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in archivio dal 27 apr 2013

Mahmoud Darwish

13 marzo 1941, al-Birwa
09 agosto 2008, Houston - Stati Uniti
Segni particolari: Molte delle mie poesie sono state messe in musica dal cantante libanese Marcel Khalifa.
Mi descrivo così: Sono stato uno dei maggiori poeti palestinesi dell'ultimo secolo. Giornalista e membro del Parlamento dell'Autorità Nazionale Palestinese.
Mi trovi anche su:

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  • 27 aprile 2013 alle ore 18:07
    Aspettala

    Con la coppa incastonata d’azzurro,
    aspettala
    vicino alla fontana della sera e ai fiori di caprifoglio,
    aspettala
    con la pazienza del cavallo sellato,
    aspettala
    con il buon gusto del principe raffinato e bello,
    aspettala
    con sette cuscini pieni di nuvole leggere,
    aspettala
    con il fuoco dell’incenso femminile dappertutto,
    aspettala
    col profumo maschile di sandalo sui dorsi dei cavalli,
    aspettala.
    E non spazientirti. Se arriva in ritardo
    aspettala
    se arriva in anticipo
    aspettala.
    E non spaventare gli uccelli sulle sue trecce,
    e aspettala
    che si sieda rilassata come un giardino in fiore,
    e aspettala
    che respiri un’aria estranea al suo cuore,
    e aspettala
    fino a che non sollevi il suo vestito scoprendo le gambe nuvola dopo nuvola,
    e aspettala.
    E portala su un balcone per vedere una luna annegata nel latte,
    e aspettala.
    E offrile l’acqua prima del vino e non
    guardare il paio di pernici che le dormono sul petto,
    e aspettala.
    E accarezza lentamente la sua mano
    quando poggia la coppa sul marmo
    come se sollevassi la rugiada per lei,
    e aspettala.
    E parlale come il flauto
    alla coda spaventata del violino,
    come due testimoni di ciò che il domani vi prepara,
    e aspettala.
    E leviga la sua notte anello dopo anello,
    e aspettala
    fino a che la notte non ti dica:
    Al mondo siete rimasti soltanto voi due.
    Allora portala dolcemente alla tua morte desiderata
    e aspettala.

     
  • 27 aprile 2013 alle ore 18:03
    Pensa agli altri

    Mentre prepari la tua colazione, pensa agli altri,
    non dimenticare il cibo delle colombe. 
    Mentre fai le tue guerre, pensa agli altri, 
    non dimenticare coloro che chiedono la pace. 
    Mentre paghi la bolletta dell’acqua, pensa agli altri, 
    coloro che mungono le nuvole. 
    Mentre stai per tornare a casa, casa tua, pensa agli altri, 
    non dimenticare i popoli delle tende. 
    Mentre dormi contando i pianeti, pensa agli altri, 
    coloro che non trovano un posto dove dormire. 
    Mentre liberi te stesso con le metafore, pensa agli altri, 
    coloro che hanno perso il diritto di esprimersi. 
    Mentre pensi agli altri, quelli lontani, pensa a te stesso, 
    e di’ : magari fossi una candela in mezzo al buio.

     
  • 27 aprile 2013 alle ore 18:02
    A mia madre

    Ho nostalgia del pane di mia madre
    del caffè di mia madre
    della carezza di mia madre.
    Diventa grande in me l’infanzia
    giorno dopo giorno
    e mi attacco alla vita perché
    se dovessi morire
    sarei mortificato per il pianto di mia madre.

    Fai di me,
    dovessi un giorno ritornare,
    stola per la tua frangia.
    Coprimi le ossa di erba
    fatta pura al tuo passo.
    Legami
    con un ricciolo di capelli
    con un filo che spunta dell'orlo della veste tua
    così che io diventi un dio
    un dio divento
    se il tuo cuore sfioro.

    Mettimi, se ritorno,
    alimento nel tuo fuoco
    corda del bucato sul terrazzo di casa tua
    ché io vacillo senza
    la preghiera del tuo giorno.
    Sono invecchiato,
    riporta le stelle della fanciullezza per ritornare
    come tornano gli uccelli
    al nido della tua attesa.

     
  • 27 aprile 2013 alle ore 18:00
    Passaporto

    Non mi hanno riconosciuto nelle ombre che
    han rubato via il colore dal mio passaporto.
    La mia ferita hanno aperto
    e ne hanno fatto un museo per turisti.
    Non mi hanno riconosciuto.
    Non lasciare le mie mani senza sole,
    perché gli alberi
    mi riconoscono.
    Mi riconoscono
    tutte le canzoni di pioggia.
    Non abbandonarmi pallido come la luna.

    Tutti gli uccelli hanno seguito
    il palmo della mia mano
    fino la soglia dell’aeroporto lontano.
    Tutti i campi di grano
    tutte le prigioni
    tutte le tombe bianche
    tutte le frontiere
    tutti i fazzoletti sventolati
    e gli occhi tutti quanti
    erano con me
    ma loro
    li hanno cancellati dal passaporto.

    È una vergogna il nome, l'appartenenza?
    In una terra che ho coltivato con le mie mani!
    Giacobbe oggi ha urlato fino al cielo:
    non fare che io sia di nuovo da esempio!
    O signori! O signori profeti,
    agli alberi non domandate
    il loro nome
    non chiedete alle valli
    di chi sono figlie.

    Dalla mia fronte sgorga la spada della luce
    e dalle mie dita l’acqua del fiume.
    Tutti i cuori degli uomini
    sono la mia identità.
    Ritiratemi pure questo passaporto.

     
  • 27 aprile 2013 alle ore 17:58
    Promesse della tempesta

    Sia!
    Bisogna, sì, che rifiuti la morte
    che bruci le lacrime delle dolci canzoni
    che sfrondi l’ulivo dei suoi rami secchi.
    Se io canto la gioia
    che sta dietro le palpebre
    degli occhi spauriti
    è perché la tempesta
    e vino m’han promesso
    ed arcobaleni.
    È perché la tempesta
    il canto ha spazzato via
    degli uccelli oziosi e indifferenti
    e ha smascherato nell’albero colmo di rigore
    ogni infido ramo.

    Sia!
    Sarò fiero di te
    ferita della città
    dipinto in mille ombre
    nelle nostre notti tristi.

    Tu mi difendi dall’ombra
    e dagli sguardi d’odio
    quando la via mi si chiude.

    Io degli occhi spauriti
    sì, canterò la gioia
    la tempesta che già si protende
    sulla mia terra mi ha promesso vino
    m’ha promesso arcobaleni.

     
  • 27 aprile 2013 alle ore 17:56
    Potete legarmi mani e piedi

    Potete legarmi mani e piedi
    togliermi il taccuino e le sigarette
    riempirmi la bocca di terra:
    la poesia è sangue del mio cuore vivo
    sale del mio pane, luce dei miei occhi.
    Sarà scritta con le unghie, lo sguardo e il ferro,
    la canterò nella cella della mia prigione,
    nel bagno,
    nella stalla,
    sotto la sferza, tra i ceppi,
    nello spasimo delle catene.
    Ho dentro di me un milione d’usignoli
    per cantare la mia canzone di lotta.

     
  • 27 aprile 2013 alle ore 17:53
    Al figlio del nomade

    Calza i tuoi sandali
    e cammina sulla sabbia
    che nessuno schiavo ha mai calpestato.
    Sveglia la tua anima
    e bevi alle sorgenti
    che nessuna farfalla ha mai sfiorato.
    Dispiega i tuoi pensieri 
    verso le vie lattee
    che nessun folle ha osato sognare.
    Respira il profumo dei fiori
    che nessuna ape ha mai corteggiato.
    Allontanati dalle scuole e dai dogmi:
    i misteri del silenzio
    che il vento rileva alle tue orecchie
    ti bastano.
    Allontanati dai mercati e dalla gente
    ed immagina la fiera delle stelle
    dove Orione allunga la sua spada,
    dove sorridono le Pleiadi
    intorno alla fiamme della Luna,
    dove neppure un fenicio ha lasciato le sue tracce.
    Pianta la tua tenda negli orizzonti
    dove nessuno struzzo ha pensato di celare le sue uova.
    Se tu vuoi risvegliarti libero
    come un falco che plana nei cieli,
    l’esistenza ed il nulla sospesi
    alle sue ali,
    la vita, la morte.