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Autore

Mario Monferrini

in archivio dal 23 set 2008

25 gennaio 1949, Rieti

mi descrivo così:
Un sognatore pronto ad innamorarsi dei luminosi panorami che il cuore e la natura ci offrono generosi.

13 giugno 2013 alle ore 18:47

Francesco

Intro: Giorno dopo giorno ... ne ho fermato uno dei tanti per ricordarti , caro zio Francesco.

Il racconto

Muore zio Francesco , la sera alle 20,00 di un lunedì di Dicembre al Policlinico Gemelli. Viveva da solo. Aveva 76 anni. Credo abbia centrato esattamente l'età che le statistiche attribuiscono alle aspettative di vita per gli uomini. Ti puoi dire fortunato di essere nella media , poteva andare peggio ma poteva anche andare meglio . Sto per compiere i 50 anni e i 26 che mi separano dall'età di mio zio mi sembrano ancora tanti e così lo sguardo mantiene la luce di futuro che trasmette l'energia per continuare a perdere tempo con le tante cazzate che ci inventiamo o inventano per noi politici , preti e venditori . Comunque zio Francesco se ne è andato.
Bianco-nero , Ci sei - Non ci sei, Vivo-Morto, Tutto - Nulla .
Un interruttore e splash , sei andato.Hai lasciato i tuoi documenti, gli assegni, i vestiti , i libri , le parole crociate con il cruciverba che volevi completare appena saresti tornato a casa , quella casa chiusa in fretta con un piatto sporco nel lavello e i calzini da mettere in lavatrice . La posta lasciata in salotto la volevi aprire con calma per occupare un poco del tuo tempo solitario . Ti scriveva solo l' Enel o l'Eni e qualche Onlus e sempre con il loro biglietto da visita , un bollettino di conto corrente da compilare con qualche migliaia di lire. Non ti eri sposato e i tuoi legami più forti erano con noi nipoti e i tuoi fratelli vicini e lontani.
Eri, sei, sei stato, sarai sempre ... la scelta del verbo scopre il nostro pensiero sulla vita , smaschera la nostra fede o il nostro laicismo ... a me piace dire sei ... un uomo di una bontà rara . Mai un rivoltarsi contro , una frase aggressiva, una critica cattiva, i tuoi occhi trasmettono una profonda calma , una rassegnazione serena al destino, una umiltà scelta, voluta , consapevole e per questo serena, non invidiosa nè tanto meno rabbiosa.
Avevi dovuto allenare la tua rassegnazione , giovane soldato fascista in terra di conquista quando governanti presuntuosi ritenevano ancora che la terra , lo spazio fossero gli ingrdienti indispensabili per il potere . Quale pazzia vissuta con ingenua accoddiscendenza da tanti o con complice collaborazione da pochi , quale pazzia aveva travolto l'Europa ! E tu c'eri dentro come attore , spinto a forza sul palcoscenico e la recita poteva costarti la vita !
Non mi hai mai raccontato la tua avventura in Grecia e tutto l'accaduto l'ho appreso dai racconti dei tuoi fratelli . La prigionia, gli stenti, le punizioni, le violenze subite, la fuga e la malattia riportata in patria a ricordo di quel viaggio non certo di piacere. Invalido di guerra ! Da bambino non capivo il significato di quel nome che rimase sempre legato alla tua persona come un marchio indelebile . La tua malattia non era visibile ma c'era , paziente, in attesa da qualche parte del tuo corpo , pronta a prendersi quanto le spettava a tempo debito.
E il tempo previsto è arrivato il 28 Dicembre alle otto di sera con il rantolo disperato , il tuo primo e ultimo grido scomposto !

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