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Autore

Ludovico Piggioli

in archivio dal 07 set 2009

29 settembre 1993, Catania

14 gennaio 2010

Irene nella Libertà

Intro: E' un turbinio di emozioni mescolate a immagini a tratti confuse e a tratti limpide di una mente sola, che tuttavia sa darsi quello di cui ha bisogno. Una domenica sera strana e straordinariamente affollata per essere una domenica sera da single.

Il racconto

La settimana era finita, e la Domenica era giunta con la sua, strana ma scivolosa, routine spezzandone un'altra meno colorata e man mano sbiadita dalla pioggia, che aveva visto nelle sue maglie le solite cose di tutti i giorni unite a degli spezzoni di vita sognata tanto, somiglianti a quelle vignette disegnate negli addobbi degli alberi di natale, che avevano iniziato a riempire i centri commerciali della periferia della città già ben prima di Dicembre.
L'incontro, più sperato che voluto, era avvenuto proprio come capita nei sogni che si fanno di notte, magari quando hai freddo e il piumone te lo tiri sopra la testa per isolarti nel buio dei tuoi occhi marroni, sperando e pregando qualcuno, che il letto si "bagni" di quel tuo liquido profondo; E quell'incontro provocò lo stesso vortice di emozioni, ormai non aveva più memoria del suo passato e aveva pattuito con se stessa l'idea di lasciarsi andare, in quel momento cosi intimo e di pensare per un attimo solamente a se stessa; Quando raggiungeva l'apice, era l'unico momento in cui sentiva in corpo quella libertà tanto agognata durante il grigio della giornata, e tanto sperata nel traffico della vita, e riusciva a percepire e controllare ogni minimo movimento del suo corpo come mai riusciva fare, per aumentare vivamente il piacere della propria libertà e tentare in ogni modo e con un via vai di frasi confuse in testa di far durare quella sensazione cosi anarchicamente bella; Nel fiume del suo incrocio di gambe che confluiva in quello che aveva in testa, riusciva a pescare da quella marea il significato della vita che riassumeva mentre il respiro si incastrava negli scogli in solo due parole:
"Sono io"
Lo diceva accompagnandosi con il fiato ormai rotondo e le mani avvolte tra i corti capelli castani e tra il suo caldo umore alla ricerca di un qualcosa che non c'era. Ma che esisteva.
Lo disse pure quella sera con il suo compagno di vita, l'unica persona, che da anni, forse da sempre, non aveva mai smesso di avvolgerla con il suo sguardo, proteggendola e facendola crescere dall'interno come si fa con un mazzetto di Bach. Lo disse, e lui l'ascoltò; Senza domandare niente, lei disse tutto quello che lui voleva sapere, e solo quello che lui voleva sapere, l'aria che si instaurava era un aria trasparente, fluttuante e penetrante, che portava i pensieri di Irene al suo compagno, senza che nessuna parola desse l'inizio a quel solito via vai di inquietudini amare. Era la magia dell'orgasmo, la magia della Libertà figurata che creava, costruiva tutto questo, una magia oscura quanto semplice e lineare, come la Libertà, la libertà di vivere per almeno una volta al giorno come si vuole dentro, unendo al Grigio, il Bianco e il Rosso, il Viola e il Verde.
Era Domenica sera, ormai la giornata si era annerita, dopo essere tornata a casa con un sorriso sornione stampato sul volto, era passata a comprare quel tipico mangiare adatto ai Single, o "Pigri in cucina" come era solita identificarsi, e il tempo l'ho aveva fatto passare tra frasi di libri letti, discussioni perse con i vicini di casa, e foto artistiche scattate dal suo balcone al tripudio di luci sotto la collina; In qualche modo quella vista l'affascinava sempre, sapere che a pochi metri da casa sua c'erano migliaia di persone che correvano, parlavano, lavoravano aggiungeva poi la ciliegina alla già magnifica torta. Aveva pure un ritratto Irene appeso nella parete sopra al divano che dava sulla veranda, un suo ritratto che aveva ritrovato tra gli scatti della macchinetta del suo ragazzo e che aveva fatto imprimere su una lastra di acciaio; Pesava quell'opera tanto quanto lei. Era di colore Nero, sbiadito, anche lui, nel grigio, e la ritraeva con gli occhi chiusi dall'ombra e i capelli ancora lunghi. Erano ormai lei 21.00 quando sentì i soliti guaiti del padrone che rientrava assieme alla sua creatura:
"Ora di uscire" Pensò.
Raccolse il suo mazzo di chiavi e si chiuse la porta alle spalle, guardando per un ultima volta il suo ritratto.

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