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in archivio dal 04 set 2012

Melania La Giglia

08 maggio 1989, Lucca - Italia
Mi descrivo così: Distruttiva. Disagiata. Un mal di testa da sbronza.

elementi per pagina
  • 22 novembre 2012 alle ore 23:53
    Morire. Ancora.

    Come comincia: Le persone sono false.
    Tutte.
    Nessuno racconta mai del tutto la verità.
    Si omette sempre, per proteggerci, per non rischiare, per qualche fottuto stupido motivo.
    Io mento spudoratamente, sempre.
    Su cosa penso, su come sono, su quello che vorrei.
    Mento mettendomi mille maschere che tengo chiuse nel cassetto.
    Faccio la stronza quando sono dolce.
    Faccio la dolce quando sono fredda.
    Muoio, sempre.
    Ogni singolo istante della mia vita muoio.
    Muoio perchè non ho più voglia di stare qui a parlare.
    Non ho più voglia di spiegare il perchè sono fatta così.
    Voi..voi siete gli assassini della mia mente malata.
    Della mia sanità mentale.
    Sono stanca.
    Voglio morire.
    Ancora.

     
  • 13 novembre 2012 alle ore 15:29
    Tu..

    Come comincia: Devo ammettere che non me lo sarei mai aspettato.Di nuovo.A scrivere di nuovo per te.Perchè alla fine anche se sei lontano,anche se non posso più abbracciarti..alla fine ti penso sempre.E penso alle tue parole che mi facevano stare bene.E mi chiedo cosa ci sia di sbagliato in me,tu lo sai?Quanto tempo è passato dall'ultima volta..dall'ultimo pianto,dal tuo ultimo ricordo.E rivederti in tutte le cose adesso non fa più male..è quasi un sollievo.Certo un sollievo che mi sta avvelenando un pò il cuore.Ma buono e sincero..e soprattutto vero.Perchè dov'è adesso la verità?Dove sono i sentimenti VERI,le parole VERE,le emozioni VERE.è tutto un susseguirsi di sbagli,di lacrime,di rabbia,delusione..sempre e sempre.Allora mi chiedo il perchè delle cose.Il perchè dei miei sbagli e il perchè delle mie illusioni,cercando quella cosa bè..nè unica e nè rara..inesistente.Alla fine penso che l'unica soluzione sia accontentarsi di quello che si ha.So che a te non andrebbe a genio tutto questo,che mi ripetevi sempre che io merito il massimo..merito amore,dolcezza...quella che sapevi darmi tu.Ma alla fine..a cosa mi serve sperare e credere in un qualcosa che non c'è?è una perdita di tempo..
    Solo te mi hai saputo dare tutto questo.ma purtroppo adesso non ci sei..e mi manca da morire quelle risate..quella felicità,quella sensazione di stabilità e di contentezza..che mi hai dato solo tu..sempre e solo tu.

    parlare,sparlare,fare del male,odiare.
    Mi chiedo come si possa continuare a prendersi in giro continuamente.
    e continuare a prendere in giro.

    Dove sei adesso?
    Avrei bisogno di te in questo momento.niente pensieri,niente dubbi.la felicità.

    Ti amo da morire..
    LO sai..
    ma purtroppo tu non potrai mai leggere tutto questo.

     
  • 06 settembre 2012 alle ore 9:43
    Dov'è?

    Come comincia: Il cuore batte?
    Siamo sicuri che batta davvero?
    Non ricordo l’ultima volta in cui mi sono sentito realmente vivo. Non ricordo l’ultimo sorriso sincero.
    Ricordo i momenti in cui le lacrime hanno preso il sopravvento, interiormente.
    Sono sempre stato bravo a nascondermi dietro la facciata di stronzo insensibile.
    Non ricordo dove l’ho perso, il cuore.
    Credo che sia annegato nel lago insieme a te, sorellina.
    Dove mi trovo adesso?
    Vedo le luci dei bar, vedo donne che mi chiedono se voglio divertirmi con loro. Sono talmente perso e ubriaco da non ricordare la strada di casa. Dove sto andando, sorellina?
    Quando ho iniziato a ubriacarmi come uno stronzo?
    Non esisto più. Sono un corpo pieno d’alcool. Sono uno stronzo che sputtana i suoi soldi nel calore della vodka, nel sorriso di un bicchiere di whiskey.
    Ho gli occhi che sanguinano. Li sento sanguinare, lo vedo, il sangue. Sangue così trasparente da sembrare pioggia. Piove dentro ai miei occhi spenti. Piove e sembrano quasi lacrime, ma io non piango, io, io non piango, sorellina.
    Tutto il mio corpo piange.
    Le puttane continuano a chiedermi soldi, ho già pagato la mia puttana, la tengo in mano ed è fredda e calda come voi, ed è liquida come voi, come me.
    Sono fatto di niente. Sono fatto di lacrime, stasera.
    Umiliatemi pure, uccidetemi con le vostre parole, stasera sono un uomo solo senza faccia. Invisibile a me stesso. Ho creato un rifugio sicuro nella mia mente perversa. Un rifugio talmente sicuro che nemmeno io ci posso entrare. Non conosco la combinazione. Sono fottuto.
    E sento gli urli della gente stasera, vi sento urlare come se aveste ritrovato la voce solo ora.
    Stanotte ho perso la mia anima in un qualche bar.
    Mi sveglio la mattina senza capire quello che mi sta succedendo intorno, faccio finta di non capire.
    Ma stanotte, stanotte capisco bene tutto. Stanotte tutto mi è chiaro.
    Sono estremamente fragile, questa sera.
    Prego, prego perché non mi è rimasto niente.
    Prego e vorrei strangolarmi, affogarmi, martoriarmi.
    Estremamente solo.
    La solitudine ti uccide, mi uccide.
    Mi infilzo la testa con stupide frasi tipo :” Sto bene” – “Non ho bisogno di nessuno”.
    No, non sto bene.
    Ho perso quello che sono. Ho perso quello che potevo essere.
    Smettila di piangere, urlo, e devo proprio sembrare un pazzo, con la bottiglia in mano e l'altra in faccia per uccidere le lacrime.
    Bruciano come olio bollente, scorticano la mia faccia. Lava calda sul mio viso di latte ed espressioni.
    Avrei voluto essere io quello morto affogato.
Avrei voluto essere io il figlio frocio perfetto con la moglie traditrice perfetta.
    Avrei voluto essere chiunque tranne me stesso.
    L’alcool mi brucia la gola, alcool scadente comprato in un negozio scadente.
    Alcool che mi fotte la gola e lo stomaco, mi uccide il fegato.
    Sto bruciando e nessuno se ne accorge.
    Nessuno mi aiuta ad alleviare il dolore.
    La gente mi scansa, puzzo di vodka e sigarette, puzzo di lacrime e paure.
    Tutti hanno una storia da raccontare. Tutti hanno cicatrici dentro e fuori il corpo.
    Io non sono diverso da tutti loro.
    Non sono diverso dalla puttana 50enne che vende ancora il suo corpo per cercare di dare qualcosa a suo figlio. Non sono diverso dal venditore di hotdog in cima alla strada.
    Loro hanno le loro storie scritte in faccia, sulle dita e sulle rughe.
    Hanno scritto la loro storia col sangue, il sudore, le lacrime.
    Io l’ho scritta con la penna della sconfitta. Col malessere interiore.
    Non so nemmeno più dov’è l’inizio, forse su una spalla? Oppure su un piede?
    Da dove inizia tutto?
    Dove sono finite le mie ossa di cenere?
    Non riconosco il suono della mia voce, non riconosco le pieghe delle mie mani.
    Chi cazzo sono?
    Di che cosa sono fatto?
    Ossa, ossa, ossa. Ossa e Odio.
    Ossa e delirio costante.
    Ossa e merda.
    Sono l’uomo che si è perso nel mondo.
    Tutti cercano di mangiarmi coi loro problemi.
    Tutti vogliono qualcosa da me.
    Non riesco ad aiutare me stesso figuriamoci gli altri.
    Piango silenzio. Piango parole mai dette.
    Cosa sono diventato? Mi sto rammollendo.
    Un uomo solo che piange.
    Dio quanto mi faccio schifo. Quanto sono debole. Essere cinici aiuta, nessuno proverà mai compassione o pena per te. La compassione degli altri è sinonimo di morte.
    Stanotte, qui, in questa strada piena di puttane, turisti, spacciatori, drogati e alcolizzati, io sono vestito, per la prima volta, di me stesso, dei miei problemi.
    Stanotte tornerò a casa e rimetterò tutto nel cassetto.
    Sono così stanco di me stesso.
    Credo di aver esagerato.
    Lo ripeto ogni giorno.
    Mi ripeto ogni giorno che la smetterò di bere.
    Sono il figlio ribelle di me stesso.
    Ho il fegato che piange da quanto ho bevuto.
    Solo un ultimo sorso.
    Solo un altro ultimo sorso.
    Per stasera è abbastanza.

     
  • 04 settembre 2012 alle ore 0:22
    Vernice

    Come comincia: Da ragazzino davo fuoco alle rane.
Non lo facevo con cattiveria, per me non c’era niente di sbagliato, era scienza.
Capire cosa poteva succedere ad un anfibio se gli davo fuoco.
Iniziai ad avere questi comportamenti dopo la morte dell’unica persona che abbia mai amato. Mia sorella.
    Lei era la mia parte buona.
Lei coi suoi capelli nero pece, piume di corvo. Gli occhi verde smeraldo, come le rane che uccidevo.
Aveva 15 anni, io 12. Lei era la mia vita. Anche i cinici bastardi hanno avuto un cuore, io ne sono l’esempio. Io e lei eravamo una famiglia, ci sentivamo a disagio insieme.
    L’acqua. Lei. Io. La morte.
    Si può morire in tanti modi. Il risultato è sempre quello.
    Mia sorella, i suoi capelli neri, i suoi occhi dolci. Mia sorella e il laghetto. Affogata come se non avesse mai imparato a nuotare.
    Ma lei sapeva nuotare, lei ha deciso di chiudere la sua vita senza lottare, lei ha fatto la scelta giusta.
Tornare da scuola e vedere l’ambulanza e la polizia. Le lacrime di mia madre miste a quelle di mio padre. “La nostra piccolina..!” Lacrime.
    Stai zitta stronza. Torniamo piccolini solo dopo che siamo solo mangime per vermi.
    Sono sicuro che si sia uccisa. Nessun rimpianto o rimorso, perché aspettare qualcosa che dovrà comunque succedere?
    “… Perché siamo qui? Perché siamo vivi? Siamo esche, esche per sciagure e merda. Non siamo altro che questo. Non saremo mai niente di bello. Ci può sembrare di fare qualcosa di buono, ma qualcosa di buono è seguito da merda. Lo sai vero? Devi capirlo bene, questo. La morte sarà il nostro premio per essere stati pazienti. Magari.. magari siamo già morti. Non pensi?”
    Magari, sorellina, magari sono già morto. Magari..
    I giorni dopo alla sua morte sono stati la mia caduta nel baratro.
    Il cibo non aveva sapore, i fiori non avevano odore. Mi sentivo come un quadro squarciato, accoltellato dalla natura distruttiva dell’uomo, di noi stessi.
    Se chiudo gli occhi riesco ancora a vedere le piume di corvo dei suoi capelli sparsi sull’erba, il suo sorriso rivolto alle nuvole bianche, alle forme della nostra fantasia. Riesco a sentire la sua mano nella mia.
    Lei mi ha dipinto, mi ha dipinto come voleva. Tutti i colori cupi sono stati buttati sulla tela, la mia anima.
    Lei ha preso le sue mani minute e ha urlato mentre affondava le sue dita scheletriche nei colori dell’odio e dell’amore. Ha intinto il mio corpo nel blu, nel verde, nel rosa, nel rosso. In tutti quei colori accesi che piacciono alle persone. Così io sono un dipinto dai mille colori. Ancora fresco. Ancora bagnato. Ancora pieno dei graffi delle sue unghie verniciate.