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Autore

Maurizio Cannavò

in archivio dal 29 nov 2011

19 giugno 1947, Roma - Italia

mi descrivo così:
Sono sposato, ho una figlia di 35 anni, sposata a Genova, con due bambini che sono i miei nipotini, un maschietto di 5 anni ed una femminuccia di 3 anni. Mi piace scrivere perché provo un grande piacere e mi aiuta molto a riflettere. Scrivere mi ha sempre dato gioia.

30 novembre 2011 alle ore 8:54

Il pesce Camillo

Il racconto

Sull’autostrada del mare i pesci stavano incolonnati.
Il traffico era intenso e l’afa era insopportabile.
Ogni tanto una folata di acqua fresca veniva a migliorare un pochino la temperatura generale, e tutti i pesci boccheggiavano, c’erano un gruppo di sogliole che viaggiavano insieme  che stendevano le loro spine ad un ritmo di samba, forse erano brasiliane, i pesci non si identificano per il loro linguaggio perché con esso non si esprimono, essi parlano con i loro movimenti, con i loro scatti, con i ritmi della loro danza.
Un pesce palla si mise improvvisamente a rotolare su se stesso, un gruppo di sarde si lasciarono trascinare appresso e si formò un piccolo vortice di pesci che cercavano di attirare l’attenzione con dei moti imprevisti, l’afa continuava insopportabile,  un gruppo di cefali si incamminò in direzione opposta alla ricerca di un poco di refrigerio.
Un allarme improvviso cominciò a circolare, non si può dire di bocca in bocca, in quanto le bocche boccheggiavano appena e si sa non sono usate che per mangiare,  era invece come una scarica elettrica che passava, faceva ondeggiare i gruppi li faceva scattare improvvisamente a destra o a sinistra.
Il pesce Camillo se ne stava tranquillo, incolonnato in fila indiana da oltre una settimana, si nutriva di alghe sorseggiava una Coca e non si preoccupava degli allarmi e dei ritmi.
Il pesce Camillo se ne andava felice a trovare l’amore in un mare lontano. Si era mosso per tempo.
Il pesce Camillo sopportava  ogni cosa, era un pesce temprato, anche un poco abbronzato.
Il gruppo di spigole si mise a guardarlo con un certo interesse e con occhi diversi. Anche una triglia  che stava un poco persa e isolata spalancò i suoi occhi. Non fu molto apprezzata.
Finalmente arrivarono i soccorsi da una schiera di dentici che soffiavano  come mantici e con rapidi vortici  e muovendo le squame crearono dei moti di acqua che fecero abbassare la temperatura.
Il clima si fece subito migliore, si sentì un’improvvisa folata di ossigeno nuovo che veniva a percorrere le vie dell’acqua.
Il pesce Camillo, rinfrancato,  riprese a sorseggiare la sua Coca.
All’improvviso un nugolo di torpedini arrivò repentino e scaricò le sue correnti su tutta la colonna di pesci incolonnati.
Per alcuni la scarica fu fatale, ci sono pesci che hanno poca sopportazione per le scariche elettriche, altri invece le sopportavano tranquillamente.
Si creò una situazione anomala di pesci intolleranti che cercavano disperatamente ogni via di fuga e di altri che invece approfittavano degli spazi lasciati vuoti e sgomitavano per farsi avanti nella colonna.
Il pesce Camillo non si mosse di molto, ma non fu toccato dalle scariche delle torpedini e fu fortunato per questo, perché lui aveva una forte sensibilità elettrica. Si accorse degli spazi che si facevano ma non gli andava di sgomitare e se ne stette tranquillo a sorseggiare la sua Coca.
Un improvviso allarme si diffuse, arriva la balena, arriva la balena, non è che si gridava, però si vedeva la sua ombra gigantesca che si faceva avanti, i pesci cominciarono a scappare disperati, la balena li avrebbe mangiati tutti insieme, le balene fanno così, il loro pasto è vorace ed immenso, i pesci erano terrorizzati.
Il pesce Camillo, imperturbabile, rimase al suo posto a sorseggiare la sua Coca.
La balena gli passò vicino, nemmeno lo guardò,  ma gli rubò la Coca.
Il pesce Camillo allora si arrabbiò furiosamente, si lanciò all’inseguimento e siccome la balena se l’era ingoiata la sua Coca, si infilo dentro la balena per riprendersela. E sono diversi anni che la va ricercando ma non riesce più a trovarla.

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