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Poesie di Maria Teresa Santalucia Scibona

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  • 09 luglio 2013 alle ore 8:48
    La musa Calliope

    Mio caro Duccio,
    quando giungi da me
    ammantato di acerba,
    giovanile baldanza,
    dilegua lo sterile cruccio.

    La riottosa speranza
    alquanto rincuorata, alza
    le vecchie vele rabberciate
    e s’irradia gioiosa
    nel pulviscolo folto della stanza.

    Fra noi, domina incontrastato
    il regno alato della Letteratura,
    l’immaginario invade di bagliori
    ogni interstizio. Di questi tempi
    che ne pensi Duccino? Sarà                                   
        
    miope,  malsano inguaribile  
    vizio interessarsi solo
    dell’arcana Calliope?
    L’evanescente Musa che ci lega
    e ci prende per mano, pronti  

    a seguirla insieme alla sua corte
    di vati e romanzieri. Ma noi
    poveri scribacchini disperati,
    che abbiamo da spartire con i miti,
    gli allori, la futura gloria ?  
                          
    Credimi, non sono così sciocca,
    m’includeranno fra i dimenticati.                      
    La nostra è un’altra storia,
    senza clamori, labile e sommaria
    e si frantuma come bolla d’aria.

  • 08 luglio 2013 alle ore 8:52
    Voglia di cioccolato

    Alla mia Francesca Paoli

    Adoro il cacao amaro
    della cioccolata, se sono triste
    e il denaro scarseggia.
    Smarrita e lieta
    affondo i denti nella polpa
    oscura, con l’ingorda
    bramosia di bambina.
    Densa l’assaporo,
    si scioglie lenta quando
    nelle labbra s’abbandona
    con ebbra voluttà.

    Del resto, con rigida morale
    è  ritenuto un  veniale
    peccatuccio, per varcare
    la stretta soglia dell’eternità.
    Chissà se la sbadata
    sinfonia dell’anima,
    che  lenisce patimenti
    e crucci, sia l’ambiguo
    espediente per una  folle
    voglia di felicità?

     

  • 01 luglio 2013 alle ore 8:41
    Baruffe marine

    Altrove, in un altro emisfero
    la notte abbandonò l’alcova.
    Il giorno ancora assopito,
    salutava l’alba mollemente
    adagiata nel divano di stelle.

    Falchi e grifoni
    ricamavano il cielo
    con i loro arabeschi.
    Poi rapidi, di colpo
    viravano in picchiata

    sfidando i glauchi flutti
    del dio Nettuno
    per ghermire l’inerme preda:
    una mite sardina
    che a nessuno premeva.

  • 08 settembre 2011 alle ore 8:50
    Musica sacra e profana

    (al M° Enrico Benaglia)

    Al suono invasivo della musica
    trilla l’anima mia
    quando la nota sale
    e si avvinghia alle stelle.

    Cadono come gocce di rugiada
    i fili d’oro della melodia.
    Creature alate
    innocenti e leggere,
         
    annidate sui folti ramicelli
    cullano le assopite pratoline.
    Sorretta a stento dalle turgide vene della notte,

    Sviene l’eburnea luna,
    sulla bruna guglia del cielo
    nell’udire gli arcani
    arpeggi della sinfonia.
                                            
    Un suonatore solitario
    esprime ai grilli,
    alle ninfe stupite ,
    i profani tormenti    
    del suo inquieto amore.
                                             
    Dalla nenia aguzza,
    dolente si sprigiona
    fra le chiome del bosco
    un’insondabile magia.