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Autore

Massimo Di Rienzo

in archivio dal 08 nov 2007

20 novembre 1966, Roma

mi descrivo così:
I'm just a red nigger who love the sea... I had a sound colonial education... I have Dutch, nigger and English in me... And yet, I'm nobody or I'm a nation

09 novembre 2007

Anopheles murata tiger

Intro: Questi maledetti sms sono proprio diventati importanti! Tanto che i due protagonisti li usano addirittura a fini statistici, per misurare la loro "popolarità". Ma le cose stanno per cambiare...

Il racconto

Marta, per comprendere la sua situazione affettiva, faceva un rapido conto degli sms in arrivo. E una volta aveva pure stabilito una soglia minima giornaliera di "incoming messages" sotto la quale, così aveva deciso, "stava messa male".

Quattro. Esclusi, ovviamente, quelli della Vodafone, quelli della convocazione per la riunione dei molto-comunisti tristi amici suoi e quelli della madre. Quando me lo ha raccontato mi ha fatto così impressione che per un po' anch'io ho cominciato a fare caso agli sms che mi arrivavano.

E non c'era poi molta differenza, le convocazioni alle partite di calcetto, le offerte farlocche delle compagnie telefoniche… Così, senza dircelo abbiamo preso a mandarci sms.

Io a Marta e Marta a me.

Tipo dei "rinforzini" per arrivare a fine giornata con quattro o cinque messaggi in memoria ed avere l'impressione di non essere poi così lontani dalla vita.

Poi, stamattina, chissà con chi cavolo ha parlato, di punto in bianco, mi dice che dobbiamo smetterla di mandarci messaggi, che non è un comportamento da adulti, che non ci fa fare nessun passo in avanti e che ha fatto male a cascarci quando io, Davide Morini, ho iniziato a mandarli.

Io ribatto che è stata lei a cominciare con questi messaggi, che non dobbiamo vergognarci se ancora abbiamo bisogno l'uno dell'altra e che queste prese di posizione filo-psicoterapeutiche hanno fatto più vittime al mondo di quante ne abbiano mai fatte tutte le epidemie di colera, vaiolo e peste messe insieme.

Andiamo avanti a confrontarci per un po', ognuno restando ovviamente fermo sulle sue posizioni. Poi, proprio mentre sferro l'ultimo e decisivo attacco, rivolto questa volta alla sua amica che ho identificato come responsabile dell'improvviso dietrofront, "che si facesse i cazzi suoi una volta nella vita"… per un caso che non è mai un caso, i nostri occhi finiscono sul fastidioso particolare di una zanzara, spiaccicata sulla parete bianca in bellavista, ormai secca e stramorta visto che è una giacenza dell'estate scorsa e che nessuno di noi due ha mai avuto la benché minima decenza di rimuovere da quel muro.

E' stato un attimo. Dall'orrenda visione Marta sposta il suo sguardo su di me e, non dicendomi niente, mi fa capire con un'unica espressione degli occhi, che la nostra conversazione è finita e che non c'è niente altro da dire.

Per comprendere la reazione di Marta occorre andare indietro nel tempo. Quando eravamo a scuola e il professore si dava da fare inutilmente per farci capire che gli inglesi hanno due parole per indicare "casa".

"House" che sarebbe la costruzione, la struttura fisica, e "Home" che è il cosiddetto "focolare domestico". Con Massimo Civetta la questione del "focolare domestico" mi ricordo che fu a lungo sviscerata. Fino al punto che decidemmo che la lingua inglese fosse troppo sofisticata per i nostri gusti nonché indolentemente anti-economica visto lo spreco di parole inutili. Così tornammo alla nostra occupazione prevalente che era prendere per il culo il professore.

Ma poi ti succedono questi fatti, a distanza di tanti anni, che ti fanno capire che il professore c'aveva ragione, che i due significati esistono veramente e che della nostra casa, della mia e di Marta, è rimasta soltanto la costruzione, la struttura fisica, mentre del focolare domestico nessuna traccia. E quella zanzara morta e stramorta è solo una delle mille testimonianze.

Esco con la vaga sensazione che c'ha ragione lei e che è il momento di farla finita con questa agonia.

Attraverso il vialetto di casa che è diventato una jungla. Le piante che ho messo ai bordi, infatti, invadono metà del ciottolato e, ovviamente, nessuno ha pensato di potarle a causa della sindrome che da oggi chiamerò della "anopheles murata tiger".

Ho bisogno di un pensiero… tipo… un "negroni" mentale. Che mi tolga l'amaro e mi faccia planare su questa giornata in maniera decente.

Così penso a cosa avrebbe potuto dire l'anziano Maestro Zen Massimo Civetta se fosse ancora con me ed avesse assistito alla scena precedente.


Credo che lui mi avrebbe apostrofato con queste semplici parole:

- Morini. Sei sempre stato un fallimento su molte cose. Ma sull'argomento botanica/giardinaggio fai veramente impressione. Devo purtroppo constatare che alcune ovvietà relative al mondo vegetale ancora ti sfuggono. Ora, si sa che le piante spesso compiono traiettorie contorte, si arrampicano sui muri, sui lampioni, ti invadono il vialetto di casa. Ma di una cosa puoi stare certo. L'unica cosa che cercano è la luce del sole. Ed in questo sono diverse da noi. Anche noi ci arrampichiamo spesso sugli specchi, invadiamo la vita degli altri, soffocandoci a vicenda. Al contrario delle piante, però, non è detto che facciamo tutto questo per inseguire la felicità o, almeno, uno straccio di benessere. Come con questa patetica storia degli sms, Morini -

Salgo in sella alla mia Vespa, rinfrancato dalle parole del Maestro e decido che stamattina mi lascerò guidare anch'io dalla luce del sole.

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