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Autore

Massimiliano Sannino

in archivio dal 31 gen 2007

15 maggio 1981, Torre Del Greco

mi descrivo così:
Dolce, sensibile, testardo e permaloso

15 marzo 2007

Nonno Franz

Intro: Una storia che parla del senso di vuoto, della solitudine di chi si sente in colpa, del frastuono del ricordo, della solitudine e dell’amore presente, un po’, in ognuno di noi.

Il racconto

La seconda guerra mondiale era terminata già da alcuni anni e Franz, ormai quasi ottuagenario, si era ritirato nella sua tenuta di campagna situata a Nord del Canada. Lì sperava di trovare un sicuro rifugio visto che le forze dell’ordine di alcuni stati del mondo lo cercavano con insistenza per avere chiarimenti circa la sua precedente attività. Franz era un ex capo delle S.S. e, durante gli anni della guerra, aveva commesso delitti atroci; proprio quei delitti di cui oggi spesso si fa fatica a raccontare. La nuova vita dell’anziano Franz era del tutto diversa da quella precedente; nella sua tenuta non vedeva nessuno, non usciva mai e sebbene avesse vissuto da vicino le brutture del secondo conflitto mondiale il suo carattere burbero era rimasto invariato. In più di un’occasione i suoi vicini di casa avevano provato ad avvicinarlo e a fare amicizia con lui ma ogni volta Franz li cacciava in malo modo intimando loro di non farsi rivedere mai più in casa sua.
Dietro il suo cattivo carattere si nascondeva un uomo che, malgrado il tempo trascorso, assaporava ancora il gusto della sconfitta soprattutto dal punto di vista personale.
Ogni giorno si sentiva sempre più solo e la sua solitudine sembrava distruggerlo; la sua unica compagnia erano i ricordi di quella guerra che aveva combattuto in prima persona nonché i volti di quelle persone di cui lui stesso aveva ordinato l’uccisione nei campi di sterminio. Sembrava davvero impossibile riportarlo ad una vita normale e fargli dimenticare tutto; le poche persone che lo conoscevano bene pensavano ci volesse addirittura un miracolo per far sì che ciò accadesse.
Un giorno però, nella vita dell’ottantenne Franz fece il suo ingresso una persona destinata sul serio a cambiarlo completamente. Quel giorno infatti passò presso la fattoria di Franz, Antonio; un bambino di circa dieci anni figlio di italiani emigrati in Canada. Il bambino apparentemente sembrava felice ma il passato della sua famiglia annoverava alcuni eventi non proprio così rosei. Il nonno del piccolo Antonio infatti era stato deportato e successivamente barbaramente ucciso in uno dei tanti campi di sterminio nazisti costruiti durante la guerra. Il piccolo quindi non aveva mai conosciuto suo nonno e non aveva la più pallida idea di quanto fosse importante questa figura soprattutto per un bambino della sua età.
L’accoglienza di Franz nei confronti di questo misterioso pargoletto non fu delle migliori. Il vecchio infatti, appena lo vide aggirarsi intorno alla sua proprietà, lo respinse esattamente come faceva con tutti coloro che tentavano di avvicinarlo minacciando addirittura di picchiarlo se si fosse fatto vedere di nuovo. Le intenzioni del bimbo ovviamente non erano cattive; egli voleva soltanto fare amicizia con quell’anziano uomo che, per uno strano caso aveva identificato come suo nonno; Antonio era inoltre attratto dall’enorme giardino che circondava la tenuta di Franz e sognava sempre di possedere una casa come quella tutta per sé visto che l’abitazione in cui viveva con i suoi genitori era assai più modesta. Quella stessa sera il piccolo raccontò l’accaduto a sua madre la quale, in maniera molto premurosa, raccomandò al figlioletto di non avvicinarsi mai più alla casa di quell’uomo considerato da tutti molto pericoloso.
Il bambino però non diede ascolto alle parole della madre e il giorno seguente si ripresentò davanti la casa del burbero Franz tentando di nuovo di avvicinarlo e scambiare quanto meno qualche parola con lui. Questa volta il comportamento di Franz fu totalmente diverso. L’uomo, malgrado il suo carattere, comprese che il bambino non aveva nessuna cattiva intenzione e i due cominciarono a chiacchierare piacevolmente.
- “Chi sei bambino?” chiese Franz con tono sorpreso.
- “Mi chiamo Antonio, sono italiano e vivo qui con i miei genitori”.
Antonio non era affatto a conoscenza del passato di Franz e cominciò a vederlo con una certa adorazione, quasi come se quell’uomo fosse davvero suo nonno.
L’anziano e il bambino intrapresero un percorso di vita che si presentava lunghissimo ma che li avrebbe portati ad instaurare una grande amicizia e a rispettarsi reciprocamente.
Il piccolo Antonio, col passare del tempo, vedeva il vecchio Franz come il suo vero nonno senza poter immaginare che, colui che lo aveva accolto così amorevolmente in casa sua, era il responsabile di numerosissimi crimini di guerra.
Il tempo trascorreva e Franz si affezionava sempre di più a quella dolce creatura anche se in un primo momento aveva rifiutato di vedere il suo sorriso e di percepire la sua gioia; proprio per questo decise che non era il caso di rivelargli che proprio lui era stato ad ordinare la barbara uccisione di suo nonno. Franz e Antonio erano ormai legati da enorme affetto e il bambino non riusciva più a staccarsi da quell’anziano uomo che considerava ormai la persona più buona del mondo.
Tutte le mattine Antonio si recava a casa di Franz e guardava attentamente come il vecchio mungeva il latte dalle sue mucche e come quello stesso latte, diventava del buonissimo formaggio. Ogni giorno il bambino riempiva sempre più la vita dell’ottantenne Franz e l’uomo era solito regalargli un pezzo del suo formaggio e talvolta anche dell’ottima frutta di stagione prodotta dai suoi meravigliosi alberi. Molto spesso Franz ed il piccolo Antonio amavano fare delle lunghe passeggiate per le minuscole strade che caratterizzavano quel grazioso paesino della campagna canadese e ogni volta l’anziano uomo raccontava al bambino qualche aneddoto legato a quel piccolo angolo di mondo in cui l’ex capo delle S.S. aveva deciso di stabilirsi dopo la fine della guerra.
Erano ormai trascorsi due anni dal primo incontro tra Franz ed Antonio e mentre sul corpo del primo, i segni dell’età erano sempre più evidenti, il piccolo Antonio si apprestava a diventare un ragazzo; nel corso di questi anni Antonio aveva sviluppato una forte personalità e una gran saggezza che persino un uomo anziano come Franz ne rimase sorpreso. Il rapporto fra i due era ormai da tempo consolidato e malgrado il vecchio fosse considerato da tutti ancora come un uomo cattivo per Antonio era diventato davvero quel nonno che non aveva mai conosciuto.
Un brutto giorno però il destino si intromise tra loro tentando di separarli per sempre e annullando quanto di buono avevano costruito durante quei due anni. Franz infatti venne arrestato e, dopo un lungo interrogatorio venne condotto nel carcere di un paese vicino in attesa di essere processato. Il piccolo Antonio, ignaro di quanto accaduto, anche quella mattina si recò presso la tenuta di Franz ma, con sua grande sorpresa non trovò anima viva; una signora che abitava lì vicino lo informò dell’arresto del vecchio e che avrebbe potuto trovarlo nel vicino carcere. A questa notizia Antonio scoppiò in un pianto dirotto; non riusciva infatti a capire di quale crimine fosse accusato quell’uomo che era stato tanto buono con lui.
Il giorno seguente Antonio si recò a trovare Franz nella sua cella; il vecchio agli occhi di Antonio era irriconoscibile ma, dopo l’iniziale sgomento, il bambino gli chiese:
- “Cosa hai fatto di tanto grave per essere rinchiuso in questa orribile cella?”
- “Ragazzo mio” rispose commosso Franz, “durante la guerra ho commesso dei crimini orrendi, io facevo parte delle S.S. e ho fatto uccidere migliaia di persone  e per questo merito di essere qui”.
Le parole dell’anziano Franz lasciarono perplesso il piccolo Antonio che rimase senza parlare per un po’ di tempo. Nonostante questa triste rivelazione, il fanciullo decise di rimanere ugualmente accanto a Franz perché in fondo gli era riconoscente per ciò che aveva fatto per lui.
Un giorno però Antonio trovò Franz nell’infermeria del carcere disteso su un lettino; il vecchio era stato colto da un infarto e stavolta sembrava davvero che per lui non ci fosse più nulla da fare. In punto di morte Franz trovò il fiato per fare un’ultima ma molto significativa confessione:
-“Ragazzo mio, durante il periodo della guerra sono stato io a portarti  via tuo nonno ed è solo colpa mia se non hai mai potuto conoscerlo; se adesso mi odi non ti biasimo”.
- “Odiarti? Io posso solo perdonarti nonno Franz” replicò Antonio “tu mi hai accolto presso di te e mi hai reso felice; io sono orgoglioso di te”.
- “Mi hai chiamato nonno”, rispose affaticato Franz “non avevo mai provato la gioia di essere chiamato così; ti ringrazio e ora posso davvero riposare in pace”.
Poco dopo il vecchio chinò il capo e chiuse per sempre i suoi stanchi occhi; Antonio scoppiò in lacrime ma sapeva che da quel giorno in poi ci sarebbe stato il suo amato nonno Franz che da lassù avrebbe vegliato sulla sua giovane vita.

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