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in archivio dal 11 feb 2006

Matteo Spadola

23 novembre 1980, Fano
Mi descrivo così: Voglio che la mia vita sia un dipinto in movimento, in discesa come in salita una piuma mossa dal vento.

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  • 11 febbraio 2006
    C'era una volta

    Questa è la mia casa,

    qui sotto questo tetto di stelle

    ci sono i miei sogni, la mia vita,

    questa è la casa, la tua casa,

    qui dove splende il sole,

    dove soffia il vento, dove piove.

    Questa è la casa

    dove nascerà il mio bambino,

    qui dove imparerà a correre

    e giocare col destino.

    Questa è la nostra casa,

    qui dove il cielo insegna agli uccelli a volare,

    dove per ogni alba c'è un tramonto,

    qui dove la pace ha perso la sua guerra,

    questo è il tuo mondo,

    la mia terra.

    C'era una volta la mia casa,

    c'era una volta la mia vita,

    c'era una volta tanta gente

    chissà dov'è finita.

    C'era una volta un gabbiano

    che volava tra le onde,

    c'era una volta il mio bambino

    che correva tra le bombe.

    C'era una volta il sole

    ora brucia all'inferno,

    c'eri una volta...

    ora odio, odio in eterno?!

     
  • 11 febbraio 2006
    Come una piuma

    Sono un angelo all'inferno,

    un diavolo in paradiso,

    sono il sole d'inverno,

    una lacrima in un sorriso.

    Sarò un pesce nel mare,

    un uccello in volo nel cielo

    perché a volte sono bianco

    e a volte sarò nero.

    Non ho voglia di invecchiare

    come una foglia

    che in autunno aspetta di cadere.

    Voglio che la mia vita

    sia un dipinto in movimento,

    in discesa come in salita

    una piuma mossa dal vento.

     
  • 11 febbraio 2006
    Re senza trono

    E' impressa nel tempo, in un disegno ottomano

    una favola remota, un ricordo lontano

    di un vecchio e sapiente re dal nobile pensiero,

    ignaro soltanto di ciò che distingue il sogno dal vero.

    Nei lenti passi della vecchiaia il re non era solo,

    accanto a lui una dama dal nobile splendore

    si occupava della corte e di un giardino di rose

    dal quale nessuno mai aveva colto neanche un fiore.

    Ma quando il tempo gioca non lo fa mai a tuo favore,

    così un giorno il re si sveglia,

    si sveglia senza il suo amore.

    Oscura è la luce di chi non vede oltre il dolore

    finché il re per caso si ritrovò in giardino,

    raccolse il primo fiore

    e vide il suo destino.

    Vide un vecchio e sapiente re

    versare lacrime sulle rose

    e senza chiedersi perché

    vedeva l'amore in tutte le cose.

     
  • La pioggia se n'era andata

    ed io ancora seguivo la tua ombra

    e la tua essenza appena sfiorata

    in quell'angolo di mondo

    che il sole non conosce.

    Ti venivo a cercare

    per capire come fare

    a non chiedermi il perché

    del mio incerto camminare...

    per restare in piedi e non pensare

    a quello che ora è e poi non sarà più,

    per vedere più lontano

    e adagiarmi in riva al mare

    con te stretta in una mano.

    E' la mia ostentata convinzione

    di essere un punto posto nel caso,

    la mia terribile illusione

    di essere un fiore alla ricerca di un vaso.

    Non so ancora se per merito o fortuna

    mi sono sempre sentito leggero come un uccello

    e non come una piuma,

    Con le ali in volo verso la mia libertà,

    quella di essere quello che mi va...

    E' in questo mio vagare che finalmente t'ho trovata,

    sospesa nel vuoto,

    frammento dell'eternità.