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in archivio dal 05 ott 2011

Mariangela Bonotti

21 giugno 1985, Cremona

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  • 05 ottobre 2011 alle ore 18:58
    Atalanta

    Come comincia: “Quante ore ti alleni in palestra?”
    “In palestra ci vado poco,preferisco stare in acqua.Almeno tre ore al giorno.”
    “Dovresti compensare,per la schiena almeno,sei troppo magra.”
    Sguardo fisso e silenzio.
    “Nuotare sviluppa tutti i muscoli del corpo ma è bene fare anche molto esercizio fuori dall’acqua.”
    “Vado in palestra quando ho tempo”
    “Bene.Dovrai andarci più spesso allora se vuoi recuperare.”
    Silenzio.
    “Quanti anni hai?”
    “Diciassette”
    “Sei giovane,devi mettere su un po’ di peso signorina”
    “Lei chiama ‘signorina’ tutte le sue pazienti, dottore?”
    “Solo quelle indisciplinate”
    “Posso rivestirmi?”

    Atalanta scende dal lettino con un balzo e si rimette il reggiseno,una seconda scarsa.Il medico sportivo da cui andava prima a questo punto le avrebbe fatto i complimenti per il fisico slanciato e sodo,ma si sa,non tutti sono predisposti a dire cose che fa piacere ascoltare.Adesso è irritata e stanca,con un po’ di occhiaie e la voglia di fumare l’ultima sigaretta del pacchetto.Sembro sempre da salvare e da proteggere,pensò,mezza bianca e mezza nera.

    Atalanta accende la sigaretta e cammina nel parco sotto il sole tiepido del pomeriggio,i bambini sfrecciano sulle biciclette colorate e luccicanti,due signore camminano mangiando un cono gelato,un gruppo di ragazzi in cerchio suona con la chitarra una vecchia canzone di De Andrè di cui non ricorda il titolo.La sua panchina è la penultima sulla sinistra,appena prima della quercia,ci andava ogni volta che i pensieri erano troppi da gestire e il cuore diventava pesante.Si incanta ad osservare un merlo nel prato,lui riesce a volare,la sua mente no.Sulla panchina legge una scritta “Tata ti amerò per sempre”.Amore amore.Quanto amore sprecato in una scritta.Sempre sempre.Quanto poco valore ha quella parola.Erba erba.Il profumo della primavera.E un cellulare,il suo,che squillava come fosse l’unico su tutta la Terra.Era Marco che le chiedeva di uscire.Atalanta gli aveva spiegato che non aveva bisogno di un ragazzo e che la vita solitaria era per lei un precetto morale da seguire.E lo aveva spiegato anche a Luca,Alessandro,Jacopo e Samuele,negli ultimi due mesi.Marco era più tenace degli altri,forse perché era un amico di sua sorella e conosceva di più le sue abitudini.”Ti propongo una sfida,Atalanta.Duecento metri stile libero,domani alle 4,piscina comunale.Se vinco io esci con me,se vinci tu io sparisco.”.Il nuoto era per lei una dote naturale,non sembrava mai faticare,nemmeno nelle gare più difficili.Le sue gambe lunghe e affusolate si sposavano divinamente con il cloro e il colore azzurro del fondo della piscina.Atalanta nuota e sembra avere le pinne al posto dei piedi,squame sulle braccia e lungo i fianchi sinuosi e attraenti.Marco sparì.
    Poi sparirono i pretendenti.
    Poi sparì il cellulare,rubato.
    Poi fu costretta a dormire fuori casa una notte in cui aveva dimenticato le chiavi.Sul pianerottolo il giorno dopo un pacchetto con un biglietto.
    Mamma e papà saranno più tranquilli adesso.Ti voglio bene.

    La sorella maggiore vende cellulari ogni giorno in un grande centro commerciale.Succede.

    Oggi Atalanta non sa che dovrà affrontare una nuova sfida.Sua zia,definita da tutta la famiglia “l’oracolo”e venerata perché non sbagliava mai un responso,aveva predetto per lei un futuro burrascoso.”Tu non hai nessun bisogno di un fidanzato,Atalanta.Evita l’esperienza della condivisione amorosa,non fa per te.E tuttavia non vi sfuggirai.”.La mamma era scoppiata a piangere ascoltando quelle parole.Mi aveva anche chiesto se ero lesbica,risposi di si perché almeno aveva un motivo per cui piangere.Ecco perché adesso non mi va di tornare a casa.Non posso andare da Sara,quella si starà facendo la terza canna della giornata ormai,riderebbe e basta.E se vado da Carlo troverei conforto,certo,ma temo di trovarci Pippo,un trentenne separato e felice che finirebbe per citarmi Kierkegaard e che non vede l’ora di scoparmi.Parlo male quando sono nervosa.Rimango qui sulla panchina.

    Capita poi che squilla il telefono ed è Alberto,il fisioterapista che due settimane prima le aveva fatto un trattamento alla spalla dolorante.Atalanta risponde perché di continuare a fissare il merlo le era passata la voglia.”Mi hanno detto che per uscire con te bisogna vincerti in acqua.”
    “Noi ci conosciamo appena.”
    “Ci siamo visti per tutto il tempo del trattamento,non è abbastanza?”
    “No.”
    “Ci siamo incrociati al pub una sera,tu eri con tua sorella,ricordi?
    “Eri li con la tua ragazza?”
    “Si,ma adesso…”
    “Adesso?”
    “Adesso potresti uscire con me.”
    “Non credo.”
    “Allora facciamo a modo tuo.Cento metri dorso,è anche una delle tue specialità.Se vinci tu torno a fare il fidanzato fedele ma se vinco io accetti il mio invito a cena”
    “Domani mattina,verso mezzogiorno”.
    “Va bene.”
    E riattacca.

    Atalanta riprende a camminare nel parco,tra il profumo dei tigli e il borsone della palestra ciondolante lungo il fianco,pieno di paracetamolo e un paio di ballerine nere dimenticate li dall’ultima festa a casa di Sara.Seduti su un muretto,divisi da una lattina di Coca-Light,due ragazzi discutono e lei piange.Atalanta chiude gli occhi cercando di immaginare il motivo della lite e prova a delineare il lieto fine.Magari nella lattina lui le fa trovare un anello e le chiede di sposarlo.Magari è per lei la scritta sulla panchina.Lei piange perché lui finge di volerla lasciare,tra poco apro gli occhi e si abbracciano.No.Il destino è avverso e gli Dei scelgono di dividerli,lei scappa di corsa sul vialetto principale,lui beve dalla lattina e poi indossa un paio di occhiali scuri.
    C’è un piccolo caffè nel quale ama andare a leggere,entra e ordina un latte di riso alla nocciola.Sistema le ballerine in un sacchetto ed appoggia il libro sul tavolino in noce.Qualcosa le sfiora i capelli schivandola di poco,un aereoplanino di carta.
    “Ciao Atalanta.”
    Silenzio.
    “Ti ho quasi colpita stavolta.”
    “Già.”
    “Beviamo un caffè insieme?”
    “Vorrei leggere,Cupido.”
    “Fammi vedere.Ah,le Metamorfosi,Ovidio.Non ti annoia?”
    “In che senso?”
    “Nel senso che potresti anche sorridermi ogni tanto,non ti colpisco mai con i miei aereoplanini,almeno per pietà.Saresti anche più bella.”
    “Ti ringrazio”
    “Devo andare,scusa se ti ho disturbata.Ma ci vediamo presto,scommetti?”
    Si alza e si ferma al bancone,beve un bicchiere d’acqua poi si volta verso Atalanta,mimando con la mano il lancio di qualche oggetto immaginario.
    “Metti tutto sul mio conto,anche quello che prende lei,mi raccomando”
    Cupido sorride e prima di uscire le si avvicina appoggiando sul tavolino una sigaretta al mentolo.
    “Questa è per  te.”
    “Grazie” gli risponde Atalanta.
    Lo guarda dal vetro del piccolo caffè,sembra un fanciullo che saltella e saluta tutti con aria ingenua e distratta,poi scompare dietro l’angolo.

    Decide di tornare a casa,aveva bisogno di dormire un po’.Domani non doveva nemmeno andare a scuola,alle assemblee d’istituto preferiva la piscina,e poi c’era da sistemare la questione di Alberto.Entra in cucina e sua madre è al telefono fisso, mentre suo padre è seduto sulla poltrona vicino alla finestra.
    “Dove sei stata?Ti senti bene?”
    “Si,papà,sono solo stanca.”
    “Tra poco avrai le gare,Atalanta.Vai a riposare.”
    Sprofonda nel letto e sente il profumo delle lenzuola pulite.Per un momento pensa a Marco,ogni sera le mandava un sms per augurarle la buonanotte.Non era proprio abitudine,era dolce.Il suo sentimento era pulito come quelle lenzuola.Però è evidente che la cosa non le manca,Marco era sparito ma gli accordi erano chiari:in caso di perdita non la avrebbe più cercata.Avrebbe preferito sentirlo quel senso di vuoto che si prova quando una persona se ne va?Forse le sarebbe piaciuto.Atalanta si mette a leggere,sua madre entra nella stanza e le chiede se vuole scendere per la cena.
    “Tesoro,anche il dottore ha detto che sei troppo magra,ti preparo un panino.”
    Il dottore aveva già chiamato a casa.
    Per mio padre devo riposarmi.
    Mia madre ha già lo sguardo ‘malataelesbica‘.
    Marco non mi manca.
    Forse l’oracolo aveva ragione.

    La piscina è colma di bambini,il sabato è impossibile allenarsi bene.Alberto la aspetta davanti alla porta scorrevole e la saluta con un sorriso divertito.
    “Eccola.Ciao Atalanta,pensavo non venissi.”
    “Sono venuta a piedi”
    “Dai,buttiamoci in acqua prima che inizino i corsi di nuoto.Cosi poi decideremo insieme il ristorante per la cena.”
    Cretino,pensò.
    Seduto sugli spalti c’era Ippomene,che incuriosito dalle parole di Alberto non faceva che ripetergli l’assurdità di dover fare una gara di nuoto con una ragazza per potersi guadagnare un’uscita.”Possibile dover arrivare a questo punto per invitare a cena una ragazza?Sarà una di quelle bruttine ma stronze,capace di far perdere la testa solo perché si fa rincorrere.”Ma quando pose gli occhi su di lei,in corsia tre,si sentì in colpa per aver giudicato Alberto e il suo tentativo.Atalanta si era sfilata la tuta e si stava legando i capelli.Ippomene aveva capito,d’improvviso,il significato della bellezza.Poi mise i piedi in acqua e sedendosi sul bordo fece un respiro profondo.Lui seguiva i suo respiri,rapito e trafitto nel cuore,triste per non avere lui la possibilità di gareggiare quel mattino,sperando di vederla vincere contro Alberto.La gara inizia e Atalanta è velocissima e leggera,ad ogni bracciata acquista velocità e Alberto ormai è distante da lei.
    “Dovevo immaginarlo,sei troppo forte,il mio trattamento ha fatto miracoli”
    Alberto esce dall’acqua e si avvolge sulle spalle un asciugamano blu scuro,poi si china verso Atalanta e tende una mano per aiutarla a salire.Lei lo guarda senza dire niente,si leva la calotta e sparisce sott’acqua.

    Un ragazzo la sta fissando.Pare pietrificato ma i suoi occhi azzurri sembrano pieni di cloro,e lei crede di poterci nuotare dentro.La adoro,sta pensando lui.L’oracolo dice cazzate,pensa lei.Il corso di nuoto inizia e la piscina si trasforma in un carnevale di calotte colorate,tavolette arancioni e costumi a fiori,coriandoli di schizzi ovunque e risate divertite riempiono la vasca.Atalanta vorrebbe fermare lo sguardo dello sconosciuto e portarlo nel borsone da palestra via con lei,in camera sua,lontano dalle corsie e dai tempi cronometrati.Lui cerca invece il modo per batterla in acqua:se quella è l’unica strada per arrivare al suo sorriso valeva la pena mettersi in gioco.O la supero o la perdo.Ma cosa dici,Ippomene,tu non puoi batterla.Allora si avvicina.
    “Ciao.”
    Silenzio.
    “Vai veloce,sembra tu abbia le ali al posto dei piedi”.
    “Grazie”
    Atalanta lo guarda e prega gli Dei di allontanarlo,prega perché sapeva che lui le avrebbe chiesto di gareggiare, ma per la prima volta sentiva che con quel ragazzo alto,immobile li a fissarla,lei avrebbe voluto fare tutto tranne che nuotare in una stupida gara.
    “Io sono Ippomene.”
    Ippomene ha il volto dell’amore che non ho mai provato,pensa Atalanta,e non riesco a non vedere in lui tutta la bellezza che sogno la notte.
    “Atalanta,ti chiami cosi vero?”
    “Si.”
    Lui si avvicina per stringerle la mano.Mi guarda,mi guarda,è davvero carina e probabilmente ha voglia di essere ascoltata,mi piacciono le ragazze introverse.Lei si sottrae timida e lenta nei movimenti,senza difese di fronte a lui ma con la voglia di sorridergli.Si sposta i capelli dal viso,Ippomene chiedimelo.
    “A quando la nostra gara?”
    “Vincerai?”
    “Certo.Non ti lamenterai di essere stata vinta da uno come me.Se invece vincerai tu vorrà dire che sono come tutti gli altri.”
    Povero,povero Ippomene.Cosi dolce e senza timori.
    “Ti va bene stasera?”
    Annuì.

    “Atalanta sono qui”urlò Ippomene quando la vide entrare.Era già nell’acqua,in corsia due,ad aspettarla.
    “Ho pensato al delfino,duecento metri.”Atalanta divenne scura in volto,alta ed esile lo avrebbe certamente battuto.
    “Allora?”
    “Ok.”
    Qualcuno gli grida “Forza,forza Ippomene.!Nuota.Mettici tutte le tue energie,presto che vinci!”.Ma Atalanta scivola via e tutte le volte che poteva sorpassarlo invece rallentava,lo guardava sott’acqua affannarsi per raggiungerla e poi lo lasciava indietro.Mancava solo una vasca quando Atalanta fu attirata da movimenti concitati a bordo vasca.Bambini.Tutti i bambini si erano messi lungo il bordo e gridavano il suo nome “Atalanta,Atalanta!”.Lei continuava a nuotare incerta se fermarsi a vedere quello che stava accadendo oppure continuare verso una vittoria certa.Però quelli urlavano forte e indicavano gli spalti,le facevano segno di guardare.Ippomene nuota,respira in fretta e poi si tuffa di nuovo in acqua,con le braccia ormai stanche e i polmoni messi a dura prova.Atalanta di colpo rallenta,e si ferma.Gli spalti sono interamente coperti da uno striscione che porta il suo nome.Uno striscione bianco e una scritta blu,con un punto di domanda finale.Atalanta?

    “Quante ore ti alleni in palestra?”
    “In palestra ci vado poco,preferisco stare in acqua.Almeno tre ore al giorno.”
    “Ecco perché hai perso contro di me.”E sorrise ironico.
    “Vado in palestra quando ho tempo”
    Silenzio.
    “Quanti anni hai?”
    “Diciassette”
    “Atalanta?”esitò un momento.”Hai una sigaretta?”
    “Ne ho solo una,al mentolo.”

    Atalanta e Ippomene escono dalla piscina e il tramonto li abbraccia.C’è di sicuro un posto in cui vorresti andare con me,Atalanta.