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Autore

Marcela Serrano

in archivio dal 19 giu 2013

1951, Santiago del Cile - Cile

segni particolari:
Figlia di due scrittori.

mi descrivo così:
Sono una delle più importanti figure femminili della nuova narrativa dell'America Latina.

19 giugno 2013 alle ore 8:42

Antigua, vita mia

di Marcela Serrano

editore: Feltrinelli

pagine: 294

prezzo: 6,80 €

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L’intreccio ambientato tra il Cile e Antigua, posto immacolato del Guatemala, è l’occasione per delineare il senso di profonda amicizia e appartenenza tutta femminile di due donne, amiche di infanzia: Josefa, famosa cantante e Violeta, architetto.
In una storia semplice e complessa, come l’animo femminile, si ripercorre, secondo la tipologia della letteratura sudamericana, la saga di due famiglie attraverso l’analisi delle figure femminili, che sono centrali nella riflessione della Serrano. Donne in crisi, in un Cile che si evolve e che si occidentalizza, una terra nella quale non trovano più la dimensione autentica della loro essenza; donne apparentemente felici e realizzate che si trovano accanto uomini violenti e brutali. Così è il marito di Violeta che lei ucciderà per legittima difesa. La scomparsa di Violeta è l’occasione per andare a spulciare in un suo vecchio diario e a farlo sarà proprio Josefa; il libro si fa così memoria e specchio di un’anima sofferente, in cui si rispecchia ben presto l’amica. Strette da un rapporto indissolubile,che risale all’infanzia, in una  storia in cui hanno pianto e riso insieme, sofferto e gioito, tra gli alti e i bassi di un esistenza apparentemente ordinaria, ma in realtà traboccante di dolore, troveranno la possibilità di fuga e di realizzazione del Sé femminile nella terra di Antigua, che sa di antico, di aromi, profumi, colori, albe e tramonti, che sa di Natura Madre illibata. Qui si trasferisce prima Violeta che si rifarà una vita con Bob, poi arriva Joseba, abbandonata dal marito.
In uno stile caldo e avvolgente, si dipana la storia dell’animo femminile che si esalta a contatto con la sua essenza più profonda in una mai paga ricerca di una realizzazione , fonte di vita. L’autrice scava nei bisogni e nei desideri delle donne, donne forti e fragili al tempo stesso, donne che condannano consumismo e disvalori di un Cile in via di modernizzazione, donne che credono che solo il contatto con la loro parte più profonda si possa fare mediatrice di una rinascita spirituale. Donne, sempre donne, figlie di una catena, che va tenuta stretta attraverso il filo della memoria.
La Serrano sa che le donne non dimenticano, ma le donne accolgono la memoria nel loro grembo e sono portatrici di vita eterna, mentre a fare una pessima figura sono proprio gli uomini, uomini apparentemente innamorati, ma in realtà ipocriti e feroci.
Forse il limite dell’opera è in questa diminutio dell’elemento maschio, che viene relegato in una zona oscura di non comprensione dell’anima femminile, in un romanzo che sa di femminismo e di celebrazione ad oltranza della figura della donna. L’intreccio è però ben costruito e il Guatemala è veramente descritto in modo lirico e sensuale, come sensuale è tutto lo stile dell’opera.

recensione di Giovanna Albi

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