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Autore

Menotti Lerro

in archivio dal 15 nov 2006

22 febbraio 1980, Milano - Italia

mi descrivo così:
Nota Biografica: http://biografieonline.it/biografia.htm?BioID=2257&biografia=Menotti+Lerro

15 novembre 2006

Senza Cielo

di Menotti Lerro

editore: Guida

pagine: 64

prezzo: 6,00 €

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Le poesie di Lerro andrebbero lette mentre si centellina della grappa secca. Più che bagnarsi le labbra, si dovrebbe mandarla giù a brevi sorsate. Lo stesso modo in cui si può godere degli stralci poetici di questo giovane scrittore.
Una quotidianità romantica, vissuta e sofferta rattoppa le pagine della raccolta “Senza cielo”. Ogni poesia è scritta in basso, al margine della pagina. Quello spazio potrebbe significare una giornata trascorsa e vissuta o non vissuta per intero. Poi, prima di chiudere gli occhi, prima dell’ultimo sospiro da svegli, un lampo senza tuono illumina per un attimo il cielo. È proprio questa l’impressione scagionata dallo spazio poetico lerriano. Luoghi in cui la morte è compagna di viaggio, ma dove “da lontano tutto sembra luce”. È la posizione, il punto d’osservazione del poeta. Lui vive tra la gente, sente e raccoglie un’emozione; viene catapultato lontano da tutti e da lì, spruzza inchiostro sopra la gente, come una pioggia leggera quasi impercettibile.
Lo spirito di Menotti Lerro favorisce di un contatto vivo, ansimante, violento con la pagina bianca. È un incontro carnale estenuante dal quale nasce un cadavere: “Mi spezzo il polso sulla carta bianca,/ per ridurla a cadavere parlante”. A volte, pare di leggere osservazioni semplici e secche. Ma scavando la fossa, c’è una falda sotterranea nella quale il pensiero è articolato, l’emozione scomposta. È l’acqua di cui si abbevera Lerro. Con la sua anima da “teologo ateo”, spensa riflessi crudi nelle sue poesie. Girando per Milano: la metropoli che ti sopprime, ti toglie un po’ il respiro; tra fumi d’industrie, pozzanghere e cieli senza cielo.
Il getto, la voracità con la quale butta giù questi versi, viene espressa anche nel suo stesso scrivere. Bisognerebbe leggerle scritte a mano le poesie di Lerro. Aprire la sua piccola moleskine e apprezzare il tratto della penna, le cancellature, la scrittura veloce, parole quasi illeggibili per la voglia di spiaccicarle subito sulla carta.
Per Menotti Lerro, la vita è composta di continue rivelazioni che conquistano la sua anima; la fanno palpitare, la dilaniano, la chiudono, la macinano, la rivoltano come un calzino. E pure, lui è sempre pronto a scattare i miracoli e a esclamare: “Capire d’essere vivo mi sconvolge”.

recensione di Paolo Coiro

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