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Autore

Marina Bertagnolli

in archivio dal 06 apr 2010

07 novembre 1968, Gorizia

segni particolari:
Nessuno

mi descrivo così:
Osservatrice di ciò che mi circonda.

12 febbraio 2012 alle ore 21:56

Micheal

Il racconto

Per mano, entrambi con l’alone di luce, vivido. Piegato sul ventre ascolti parole fendenti, guardi incomprensibilmente distante e ti muovi. Stringo il tuo ventre e ti impedisco di rialzarti, ricevo lettere con disegni colorati e cuoricini, senza timbro e penso che nel tuo mondo le regole sono diverse. Guardi sopra, in alto, oltre me e sorridi. Sono lì vero? Gioiosi e presenti nei tuoi sogni come nella realtà eppure quando te lo chiedo non rispondi, non ricordi.
Esistenza inafferrabile di cose colorate e aria, protendi le tue braccia in alto tanto, sempre, continuamente fino al respiro stanco che  ti scurisce le labbra.
Sono qui, per te. Dici che sono bella e fai come voglio, cammini dietro a me dritto se non mi va di sorreggerti tanto sai che mi fermerò, riderò e riderai. Siamo soli in mezzo a creature chiuse, come gusci di noce secchi. Parole rimbalzano da una parte all’altra ma siamo protetti, qualcuno li distrae i demoni, il nostro nucleo è forte e ci tiene accoccolati così posso curare le tue ferite, sentire il tuo lamento, lascia che la tua verità sprigioni all’esterno tutta l’energia di cui è capace, non ci sarà più una festa come questa e se anche ti hanno detto che tu non sei adatto e a me hanno massaggiato le spalle, credimi questo tramonto è per noi. Per te che sposti il cappello a destra e a sinistra per farmi rimanere. Per me perché ho scritto e disegnato per te.
Canteremo se vorrai e non abbassare gli occhi, me lo puoi dire. Io so, sento.. immagino dove vai quando non ci sei, non importa se urli o se cadi. Ti osservo per ore, immobile e non mi stanco.
Sposto il tuo viso ogni tanto, ti sollevo e ti chiamo ma attendi che se ne vadano. Solitudine, freddo, mi stringo nelle braccia e non posso evitare di posare il mio sguardo sulla posizione delle tue mani, delle tue gambe, nulla si desta. Lentezza e ghiaccio.
Portami con te se non vuoi che conosca la verità dalle tue parole, non sono in grado di vedere ma so che c’è allegria, spensieratezza, come la nostra quando ritorni o forse meglio.
Non raccogliere pietre, modella con le mani lumache e gigantesche mante, scrivi il tuo nome su una targa, imprimi il tuo colore e mostra che ci sei. Importante e piccolo infante dagli occhi innocenti ispirami, trova la porta del mio cuore e non scappare perché io sono il tuo guardiano, mi hanno donato spada e armatura, agilità e forza, ho affrontato altre battaglie, ho scacciato angeli ingrati fino al centro della terra e se ora vesto questo corpo femminile è perché così posso elargirti anche quel senso materno di cui sono portatrici le donne. Dammi più tempo, il mio compito è questo: farti conoscere questa dimensione, questa carne, questa terra. Ti strapperò dal distante, divino esistere nel quale ti rifugi il più possibile. Rimani qui. Facciamo qualcosa ti va? Operazioni? Esercizio di scrittura? Leggiamo? Ma ti prego non posso essere più veloce di così. Un giorno avrò di nuovo le mie ali, si spiegheranno e saliremo dove vorrai, ti porterò con me e sarà lontanissimo, più dei desideri e dei sogni. Calma e dolcezza, calore dovrei darti, ma come faccio? Sento il  sangue rigido, fermo, le lame di quei coltelli hanno annerito la mia spada e sono inerme stretto dalla tristezza, provo nostalgia e rimpiango di aver accettato la mia missione, prego e rivendico rabbiosamente la libertà di cui godevo. Perché dunque, questa miseria? Questa vita limitata dove non ho forza nemmeno per aiutarti? Immobile guardo dalla finestra gli alberi senza foglie e la rugiada brillante sull’erba. Non mi importa della bella figura, vago riflettendo sul “forse”. Forse che il mio compito sia solo questo? Tenerti qui per quanto mi sarà possibile? Pecco di superbia se pretendo di più? Ingiustizia per un figlio di questa terra, chi eri prima, perché questa punizione? Inesprimibile emozione che pervadi il mio corpo, sai che intravedo tra i suoi spessi capelli le sue tempie? Pulsano come le mie, il suo capo e rotondo e ben fatto, le ciglia si curvano e il naso è preciso con qualche lentiggine. Dico! è perfezione. Disegno di Dio e allora perché questo sonno? Questa fatica? Sassi giù per il dirupo che rotolano mentre si allontanano, giocherei a calcio assieme a te e già non li scorgo, la mia mente vagheggia altrove e loro scivolano addosso come viscidi vermi ammassati l’uno sull’altro nel tentativo di farsi posto.
Non è magia è puro spirito, niente da spartire con l’indifferenza, la stoltezza. Di quale paura cianciano? Il loro morire ogni giorno è terrificante. Questo terreno rimarrà incolto, abbandonato a se stesso, tutto il silenzio e la meraviglia non li tocca affatto. La tua semplicità non li tocca, la tua bontà. Svegliati, ti prego, hanno lasciato del cibo,
Eravamo tristi e impoveriti, sapevamo che la loro mancanza avrebbe cambiato i nostri compiti qui e su. Ma era scritto che alcuni avrebbero percorso la via opposta. Energia, anime, pensieri. Trasformano il bianco in nero, il sano in marcio, l’amore in odio. Ho donato profumo, primavera, calma, arcobaleni.  Le voci mi dicono di lasciare, di unirmi, di trasformare la mia luce in tenebra. Dicono che cambierà, che potrò riposare, nutrirmi, compiacermi di me stesso. Vedo immagini in cui spendo denaro, possiedo vesti lussuose, abitazioni preziose e tanti.. servitori. Il mio potere ora è rinchiuso in un respiro  corto. La mia nobile aurea è sparsa e condivisa tra i giusti. Ma tu? Dunque quale significato nascondi e perché le nostre strade si incontrano. C’è un posto in questo mondo affinchè possiamo acquietarci e contemplarci l’un l’altra, si perché oggi io sono femmina, dea di questo corpo armonico e in salute. Portatrice di lunghi, lisci e castani capelli. Orsù parla, dammi un giudizio, il più elementare. Vedimi mio esile fauno dei boschi, apprezza le castagne a terra, gli scoiattoli dietro al cespuglio e la nostra quercia. I colori vivono anche qui, li puoi toccare e odorare, puoi dar loro un’immagine. Credimi fa tutto parte di quel che conosci, come io devo aprire la mia mente all’esistenza dello spirito tu apri la tua e posa i piedi al suolo. Svegliati, parlami. Siamo parte di questo ora, non ci è concesso alcuna velleità, è concreto tutto ciò, ha spessore, forma, calore o brivido della pelle. E’ stomaco vuoto, arsura, muscolo gonfio. Sangue fluido contenuto in un involucro, sostanze che circolano, grosse, esili, liquefatte, acide.. fino alla più minuta e invisibile da cui proveniamo io e te, perciò svegliati mio buon compagno e conoscimi, sentimi e riverbera di tutto perché sarà breve, ricordi l’abbiamo accettato e ora si compie, mancava solo questo per raggiungere la completezza, poi non sarà più necessario, riavremo quel che ci spetta e ci siederemo accanto a lui pieni di grazia e felicità. Prodighi a non desiderare più nulla, gioiosi dell’universo.

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