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Autore

Matteo Lorenzi

in archivio dal 17 dic 2007

10 ottobre 1967, Milano

19 marzo 2008

(… 1.234 Kmh… [ 5° 07’ ]… )

Intro: Un astronauta con il razzo parcheggiato nel garage, che ogni tanto si fa una passeggiata fino alla Luna, di cui è follemente innamorato senza essere però ricambiato perché lei non vuole, e se non vuole... Ecco qui una storia geniale, fantastica. La storia di un astronauta innamorato della Luna.

Il racconto

Un giorno conobbi una persona che chiamai “Luna”.
"Spazio personale per l'inserimento di una gigantografia lunare"
(bella no? [beh, io per lei sarei stato disposto ad andare anche sulla luna... ma...  .] ma non ha voluto...) ... mi ero già messo la mia tuta spaziale (nuova e con l'odore della gomma fresca), ero salito sul razzo (nuovo di zecca e comprato per l’occasione), avevo acceso i motori… fatto i controlli di routine…...  pronto a partire ma…...  (ma se non ha voluto, non ha voluto…).
...  . Allora ho spento i motori… mi sono tolto la tuta… ed ogni tanto guardo il cielo per vedere se è nuvoloso o sereno. La tuta è nell'armadio (chissà magari un giorno serve) ed il razzo è nel garage...  . (revisionato regolarmente [affinché sia pronto a partire]…) poi c’è il plastico in polistirolo della mia base lunare, completo di tutti i particolari e dipinto a mano.
Se il cielo è sereno mi arrabbio perché vedo la luna e se è nuvoloso sono triste perché le nuvole facendo da schermo impenetrabile la nascondono. In tutti e due i casi va male… quindi… rimango qui, a collezionare foto lunari, a pensare all’assenza di gravità, ad Armstrong, ai Lem , agli Apollo, alle Lunik e alle Soyuz.
Rimango qui (… e lei non ha voluto) … e porto pazienza.
Una volta (ma solo una) sono riuscito a fare un giro di ricognizione in orbita lunare, con il mio Lem, quello revisionato. Sono riuscito a baciare la superficie lunare…dolcemente, perché sulla luna non c'è gravità e tutte le cose avvengono dolcemente. Lei mi ha detto che vorrebbe...  .o avrebbe voluto ...  (ma poi non ha voluto…[perché tra il dire ed il fare c'è di mezzo il mare]…). Ed io lo guardo il mare, con il telescopio, il Mare della Tranquillità , il Mare delle Tempeste e l’Oceanus Procellarium, e calcolo quanto tempo ci si può mettere ad attraversarli a piedi, o in bicicletta (con la zavorra sulla sella però, e due belle ruote giganti).
Ma lei non lo sa...  . che io la penso . Lei ha la sua orbita e la sua rotazione e vede passare moltitudini di meteore ed asteroidi, pulviscoli e piogge stellari. Chissà cosa vede lei… (… sicuramente i suoi occhi sono per qualche asteroide scintillante […ma pieno di bitorzoli]…in avvicinamento o in temporaneo stazionamento...  .). Magari un giorno (molto in là perché nell’universo il senso del tempo è diverso) si stuferà di tutti quegli asteroidi bitorzoluti e di quelle meteore che gli ronzano nell'orbita (e che passano... passano... e non si fermano mai...  .) e le verrà in mente la mia ricognizione (ed il mio fugace atterraggio)... senza immaginarsi che dopo tutto quel tempo io sarò sempre lì, a ricordare il mio dolce allunaggio ed i miei saltelli a gravità zero. Lo metterò in garage il plastico, assieme al razzo, e ci metterò sopra un telo affinché non si impolveri di modo che levandolo sia tutto in ordine.

Rimango qui a pensare che potevo salire sulla sonda Cassini ed andarmene verso Saturno (il quale ha 47 , dico 47 satelliti) e ci può essere una gran scelta con tutti quei satelliti...  .uno su 47 magari ...  .può essere quello giusto…ma di Luna ce ne è una sola….(e non ha voluto)...  .che cosa ci andrei a fare sulla Cassini? (E poi si vede la Luna da Saturno? [No]…) .

Rimango qui... rimango solo... al mio telescopio... e porto pazienza (che altro? [?]) .


***

Gli asteroidi sono brutti per definizione ("… probabili rifiuti cosmici… residui della formazione del sistema solare… " [definizione enciclopedica]…) , degli scarti quindi, e pieni di bitorzoli. Quando non hanno i bitorzoli hanno delle fosse ruvide, come avessero la faccia butterata. Gli asteroidi hanno tutti una forma indefinita, sgraziata, ben lontana dalla perfetta e dolce forma sferica dei pianeti e dei satelliti (…e della Luna…). Per non parlare del colore...  .niente a che fare con il blu ed il verde della Terra, il rosso di Marte o gli anelli di Saturno…(il bianco candido della Luna)…gli asteroidi sono scuri, talmente scuri che fai fatica a vederli…sono come i ratti di notte (dei ratti con la faccia butterata)…ti accorgi di loro solo quando ti sono già vicino e dietro alle spalle.
Gli asteroidi passano…passano sempre…non sono dei corpi celesti orbitanti e statici…loro continuano ad andare (...  non sanno nemmeno loro dove…) , fino a quando non sbattono contro un altro asteroide o un altro corpo celeste (…perché non sanno curvare...  [e sono anche un po’ idioti]…) . Però sono furbi (come i ratti) , a volte emanano una scia luminosa (… a causa della velocità e non per propria luminescenza…) che li fa sembrare attraenti e che gli nasconde i bitorzoli. Ammaliano gli asteroidi, ammaliano, si avvicinano, rimangono un po’ nei paraggi orbitali e se ne vanno, lasciando il cielo buio come prima (perché la capacità di illuminare lo spazio è propria solo delle stelle e dei corpi che ne riflettono la luce [come la Luna]…) .
…Mi sono travestito da asteroide (con tanto di bitorzoli) che passa, passa, e senza fermarsi se ne va...  .(per provare la sensazione…)...  mi sono travestito da asteroide (ma non sarò mai un asteroide)… che passa , passa e non lascia traccia di sé .

***

Certe volte indosso la tuta (mi piace l’odore della gomma) , scendo in garage ed entro nel razzo. Faccio finta di effettuare una missione, eseguo il conto alla rovescia, controllo il livello dei propulsori, la strumentazione, come un bambino simulo il rumore dei motori con delle pernacchie. Poi parto…dopo un breve viaggio entro nell’orbita lunare…e di nuovo eseguo il dolce atterraggio….(anche se è passato un po’ di tempo...  d il ricordo si è eroso)...  poi immagino di atterrare (sempre dolcemente) sull’altra faccia della Luna, quella che a causa
dell’attrazione magnetica non viene mai mostrata alla terra, quella buia e segreta che nessuno può vedere a meno che non ci si vada di persona...  .
Ho i miei calcoli algebrici io, chiusi nel taschino della tuta e so dove atterrare... Poi, finalmente bacio (dolcemente ci mancherebbe) il suolo pallido e farinoso , guardo fuori dall’oblò cercando le grandi distese del Clavius o l’immensità del Ptolemaeus, ma vedo solo le chiavi inglesi, l’annaffiatoio, un triciclo e la serranda del garage la quale si chiude sulle mie simulazioni, un po’ violentemente come quelle serrande bastarde che si chiudono di colpo sui piedi.
Allora me ne torno in camera, sposto la tendina della finestra, guardo la luna e la saluto (ma lei non mi può ne vedere ne sentire) e vado a riposare.

***

Diverse volte ho cercato di fare un’altra ricognizione… (ma lei non ha voluto… […sich...] … aveva altri impegni... [posso capire, con tutti i flussi sanguigni da regolare, le maree ed i raccolti da influenzare... e tutti gli asteroidi che passano continuamente da quelle parti…] … altre cose sempre più importanti…) e dopo un po’ ho capito (dopo un bel po’ però, perché gli astronauti alla lunga diventano sempre miopi ed anche un po’ sordi) ho capito che lei non è come me, che sto lì a pensarla un giorno si ed uno no (se anche lei lo facesse la mia base lunare non sarebbe solo un plastico in scala 1:1000 coperto da un telo ed abbandonato in un garage...) …non è come me che non riesce a trattenere lo sguardo al suo passaggio (se fosse così anche per lei qualche volta avrei incrociato il suo sguardo durante una delle sue rivoluzioni siderali...  ...) ... insomma dopo un po’ ho capito che non dovevo più disturbare…(pensa che silenzio che deve esserci sulla luna. [ed il mio Lem ha i motori diesel, rumorosi ed inquinanti]... pensa che pace silenziosa e quanti corpi fluttuanti nello spazio...)  … ho capito che (quando fra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare)…che il mare (ed anche il grandissimo cratere Descartes)... lo stavo attraversando solo io…e quindi non ho più disturbato.

***

Alan B.Shepard è molto meglio di Cristoforo Colombo. Perché lui è andato contro natura, senza galleggiare sull’acqua e senza la possibilità di mettersi in salvo se qualcosa fosse andato storto. A bordo del suo ‘Mercury Freedom 7’, il 5/5/1961 ha compiuto un salto sub-orbitale. E’ stato il primo americano nello spazio.

Bisogna avere coraggio per essere come Shepard (e non come Colombo), e non tanto per il materiale usato (la tuta che ha indossato la si potrebbe usare al giorno d’oggi per fare jogging, per non parlare del razzo…[certe lavastoviglie di oggi sono più sofisticate]…) ma per il viaggio nell’ignoto e nell’infinito (e contro natura , perché volare è contro natura) e per la prospettiva eterna della sua esplorazione (le esplorazioni terrestri sono finite, quelle spaziali non finiranno mai).

Bisogna avere del coraggio per essere come Shepard perché se qualcosa va storto , va storto e basta, senza rimedio (non devi aver paura, come Colombo , degli squali o delle mareggiate se per caso ti capita di saltar giù dalla barca [… una delle tre barche... ]...) . E qualcosa può andare sicuramente storto visto che era il primo esperimento in assoluto con un essere umano a bordo (...  mentre Colombo non era certo il primo uomo a salire su una barca per andare in mare...) .

Bisogna avere le palle per essere come Alan B.Shepard, mollare tutto, prendere le tue chiappe e portarle lassù, senza certezza di tornare, per poi essere ricordato o essere famoso un milionesimo di volte in meno di Colombo e di Yuri Gagarin. Si, perché la ‘colpa’ di Alan B. Shepard non è stata quella di essere stato il primo americano nello spazio, ma di essere il secondo uomo andato nello spazio nella storia dell’umanità (dopo Yuri Gagarin). Shepard è partito solo 23 giorni dopo il suo rivale russo e a causa di quei 23 giorni si fa fatica a trovarlo nelle enciclopedie (e l’impresa compiuta è a tutti i livelli identica a quella del suo collega perché stavano facendo a gara su chi partiva per primo) .
Bisogna avere le palle per essere come Alan B. Shepard, perché si è fatto il mazzo come Gagarin (e più di Colombo) e la maggior parte del mondo non sa nemmeno chi sia (… e tutto per 23 giorni…).
Shepard darebbe un calcio al telescopio e schizzerebbe nel garage di corsa allacciandosi la tuta mentre scende le scale (senza perdere il tempo per vestirsi e fregandosene dell’odore di gomma fresca…) entrerebbe velocemente nel razzo e via! Verso la Luna! Senza tanti preamboli e preparativi… senza tante curve orbitali e traiettorie di avvicinamento...  .E poi atterrerebbe dove capita (perché non è quello l’importante). e se avesse dei missili a bordo distruggerebbe anche un po’ di asteroidi (… e si vedrebbero migliaia di bitorzoli schizzare nello spazio...)  . Shepard non si preoccuperebbe di fare atterraggi morbidi, anzi probabilmente li farebbe rudi appositamente, per far capire alla Luna che lui è arrivato a piantare la sua bandiera a stelle e strisce e che lo si voglia o no lui lì ci costruirà una base. Ci vorrebbero i cataclismi per mandare via Shepard, la sua bandiera e la sua base. Bisogna avere le palle per essere come Alan B. Shepard. Ma io non sono come Alan B.Shepard.


***

Faccio calcoli trigonometrici io, e li metto in un armadietto, assieme alle foto, alla tuta, alla naftalina , alle chiavi del razzo ed ai miei moon boot. Porto pazienza (come nella vita del resto, perché il tempo va e tu non puoi far altro), porto pazienza (…non ha voluto…) e scatto fotografie, di notte (tenendo aperto il diaframma del teleobiettivo... [così risalta la luminosità]…e togliendo il flash…[altrimenti disturbo... ]...) … scatto fotografie quando nessuno mi vede, poi all’alba, quando il resto del mondo si sveglia , vado a dormire.

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