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in archivio dal 13 mag 2008

Marcello Durante

09 dicembre 1982, Campi Salentina
Segni particolari: Occhi verdi, amante dello sport, dell'arte, della cultura e delle persone con una mente stimolante.
Mi descrivo così: Dott. in scienze giuridiche. Mi interesso di politica e gestisco il blog durante.wordpress.com. Collaboro con Comicsblog.it. Scrivo sceneggiature di graphic novel(botteroedizioni.it) ed articoli su un quotidiano locale (ilpaesenuovo.it)
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  • 13 maggio 2008
    La scala

    Le punte indisciplinate dei tuoi piedi danzanti
    esploran sfiorandolo il gradino più avanti.
    Con quel passo tentennante da bambino
    affronti solerte nel buio il tuo cammino,
    tastando con mano le tue paure,
    seminate dalle mille disilluse avventure.
    Sei sangue che si rispecchia nel color di occhi innaturali,
    sei bolla di beltà sfuggita dall'intimità dei miei sovrani.
    Confidavo nel tuo fiore sotto lo sguardo della Madre germogliato,
    che amato e strangolato, poi sotto il sole estivo è qui seccato.
    Vedevo nel tuo equilibrio di guerriera navigata,
    la rotta fertile e saggia della mia rinascita annunciata.
    Oggi son con te sui gradini della scala
    e dono a braccia larghe la mia spinta per il volo senza ala.

     
  • Se solo dovessi pensare
    ai click quotidiani che sento schioccare
    la mia testa dovrebbe scoppiare,
    invasa da trilli vibrantii come zanzare.
    Mi sveglio leggendo parole,
    spuntate da quel piccolo sole
    chiamato piccì da colui che vuole
    nascondersi dietro quell'ingegnosa mole.
    Sud e Nord non paion distanti,
    lingue e pensieri corron cangianti.
    Novelle sparate su tappeti volanti,
    richiamano a se "freccia su" ed "in avanti".
    Il mulo va lento anche frustato,
    le immagini e video attendi impallato
    mentre risuona un ciddì scaricato
    non pensi innocente di avere rubato.
    Poi c'è il lavoro che non si fa aspettare,
    con tante frasi da fare e sfornare,
    per mille commenti da conquistare,
    di utenti svogliati nel loro postare.
    Cala la notte e non ti sei distratto,
    per lo scarabeo on-line ci vuol tatto.
    Il sonno ti chiama e tu ci fai un patto:
    un ultimo click ed il gioco è fatto.

     
  • 13 maggio 2008
    La Freccia

    Mangio un chicco d'uva e ci vedo dentro la luna.
    Si riflette sul viso di un povero uomo di mezza età disperato,
    che per tutto il giorno lacrime lente e graffianti ha versato,
    accovacciato sull'erba fresca di un prato
    ripensa al lavoro che gli è stato negato.
    I suoi figli non avranno più nulla da mangiare.
    Quale futuro a loro potrà assicurare?

     

     Quanti han pianto questa notte? Io mi chiedo.

     

     L'uva è terminata. Rimane in un piatto lucido e macchiato,
    lo scuro ramoscello consumato,
    privo di frutti e spoglio come quell'albero spinoso
    piantanto sul buio ciglio di un sentiero tortuoso,
    dove oggi un mite ragazzino sta seppellendo
    il suo gatto avvelenato dal pasto di un vicino dall'animo tremendo.
    Il bambino è scuro in volto, sperduto ed avvilito,
    il sale dei suoi occhi brucia come fuoco dall'inferno risalito.
    Le lacrime vengo giù come foglie d'autunno destinate a ceder la morsa,
    il gatto più non canta la sua strofa, immobile e silente in quella fossa.

     

     Quanti piangono questa notte? Io li vedo.

     

    Oltre il piatto d'uva consumato,
    rimane sulla tavola un tozzo di pane indurito e rosicchiato.
    Ricorderà il cuore tartassato di un traditore,
    ricorderà l'illusione spezzata di un amante incolore,
    ricorderà la mano tremolante di una madre nella sua furia omicida,
    ricorderà la diagnosi strappata di un eroe in un letto in fin di vita.

     

     Quanti piangeranno fino all'alba? No io vi prego.

     

    In un solo istante, in questo stesso istante in cui tu ti perdi tra le mie parole,
    oceani di pianti si riversano fuori dallo spirito ferito da una freccia di dolore.
    Esci fuori da questo tema, cerca il giorno ed il tuo sole;
    vivi di sorrisi senza pause, che son miele dentro il cuore.
    Il dono più grande che io son destinato a portare
    è quello di afferrare l'anneggato in mezzo al mare.
    Questa è il mio orgoglio, la mia forza e la mia passione,
    far della tua gioia, il fulcro della mia missione.

     
  • 13 maggio 2008
    Il sipario

    Cala il sipario tra note stonate.
    Nell'ombra si cela con ghiotte risate,
    un pubblico attento a grandi stronzate.
    Scalzo e muto rimane l'attore,
    residui di strofe gli restan in testa per ore.
    Un forte respiro, sussurrando parole,
    sveglia la mente che lotta col cuore.
    "Son Io il tuo Signore",
    spunta una voce da un vaso.
    "Son quello perduto,deriso e cacciato.
    Non cerchi la danza, la fiaba e la passione?
    Torna da me e non proferir parole".
    L'attore si porta sul naso le dita,
    per coprir la vergogna di stoltezza infinita.
    L'applauso più lungo l'aveva arricchito,
    di cibo elegante, cortese, ma in fondo ammuffito. 
    Quel che regnava nel suo piatto odierno,
    era un sorriso da poverello.
    L'arte che di oro l'aveva vestito,
    l'ha poi con burla e invida del pubblico presto imbruttito. 
    "Perchè, Signore mio, più in alto noi siamo prima di te poi ci scordiamo?
    Dovremmo star li vicino a te, mio Creatore, goder della nostra gloria protetti dal tuo calore.
    Invece gli occhi perdon dimensione, scordan i valor, si afferran ad inutili gesta senza spessore.
    E quando cadiamo, siam tristi, sterili e piangiamo, cercando la tua forza in qualcosa di invano!".
    Disse l'ometto grassetto, col naso adesso nel vaso,
    respirando vita e di vita invasato.
    "Risposta, cara creatura, non ti è certo dovuta: tu già la conosci, ma l'hai solo perduta"
    Rispose il Signore svanendo nel vaso, lasciandoci dentro quell'umido naso.
    L'attore dunque non proferì parola,
    riaprì quel sipario e immobilizzò la folla con urla agitate dall'arrossata gola:
    "Dove è che andate tra risa e schiamazzi,
    vi credete giudici di fessi e di pazzi.
    Son qua io che creo arte e conduco emozione.
    Portate rispetto nella compiacenza e nella delusione.
    Provate almeno un secondo ad entrare in un cuore,
    troverete mondi nuovi, di grande splendore.
    Seduto sul trono, nel palazzo orlato da un unico fiore, presiede l'Altissima fonte d'amore.
    Le mie gambe spezzate da una caduta brutale, da lui lavate e curate lo possono mostrare.
    Ridete di meno di disgrazie ed errori, senza luce e dolcezza non crescono i fiori.