Poesie di Maria Pia Damiani su Aphorism.it

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in archivio dal 19 mar 2007

Maria Pia Damiani

14 febbraio 1964, Genova
Segni particolari: Visita il mio sito e lo saprai.
Mi descrivo così: Non lottizzata, non raccomandata.
Mi trovi anche su:

  • 06 febbraio 2008

    A Steve

    Ancora ti sogno

     

    Ed ero bambina
    quando virginea
    per comune credenza

     

    mi facevi tua
    nei meandri occulti
    dei pensieri
    su vette innevate
    e incandescenti

     

    Tu scultoreo e lontano
    come un Dio

     

    No, nulla è cambiato
    in quei meandri
    candidamente osceni

     

    e ancora mi penetra
    la tua possente spada
    pur se il corpo
    non può tenere il passo
    e carpisce il cieco fato

     

    Tu che ora sei zolla
    di un morbido prato.


  • 22 ottobre 2007

    Respiro

    S’ingemma prezioso
    Il primo respiro
    Nell’aria gaudente
    Di  brina lucente
    Che bacia il sussurro
    E s’accoccola a grappoli
    Danzando più lieve
    Fra l’aria novella
    Di fata

     

    Nel mondo incantato
    Che schiude lo scrigno
    Del cuore
    E libra il pensiero
    Sui fiori dai mille colori
    Esplode di odori l’amore
    E la pelle già sapida attende
    Scaldata dal sole

     

    Poi cadono le prime foglie
    E piove lo sguardo
    Sul vento che spazza il sentiero
    Mi cingo nel brivido intenso
    Che parte da molto lontano
    Un unico punto nel cielo
    Trattiene nel ventre
    Il mio fiato

     

    Intanto si tinge di bianco
    Il capo che ha tanto pensato
    Su un piccolo tavolo scarno
    Stanno in silenzio le carte
    Del giocatore spietato


  • 25 giugno 2007

    D'oro e d'argento

    Un sasso nel fondo
    fondale
    È una nave che Torna
    agli abissi
    Alla  notte che espande
    le onde a raggiera
    sull’acqua
    da flebile aria sfumata
    in un freddo
    silenzio d’argento

     

    Tutto questo vede
    la madre
    Posando il suo soffio
    di labbra
    Sulla sua tenera perla
    che sogna serena
    fra  nuvole azzurre
    di bianco cotone
    fra i  monti di panna
    e di verde speranza

     

    Stringendosi in seno
    il caldo colore dell’oro


  • 24 maggio 2007

    Galoppano i cavalli

    Galoppano sfrenati
    due cavalli
    dalla folta criniera
    i corpi atletici  sudati
    i muscoli  tesi e forgiati
    destrieri di se stessi
    e della gloria
    sculture in movimento
    nell’aria di tempesta
    umida  di pioggia
    scalpitano nervosi
    con gli zoccoli duri
    che picchiano
    la fumante terra bruna
    s’impennano e nitriscono
    con l’anima nel vento
    aerei e selvaggi di vitale
    giovinezza in corsa
    nella falcata doppia in coppia

     

    il mondo scorre
    come un fiume in piena
    sfilano valli e folli dirupi
    oscure selve e aspre brughiere
    con l’agguato di orchi e di  lupi
    una luce improvvisa
    graffia il cielo
    e il tuono lesto le risponde
    e la raccoglie
    echeggiando ovunque
    il suo boato tetro
    s’arresta per un attimo il galoppo
    e intenso è  nel respiro il fiato
    larghe le nari brucianti e protese
    verso l’arcaico odor di fiera
    cadono timide le gocce pioniere
    e l’attesa del sublime sale
    sui due corpi  al culmine sospesi

     

    finché un fresco scroscio
    di cascata non li coglie
    lasciandoli entrambi
    stremati di piacere


  • 11 maggio 2007

    In memoria

    Il mio ricordo si perde in quell’autunno
    Quando ebbri di giovinezza
    Ci trovavamo insieme a quel raduno
    Alberi novelli con incisi in cuore
    Gemme di foglie e fiori
    Petali di sogni intonsi
    Turgidi e fulgidi affogati di colori
    Essere o non essere
    T’amo o pio bove
    Vibrava di note cristalline
    Il timbro della voce
    Nei brani più impegnati a declamare
    I suoni arditi e la dizione

     

    Prima un caffè  però per darci forza
    Nella piazzetta vicino all’auletta

     

    E poi insieme a penetrar la notte
    Negli antichi  meandri cerebrali
    Di una città preziosa e ombrosa
    Sentendoci protetti e più sicuri
    Raccolti dietro  vecchi muri
    Con i vetri appannati degli scuri
    Sfamandoci in bettole a carbone
    Di torte e farinate e vino bianco
    E andando lieti a gorgheggiar
    Negli anfratti di ogni  piano bar
    Fino a strizzare l’occhio all’alba
    Con la macumba della cucaracha
    Ad ogni curva nella vettura pazza

     

    Ma il vento sfoglia lesto il calendario
    Di un vecchio film americano
    E  i fogli vanno come sabbia al vento

     

    Qualcuno oggi si ritrova  grigio
    Qualcuno si è disperso suo malgrado
    E purtroppo non è più tornato


  • 09 maggio 2007

    Dice la Mamma Rocca...

    Dice la Mamma Rocca
    si guarda ma non si tocca
    l'antica filastrocca
    arriva da lontano
    mentre il fuoco arde
    e il ceppo sopra sbotta
    esplodono scintille
    e la pentola borbotta

     

    Penombra di tepore
    e droga di sopore
    socchiude gli occhi stanchi
    trasforma in molli spicchi
    la vecchia resta china
    sul gomitolo rosa
    ricorda i suoi pensieri
    e l'abito da sposa

     

    Negli anni ancor più bianco
    come l'esteso manto
    reso dalla bufera
    con l'urlo del vento infranto
    livido nella sera
    chissà se a primavera
    raccoglierà i suoi fiori
    se i limpidi colori
    le scioglieranno il cuore

     

    nell'abito di neve
    e il petto che rintocca
    si sentirà più lieve
    e dischiuderà la bocca
    nel volto innamorato
    si accenderà la face
    con un bacio appassionato
    ritroverà la pace.


  • 04 maggio 2007

    A mio figlio

    ALZA
    il tuo sguardo
    verso il mondo
    e prenditi ciò
    che t'appartiene

     

    ALTRI
    che te l'hanno
    negato
    respirano spavaldi
    tutto il possibile

     

    NELLA NOTTE
    un colpo di pistola
    per chiudere
    bocche sorridenti
    ed ingrate

     

    MELE ROSSE E AVVELENATE
    figli privilegiati
    da un padre iniquo
    e potente
    che non risponde mai

     

    NEL DUBBIO
    di un'attesa
    brucio di un dolore
    che non ha perché
    e ti guardo

     

    FIGLIO
    dove fra tutti gli stormi  sei
    per essere così
    ingrato a te stesso
    e non volare e gioire

     

    CHISSA'
    se nel tuo abbraccio un giorno
    potrò far ritorno
    e scoprire che in fondo
    è stato tutto un brutto sogno

     

    CHISSA'…


  • 26 aprile 2007

    La goccia

    Agli albori
    Di un  mattino
    Appena sbocciato
    Di fresche fronde
    Dall’ombra
    In bilico
    Su  una foglia
    Sta  una  goccia
    E di virgineo candore
    Risplende

     

    Freme silente
    Sorpresa e sospesa
    Gongolando
    Offrendosi ai sussurri
    Della brezza
    Che dolcemente
    La seduce
    E l’accarezza

     

    E’ confusa
    Non sa che fare
    Se lì  restare 
    O lasciarsi andare
    Per raggiungere
    L’acqua del mare

     

    Era ancora lì
    A pensare
    Quando il sole
    La colse
    E la fece evaporare


  • 19 aprile 2007

    Mulini nel vento

    Mulini nel vento
    In un giorno contento
    Di tiepido sole
    Screziato di viole
    E d’oro disciolto
    Su un mare increspato
    Di morbido miele
    Galleggiano barche sull’onde
    Gonfiando le vele
    Fra flutti di sale
    Mi lascio portare in un sogno
    Nel giro più tondo
    E  casco col mondo
    Ancora per terra

     

    Mulini nel vento
    Che portano manna
    E una ninna che nanna
    Il ghiacciolo si lappa
    E si gioca alla lippa
    Che picchia il selciato bollente
    Coriandoli di figurine
    Volteggiano garrule in aria
    Al grido di voce
    di grifo o di croce

     

    Mulini nel vento
    Che guardano e guardo
    oltre ogni tempo
    Fatue sirene fluttuanti
    Che tornano sempre
    imbrigliando i pensieri
    Che devo riprendermi
    Tutti senza indugiare
    uno per uno
    se ancora voglio
    sognare


  • 11 aprile 2007

    In chiesa

    Su lucide lastre di marmo
    Echeggiano timidi passi
    Fra banchi di legno
    e fumi d’incenso
    Fra cera che arde
    una luce Che luccica stelle
    e lamina il buio
    col volto dei santi
    Una schiera di donne mantate
    Ha il capo chino in preghiera
    e sciacqua i panni nel greto
    del proprio segreto
    su un tenue filo li stende
    per sciogliersi il nodo
    dal cuore
    che presto evapora in velo
    sfuggendo alle labbra
    ed al gelo

     

    qualcuna cerca il suo dio
    qualcuna ne sente la voce
    e diventa fedele al bisogno
    facendosi il segno di croce

     

    altre ingannano il tempo
    e recitano in ogni occasione
    pregando nella menzogna
    senza nessuna vergogna


  • Bianchi garofani bianchi
    Traboccano in frasche nei cesti
    Vellutato profumo di luna
    Eterno ritorno che torna
    Vestito di ingenuo splendore
    E riso spruzzato nel cielo
    Che cade sul candido velo

     

    Bianchi garofani bianchi
    Si fanno promesse importanti
    Tra risa ed applausi intorno
    Da facce senza contorno
    Tra il candido braccio ed il nero
    S’intreccia la timida intesa
    Di chi vuole scrivere tanto

     

    Bianchi garofani bianchi
    Come il sorriso  perlato
    Che ancora  guarda e sta in posa
    Non ha più forza il sospiro
    Non c’è più pianto negli occhi
    Che vedono il proprio orizzonte
    E in volo  uno stormo di ali
    Che s’alza in aria leggero
    Sono bianche e di tanti gabbiani

     

    Bianchi garofani bianchi


  • Il- treno-va… il-treno-va… il-treno-va…

     

    Su lucide lame di sole
    Nessuno gli tiene la mano
    Sfuggono alberi e valli
    Strade e  antichi destrieri
    Il mare e le onde ed io
    Dai miei giorni più neri
    Purché mi porti lontano
    anche in un posto qualunque
    prima che giunga la sera

     

    Il-treno-va…il-treno-va…il-treno-va…

     

    Mi cullo al suo ritmo serrato
    Al fumo che sbuffa e va in cielo
    Al fischio del lungo serpente
    Ai sensi velati di gelo
    Si spara nel ventre del monte
    Trovando la notte profonda
    Son voci echi e lamenti
    Son io ricordi il mio nome
    Ti prego fammi tornare

     

    Il-treno-va…il-treno-va…il-treno-va…

     

    Irrompe violenta la luce
    Sul volto mi coglie a sorpresa
    Dov’era l’abbraccio promesso
    Dov’era il padre dei padri
    Che lascia i suoi figli
    in un cieco tormento
    Mi sento una foglia nel vento
    Staccata e sbattuta tra i rovi
    Diretta a una mera chimera

     

    Il-treno-va…il-treno-va…il-treno-va…
    ...
    Prima che giunga la sera