronchi, con tre pacchetti al dì, ne ho bisogno.”

Si toglie con eleganza la camicetta, aspettandomi vicino al lettino. Sento che si compiace nel farsi vedere svestita. I seni sono il suo capolavoro. Un chirurgo di Nizza, che opera in una suite del Negresco, ne è l’autore. La ausculto, tenendo discosto, con una mano, il suo corpo, che sembra richiedere un contatto con me. E’ una provocazione a cui non sa rinunciare. L’unica mia difesa, quella pressione della mano sul suo torace.

- “Tutto a posto, ma se non finisci di fumare quella quantità di sigarette, ti arriva un cancro. Come tuo medico ti devo prescrivere una lastra al torace per evitare errori, secondo i protocolli attuali.” - Le faccio la solita predica intimidatoria.
Mi dirigo alla scrivania, mi siedo. Lo schermo del computer mi guarda sornione ed aspetta. Un attimo di pausa. Vado in giro per i neuroni del mio cervello, sento di andare in panico. Possibile che mi sfugga il nome, cazzo!  So che si offenderà e mi dispiace. Terminare, in questo modo, una parentesi così perfetta. Purtroppo non mi resta altro che chiederglielo:
- “Nome?” - Manuela non sorride, mi guarda fisso negli occhi. Lo sguardo è mutato. Sento che mi vuol dire “coglione”. Poi la sua voce roca pronuncia lentamente: “Pasquale Campitiello”.

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