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Autore

Marco De Mattia

in archivio dal 13 set 2006

20 novembre 1963, Pordenone - Italia

segni particolari:
Ferite sul corpo e nell'anima... forse dopo morto, guariranno?

mi descrivo così:
Grande esistenzialista. Vedo la luce come qualcosa che può accecarmi.

18 ottobre 2012 alle ore 7:35

TranSudore

di Marco De Mattia

editore: Rupe Mutevole

pagine: 316

prezzo: 17,00 €

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“Transudore” di Mirna Rivalta e Marco De Mattia è un’opera complessa ed elaborata. Gli scritti che la compongono assumono il sapore di significati che possono essere soltanto intuiti pagina dopo pagina, parola dopo parola. Le parole danno vita a un’opera visionaria e a tratti dal forte tono lirico. L’unione di prosa e componimenti che si possono definire poetici crea interesse e stupore, la scorrevolezza del testo gonfia le vele della curiosità e spinge ad avanzare nella lettura velocemente alla ricerca di quel senso che trasuda da ogni parola in modo misterioso e celato. La trasfigurazione dei concetti crea immagini efficaci e nitide così come le foto che sono riportate all’interno dell’opera, immagini taglienti che si soffermano su particolari ben precisi esaltandone l’anima e la bellezza e che concorrono a scolpire una complessità strutturale e semantica che affascina. È possibile osservare un marciapiede lungo e bagnato e un paio di piedi in lontananza, al limitare dell’immagine che sono raffigurati nell’atto di camminare. L’ombra riflessa sullo stesso sembra il prolungamento della persona cui appartiene e riempie la scena nonostante questa sia quasi del tutto occupata esclusivamente da un marciapiede. Più avanti nel testo incontriamo la foto della vetrina di un negozio, tre paia di jeans esposti, appesi e l’immagine della città che si estende sulla vetrina creando singolari giochi di riflessi. Il linguaggio dell’opera, scandito costantemente dall’alternanza tra parole e foto è, nella parte letteraria, intenso e diretto.
“Immagino Dio come un immenso occhio/ invisibile, nero su nero, bassorilievo sull’intero universo/ Solo ad intervalli infinitamente lunghi, solleva la palpebra,/ in uno sguardo brillante e diffuso/ Se lo cogli, ti coglie”. Parole precise che spalancano porte e aprono mondi interpretativi singolari e che non rinunciano a fornire spunti critici di riflessione riguardanti l’attualità.
“Loro, gli elettori, sono contenti, perché lo sanno, e vorrebbero essere al tuo posto; e prima o dopo qualcuno dell’altra parte ci riuscirà, a farsi eleggere, prendendo tanti voti aiutato da qualcuno, da qualche corporazione, da un industriale, da persone che credono in lui, che lo fanno salire, su qualche poltrona. Io ho fatto così. Dopo ho lasciato il posto a qualcun altro, per completare, dirigere, completare, inveire ma, soprattutto…indignarsi.”
È questo un passo estremamente significativo al giorno d’oggi, nell’era dell’antipolitica e l’ironia con il quale è costruito rende la critica acuta e idonea a stimolare una riflessione approfondita.
Nella prefazione all’opera, Silvia Denti fa notare come “Transudore” sia un testo pieno di richiami metaforici che storidscono e donano una rinascita vera. Numerose sono infatti le metafore le quali tendono fortemente all’allegoria e che come tali richiedo un forte impegno del lettore nel calarsi pienamente dentro ogni singolo verso.
L’opera è dunque tagliente, corrosiva, fulminante e la complessità che la caratterizza non può che suscitare profondo interesse e tanta curiosità. Un’opera, quindi, che si allontana totalmente dall’eccessiva semplicità e, talvolta, banalità dei testi che popolano le nostre librerie e che merita di essere letta.

recensione di Claudio Volpe

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