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Autore

Marcello Insinna

in archivio dal 19 set 2011

21 giugno 1963, Palermo

mi descrivo così:
Sono un violoncellista dell' orchestra lirico-sinfonica del Teatro Massimo di Palermo.
Mi piace scrivere musica ed esprimermi anche con le parole.

29 novembre 2011 alle ore 22:22

Scimmia

Il racconto

     

Era ora di pranzo ed io, in cucina, impegnato nella mia solita lotta per la sopravvivenza, tentavo di dare una parvenza di commestibilità a quello che con ostinazione stavo cucinando. Uno dei miei "manicaretti" era quasi pronto, quando squillò il telefono:  "Pronto  zio, ho scritto un racconto"  "Ciao  Ale… come? Hai scritto un racconto?" "Sì, vieni… te lo voglio leggere". La telefonata mi si impresse nella mente diventando un'immagine: un fiore, un piccolo fiore in mezzo a un campo in una giornata di sole. Tra le chiamate pubblicitarie, le proposte di altri gestori telefonici e i disturbi più vari, quello squillo  mi aveva dato un'emozione inaspettata. La mia nipotina Alessandra ha sette anni: è una bambina molto sveglia. Non le sfugge niente ed è come una spugna: assorbe tutto quello che la circonda.
Ogni volta che le parlo, lei risponde a tono e  mi stupisce con la sua capacità discorsiva; ma un racconto non me lo sarei aspettato. In effetti quasi ogni volta che siamo tutti riuniti per leggere  le mie ultime storie, lei è  lì:  attenta, interessata, a volte un po' dispettosa e in cerca di attenzioni, ma c'è. Una presenza consequenziale: fa parte della famiglia e vuole partecipare a quello che succede, anche se i miei racconti spesso non sono del tutto comprensibili per una bambina. Ascoltatrice autonoma e spontanea. Probabilmente molto più attenta di quanto pensassi!
Sicuramente più capace di recepire di quanto mi aspettassi.
Ci mettiamo tutti seduti sui divani e la lettura può iniziare:  è suo padre che legge, perché lei vuole così. Del resto anche io lo considero mio "lettore" ufficiale! Sono un po' emozionato e incuriosito. La storia è semplice e interessante e stupisce per la fantasia. La ascolto con meraviglia e di tanto in tanto sbircio verso di lei, che rimane vicina a sua madre: ha lo sguardo compiaciuto e allo stesso tempo in attesa di un riscontro. Alla  fine non posso fare a meno di applaudire:  "Brava  Alessandra!"  Guardando il foglio mi accorgo che la "furbetta" ha impostato il titolo e il nome dell'autore proprio come faccio io. Devo dire di essere rimasto colpito e… perché no, anche inorgoglito: contento di averla incuriosita, di avere attirato la sua attenzione e di avere stimolato in lei la voglia di mettersi in evidenza in un modo nuovo, esponendosi senza vergogna. Il piacere di dire qualcosa e di condividerlo. Un momento di espressione per un sorriso. Una "porta" si apre ed è lei che gira la maniglia. In quel momento un mondo appare ai suoi occhi:  é un mondo che vive di fantasia, di capacità descrittive e del piacere di interessare e di esprimersi. Manifestare quello che sentiamo e che sogniamo.
Non avrei mai pensato di sentirmi così: un esempio, qualcosa da imitare." Mia piccola "scimmia" sono stato felice di quella chiamata: i tuoi racconti sono belli, sintetici, sereni e divertenti. Chissà che effetto ti faranno le mie storie, quando tra qualche anno le leggerai: forse riderai per qualche aneddoto divertente; ti ritroverai tra le righe, in un pensiero, una frase, un'idea. Probabilmente sarò io tra un po' di tempo a trovarmi immerso nella lettura di qualcosa di tuo: curioso come un bambino andrò avanti nella scoperta; affascinato continuerò a divorare le pagine finchè non tornerò con la mente a quello squillo e alla tua vocina che quel giorno diceva:- zio... ho scritto un racconto -."

Ad Alessandra

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