username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

in archivio dal 04 giu 2007

Marzio Citera

31 agosto 1985, Firenze - Italia
Segni particolari: Cuore di loto, occhi d'assenzio.
Mi descrivo così: Unicorno corrotto dal vizio.

elementi per pagina
  • 04 giugno 2007
    Novembre

    Serba il giardino vestigia di luce
    a chi vagando mira in te, o Novembre!
    O che accenda il crepuscolo i suoi languidi ori
    o che si desti il giorno con malato
    5 riverbero, io in egual misura sento
    te così simile al mio cuor brumale
    che, mi pare, esser l'interludio mesto
    tra due stagioni: una, presto sfiorita;
    l'altra, non nata ancora, ma che già mi s'appressa!
    10 E mi trovo smarrito, qui giacente d'attesa,
    a sentir l'affluenza della pioggia nell'anima
    e un sottil vento che porta le foglie
    nell'aria, per poi posarle nel brago:
    e simil certo accade ai sogni miei!
    15 Lo so, lo vedo. Eppur non ho la forza,
    né me l'effonde quest'aura di morte,
    nè l'alta desìdia che te asseconda,
    Novembre! Ma pur dolce m'è restare
    s'io vedo qualche foglia ancora verdicare,
    20 abbriccata con tenacia divina
    al ramo che la tiene e non la lascia andare!

    O Novembre, Novembre, cuor d'Autunno!
    Non vedi tu che le mie foglie ad una
    ad una cadono? Son forse tutte
    25 dirette a una compagine di loto?
    O d'intimo pensiero m'illudo vanamente?
    Le già mutile chiome di pènsili speranze
    gemono supplici nel loro umore
    sepolcrale, ché l'opìma lor messe
    30 s'è fatta, oh, d'improvviso, più decidua!
    Qual fu l'àdito di tanta sciagura?
    Occidua è la mia vita pria del tempo
    è sol scorgo nella càligo immane
    simulacri piangenti d'occasioni
    35 presto everse, sorgenti fatte gèlide:
    non frulli odo tra i rami, non germogli sull'erba
    scorgo, in questo giardino che par qual me soffrire!
     
    Natura, io non ti seppi mai sì vile!
    Sempre in te seppi una brama pugnace,
    40 or sei nuda di tutto ciò che in te parve saldo:
    ora t'annoda un'algida mimèsi
    del fosco cuor che t'osserva e in te piange
    e le sue lacrime nutron la pioggia
    lasciando la tristezza rendersi troppo vasta,
    45 troppo forte da sopportare ancora,
    e ancora! Ma or dimmi, o freddo novembre:
    tornerà mai per noi un raggio di sole?
    Conoscerò io mai sulle mie guance il bacio
    leggiadro di una primavera ignota?
    50 Non credo sia il mio affanno sì fugace,
    né la mia vita abbastanza durèvole
    da valicar l'inverno che solo in te germoglia
    né che il mio spirito affranto resista,
    o le mie foglie stanche, al tuo vento spietato
    55 che toglie in me ogni residua illusione!
    In tal giardino, ove il mio viver geme,
    sol miro ogni certezza mia inumata
    e l'ambascia dei lauri in tanto scempio...