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in archivio dal 01 dic 2005

Luigi De Luca

16 ottobre 1976, Castellana Grotte (BA) - Italia
Segni particolari: Sono il direttore - ma che dico direttore?! - il SuperMegaDirettore di Aphorism dal 22 gennaio 2001, in pratica da sempre ;)
Mi descrivo così: Produco contenuti per il web, curo i rapporti con i media, agenzie, collaboratori e pubblico. In pratica ho coniugato la passione per la lettura e la scrittura con la mia vita professionale. Sono un viaggiatore, ho finora visto mezzo mondo e non vedo l'ora di scoprirne l'altra metà.
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  • Questo libro è arrivato in Redazione senza anticipazioni: un bel giorno abbiamo ritirato la consueta posta e insieme ad altri libri c'era anche "Luce e Polvere" di Antonio Colosimo.
    Superata la sorpresa iniziale, abbiamo riconosciuto lo stile del nostro Antonio, cioè quello di una persona pragmatica: pochi proclami, tanti fatti. Definisco Antonio "nostro" perché non è un soltanto un autore, è anche uno dei collaboratori storici di Aphorism.
    In un primo momento ho pensato di non essere la persona adatta per questa recensione, perché conosco Antonio da anni: abbiamo scambiato centinaia di messaggi, discusso di tantissimi argomenti, affrontato situazioni diverse, abbiamo riso e scherzato, abbiamo anche litigato. Insomma, sento di conoscere Antonio non solo come autore e redattore del sito, ma come persona. E quindi il rischio di un - diciamo così - "conflitto di interesse" era piuttosto alto.
    Poi ho iniziato a leggere il libro e l'ho trovato coerente con la persona che conosco. Dovevo aspettarmelo: l'Antonio-autore non cerca di accattivarsi le simpatie del lettore, pertanto ho riconosciuto subito una scrittura sincera, vera. Ed è proprio la continuità che ho trovato tra autore e persona che mi ha convinto a scrivere questa recensione.
    Nel libro ho sentito il cuore di un figlio, ho visto il cuore di un padre, ho provato il cuore di un cane.
    E questo cuore l'ho trovato negli aforismi, nelle poesie e nei racconti. Antonio accarezza le parole, le sgrossa, le lima, le lascia esprimere, ci gioca, le sceglie con sapienza, le abbina nel modo giusto per ottenere il miglior risultato.
    Nei vari passaggi tra i diversi generi letterari si riconosce il tratto di un uomo preciso, meticoloso, sensibile e pieno di entusiasmo. Un uomo attento, puntuale, che ha cura di sé e delle persone che lo circondano, un autore che rispetta il suo lettore. Anche nella forma il libro ha un editing ben curato, le pagine sono accoglienti, ben composte, senza refusi.
    Sapevo degli aforismi, ma sono rimasto sorpreso dalle liriche, che rivelano sensibilità d'animo e capacità di trasferire le emozioni sulla carta, in modo molto naturale, spontaneo, senza orpelli né artifici: le poesie di Antonio vengono fuori dal cuore per rivolgersi ad altri cuori, per comunicare con loro.
    E poi i racconti, di cui già conoscevo lo stile avendone letti alcuni sul sito, mi hanno dato una conferma: sono proprio da godere, dei piccoli gioielli letterari.
    Sono tutti diversi tra loro nella trama e nei personaggi ma hanno alcune caratteristiche principali in comune: sono molto brevi, spesso divertenti, cinici, a volte surreali e altre iperreali. Ci narrano storie che lasciano stupiti ma che appartengono alla realtà, alla cronaca, anche quella nera s'intende. E Antonio si muove a suo agio tra questi elementi, dosa l'humour al posto giusto nel momento giusto, e lavora in maniera raffinata donando a queste piccole storie un tratto distintivo ben preciso, che piacerà a molti lettori: ogni racconto ha un gran finale a sorpresa, peraltro credibile ogni volta. Finali ricercati, che spesso ci ricordano quanto sia beffardo il destino, e che trasfigurano l'intera storia in un mero ma articolato espediente tecnico per arrivare alla rivelazione finale, cioè il vero cuore del racconto.
    E torniamo sempre lì, a questo benedetto cuore, perché ormai è chiaro: Antonio Colosimo ha scritto Luce e Polvere col cuore.

    [... continua]

  • Sosteniamo Dominique Lapierre!   
    Un libro straordinario, per i personaggi descritti e le vicende narrate. A  volte può apparire così lineare e descrittivo da sembrare addirittura semplice.  Ma per farsi comprendere, per arrivare a tutti, essere pomposi non serve a niente, e questo libro è scritto proprio per raggiungere tutti, per colpire le coscienze e stimolarle.
    Sono stato a Calcutta circa 20 anni dopo i fatti  descritti, sicuramente è stato fatto tanto ma negli slum resta ancora molto da fare.
    Un paio di mesi dopo il rientro in Italia ho avuto la fortuna di  ascoltare dal vivo Dominique Lapierre, durante un incontro letterario: emana un'aura,  un'energia, una serenità d'animo che si individuano solo nelle grandi  personalità. E' una di quelle persone, con sua moglie, che non vanno lasciate sole.
    Credo che la miglior recensione per questo libro sia diffondere le  coordinate per sostenere le loro iniziative: "Associazione per i bambini dei  lebbrosi di Calcutta per la fondazione Dominique Lapierre ONLUS", Conto Corrente  Postale 10043503 - Conto Corrente Bancario: 010000003389/5 ABI: 3032 CAB: 2801

    [... continua]

  • Sai cos'è Packingtown? E' il quartiere dei macelli di Chicago e dopo aver letto questo libro non potrai dimenticarlo mai più.
    All'inizio del '900 è qui che si ritrovano a elemosinare lavoro migliaia di emigranti. Partiti dalle terre d'origine con grandi speranze, si ritroveranno a essere minuscoli ingranaggi di una macchina enorme che influenza la vita di un'intera nazione: soldi, corruzione, vita politica, scambio di voti, violenze, abbrutimento, assenza di diritti, sfruttamento dei lavoratori, questi sono alcuni degli ingredienti del capitalismo delle origini. E Sinclair denuncia tutto in un romanzo che ha fatto epoca, e suscitato molti  dibattiti.
    Un romanzo che rappresenta una critica aspra della società di allora ma che non ha perso nel tempo la sua attualità, perché ci dimostra quanto è stato fatto e quanto ancora si può fare.
    La Giungla di Sinclair è un libro potente e impegnativo, che fa riflettere e che racconta senza fronzoli, anche con descrizioni crude, vicende che a Packingtown erano all'ordine del giorno (e chissà in quanti Paesi "emergenti" lo sono ancora!).
    Il confine tra il romanzo, il saggio e l'articolo giornalistico è sottile e spesso non si distingue perché miscelato con sapienza. Sinclair si conferma un narratore attento e puntuale, un intellettuale critico nei confronti del primitivo meccanismo industrializzazione-politica-soldi-diritti dei lavoratori che ha avuto il coraggio e la sensibilità necessari per mettere la propria penna a disposizione dei più deboli.
    Non è una lettura per tutti, anzi, è vivamente sconsigliata ai vegetariani e agli animalisti.

    [... continua]

  • Il titolo del libro dice già tanto, ma il sottotitolo rivela molto di più: "Manuale di autodifesa dall'invadenza della madre del proprio partner".
    E sì, il rapporto suocera-nuora/genero è un fenomeno che finalmente qualcuno ha preso la briga di analizzare in maniera dettagliata, risalendo all'origine dei conflitti che minano questi delicati rapporti tra famigliari "acquisiti" e proponendo delle possibili soluzioni, (quasi) tutte lecite.
    Andrea Ballarini, copywriter, già autore di due romanzi, si cimenta con un saggio semi-serio che si legge molto volentieri, non solo per la sua utilità manifesta ma, soprattutto, per lo stile squisitamente ironico di cui sono intrise le oltre duecento pagine che lo compongono.
    La stesura è accurata e non mancano particolari e originalità, specie nelle metafore che accompagnano la classificazione dei vari tipi di suocera che il destino ci può assegnare. Sì, perché la suocera non è una sola.
    E siccome per affrontare un nemico (come chiamare altrimenti una suocera?), bisogna conoscerlo a fondo, Andrea ha pensato bene di elencare venti diversi tipi di suocere. Sono tutte potenzialmente letali ma ognuna ha le sue caratteristiche peculiari, conoscendo le quali potremo imparare a identificarla senza sbagliare; e attuare la misura più azzeccata per annientarla.
    Suocera casalinga, coatta, esotica, freakettona, perfetta, ricca, sexy, telefonante, vicina... ce ne sono per tutti, e sono tutte da non sottovalutare.
    "Come difendersi dalla suocera... evitando condanne penali" di Andrea Ballarini è un piccolo tascabile con il grande compito di salvare persone e rapporti, basta leggerlo al momento giusto e farlo leggere alle persone giuste.
    A proposito, potrebbe essere un ottimo regalo di Natale per vostra suocera. Da recapitare in forma rigorosamente anonima, ovvio.

    [... continua]

  • Non c'è che dire, questo autore è proprio bravo. Dopo L'ombra del vento era difficile migliorarsi, invece la qualità di questo secondo libro è una conferma: Zafon ha talento, lo esprime in maniera asciutta e sa catturare i suoi lettori. Sul finale si ingarbuglia un po' ma trova gli espedienti necessari a dipanare la matassa, sempre al confine tra sogno, realtà e soprannaturale. Ottime le descrizioni dei personaggi, dei luoghi, l'uso delle metafore e, cosa da non sottovalutare, dell'ironia. Una buona lettura estiva tra misteri e colpi di scena.

    [... continua]

    • Valkir
    • 24 giugno 2011 alle ore 12:08

    Valkir. Finalmente Valkir!
    Era un po' che aspettavamo in redazione questo libro, poi un giorno è arrivato e averlo tra le mani, annusare le pagine, tastare la copertina di carta martellata, leggere la dedica, è stato diverso dal solito.
    Diverso perché Valkir è una nostra "vecchia" conoscenza, difatti il suo esordio letterario è avvenuto proprio su Aphorism nel lontano 2005.
    Il suo autore, Max Ventura, ci chiese di fare un esperimento: pubblicare una storia a puntate sul forum (che a quei tempi era molto frequentato). Figuriamoci, Aphorism non si sarebbe tirato indietro...
    Così Valkir fece la sua prima comparsa su Internet, venne annunciato con lanci di newsletter a ogni nuova puntata, e iniziò a raccogliere in questo modo i suoi primi consensi: centinaia di letture e decine di commenti convinsero definitivamente Max che la storia di Valkir poteva raggiungere traguardi ambiziosi.
    Quando questo fenomeno venne "notato" da qualcuno, arrivò la richiesta di rimuovere dal forum tutte le puntate: la trasformazione stava avendo inizio, per Max e Valkir era arrivato il momento di salutare l'ambiente virtuale.
    Vi abbiamo raccontato un po' la genesi di questo libro, come è nato, come è cresciuto, quale percorso ha fatto prima di "tornare" presso la nostra Redazione sotto forma di pagine e carta.
    Siamo orgogliosi di Valkir, e di Max, sono parte di una famiglia che ha sempre sostenuto i propri autori e che ha gioito ogni volta che qualcuno di loro ha ricevuto una proposta editoriale. Per questo - e non ce ne voglia Max - sentiamo la sua creatura anche un po' "nostra" .
    Ma chi è Valkir?
    E' un vampiro, un vampiro atipico. Niente a che vedere con Twilight e simili (ricordiamolo, Valkir è nato qualche mese prima della celebre saga scritta da Stephenie Meyer), Valkir intreccia la sua storia con quella dell'umanità sconvolta dal secondo conflitto mondiale. E attraversa quella Storia, anche geograficamente, passando dall'Europa al Giappone, dove incontrerà un uomo speciale e, soprattutto, rifletterà sulla sua natura. In attesa di rivelazioni che determineranno il suo destino...
    Ma basta così, per scoprire tutti i segreti di questo affascinante vampiro basta entrare in una libreria oppure ordinarlo su Internet. Le premesse per una buona lettura ci sono tutte, non abbiate paura di affrontare Valkir: lui ha fatto di tutto per arrivare nelle vostre case ;)

    [... continua]

  • Horror Rock. Un giorno ho ricevuto questo libro con l'incarico di scrivere una recensione.
    Non conoscevo l'argomento, non sapevo se mi sarebbe piaciuto, non immaginavo cosa avrei potuto scrivere. Il mio approccio all'opera di Vitolo e Lazzati è stato decisamente all'insegna del "non".
    Ho cominciato la lettura e dopo qualche giorno, durante una chiacchierata con un amico, sono finito a parlare di questo libro, e l'ho fatto con una naturalezza che mi ha stupito. Era come se masticassi da sempre la materia, anzi, a pensarci bene ne ho parlato con entusiasmo, poi mi sono fermato e mi sono reso conto di due cose: 1) Parlo così solo quando un libro mi piace; 2) Quelle parole erano la recensione.
    Quindi, prima di mettermi davanti alla tastiera, sono andato a recuperare proprio quell'ispirazione.
    Abbiamo due autori, Eduardo Vitolo e Alessio Lazzati, una prefazione di Alan D. Altieri, una introduzione all'argomento, otto capitoli, una postfazione di Ian Christe, una bibliografia e 479 pagine di passione.
    Sì, perché la passione, la conoscenza, la preparazione trasudano in ogni rigo di questo volume ben confezionato dalle Edizioni Arcana.
    Horror Rock è una rivelazione, è un compendio, è un'enciclopedia su questo genere-non-genere maledettamente musicale e allo stesso tempo letterario, cinematografico e fumettistico.
    Non aspettatevi un saggio inneggiante a Satana perché commettereste un errore, Horror Rock è molto di più: ci prende la mano e ci fa conoscere come è stato originato, come si è sviluppato, quali risvolti ha avuto il culto dell'orrore quando ha incontrato l'arte. E allora si comincia dalle pagine di Lovecraft per arrivare a Poe e addirittura al nostro Foscolo; si passa al cinema per conoscere meglio Bela Lugosi, Carpenter, Rob Zombie; si va al teatro, con il Grand Guignol; si fantastica con Dyland Dog e Sclavi; ci si cala nelle aberrazioni, nella follia spietata di alcuni famigerati serial killer, dal celebre Jack lo squartatore a Charles Manson per citare i più noti. E cos'è che ci accompagna in questo lungo viaggio?
    Una colonna sonora unica, fatta di aneddoti, storie, immagini, curiosità, scoperte, pseudonimi, una colonna sonora di metallo, di album, di testi, soprattutto di band, tante band di tutto il mondo, che hanno avuto il coraggio di sperimentare e inventare musica.
    Black Sabbath, Alice Cooper, Iron Maiden, Metallica, Slayer, Marylin Manson sono solo la punta dell'iceberg, i nomi più noti... ma c'è tanto da conoscere, tantissimo da ascoltare.
    A proposito, in un'epoca così hi-tech non posso rinunciare a un consiglio che darà ancora più significato alla lettura di questo libro: leggetelo accanto al vostro smartphone, con un collegamento a Internet potrete vedere i video o ascoltare i brani che vengono citati nei vari capitoli, in modo da rendere la lettura interattiva e completare al meglio l'esperienza.
    Per concludere: Horror Rock manderà letteralmente in visibilio gli appassionati del genere, che lo adoreranno come un testo sacro. Tutti gli altri, si presume lettori dalla mente aperta e senza preconcetti, avranno molte cose da imparare: per loro leggere sarà come vivere un'avventura da incubo, sarà la scoperta di un mondo, di uno stile di vita che va ben oltre le sette note.
    Auguro a tutti di fare una buona lettura e - mi raccomando - prima di iniziare a sfogliare le pagine scritte da Vitolo e Lazzati, ricordate sempre di stringere il pugno e alzare l'indice e il mignolo... perché è tempo di rock!
    Di Horror Rock.

    [... continua]

  • Ogni volta che Alberto Presutti annuncia la pubblicazione di un suo libro, per noi di Aphorism.it è un momento importante.
    Alberto è stato tra i primissimi autori a iscriversi al sito, ad apprezzarlo, a promuoverlo. Abbiamo collaborato molto, lui ci ha visto crescere e noi l'abbiamo seguito in tutte le sue istrioniche trasformazioni, confermandoci sempre l'idea di avere incrociato la strada con un vero professionista della parola.
    Così, dopo le poesie su commissione, dopo averlo visto ospite in TV, ascoltato in radio, apprezzato per i versi dello splendido "Dell'Odiato Amore", è stata una gradevole sorpresa vederlo addirittura alle prese con il Galateo.
    Sì, Alberto Presutti, esperto di etichetta e bon ton, ha sentito che era arrivato il momento di rispolverare le norme comportamentali raccolte quasi cinque secoli fa nel celebre capolavoro di monsignor Giovanni della Casa.
    Ma, ovviamente, non poteva limitarsi a una semplice rilettura, no. Alberto ci prende per mano e ci accompagna tra classico e contemporaneo, tra buona educazione e buon senso, rivelandoci tanti particolari gustosi e curiosità che ci aiuteranno ad agire nel modo giusto, a intervenire puntualmente in qualsiasi occasione.
    Il libro è diviso in pratici capitoli e gli argomenti trattati sono molti: famiglia, parole, colloquio di lavoro, fiori, corteggiamento, cena romantica, locali pubblici, vacanze, nozze, comportamento in pubblico, Internet, sala da ballo, regali e tanto altro ancora.
    Che dire, c'è bisogno di un libro così di questi tempi, e sarebbe davvero utile che incominciassero a leggerlo proprio i più giovani, spesso accusati di aver dimenticato le buone maniere e la loro importanza. E poi anche gli adulti, affinché possano tornare a dare orgogliosamente l'esempio, riprendendosi il ruolo di educatori che troppo spesso è stato delegato alla televisione.
    Il nostro augurio per Alberto e il suo libro è che sempre più persone possano dire: "Bentornato Galateo!"

    [... continua]

  • Abbiamo un luogo, dei personaggi più o meno sospetti, un movente e, soprattutto, un delitto.
    Questi sono gli ingredienti fondamentali di un giallo, a cui si aggiunge anche l'investigatore di turno che, ne "La morte in pentola", è la Sig.ra Franca, di anni settanta.
    E sì, Gaia Conventi affida a un'anziana appassionata di gialli la risoluzione di un caso inquietante: la morte della sua compagna di viaggio, avvenuta in circostanze misteriose e... sotto il suo naso!
    Chi ha architettato la morte della Signora Iole? E per quale motivo? Gli indizi per risolvere il caso ci sono tutti, basta seguire gli interventi dei protagonisti e godersi la lettura fino al termine.
    Gaia Conventi torna in libreria con un testo brioso, costruito in maniera classica e senza sbavature.
    "La morte in pentola" si fa leggere amabilmente per come evolvono gli eventi e per le tante battute salaci che costellano l'intero impianto narrativo. Elementi che donano all'insieme un micidiale mix di suspance e humour nero, in grado di rendere lo stile dell'autrice unico e assolutamente riconoscibile nel nostro panorama letterario.

    [... continua]

  • Alessandra è un ingegnere con la passione per la scrittura. Potremmo definirla il nostro Paolo Giordano, l'ormai celebre autore della "Solitudine dei numeri primi".
    Difatti sembra proprio che anche Alessandra, in possesso di una rigorosa formazione scientifica, abbia bisogno di giocare con la sua anima creativa. Farla esplodere liberamente tra inchiostri e carta. Ed è proprio dal cocktail di raziocinio e fantasia che nasce questo libro della Ibiskos Editrice.
    Ci troviamo di fronte cinque storie brevi e gustose da leggere, abbiamo uno stile asciutto e concreto che delinea i caratteri dei personaggi, la loro psicologia, e li fa interagire in dialoghi incalzanti o in intime riflessioni. Sempre strizzando l'occhio ad ambienti e situazioni familiari all'autrice: e così ci ritroviamo di fronte formule matematiche, laboratori, interrogazioni di fisica e chimica...
    La lettura scorre rapida e piacevole e a impreziosire i racconti troviamo aforismi di Einstein, Russel e Barrow.
    Ecco, possiamo dichiarare ben riuscito l'esperimento e forse, la spiegazione di questo risultato positivo, la possiamo proprio trovare parafrasando un'opera di Barrow: "signori, il mondo è matematico!".

    [... continua]

  • Patrizio Pacioni ci presenta Leonardo Cardona, detto “il Leone”, commissario a Piacenza anche se spesso le sue indagini vedono protagonista la misteriosa città di Monteselva. Non poteva mancare al fianco del commissario un attendente simpatico e dotato di disarmante schiettezza meridionale, Gaetano Gargiulo. Sono questi gli elementi di successo per una serie di romanzi brevi dove il lettore familiarizza facilmente con i protagonisti.
    Il confronto con il celebre Montalbano nasce spontaneo, è normale vista la popolarità del commissario siciliano, ma Cardona non ne soffre… anzi. Cardona è collega e “rivale”, Cardona non teme confronti: ha i suoi metodi, la sua morale, il suo senso della giustizia. Il commissario piacentino è ben sorretto da una struttura che non lo fa apparire come un’imitazione, ma come un eroe nuovo, originale, e questo è un grande merito dell’autore.
    “La beffa di Cardona”, il primo racconto pubblicato dall’autore su Aphorism, riassume quanto descritto, ed è un ottimo biglietto da visita per chi desiderasse fare la conoscenza di questo personaggio.
    Ecco, una premessa simile era necessaria per introdurre “Malinconico Leprechaun”, un libro che vede il suo protagonista in trasferta all’estero, in Irlanda, alle prese con un omicidio compiuto sotto i suoi occhi, e che rivela da subito alcuni aspetti incredibili da affrontare.
    La lettura scorre piacevole, le descrizioni dei verdi paesaggi irlandesi sono precise, i dettagli psicologi dei protagonisti ben dettagliati e l’aura di mistero che avvolge la trama alimenta la curiosità, la voglia di capire quali inquietanti meccanismi si sono innescati nella vita di Alice e Patrick, i due fidanzati che lasceranno un segno indelebile nella memoria di Cardona. E il Leprechaun del titolo? Be’, non possiamo mica svelare tutto…
    Insomma, gli ingredienti per una buona lettura ci sono eccome, l’editore Sampognaro & Pupi dovrebbe continuare a puntare sul talento di Pacioni, un autore che ha capito l'importanza del Web ed è presente su Internet con un sito personale e addirittura un blog dedicato alla misteriosa Monteselva.
    Continueremo a seguire Patrizio Pacioni, perciò il suo buon Cardona è avvisato… stavolta è lui ad avere qualcuno alle calcagna!

    [... continua]

  •  Il testo è scritto bene, la narrazione è fluida e per quanto sia trattato un tema “paranormale”, come si evince dal titolo, la trama è credibile e ha un impianto solido.
    I lettori più scaltri non mancheranno di notare riferimenti a illustri predecessori letterari come “La casa stregata” di H.P. Lovecraft, e cinematografici, difatti la protagonista ricorda la straordinaria Cate Blanchett nel film “Il Dono”.
    Il giudizio è quindi positivo: siamo di fronte a una buona prova di Eduardo, che affronta un tema  sempre molto discusso e lo fa senza riserve: si schiera dalla parte del mistero, dell’inverosimile, lasciando intendere che non sempre lo scetticismo è sinonimo di ragione. E lo fa da “padrone” dell’argomento, come se le sue esperienze fossero strettamente collegate agli eventi narrati: così si fa, un autore deve “sentire” la sua storia, deve immedesimarsi, altrimenti come possono farlo i suoi lettori?
    La Ibiskos pubblica di nuovo un autore di Aphorism e ci auguriamo che questo connubio si sviluppi ancora, producendo altri libri così.

    [... continua]

  • Quando questo libro arrivò in redazione fu una giornata bellissima: Attilio Del Giudice era tornato!  Non abbiamo mai nascosto la nostra passione per questo autore e ritrovarlo pubblicato da  Gaffi Editore è stato un piacere, anche sotto l’aspetto estetico: il volumetto è stampato in un comodo formato tascabile e la copertina ha un riquadro ritagliato che in parte mostra, e in parte nasconde, l’immagine intera presente in terza pagina, che accompagnerà il lettore nella scoperta di questa raccolta di racconti.
    Difatti è proprio attraverso questa finestra ritagliata che entriamo nel vivo dei contenuti, per “navigare” tra numerose storie catalogate per decenni, dagli anni ’50 fino ai nostri giorni.
    Stavolta, quindi, non ci troviamo di fronte ai personaggi seriali conosciuti negli ottimi noir precedenti. No, Attilio ci fa conoscere nuove trame tracciandole con la sua penna raffinata e il suo stile inconfondibile.
    I racconti sono brevi e intinti di humour nero, cinismo, magia e realtà. Troviamo personaggi fantastici a cui ci si affeziona, di cui si “divora” la vita seguendo le loro vicende fino alla conclusione, che spesso lascia un sorriso amaro.
    Degno di una particolare menzione è il testo degli anni ’90 “Lo scrittore e la realtà”: ci sono tutti i presupposti per farlo diventare una storia indipendente, un libro a sé… e se Attilio non lo ha già pensato, glielo suggeriamo noi!
    "Una barchetta di carta" è un'altra conferma delle capacità di Del Giudice, è una chicca da avere in biblioteca e regala istanti di pura neo-letteratura e pennellate di avanguardismo, perché Attilio non ha mai temuto di essere un autore fuori dagli schemi ingessati di molti pubblicazioni contemporanee.
    E per leggere questo genere di libri un ringraziamento va fatto anche alla casa editrice che, in tempi difficili e in un paese dove non si legge mai abbastanza, scommette e investe sul talento dei suoi autori. Gaffi e Del Giudice: un’accoppiata che non dimenticheremo. Da leggere.

    [... continua]

  • Renato Bergonzi ci accompagna in un viaggio nel recente passato degli anni '80. Ne esce fuori una sorta di reportage disilluso, che trova ispirazione nelle vicende di un gruppo di amici e nella città di Sanremo.
    I luoghi, gli episodi, i personaggi e le loro storie si mostrano al lettore e si trasformano: non sono solo immagini e descrizioni, sono realtà. Renato ci prende per mano, ci porta in giro per i locali che ha amato e ci fa conoscere tante persone, per farci capire che Sanremo non è solo il festival più popolare della canzone italiana, Sanremo è molto di più. E allora via per i vicoli, alla ricerca del mare, di panorami unici, di umanità nei forni comuni dove incontrare persone, confrontarsi, esprimersi vicendevolmente amicizia e solidarietà.
    Perché in queste storie non manca l'amore per gli altri, non mancano i riferimenti all'impegno politico protagonista delle vicende italiane del '68 e dei movimenti del '77. Erano ragazzi, sono diventati uomini e donne, e hanno visto in presa diretta i cambiamenti, radicali, della società che oggi viviamo. E al termine della lettura, non riusciremo a dimenticare quei protagonisti che sono stati portati via da una malattia che allora era nuova, misteriosa, e che ancora oggi miete tante vittime: l'HIV.
    Noi della Redazione suggeriamo la lettura del libro abbinata al gusto di un vino della propria regione, perché i luoghi amati possono ritrovarsi dentro un buon bicchiere, e siamo sicuri che l'autore di "Loro sanno" apprezzerà questo consiglio.

    [... continua]

  • 11 racconti compongono il mosaico di Iago. Ogni "tessera" si amalgama perfettamente con le altre, costruendo un insieme che si legge di un fiato e che regala ottimi spunti per profonde riflessioni.
    Iago non è mai banale, Iago non si ferma mai in superficie, anzi. Ci invita a scendere in profondità, a guardare prospettive diverse, a crearci punti di vista più maturi e indipendenti, fuori dai soliti giochi dei luoghi comuni e delle convenzioni sociali.
    Metafore, favole, allegorie si intrecciano e si dipanano rivelando morali comprensibilissime, messaggi da condividere e applicare per guadagnare un approccio alla vita diverso, questa è la "sfida" che l'autore lancia a noi lettori.
    Iago ci ha regalato il suo mosaico, con la sua filosofia di vita, affinché ognuno possa respirarne la quintessenza e magari scoprire e godere maggiormente la propria sensibilità e spiritualità, spesso mortificate dalla cieca "velocità" con cui affrontiamo la vita quotidiana.
    Allora? Cosa aspettate a iniziare il vostro mosaico?

    [... continua]

  • Abbiamo già pubblicato il nostro parere sulla coppia di scrittori Borghi & Conventi, e sembra proprio che la EdiGio' abbia preso sul serio quanto scritto nella precedente recensione. Oppure, come ci hanno confermato gli stessi autori, gli abbiamo semplicemente portato fortuna con il nostro interessamento.
    Fatto sta che Borghi & Conventi sono tornati con un nuovo libro. E questo ritorno è avvenuto con la stessa formula vincente vista in "Sulfureo", solo che stavolta i testi sono ancora più maturi, la scrittura è fluida, tratteggia in modo più approfondito i personaggi e spazia in diversi luoghi e periodi storici.
    Questa nuova raccolta di racconti è una stupenda conferma del volume d'esordio, è una scommessa vinta e il consiglio della Redazione resta il medesimo della volta scorsa: siamo ancora di fronte a un testo da avere in biblioteca.
    Le storie vi appassioneranno, i richiami al cinema horror sono molti (Shining, The fog, Il sesto senso, Creepshow) e divertenti da trovare, ma gli autori hanno saputo gestire molto bene il confine tra la citazione colta e l'idea assolutamente inedita.
    Ogni finale lascia delle belle sensazioni, quelle che solo un buon libro è in grado di far provare.

    [... continua]

  • Per introdurre il testo usiamo le parole scritte da Luigi De Luca, autore della premessa e Responsabile Aphorism.it

    Spesso le parole di chi scrive la premessa a un libro di poesie non sono sincere, certe premesse risultano costruite, artefatte.
    A volte mi è capitato, sfogliando i tanti libri che arrivano in redazione, di trovarmi di fronte a premesse ricche di periodi composti quasi scientificamente, che a volte risultano finti, botulinizzati. Come se lo scopo del prefattore si concentrasse tutto nella ricerca isterica di vocaboli impossibili da comprendere senza l’ausilio di un dizionario.
    A mio avviso una buona premessa dovrebbe invogliare, stimolare, introdurre alla lettura. La premessa dovrebbe essere sempre al servizio dell’opera, non un’esibizione di preparazione, uno sfoggio di cultura e sapienza di chi la scrive. Non si dovrebbe mai sottrarre spazio all’autore del libro, perché il lettore vuole conoscere ciò che sta per leggere e va rispettato, anche perché di questi tempi i soldi spesi per acquistare e leggere poesie valgono il doppio.
    Quindi spazio all’autore e ai suoi testi, che sono semplici e veri, gli unici protagonisti di questo volume.
    Nelle poesie di Giulia una cosa è subito chiara: l’immenso, fortissimo legame con tutti gli elementi della natura. Aria, terra, fuoco e acqua sono presenti in forme diverse in buona parte dei componimenti, e Giulia traduce questo legame rendendolo intelligibile a qualsiasi tipo di lettore, per qualsiasi sistema di rappresentazione della realtà.
    Secondo i più recenti studi neurolinguistici, esistono tre sistemi di rappresentazione della realtà, a ognuno dei quali corrisponde un diverso schema espressivo: il sistema “visivo”, quello “auditivo” e il “cenestestico”. E ognuno di questi profili troverà soddisfazione, si sentirà coccolato dalle poesie di Giulia.
    Il lettore “visivo”, colui che predilige la rappresentazione per “immagini”, vedrà “dipinti sulle labbra” e assisterà ai “silenzi che passano senza guardare”, oppure “si specchierà in freddi occhi”.
    Il lettore “auditivo”, che preferisce i suoni delle parole, che è rivolto all’ascolto profondo, che va oltre l’insieme dei caratteri stampati sulla carta, non resterà deluso. Lo aspettano “sonori silenzi”, ma potrà anche “tapparsi le orecchie per non ascoltare”, oppure ascoltare diversi ritmi, il frinire di cicale e devastanti clangori.
    Anche il lettore “cenestesico”, colui che userà durante la lettura un approccio fatto di gusto, tatto e olfatto - cioè gli altri sensi che ognuno ha a disposizione oltre ai due già elencati - troverà soddisfazione.
    Perché questo piccolo viaggio nelle controverse dottrine della neurolinguistica? Perché da anni mi occupo di comunicazione, di tecniche e stili, di scrittura creativa, e so che è difficile riuscire a comunicare trasversalmente. Scrivere cioè un testo unico che possa essere gradevole a qualsiasi tipo di lettore. So che per crearlo c’è bisogno di cura e attenzione, di scalpello e lima.
    Quindi resto affascinato quando trovo una persona come Giulia che con semplicità, in ogni cosa che scrive, riesce a rivolgersi a tutte le categorie di persone senza forzature, senza risultare costruita, manipolatrice di parole e messaggi.
    Ci troviamo di fronte a una persona che ha capacità comunicative innate, perché riuscire a raggiungere chiunque non è da tutti. In molti ci provano ma in pochi hanno successo, e di solito chi ci riesce ha alle spalle due fondamentali inneschi: o il talento naturale o tantissimo studio.
    Nel nostro caso non dobbiamo approfondire quale di questi due fattori ha determinato le capacità di Giulia, non è su questo che dobbiamo indagare perché non c’è nulla da scoprire.
    Il risultato lo abbiamo di fronte, tutti: chiaro, sonoro, tangibile, questo libro può raggiungere qualsiasi lettore e il merito è solo di Giulia.

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  • Il libro si presenta molto bene, sin dall’aspetto. L’edizione è curata, i colori scelti sono azzeccati, il font e gli spazi bianchi sono quelli giusti per godersi un buon libro.
    Quanto descritto sono ovviamente dei valori aggiunti ai contenuti, ai racconti brevi di Gaia Conventi e del suo “partner di penna” Stefano Borghi.
    Sì, perché “Sulfureo” è frutto della collaborazione tra questi due promettenti autori che si sono incontrati per caso sul Web, e la EdiGiò dovrebbe essere ben contenta di aver scommesso su di loro.
    I testi scorrono via che è un piacere, con rimandi allo stile horror classico di E.A. Poe e H.P. Lovecraft, e intriganti spolverate di humour nero che donano un tocco di originalità all’insieme.
    E poi, degna di nota, la scelta di completare ognuno dei sedici racconti con singolari finali a sorpresa.
    Per noi l’esperimento è riuscitissimo, gli amanti del noir e dell’ironia passino pure alla cassa senza indugi: la vostra biblioteca vi ringrazierà.

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  • Il sottotitolo di questo libro è “Pensieri in soluzione acida” e a rifletterci è azzeccatissimo.
    Giovanni Soriano si rivela abile aforista, e pare che davvero abbia intinto la sua penna nell’acido muriatico prima di vergare le massime che compongono il volumetto.
    Ci troviamo di fronte a 67 pagine ricche di sentenze, tutte ben misurate e argute, e si vede che dietro a ognuna c’è lo spessore di una preparazione e lo studio dell’autore, su cui ha fatto bene l’editore “Joker” a scommettere.
    Troppo presto ci si improvvisa autori di aforismi  ma questo libro è il frutto di sei anni di analisi, di raccolte d’idee, di elaborazione, di scrittura e riscrittura. Per questo ne è venuto fuori un prodotto completo, suddiviso in 9 brevi capitoli ognuno con un suo “tema”. E visto l’ottimo risultato finale speriamo che presto arrivi una seconda pubblicazione… senza dover attendere altri sei anni!

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  • E anche Giuseppe Bisegna cominciò a raccontare, per fortuna…
    La prima pubblicazione di questo giovanissimo autore, classe 1983, è un esordio che non passerà inosservato, non deve. Il talento c’è, e c’è anche una buona padronanza del mezzo che usa per trasmettere pensieri ed emozioni: la poesia.
    La usa con equilibrio e gusto, sperimentando e innovando concetti eterni come quelli di “pagina” e “spazio bianco”. Non ci sarà più alcun blocco dello scrittore per chi leggerà “La verità”, oppure “La macchia”, anzi, sarà più facile comprendere come poche parole possano comunicare tanto.
    E poi ci sono costruzioni piene, dense, che meritano di essere citate, come “Sospesi”: Né carne/ né sangue/ né numeri/ né nomi/ Emozioni/ sospesi a mezz’aria nell’eterno, o “Confessione”: Laggiù/ in fondo fa male/ dove/ io vorrei/ ancora e, per finire, “Il fabbro”: Fu un buon fabbro/ quando seppe cosa prova il ferro/ quando prima arde/ e poi è battuto.
    Immagini significanti, decise e ben tratteggiate, che delineano contorni e materializzano le scene mentre nell’anima si fa spazio il messaggio vero, quello che va al di là della rappresentazione figurata.
    Questo libro è piccolo, brevissimo, ma può servire a tanto perché dentro di sé nasconde una forza che trascina e fa risorgere l’uomo e la poesia.

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  • Cosa ha portato con sé Arnaldo? Perché l’abate Ubaldo decide di nascondere ciò che è arrivato dalla Terrasanta? E la Loggia dei Dragoni, a secoli di distanza, perché vuole impossessarsene a tutti i costi? Questa sono le domande a cui Sean Barni, con l’aiuto della collega Silvia Loi, deve trovare delle risposte. E le risposte saranno fondamentali per l’intera umanità: terribili segreti potrebbero essere svelati!
    E’ con queste premesse che Nanni Bassetti ci prende per mano e ci trascina in un vortice di eventi senza tregua.
    L’autore, esperto di sicurezza informatica, gioca molto con le conoscenze del suo mestiere e compone una struttura narrativa potente, dai ritmi martellanti. La svolta pare sempre dietro l’angolo ma bisogna inseguirla ad ogni capitolo.
    La struttura del libro è complice compiaciuta del cinema e dei grandi thriller americani, da cui assorbe quella passione per la ricerca, il nozionismo e la multidisciplinarietà che aiutano a rendere la trama corposa e senza limiti spazio-temporali definiti.
    La lettura procede agevole, scorrevole e l’autore sembra conoscere bene il suo pubblico: se amate l’informatica, l’esoterismo, la storia e la suspance, Onphalos è un libro che non può mancare nella vostra biblioteca.

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  • Questa silloge è un premio.
    Un premio per chi l’ha scritta, per chi l’ha selezionata, per chi la legge.
    Classificata al primo posto nel concorso per Giovani Poeti promosso dalla Fondazione Pescarabruzzo e dalla Casa Editrice Tracce, si è trasformata in un libriccino intenso e piacevole da leggere. Una scelta azzeccata da parte della giuria, e vale la pena rimarcare il percorso di una pubblicazione poetica, specie per onorare quelle case editrici che scommettono in un settore che non può certo definirsi florido, almeno in Italia.
    E poi c’è lei: Cristina Mosca, l’autrice, la “mamma” di questa raccolta. C’è dietro ogni titolo, dietro ogni verso, dietro ogni parola. Il suo vocabolario è fitto, vasto; le parole sono dosate, misurate, ricercate e messe al proprio posto con gusto, con sapienza.
    C’è passione, e si sente. C’è sacrificio, gioia e sofferenza. C’è la voglia di comunicare, di farsi capire e di aiutare a capire di più gli altri, guardandosi dentro, perché una poesia può riuscire a farlo meglio di tanti professoroni.
    Bisogna leggerli i libri così, e bisogna stamparli perché fanno bene e aiutano a stare meglio, a ritrovarsi e a guardare il futuro con ottimismo. Pierrot non è soltanto malinconia, il nostro Pierrot è di più e possiamo essere proprio noi a farlo sorridere.
    Questa silloge è un premio. Un premio per chi l’ha scritta, per chi l’ha selezionata, per chi la legge.
    Questa silloge è un premio anche per Aphorism.

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  • Siamo felici e orgogliosi di presentare l'autobiografia che Erico Menczer ha regalato a tutti gli appassionati di cinema, fotografia, pittura e letteratura.
    Un artista così completo, che ha lavorato con i grandi nomi del cinema italiano onora Aphorism e tutta la Scuderia. E onora soprattutto Internet come nuovo mezzo di comunicazione.
    Difatti Erico ha deciso di regalare il volume a tutti i suoi lettori, pubblicando le pagine del libro sul suo sito, in modo che possa essere letto da chiunque on line (oppure scaricando un file .pdf).
    Lieti di questa nobile iniziativa non potevamo fare altro che promuovere questo libro e invitare tutti i nostri autori, lettori e frequentatori a conoscere di più un grande direttore della fotografia del cinema italiano.

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  • Attilio Del Giudice torna in libreria. Questa è una bella notizia che apre la nostra recensione.
    Due anni dopo Bloody Muzzare’, che ha chiuso la trilogia dei tutori dell’ordine De Grada e Capece, arriva il nuovo lavoro ancora edito da Leconte.
    Una bella edizione, curata, con 149 pagine ricche di vicende raccontate in capitoli brevi e densi.
    La struttura narrativa pare smembrarsi dall’insieme, vuole dilaniarsi, per raccontarci quanto più possibile la vita del protagonista, in tutti i suoi aspetti. Ed è un piacere trovare Del Giudice ancora impegnato a giocare con l’italiano, questa volta in maniera ancora più profonda: lascia che a “scrivere” la vicenda sia il protagonista, Nino, un bambino di quinta elementare che si racconta come se componesse il suo diario segreto.
    Gli occhi di questo bambino, e il suo cuore, ci porteranno nella provincia campana, un territorio che spesso sanguina e che il nostro Attilio conosce bene. Nino intinge la penna in un italiano incerto, ricco di elementi presi in prestito dal dialetto, co-protagonista assoluto delle vicende narrate.
    Così, tra violenza ordinaria, squallore, prepotenza e codici d’onore della malavita organizzata, un bambino si muove a metà strada tra i suoi coetanei e il mondo degli adulti. Tra l’innocenza genuina e un po’ smaliziata di chi è costretto a crescere in fretta, e le perversioni dei grandi, sempre alla ricerca egoistica di soldi, piacere e potere.
    Nino sembra non capire la sfida che l’attende: dovrà scegliere, un domani, se ereditare l’esperienza e la fama del padre padrone o prendere la sua strada fatta di sogni e dolcezza. Quella tracciata dalle due dolci figure femminili di cui è perdutamente innamorato: la mamma e la maestra.
    Noi tifiamo per Nino, perché è buono, perché rappresenta una speranza per tutti, perché solo nell’ultimo capitolo Del Giudice ci fa capire cosa significa “la vita incagliata”, lasciandoci a bocca aperta.
    E allora sì, non ci resta che sperare…

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  • Se avete passato una giornataccia o semplicemente siete alla ricerca di qualche "battuta" o "freddura" per conquistare la simpatia di qualcuno, questo è il libro che stavate cercando! Impreziosito dalle vignette "feline" di Cristian Inzerillo, “Micio Zen” - pensieri Orientali e Verticali - conclude la trilogia che Stefanon ha aperto nel '93 con "Niente di nuovo sotto l'ombelico" e proseguito nel '94 con "La posta in gioco". Qui l'autore affronta con pungente ironia e disarmante cinismo le tematiche (spesso amare) dell'amore, del sesso, della politica, della tv, strappando al lettore un sorriso o una riflessione divertita laddove ci sarebbe da perdere la pazienza! Perché alla fine, anche i mici, come noi, hanno le loro sfighe... e senza un po’ di sano zen, sarebbe difficile sopportarle...  :-)

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