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in archivio dal 12 giu 2007

Marco Corvelli

28 agosto 1984, Spoleto
Segni particolari: Le mie sono soltanto riflessioni sulla vita, niente di più bello che rendere concrete, attraverso la scrittura le emozioni e i sentimenti che ci rendono vivi.
Mi descrivo così: Ho 22 anni e sono studente di ingegneria alla facoltà di Perugia.
Mi trovi anche su:

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  • 27 giugno 2007
    Se la vita fosse un sogno

    Come attori annoiati,
    recitiamo un ruolo che non abbiamo scelto;
    nella vana ricerca di un copione che non esiste,
    percorriamo strade senza meta;
    Ci aggrappiamo con forza alla ragione,
    dimenticando che non basta per comprendere
    ciò che solo la fede può spiegare;
    Osserviamo indifesi la corsa sfrenata del tempo,
    derisi dal paradosso dell’età,
    che a vent’anni ci fa sentire onnipotenti,
    senza sapere che l’immortalità a volte si paga con la vita;
    Ma in certi momenti,
    anche solo per un attimo,
    qualcosa sembra cambiare,
    niente ha più senso se non quello di fermarsi,
    godersi quella scintilla divina,
    forse troppo luminosa da guardare,
    o troppo calda da toccare,
    ma non così veloce da passare inosservata;
    Quell’attimo da solo può dare un senso alla nostra vita,
    è la risposta ad ogni dubbio,
    il significato profondo di qualsiasi dolore,
    il motivo per il quale lottiamo ogni giorno,
    Perchè quell’attimo si chiama FELICITA’!
    Se la vita fosse un sogno,
    noi, i nostri pensieri, le nostre emozioni,
    saremmo soltanto la trama sbiadita creata da una mente superiore,
    la fervida immagine di un mondo che non ci appartiene,
    faremmo parte di quel copione che inutilmente andiamo cercando.
    Ma se la vita fosse un sogno,
    io voglio viverla lo stesso,
    anche ad occhi chiusi rincorrere il futuro
    credendo di poter cambiare il destino,
    guardare mio padre dondolarsi sull’altalena,
    regalare un sorriso a mia madre,
    abbracciare mio fratello,
    amare la donna che ho sempre desiderato,
    aspettare con impazienza il ritorno di un figlio,
    e poter scoprire un giorno di essere finalmente sereno.
    Quindi,
    se la vita fosse un sogno,
    non fate troppo rumore:
    c’è il rischio che qualcuno si svegli!

     
  • 26 giugno 2007
    L'eterno morire

    Aprire gli occhi e non vedere il tuo volto,
    Accarezzare un corpo senza provare il calore della tua pelle,
    Ascoltare invano la tua voce leggera, sovrastata dal frastuono assordante della vita,
    Percepire soltanto, nel profumo di un fiore, la lontana tua presenza,
    Quando, ancora generose
    Le labbra tue sfioravano le mie,
    Così timorose nel pensiero di un gesto proibito,
    E tuttora invidiose di un momento fuggito,
    Quando, ancora consolanti,
    Le tue braccia circondavano i mie giorni,
    Un tempo colmi di presente,
    Oggi prosciugati da un passato
    Che il tempo crudele mi ha rubato,
    Quando, ancora condivisi
    I nostri sospiri alimentavano l’amore,
    E trascinati dal vento della passione,
    Lasciavamo bruciare
    Nel perenne fuoco dell’istinto,
    la fragile spada della ragione.
    Potrò ancora,
    Di notte sognare,
    E di giorno sperare,
    Quel sorriso ingenuo che di luce bianca illuminava il tuo volto,
    Quei gesti lenti e sicuri che rapivano il mio sguardo,
    Quel ventre casto, che palpitare faceva di desiderio la mia carne,
    Quei capelli soffici, che di seta avean la leggerezza e di rosa il profumo.
    Potrò ancora,
    Di notte sognare,
    E di giorno sperare,
    Perché un  solo attimo senza il tuo ricordo
    E’ eterno morire.

     
  • .

    Mi piacerebbe vederti come ti ho immaginata,
    mi piacerebbe ascoltarti come nessuno ha mai saputo fare,
    mi piacerebbe viverti come ti ho sognata,
    mi piacerebbe baciarti come non ho ancora fatto,
    mi piacerebbe riuscire a dirti com’è bello guardarsi, senza bisogno di parole,
    vorrei che il mio respiro si confondesse col tuo e che il tempo si fermasse in quel momento,
    e allora vivremo insieme in una contrada celeste, scale di seta soffice ondeggeranno leggere sotto il nostro balcone e assaporeremo l’inebriante respiro dei fiori;
    In una notte d’estate, rassicurati dal tiepido sospiro del vento, ci addormenteremo abbracciati guardando la luna, che narcisa riflette la luce del sole ormai calato;
    Ma come la luna ha bisogno di quella luce per non cedere spazio al buio, così quella stessa luce ha bisogno della luna perché altrimenti sarebbe dispersa;
    Capirò solo allora la fortuna di abbracciare il mio sole e l’infinito privilegio di essere la tua luna.
    Passeremo attraverso la notte come fossimo un unico corpo e vivrò i miei sogni sperando siano i tuoi stessi sogni;
    Prima dell’alba mi sveglierò e con ansia aspetterò che il giorno scopra il tuo volto;
    Il primo raggio insicuro, come un lento sipario svelerà lo spettacolo più bello che abbia mai visto; dal chiaro scuro dei tuoi lineamenti, ormai non del tutto celati, ripercorrerò la strada prima sconosciuta che mi ha condotto a te;
    Il secondo raggio seguirà ancora tremante, superato dal terzo, fino a quando pian piano la luce sicura trasformerà l’incertezza delle forme dando vita alla bellezza del tuo corpo.
    Consapevole che l’alba del mio giorno dovrà ancora schiudersi, aspetterò trepidante il risveglio dei tuoi occhi, ancora schiavi nell’onirica prigione del sonno;
    Presto quel momento arriverà, giungerà inatteso, preceduto da un fremito, e sarò pronto ad accoglierlo, come fa la luna con la luce del sole.

     
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  • 05 luglio 2007
    Sogno

    Come comincia: Ero pensieroso, distrattamente seduto nel vagone vuoto della metro come tante altre volte era successo in  passato; ma stavolta qualcosa di diverso sembrava voler interrompere la routine quotidiana!
    Normalmente una fermata segue l’altra ogni tre o quattro minuti, ora come se il tempo avesse rallentato la sua eterna corsa verso il futuro, quei minuti sembravano non voler trascorrere;
    Mi ritrovai così sospeso in una sorta di limbo, le lancette del mio orologio si fermarono completamente, mentre la metro pareva voler continuare indifferente a macinare lo spazio che mi separava dall’arrivo.
    Come prigioniero di un mondo di cui non riconosce le leggi, il corpo si irrigidisce, mentre il cuore rallentava il ritmo incurante della mia necessità di ossigeno;
    "Pensi di essere libero?"
    Di fronte al mio sguardo ormai incredulo, sedeva qualcuno che fino a quel momento giuro di non aver visto;
    Dall’aspetto traspariva miseramente, il suo presente, vestiti luridi, volto emaciato, una lunga barba ricopriva le guance, ma la luce degli occhi ormai infossati rivelava un passato felice a dispetto della sua condizione.
    "Pensi di essere libero?"
    Mi sorprese la fatica che affrontai nell’accennare un semplice "Sì!" a quella domanda apparentemente insensata;
    Mi sentivo in soggezione, quel barbone incuteva un rispetto particolare, la sua voce diffondeva un grande senso di sicurezza e nei suoi gesti traspariva una serenità che io non avrei conosciuto per parecchi anni.
    "Caro mio, quella di essere liberi è un a scelta difficile che comporta grandi sacrifici;
    La verità è che nessuno di noi si è mai messo in discussione sulla libertà dei propri pensieri, per paura forse di scoprirsi invece, schiavi delle proprie idee, o meglio delle idee che il modo di pensare comune ci ha imposto e che noi abbiamo accolto per timore di essere diversi.
    La libertà non si acquista, solo l’esperienza può insegnartelo, e purtroppo capirai che nessuno può essere interamente libero, ma dovrai lottare per guadagnarti quel poco che gli altri vogliono toglierti.
    Sono schiavo del mio passato, di un figlio che non ho mai avuto, di un bacio che non ho mai dato, di un amore che non ho mai vissuto, di un padre a cui non ho mai detto – ti voglio bene! -, del ricordo di un bel giorno d’estate, di un campanile che suonava a festa quando ero bambino, delle passeggiate insieme ad  amici ormai dimenticati, del profumo della terra bagnata da un breve temporale estivo.
    Sono schiavo del mio presente, di una barba troppo lunga, di vestiti troppo larghi, di un marciapiede troppo duro, di uno sguardo schifato, di un sorriso negato, di un corpo ormai stanco, di un bicchiere di plastica così pesante nella sua leggerezza!
    Sono schiavo del futuro, di un cambiamento che non verrà, di un cammino ancora troppo lungo da percorrere, di un freddo troppo freddo da sopportare, di una speranza ormai troppo debole da alimentare, schiavo delle paura di dimenticare il volto di mia madre."
    Io lo guardavo senza dire una parola, ascoltavo con stupore la sua voce che ora tremante aveva però mantenuto una forza e una passione in cui c’era davvero poco di umano.
    "Non lasciarti condizionare, rifletti e guardati dentro, solo così potrai trovare la risposta alle tue domande."
    In quel momento, la metro iniziò a rallentare, il tempo riprese la sua inesorabile corsa, il mio corpo si sciolse spossato da una fatica che in realtà non avevo vissuto; alla fermata salirono molte persone che distolsero per un attimo la mia attenzione…
    Davanti a me non c’era più nessuno.
    Al suo posto trovai soltanto un biglietto:

    "Nessuno può impedirci di essere liberi, solo noi stessi!"

    Girando il biglietto trovai una foto;
    i volti dei miei genitori abbracciati si  stagliavano in primo piano, illuminati da una luce soffusa; non avevo mai visto quell’immagine.
    Da un angolo emergeva sottile una scritta:

    "Non dimenticare mai i loro volti!"

    In  quel momento la mia bocca si spalancò nel sorriso che prima avevo negato perché schiavo del pregiudizio.
    Avevo conquistato un pizzico di libertà.