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Poesie di Massimiliano Naimoli

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  • 05 luglio 2006
    Uno solo

    Vorrei due cuori,

    con diverse latitudini

    nel percepire

    altri modi d’amare.

    Li vorrei

    per gli affetti più cari,

    con l’idea di andare oltre

    tutti i conflitti.

    Non ne voglio nessuno

    quando sono efferato,empio,

    quando le ambiguità

    diventano confusione.

    Purtroppo ho un cuore solo,

    senza partizioni,

    incapace di riversare

    ogni emozione.

    Come un motore

    destinato a fondere;

    come una luce sempre accesa,

    senza interruttore.

  • 05 luglio 2006
    Un attimo di lei

    Un fotogramma

    e gli anni di un vetro

    che non porta tempo,

    che non ha bagaglio,

    violentato da luci e da sorrisi

    specchiati come ghigni.

     

    Con ricordi di pietrisco,

    con motivi masticati,

     ho tanta voglia di guardare

    quanto è grande il cielo.

  • Non fermarsi mai,

    essere una variabile,

    un pensiero multiforme,

    apice frastagliato

    di un cerchio imperfetto.

    Originale condizione

    sotto il segno del camaleonte.

     

    Non guardare mai

    le azioni compiute,

    la causa e l’effetto,

    adesso più che mai

    sono un principio soggettivo.

     

    Non rinnegare mai

    il fascino dell’inibizione

     sei stato istinto,

    sei stato animale

    tra  tante porte aperte.

     

    Neanche adesso ti fermerai

    occhi più grandi

    di ogni emozione.

    In un attimo sei solo

    sotto il segno del camaleonte.

  • 05 luglio 2006
    Tempeste personali

    Piove ancora.

    E’ la morte che piove.

    E’incessante,

     nella vita incompleta senza  estremo,

     incompiuta per un brivido.

     

    Piove ancora.

    E’ il destino che piove.

    Vent’anni

    svaniti in un sorpasso,

    ultimo fascio di pensieri

    tra vetri e lamiera.

     

    Piove ancora.

    Non  so perché piove.

    Non c’è legame personale nella tristezza

    ma lei è presente e mi fa solo.

  • 05 luglio 2006
    L’appendiabiti

    Prese il matrimonio

    come appendiabiti

    e se stesso per cappello.

    Lei gli regalò un collare

    fatto di monete a cui lui aspirava.

     

    Sul matrimonio si è svestita dell’ingiuria

    fatta da una figlia senza padre

    stretta per nove mesi

    da vestiti che alludevano

    all’obbligata normalità.

     

    Ora l’appendiabiti è tarlato,

    il cappello è caduto

    solo senza monete.

     

    Ha preso un nuovo amore

    per appendiabiti

    e se stessa per cappello.

    Lui gli ha regalato un collare

    fatto di una vita benestante

    a cui lei aspira.

     Tutto questo nella passione già tarlata.

     

    Io sono nulla,

    e lo sono già stato

    ma soprattutto sarò sempre

     grande amico dei tarli.

  • 05 luglio 2006
    Dissonanze d’autunno

    Disadorna è la stagione

    dei profumi e dei colori

    così vivi nel fogliame.

    Del vago passeggiare

    con le mani nelle tasche

    e le foglie calpestate

    come un po’ tutti i pensieri.

    Dissonante  questo autunno

    con l’umore che ho portato,

    con i giorni stretti al petto

    soffocati per amore.

    Non c’è vento nella via,

    è silente quel che vedo,

    ma è vibrante l’intuire

    un altro idioma nelle vene.

    Ogni passo è in confidenza

    nell’idea e nel tepore

    di un viale ormai compagno

    nei momenti da evocare.