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Autore

Matteo Cammisa

in archivio dal 01 ago 2006

31 ottobre 1985, Lucca - Italia

07 agosto 2011 alle ore 11:20

Un episodio di vita... (Seconda parte)

Il racconto

Arrivarono al posto una mezz’oretta dopo. C’erano luci di natale ovunque anche se non era natale. Il posto macchine traboccava di veicoli, così parcheggiarono parecchio piu avanti. “Fottuti puttanieri siete tutti qui stanotte eh!”urlò Tac dalla macchina
Tes scoppio a ridere. Era ubriaco con la bocceta vuota tra le gambe.
Scesero insieme e fecero una pisciata lunghissima sul portello della macchina accanto, si beccarono un “Che cazzo fate!” da uno in lontananza e scapparono in direzione del night.
“Ci siamo Tes!”
“Entro prima io sembro piu grande”disse sicuro Andrea forse per il pizzetto o le scarpe con il tacco.
“Siamo maggiorenni! Cazzo vuoi che dicano!”
Entrarono e la scena che si parò davanti fu agghiacciante, di cartoline porno ne avevano viste ma mai tutte insieme e così tante. Facevano quasi schifo, tutte queste troie che si infilavano di tutto dovunque e nelle posizioni più impensate.
“Sono quindici euro. La consumazione è compresa e non potete toccare le signore se non avete pagato la marchetta. Provateci e sarà l’ultima cosa che ricorderete di questa vita” disse l’uomo dietro al banco. I due pagarono e si diressero verso la pista.
“Che cazzone” disse sottovoce Tes.
“Lo fa per il lavoro, tutti amiamo il nostro lavoro e cerchiamo di farlo al meglio.”
“Sarà…ma che lavoro di merda!”
Una troia saliva le scala mentre loro scendevano. Sorrisero entrambi e in risposta questa strusciò le chiappe nude alla gamba di Tes.
“Siamo in paradiso!”urlò.
Una volta sotto cercarono di capire come funzionava così andarono al bar e ordinarono un drink guardandosi attorno.
Era tutto buio eccetto per quelle sfuriate di luci da disco che ogni tanto facevano brillare i capezzoli delle ballerine. La musica era a palla. Le donne bellissime quasi di un altro pianeta.
“Devo mettermi a sedere o si capirà che sono eccitato sono tutto gonfio là sotto” disse Tac guardandosi a uno specchio.
Scelsero subito il posto sbagliato e un ciccione li cacciò bestemmiando. La clientela era più o meno variegata, dai venti ai quaranta anni, lavoratori e studenti, c’erano anche due donne probabilmente lesbiche.
Trovarono un posto non molto lontano dalla pista centrale dove si esibivano le “ballerine”.
“Guarda quello sfigato si è addormentato!”disse Tac alludendo a un tizio seduto accanto alla scalinata. Risero di gusto.
“Che pacchia Tes! Facciamo un brindisi alla serata!” Alzarono i bicchieri e si scambiarono un sorriso sincero. Tes girò lo sguardo e facendo un cenno con la testa  disse “Guarda! Sta venendo verso di noi..”
Una bionda era scesa dal palco e si dirigeva verso di loro. Aveva gli occhi di un celeste profondo, i capelli sciolti correvano sulle spalle girando intorno al collo, il vestito era una sottile veste attillatissima colorata di sfumature dal verde al blu, alta, morbida slanciata. Era una sirena.
Si sedette accanto a loro come se fossero stati amici di vecchia data.
“Ciao come vi chiamatè?”disse con un leggero accento francese.
“Io Andrea lui è Taco”disse senza staccare gli occhi dai seni che esplodevano.
“Ce l’ hai un nome tu?”disse Taco
“Celìn” disse portando la lingua alle labbra.
“Vado a prendere un drink alla signora” Disse Tes alzandosi.
“Come funzioni?Se ti pago mi porti di là oppure dobbiamo per forza parlare?”
“Par le privee tu basta che paghì e voilà. Però parlè con me un po’…”disse la sgualdrina mettendogli le mani nei capelli.
“Ok … allora… ti piace questo lavoro?”
Lo guardò per un istante con quegli occhi profondi piena di paura, sembrava chiedesse aiuto poi con un sorriso tiratissimo disse “sì!”
“Credi in Dio Celin? Perché io comincio ad avere dei dubbi… insomma tu sei una creatura innaturale questo è chiaro e non so se Cristo possa pensare a una figa del genere e poi generarla, lui non ha mai approfondito la questione aveva altro da fare a quel che si dice in giro: i miracoli le parabole e via dicendo…”
“Non capisco…”e sorrise in maniera molto infantile.
“Lascia perdere, quanti anni hai? venti trenta non si capisce più una sega con queste cazzo di lozioni creme e operazioni, anche un cesso di cinquant’anni può sembrare una dodicenne.”
“Ventottò” disse grattandosi la gamba. Sembrava annoiata.
“Non sono il tuo tipo Celin eppure sei qui accanto a me sperando che ti porti di là e ti paghi. La vita è assurda. Che ne pensi Celin?E’ assurda per te la vita?”
Tes era arrivato e teneva in mano un drink pieno di ghiaccio con un  ombrellino sopra.
“Ti ha fatto delle domande strane? È fatto così, non è cattivo. Allora Celin ti ho preso un gin lemon”e girandosi verso Tac sottovoce “Dammi due soldi sono al verde!” e Tac sempre sottovoce senza farsi notare “Merda Tes sei una fava!”
“Qualcuno mi aveva detto che i soldi non erano un problema…” erano seduti tutti e tre sullo stesso divanetto la donna era nel mezzo. Tac passò il portafoglio da dietro la schiena di lei finendo il movimento abbracciandola “Sei molto carino!”  intanto Tes aveva il tempo di prendere i soldi che gli servivano senza essere visto, solo un vecchio assisteva alla scena da dietro scuotendo la testa e sorridendo, avrà pensato “Mi ricorda la prima volta…”
Continuarono a parlare. Il portafoglio tornò nelle mani di Tac con un’altra furbata. Il classico trucco del “oh! mi sono cascate le chiavi” la vittima si accuccia e non vede il complice che lavora con il compagno.
“Bastardo mi hai spolpato” pensò Tac nel vedere i suoi averi dimezzati.
“Vado a farmi una pagliuzza” disse allora e una volta in piedi aggiunse “Buon proseguimento!”
“Prendiamo un altro drink!”disse felice in risposta l’altro abbracciando Celin.
“…Bastardo” disse Tac tra i denti dirigendosi verso la porta che dava accesso al balcone.
Tes avrebbe ridato tutto fino all’ultimo centesimo Tac lo sapeva e calmo si accese una Benson Blu nella notte umida e pacifica.

Erano oramai le quattro il locale era semideserto Tes se la stava godendo con una svedese nella stanza di sopra e Tac era completamente andato troppe canne e troppe tette. Era a sedere su di un divanetto quando una stanga mora gli si avvicinò e gli si strusciò con il bacino sul pene dicendo “Ciao!Offri me calcosa” Taco non capiva più niente ma era arrapato come non mai così ordinò due bevute e se la fece sdraiare sulle gambe. Si chiamava Laura o almeno era quello che aveva capito. Due seni sodi come il legno e un didietro pieno e gonfio. Era una fica da paura. Il cervello probabilmente l’aveva venduto. Una deficiente cronica capace solo di fare quella cazzo di risata odiosa “ah! ah! ah!” sempre uguale afona e fuori luogo. Facevano tutte le stesse domande come se fosse un protocollo. Era la quarta quella sera. “Come ti chiami?” “Quanti anni hai?” “ Che fai nella vita” “Vuoi un massaggio?” “Offrimi qualcosa” questa poi la facevano ogni minuto.
“Boss dicie che no posso mai io chiedo te se massaggino vuoi ah?gratissi?va bene no?du iu vont cam uite me?” lo disse sottovoce per metà cavalcioni su di lui e spingendo con il ginocchio tra le sue gambe.
E’ un occasione unica!pensò. Tes aveva dovuto pagare fior di quattrini per portarsela di là. Lui aveva trovato una cerebrolesa che chissà per quale ragione voleva rompere le regole. Forse era stanca della routine o forse si era innamorata di lui, fatto sta che
Tac non rispose le accarezzò il seno e così com’era la portò in braccio nella stanza dell’amore.
“Faccio massaggio du iu vont?” disse appoggiandogli le labbra alla gola.
Iniziò a ballare e a spogliarsi davanti al letto. Era immensa troppo bella per essere reale. I suoi occhi erano lucidi e riflettevano la luce dell’unica lampada accesa accanto al letto. Tac si era innamorato. Il cervello cominciò ad andargli in pappa. Gli sembrava un film. La stanza era spoglia ma confortevole come una camera d’albergo. La musica filtrava dalla sala da ballo e lei mugolava come una bambina quando gioca. Si avvicinava sempre di più e come in sintonia il pene di Tac spingeva la cerniera quasi a chiedere d’essere liberato. Lei forse capì così avvicinò tutt’ e due le mani alla cintura. Lui chiuse gli occhi pensando a quello che gli avrebbe fatto. Gli sbottonò i jeans. La cosa cresceva e il pensiero vaneggiava sempre di più. Con una mano teneva un lato dei jeans con l‘altra cominciò ad abbassare la cerniera. Era un momento eterno era pronto a esplodere. La cerniera sempre più aperta e il viso di lei sempre più vicino al suo. Sentiva il suo odore angelico la musica era dentro di lui ogni parte fremeva. Ancora poco. Un altro po’. Suonò una campana assordante lei scatto in piedi e fece per andar via. Taco impazzì! Prese la lampada e gliela tirò contro. Lei non aspettandosi una reazione del genere rimase immobile e prese la lampada in pieno viso. L’urto le fece sbattere la testa nell’attacca panni rotto e la punta che sporgeva le si conficcò nel punto esatto in cui la mandibola lascia lo spazio al collo. Il sangue cominciò a schizzare dovunque. Tremava e sobbalzava come un pesce pescato e gettato nella barca. Tac in piedi sul letto con il pene uscitogli fuori si vomitò addosso e svenne.

Andrea era nell’ampia sala ad aspettare l’amico. Si era addormentato su di una poltroncina teneva le gambe larghe la testa appoggiata indietro e un filo di bava gli colava da un lato della bocca. Si svegliò di colpo quando una sgualdrina cercò di appoggiargli una tetta sulla testa. L’orologio segnava le 4:37 era maledettamente tardi e quel pazzo del suo amico non era ancora uscito. “Aveva voglia di spendere quel fricchettone!”  pensò alzandosi in piedi. La ragazza lo rimise a sedere “ask for a drink I’m thirsty. Do it for me I’ll pay you back…in my way!”
“Ne ho abbastanza di voi troie!sono stanco e voglio un letto”
“yes letto!we can go now but i twill cost to you…”
“Lo lo so lo so cazzo ma che siete delle macchine? merda mi fate schifo, che palle voglio andarmene!” le spinse via la mano e si alzo di nuovo. Stavolta non lo fermò nessuno. Era un posto di egoisti e poveracci ognuno si faceva gli affari suoi e non guardava altro che quella carne sballonzolare di qua e di là a tempo di musica elettronica.
Correndo salì le scale sapeva che la zoccola che era con lui era quella ungherese che ha la sua stanza personale .“ANCHE SE STAI SCOPANDO GIURO CHE TI TIRO VIA!...”piombò nella stanza sbraitando.
La stanza era oscura e odorava di sangue rappreso e vomito, un odore così forte al sapore di ferro che faceva digrignare i denti.  “Ma che cazz…oh mio Dio” Il corpo era appeso al muro come un giacchetto. Era in grado di valutare se una persona era morta o meno e quella era stecchita. Aveva perso un sacco di sangue e al tatto era fredda come un ghiacciolo. Una situazione assurda. Vide la lampada e capì la dinamica. Il suo amico l’aveva uccisa. Non c’ erano finestre non poteva entrare nessuno e la lampada era stata lanciata per forza nella direzione letto muro. “merda… merda oh merda…” continuò per qualche minuto fermo immobile “merda… merda…” era come divenuto in un istante idiota non riusciva a pensare a niente. La stanza ruotava. “HEY NON SI PUÒ ENTRARE, LA STANZA È OCCUPATA!”disse entrando e sbattendo la porta un omone con la barba e quei cazzo di auricolari classici dei buttafuori. Tes senza pensare gli saltò addosso. Una mossa fugace senza senso ci fu una piccola colluttazione poi il grosso omone nero scivolò sul sangue e cadde in terra. Qui trovò un pezzo della lampada ormai fracassata e glielo puntò contro “Vieni maniaco del cazzo!”. Di risposta per paura o chissà per quale motivo gli fu rifilato un calcio e l’arma che doveva ferire Tes finì per piantarsi nel petto dell’uomo che ora sputava sangue. Una scena orribile. Andrea ebbe di nuovo il senno e stavolta si gettò su di lui per aiutarlo. Estrasse il pezzo e lì si accorse quanto era profondo. Sbiancò di colpo perchè capì lo sbaglio. Adesso che l’arma non era più conficcata a fare da tappo tutto il sangue stava esplodendo fuori! Quintali di sangue! Tutto era rosso gli scappò un pianto senza urlare, era paralizzato. Non c era più niente da fare: era morto. In tutto questo l’altro giaceva sul letto con il sesso di fuori. Tes era arrabbiato, colpevole, disperato!Senza speranze si getto sul letto e gli tirò un pugno in pieno viso. Le gocce di sangue schizzarono nuovamente deturpandogli la guancia. Taco aprì gli occhi ma non fece in tempo a scansare un nuovo colpo che gli ruppe il naso in un sonoro schiocco! “Aaaah figlio di puttana ma che cazzo fai?...sei un bastardo…” continuò a urlare si infilò nel bagno cercando della carta o dei cerotti qualsiasi. Forse non era rotto però il sangue continuava a colare. Trovò solo un assorbente usato nel cestino accanto al water e se lo mise al naso.
“Tac dobbiamo fare qualcosa” Urlò dalla stanza da letto Andrea.
“Ma che è successo qui?” disse Taco rientrando nella stanza. In risposta gli arrivò un nuovo cazzotto in pieno viso “Non fare finta con me!Sei stato tu maledetto bastardo” disse tirandogli un pugno nello stomaco.
“Ah…” Non riusciva a parlare Tac, era pieno di dolori. Svenne di nuovo. L’altro era in piedi, adesso si era sfogato però doveva fare qualcosa. Qualcuno di lì a poco sarebbe entrato. “Le urla non possono averle sentite la porta era chiusa e la musica era altissima” pensò in un lampo di piena lucidità. Quanto sangue, impossibile pulire tutto. Troppe tracce. Erano nella merda, tutto conduceva a loro. Si accucciò sull’amico svenuto e gli getto un po’ d’acqua presa dal bagno nel viso.
“Cos’è successo…non ricordo…” mugolò con una voce nasale e paradossalmente divertente.
“Hai ucciso la baldracca invece di scoparla sei un perfetto idiota!Hai il pene sempre di fuori Dio mio Tac che cosa sei?”
“Non posso aver fatto una cosa del genere tu mi conosci” un po’ di sangue gli uscì dal naso, mentre sistemava le mutande.
“E’ così invece e ci siamo in mezzo tutti e due!”gli urlò in faccia stringendolo per le spalle e si azzittì di colpo.
Pian piano Tac riprese a pensare anche se gli riusciva difficile un po’ per il dolore un po’ per la sbornia. “Quella puttana!Ora ricordo gli ho lanciato una lampada e … oh cazzo l’ho piantata nel muro!Ma come cazzo ho fatto!” voleva ridere ma gli uscì un pianto improvviso.
“E questo?Questo non c’era…non mi dire che…”
“Si sì sono stato io ma quanto ti ci vuole per capire che siamo nella merda!Ci possono dare l’ergastolo o forse trent’anni di carcere comunque vada l’ abbiamo in quel posto”
“Merda merda merda…”disse guardando in terra.
Rimasero in silenzio per cinque minuti. Nella stanza c’era un odore pazzesco: nauseante, sembrava di stare in un cassonetto. La musica era sempre forte e non sembrava turbata dell’accaduto. Non riuscivano a guardare che in terra. Andrea dondolava e ogni tanto lanciava un gridolino soffocato dal pianto e poi smetteva di piangere subito dopo. “Che fare?” pensava.
D’improvviso scattò in piedi andò nel bagno e riuscì immediatamente. Prese l’altro per una spalla e ci ritornò, chiuse la porta e tirò fuori l’accendino.
“Come fai a fumare in un momento del genere?La vita è tanto crudele da far perdere il senno all’istante: conoscevo un tale, uno della Garfagnana o giù di lì, che dopo aver visto il suo povero cane morto appeso ad un filo spinato cominciò ad abbaiare. Pazzesco! Comunque fuma ma ti avverto penso che non aiuterà ne la situazione ne la tua salute”
“Bruciamoli…”
“Cosa?”disse tirando indietro la testa e spalancando gli occhi.
“Hai capito bene bruciamoli. Il fuoco cancellerà le tracce e noi scapperemo da là” disse indicando una finestrella in alto “Ci dobbiamo assicurare di poter passare da quel buco e che le fiamme abbiano preso e metteremo i due corpi uno sull’altro sopra il letto in modo da far sembrare che stessero scopando e che la causa di tutto sia stata una sigaretta”
“È un idea…”
“È L’Idea e dobbiamo farlo prima che arrivi qualcuno” cominciò a girare per la stanza in cerca di qualcosa che potesse bruciare facilmente. Tac intanto si avvicinò alla finestra. “Ce la possiamo fare è una finestra vecchia guarda” tirò forte verso di se il legno e venne via tutto il riquadro. Lo spazio era più che abbondante.
“Quella sarà l’unica cosa che troveranno di particolare in questa vicenda…tu hai fede?”
“no…non molta”disse abbastanza convinto.
“Fattela venire maledetto bastardo ho bisogno di un compagno non di un pessimista rompicazzo!”

Ci vollero un po’ di minuti per mettere i corpi sul letto e spogliarli. Prepararono le sigarette, due per essere sicuri, in modo che cascassero su di un assorbente avvolto nella carta. Le lenzuola sarebbero state le prime a prendere fuoco poi il tappeto e il resto.
Tac ebbe un lampo di genio. Si avvicinò alla porta prese le chiavi e ce le schiantò dentro.
“Perché l’hai fatto?”disse bloccandosi all’istante l’amico.
“Così sarà più plausibile! Pensaci: se tu stessi facendo roba con una e poi vedi le fiamme che fai? Scappi no? ma il genio qui ci rompe la chiave dentro e rimane intrappolato”
“Sei un cazzo di genio! Però potevi dirlo prima porcamerda… dobbiamo spostare i corpi”
“Già che palle…ma dove li mettiamo?”disse Tac appoggiando le mani sulla testa.
“Chiaramente nel bagno così risolviamo a quei cazzo di investigatori il problema della finestra. Verrà fuori che il nostro omone nel tentativo di scappare, senza riuscirci perchè come vedi è troppo grosso, l’ha distrutta… lei poteva scappare ma poteva anche soffocare prima di uscire…”
Si dettero una patetica stretta di mano e poi accesero le sigarette. Aspettarono di vedere le fiamme divampare e poi uscirono dalla finestra.
Corsero alla macchina senza esser visti e scapparono verso la libertà.

Il giorno seguente erano su tutti i giornali e vennero arrestati immediatamente alle sei del mattino e mandati in carcere causa prova schiacciante. Una ripresa video di tutto l’accaduto.

“Almeno siamo nella stessa cella”disse Tes steso sul letto a castello nella penombra umida della cella.
“Sopravviveremo…”rispose l’altro allungando una sigaretta all’amico.
“È l’ultima vero?”
“Si fattela durare”
Il poliziotto di guardia vide il fumo, corse alla loro cella entrò e li riempì di botte e manganellate. “Dove credete d’essere al bar!Vi avevo avvertito cazzoni, niente gioGhi con me!”girò i tacchi sbatacchiò la cella e se ne andò.
Tac era in terra con il naso e la bocca gonfi e un occhio chiuso dalla palpebra grossa come un palloncino. Tes era appoggiato al muro in una conduzione di poco migliore e rideva. “Ha detto gioghi… quel bastardo ha detto gioghi!...AH Ah Ah Ah!”Scoppiò in una mega risata.
“Allora l’ hai sentito!Il cazzone è lui …”Disse  anche qualcos’ altro ma fu soffocato dalle risa potenti e sane come non mai.
Continuarono a ridere così tanto che si beccarono un'altra scarica di botte prima della sera.
“La vita fa schifo…”
“Già…”
“Ti voglio bene Tes”
“Ricambio Tac”
“Notte Tes”
“Notte Tac”

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