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in archivio dal 12 ott 2006

Memius Memius

27 novembre 1905, Valdimai
Segni particolari: Nessuno
Mi descrivo così: La soggettiva libertà dell'essere: RESPIRO
Mi trovi anche su:

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  • 19 gennaio 2007
    Il Rientro alle Case

    Oggi ritornan dal fronte
    il treno carico di militi
    fa ingresso alla stazione
    sbuffando fra l'intrepida folla.

     

    Chi attende un figlio
    chi un marito
    un amante
    chi un padre.

     

    Tra quei vagoni si sbircia con ansia
    uno dopo l'altro gli scomparti passano
    svanendo nella nebbia
    uno dopo l'altro i visi a terra esultano.

     

    La giovane aristocratica
    vestita di tutto punto
    col mazzo di fiori in mano
    vuole il suo ufficiale riabbracciar.

     

    E a testa in su
    cerca coll'occhi
    tra un graduato e un giovane soldà
    e a testa in su prega il Signore.

     

    L'ultima carrozza
    di quel lungo treno
    le passò davanti
    ma dell'uomo suo non vide il volto.

     

    Tutti festosi
    si scambiano baci
    la giovane triste
    stringe al petto i suoi fior

     

    e un petalo cade
    come caduto è il suo amor.

     


    da - In Silenzio Osservando il Mondo -

     
  • 19 gennaio 2007
    Deserto

    Aspra dimora
    del serpente a sonagli
    e del paziente scorpione.

    Qui non vige invidia
    come tra le case
    qui tutto tace.

    Una strana calma è spezzata
    dal respiro affannato
    di un cammello assetato.

    Parla il vento
    tra le dune.
    Inveisce contro il burka
    di una donna
    rimasta ormai senza parole...

    da: In Silenzio Osservando il Mondo

     
  • Rivoli d'acqua piovana
    cullano il letto di foglie d'acero
    che
    strappate alla vita
    precipitano in una lenta danza...

     

    Scheletri d'albero
    piangono nel bosco
    ormai privo di colori.

     

    Imponente arriva il gelo
    si fa spazio
    tra gli animi infreddoliti
    dinanzi ai camini...

     

    Ma l'ultimo fiocco di neve
    non sa
    che un fiore di pesco
    sta per sbocciare
    preannunciando gli amori nuovi.

     

    E splenderà il sole
    più in alto che mai
    le cicale impazzite
    il profumo del grano
    che si lascia mietere quieto...

     

    Ripuliti quei campi
    ci si accorge però
    non poter far meno
    delle prossime piogge

     

    e così ci si abbandona
    all'inevitabile susseguirsi
    delle stagioni...

     

    Da - Clessidre di Latta -
    Laddove il tempo non è stato.

     
  • 17 ottobre 2006
    Il Pianista Pazzo

    Le note di un vecchio film in bianco e nero
    riempiono i polmoni del loro spettatore solitario.
    Il meriggio prosegue uggioso.
    E’ tempo di comporre.
    Il pianista pazzo riprende quell’euritmia
    la fa sua
    chino sull’avorio
    crea partoriente.
    In un evento quasi involontario
    sinuose corrono le dita
    che lo portano a sfiorare i seni
    di un cuore lontano.
    Assorto con gli occhi socchiusi
    ne sente il profumo
    fino a che l’ultima grave
    chiude l’armonioso stato confusionale.
    tornando alla malinconica tangibilità.
    “Fuori piove!”

     
  • 12 ottobre 2006
    Il Gioco della Candela

    Venuti alla luce
    il Creator ci fa dono
    di una bianca candela.

     

    E' la sorte a carpir
    la durata d'ognuna
    e assegnarla per caso
    all'ignaro diletto.

     

    Quel lume vorace
    d'un altro domani.

     

    A quella più breve
    il fatale destino.

     

    Si spengono presto
    i sogni di cera.


    Da - In silenzio osservando il mondo -