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in archivio dal 08 mag 2006

Michela Farinazzo

14 maggio 1964, Casale Monferrato
Segni particolari: Uno, nessuno, centomila...
Mi descrivo così: Porto gli occhiali per vedere meglio le sfumature della vita, le mie mani che scrivono quello che il cuore vede. Tutto questo senza poter mai lasciare la mia gabbia dorata della mia casa perché una grave malattia un'ala mia ha spezzata!

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  • 15 marzo 2010
    Profondo Dolore

    Mio Dio come è difficile far capire al cuore
    Di dare un senso al dolore
    Mi gira la testa, mi sento soffocare, vorrei urlare
    Ma il pianto fermo in gola
    Non me lo lascia fare.
    Le onde del destino e quelle del cuore
    Si placano solo con un gesto d’amore…
    Ma quando si parte dal gesto d’amore
    Mi chiedo cosa succede al destino e al cuore.
    Trasformano l’amore in profondo dolore.

     

    A mio padre mancato da poco, il cui cuore si è fermato
    E col suo anche il mio. Mi ha regalato la sua vita , io
    Gli ho donato la mia. Grazie papà
    Sei stato la più bella poesia della mia vita.
    Ora io ricomincio da qui.

     
  • 15 marzo 2010
    Tempesta

    Scrivere sul muro le proprie emozioni
    Leggere tra le righe delle canzoni
    Provare col pensiero a volare in alto
    Chiudere con un sorriso un forte pianto
    Un nuovo incontro, un grande amore
    Gioco sottile tra passione e cuore.
    Ecco perché occorre ricordare
    Ogni tanto lasciarsi andare
    Bisogna approfittare di ciò che resta
    Realizzare tutti i progetti che abbiamo in testa
    Ritornare a pensare che fa bene sperare
    Ma Non Smettere Di Sognare.
    TEMPESTA!

     
  • 15 marzo 2010
    Tu mi parli

    Tu mi parli e io devo imparare ad ascoltare
    percepire la voce del tuo cuore
    le frasi nascoste nei tuoi occhi.
    Tu mi parli
    ma io non sono più capace di leggere le note tristi
    quelle che stanno nel pentagramma di mezzo
    o quelle alte che urlano alla vita
    tutta l’ingiustizia e l’amore che ti è stato negato.
    Tu mi parli quando mi ascolti
    ma io non riesco ad ascoltare quando mi parli.
    Io non posso fare altro
    che provare ad ascoltare la voce del tuo cuore
    aprendo gli orecchi del mio.
    Cristina… Amica mia di tutta la vita

     
  • Puro e sincero come un limpido cristallo di luce
    Quel Ragazzo dagli occhi di cielo era così
    Semplicemente il Figlio di Dio.
    Sottile velo d’amore tra fantasia e realtà
    Anima dei miei giorni, immagine reale dei miei sogni
    Ecco perché io credo nel sole anche quando non brilla
    Nell’amore anche quando non mi viene dato
    Nel Signore anche quando tace.
    Soprattutto.
    Era scritto nel tuo libro:
    i tuoi… i miei giorni erano fissati
    quando ancora non ne esisteva uno.

     
  • 08 novembre 2007
    Vorrei ancora...

    Il trascorre del tempo arrugginisce i cuori  e la memoria del dolore li abbatte.
    Sapevo che l'amore non poteva essere così brutto
    come l'ho vissuto finora...
    ma non immaginavo che fosse così bello come lo sto vivendo
    adesso nell’attesa di tornare con te.
    Vorrei ancora sorprenderti
    vorrei sorprendere il tuo respiro tra pensieri d'amore per me
    vorrei emozionarti come solo i nostri sentimenti sapevano fare
    solo per te voglio aprire il mio cuore
    aiutami a sbiadire i miei dubbi
    salvami dalle stupide esitazioni
    poi niente più ci impedirà di vivere i nostri sogni.
    Per sempre

     
  • Da anni ormai sei cieca, questo è vero
    e il perché lo diventasti è ancora un mistero
    Oh , non dolerti mamma, non essere infelice
    se veder non ti è più dato il nostro mondo
    così poi tanto bello non è, non è giocondo
    scorda i fantasmi che la tua mente sogna
    la bellezza che tu credi è una menzogna
    e il perduto veder mai più pesar ti duole
    beati gli occhi che son chiusi al sole
    non vedono lo strazio della mia malattia
    che mi rende sempre più difficile la via.
    Madre dolcissima ti prego credi a me
    Papà col suo male è più al buio di te.
    La vita ci messi in ginocchio a colpi di dolore
    ma abbiamo resistito uniti dall’amore.

     
  • 31 marzo 2007
    Bimbo mio

    A Chiara perchè il dolore porti amore
    e l'amore alimenti il coraggio di crederci ancora

     

    Un soffio di vento, lo stupore è improvviso
    Pensiero stupendo che mi illumina il viso
    Mi fermo un istante e sento il tuo cuore
    Sei parte di me per un atto d’amore
    Porterai con te la luce, bimbo mio
    Ed io sarò mamma per volere di Dio.

     

    … di Dio... di Dio.


    Mio Dio…


    Il sogno si è scontrato col muro della realtà.
    Il rimpianto per quel dono svanito, desiderato
    alimenta il dolore per ciò che poteva ma che non è stato.
    Forte è la tristezza come strana è la serenità
    In me resta la magia di aver sognato di te


    E aver creduto, per un solo istante, di essere in tre.

     
  • 19 febbraio 2007
    Nei tuoi silenzi

    Quando passeggio nei tuoi silenzi
    passo a passo inseguo suoni che non sento
    sguardi che non mi scrutano
    dita che non mi accusano,
    arranco fino alla cima dei miei pensieri
    per trovare una eco della tua voce
    o l’orma di una vecchia carezza…
    Quando passeggio nei tuoi silenzi
    tu sei l’inizio e la fine della mia solitudine.

     
  • 17 ottobre 2006
    ... Amicizia

    Ricordo quando l'ho tradotta dal latino. Credo fosse di Cicerone ma in fondo che importa. E' una grande fonte d'ispirazione per chi amico ancora non è e per chi, come me ha la fortuna di averne una accanto da 25 anni. A te Cristina ... e un pochino anche a me. A tutti coloro che hanno e sono amici :


    … l’ amicizia che sopporta tutto, anche i veri o presunti tradimenti.


    … l’ amicizia che costa fatica, lacrime, litigi, dolori, presunte separazioni ma, viceversa, offre gratificazioni immense, sorrisi sereni, gioie.


    … l’ amicizia grazie alla quale ogni giorno diventa sempre più bello.


    … l’ amicizia vera, quella che per quanto gli altri ci provino, non gela in inverno e non si scioglie d’estate.


    … l’ amicizia si crea e cresce durante una serie d’incontri ciascuno dei quali riprende quello precedente senza averne perso memoria di causa.


    … l’ amicizia consiste nell’ accorgersi che l’amico ci completa e che noi completiamo lui senza però il bisogno di ricordarglielo tutti i giorni.


    … l’ amicizia, se è sincera sa anche parlare… tacendo.

     
  • 11 ottobre 2006
    Lentamente muore…

    Sono convinta di vivere in un mondo che, prigioniero è, di facezie, false verità e reali ipocrisie.

    L'idea originale della poesia che segue NON è mia.

    Io, con molto rischio, l'ho ampliata, e credo calzi a pennello per la società in cui viviamo.

    Vorrei invitare le persone a riflettere un po' di più, anche solo con questa semplice lettura...


    Lentamente muore

    Chi diventa schiavo dell’abitudine

    Chi percorre ogni giorno le stesse strade

    Chi non cambia mai marcia

    Chi non parla a chi non conosce…


    Lentamente muore

    Chi evita una passione

    Chi preferisce il nero al bianco

    Che sceglie il male al bene

    Chi non ha mai provato forti emozioni…

    … di quelle che fanno brillare gli occhi

    … di quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso

    … di quelle che ti accelerano improvvisi i battiti del cuore

    … di quelle che di un errore ne fanno un grande sentimento

     


    Lentamente muore

    Chi non capovolge il tavolo ma si cela dietro ad un falso perbenismo

    Chi lavora ma è infelice

    Chi non rischia la certezza della propria realtà di sempre

    … per l’incertezza di un sogno

    Chi non si permette almeno una volta:

    … di alzare la voce

    … di piangere per e con un amico

    … di dividere con chi ama una forte gioia e un grande dolore

     


    Lentamente muore

    Chi non viaggia con la mente e col cuore

    Chi non sa leggere tra le righe

    Chi non ascolta con l’anima

    Chi non sa trovare pace con se stesso

    Chi fa della noia e dell’odio la ragione di vita

     


    Lentamente muore

    Chi insegue e poi tradisce i propri ideali

    Chi non conosce l’alto significato della stima e dell’onore

    Chi non si lascia aiutare perché è convinto di potersela sempre cavare

    Chi si lamenta della pioggia e non conosce il calore del sole

    Chi non dimentica e porta rancore

     


    Lentamente muore

    Chi non ha coraggio di lottare per la vita

    Chi non gioisce per chi ha appena aperto gli occhi sul mondo

    Chi non conosce l’umiltà di accettare un NO per un falso SI’

    Chi si rifiuta di rispondere a chi non sa

    Chi per anni subisce ingiustizie

    Chi non può gridare al mondo la sua innocenza

     


    Lentamente muore

    Chi la vita non la vive ma la subisce

    Chi gli è stata negata la libertà di poter essere se stesso

    Chi è sano e non si accorge d’esserlo

    Chi si lascia scivolare tutto addosso

    Chi si sposta un passo più in là se gli cade il mondo addosso

    Chi alza le spalle al povero e spreca sorrisi col ricco

    Chi non si accorge che lentamente muore…

     

    Occorre imparare a vivere a piccole dosi

    Ricordando che essere vivi richiede uno sforzo

    Di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare

     

    DEDICATA A…


    … chi ama dormire ma si sveglia sempre di buon umore

    … chi saluta ancora con un bacio

    … chi lavora molta ma trova il modo di divertirsi

    … chi va in fretta in macchina ma adagio quando prega

    … chi arriva in ritardo e non cerca scuse

    … chi spegne la tv per ascoltare chi gli parla

    … chi è felice il doppio quando fa a metà del suo avere

    … chi rischia del suo per aiutare un amico

    … chi mantiene l’entusiasmo di un bambino ma pensa da uomo

    … chi vede nero solo quando è buio

    … chi sa ancora sorridere, piangere di gioia e amare

    … chi non aspetta Natale per essere buono

     

    Affinché queste persone si mantengano solide nel loro essere senza morire lentamente.

     
  • 01 agosto 2006
    Come un sasso nel cuore

    Dedicata a mio padre che il tempo trascorso come prigioniero in un campo di concentramento lo sente ancora vivo sulla pelle dopo 60 anni e all'intelligenza di mia madre nell'aver saputo stargli vicino al di là del ricordo con mesto silenzio

     

     

    Come si muore,
    quale preghiera rimane, quale forza nel cuore,
    quali ancora parole se non lamenti.
    Insieme e in fondo soli,
    senza più ricordi, senza pelle e più ossa,
    ombra della propria ombra di notte e col sole.
    Calda la paura rende di fuoco l’aria, di sale le lacrime, di ghiaccio il sudore.
    Come si muore a pochi passi dalla morte,
    come si muore in piedi e ginocchio a terra,
    con occhi randagi a cercare la fuga
    non dalle mura ma dai cento sguardi,
    sbarrati nell’orrore dell’addio alla vita
    e spaccati dall’odio dell’odio
    come un sasso nel cuore.
    Come si muore, insieme, spalla a spalla, corpo contro corpo nudi nel freddo e vuoti nella vita oltre la morte.
    Tutto rimane,
    le braccia marchiate, le vite segnate,
    le lacrime coi ricordi,
    a torturare l’anima di chi ce l’ha fatta,
    e per sempre vivrà nel ricordo di chi non è tornato, di ciò che ha visto e mai dimenticato.

    Come polveri bruciate e ceneri la mano ferma e fredda, carnefice... mai tremò nel legare il dolore alle fiamme, la vita alla morte.

     
  • 06 giugno 2006
    La piega di un petalo

    In fondo alla stanza

    in un angolo semibuio,

    un vecchio pendolo giace

    impolverato ma ancora imponente

    compie il suo lavoro così,

    senza sosta: ha visto passare anni

    scadendo sempre nel lento oscillare

    ore, minuti e secondi…uguali

    inesorabili segni del tempo

    che ci portano via

    lasciando sui nostri volti

    profonde insenature indelebili

    tirannie di ciò che è stato

    o che avremmo voluto (lo) fosse.

    Lo osservi

    e scopri quanta eternità nasconda

    se freneticamente aspetti qualcuno…

    e come vorresti che magicamente si fermasse

    quando con quel qualcuno già ci sei…

    lui è sempre lì, fermo, alto e pronto

    con i suoi rintocchi che perforano il cuore

    a ricordarti di non buttarti via

    perché, nella vita, anche la

    piega di un petalo di rosa

    potrebbe trasformarsi in un ultimo rintocco.

     
  • 08 maggio 2006
    Ogni colpo

    Spiegami, O mio Signore,

    perché hai voluto morire nel dolore

    Dimmi, O mio Signore,

    perché come un ladro Tu che eri un eroe

    Raccontami com’è possibile

    che ogni volta che ripenso ai chiodi sotto il martello

    Ogni colpo lo sento rimbombare nel cervello

    Ed è così grande il mio dolore

    da sentire una forte fitta al cuore

    Profonda… straziante

    che non guasta dire lacerante

    Eppure chi ti ha visto, chi era presente,

    dice che quasi parevi sorridente

    Tutto era scritto nel Tuo libro:

    i tuoi… i miei giorni erano fissati

    quando ancora non ne esisteva uno.


    Ecco perché io credo nel sole anche quando non brilla…

    … nell’amore anche quando non mi viene dato,

    … in DIO anche quando tace.


    Soprattutto.

     
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  • 14 novembre 2007
    Il Rumore dei Ricordi

    Come comincia: Sono stanca della pioggia…
    Vorrei ogni tanto rivedere il sole.
    Sono stanca delle lunghe giornate lente, monotone e noiose passate tra mille sogni infranti.
    Sono stanca delle interminabili notti che si fanno sempre più fredde e buie con l’avvicinarsi di un altro angoscioso giorno.
    Non ho più paura di ciò che potrebbe succedermi.
    Non temo il domani più di quanto possa temere l’oggi.
    Non temo il futuro più di ciò che mi ha dato il passato.
    E’ difficile e faticoso scegliere di lasciarsi alle spalle il proprio destino anche quando si è fermamente pronti a farlo.
    Non è la ragione ma le emozioni ed i forti sentimenti, quando si fanno sentire, i più difficili da tenere a bada.
    Con loro si deve fare i conti tutti i giorni, in ogni istante della vita, perché rendono difficili le nostre scelte.
    Sono i battiti del cuore a rendere confuso ciò che alla ragione appare chiaro.
    Non si deve temere il futuro se si è fatto tesoro del passato.
    La vita è un eterno presente. Occorre assaporarla attimo per attimo conservando pochi ricordi del passato e senza bramare l’attesa di ciò che potrebbe avvenire.
    E’ vero: non si soffre ma neppure si gioisce.
    Riuscire a pensare il passato senza dolore ci aiuta ad affrontare l’incertezza del futuro.
    Vorrei parlare con qualcuno ma sono talmente lunghe le ore in cui il silenzio è mio compagno che credo di non essere più capace a formulare un pensiero o una frase che abbia un senso.
    Nessuno di noi è realmente vivo se non possiede i suoi ricordi.
    Io è di questi che mi nutro per trovare quella forza e fede necessarie per sperare ancora.
    Non saprei dire quanti sono i giorni che vivo così, incatenata a quattro mura, con questo silenzio incantato che mi crea un luogo di falsa e surreale pace.
    Non so più cosa significhi questa parola che continua a rotolare nella mia mente.
    Bisogna stare attenti ai sogni perché potrebbero avverarsi ed allora dobbiamo essere pronti a viverli prima di accorgersi che non sono come li volevamo.
    Ho sognato così a lungo di tornare ad essere me stessa e non la mia ombra che mi sono lasciata scivolare la vita dalle mani e sotterrare dalla stanchezza.
    Vorrei tornare indietro…
    Vorrei che mi fosse data la possibilità di riavvolgere il nastro per poter rivivere i momenti felici della mia vita e avere la possibilità di recuperare gli errori fatti.
    Però sono consapevole che anche questo è un sogno.
    Mi rendo conto di volere l’impossibile quando chiedo di poter avere delle risposte sicure alle mie troppe domande.
    Forse nuovi quesiti cancelleranno quelli vecchi ed anche in questo caso difficilmente verranno esauditi. Non riesco a ricordare attimi di grande e spensierata felicità anche di un solo giorno di questi opprimenti anni vissuti stancamente fra quattro mura che di ora in ora sembra ti cadano addosso e si facciano sempre più strette intorno alla gola fino quasi a soffocarti.
    A volte penso sia sbagliato volersi attaccare al ricordo della mia vita passata da persona normale, coi suoi alti e bassi, come tutti, in fondo...
    So di averne vissuta una, è ovvio, ed ora, il ripensarla mi fa soffrire ma preferisco così anziché vivere nell’incertezza, in questa fitta nebbia che ottenebra le mie emozioni.
    Senza la speranza, la vita è solo una conchiglia che il mare ha lasciato, indifesa, sulla spiaggia.
    So che devo reagire: mi accorgo che voglio continuare a sperare… ad avere fede… a tentare di comprendere questo inaccettabile destino raccogliendo tutte le forze.
    Anche se sono stanca…
    Al punto tale che non so riconoscere se non ho le forze o se non sono più capace di trovarle.

     
  • 12 luglio 2007
    L'uragano dell'amore

    Come comincia: Il nostro desiderio di fare di due creature una sola, di evadere dalla nostra prigione, di fuggire noi stessi come in sogno, di bere la vita a cento gradi di fermentazione, di essere rapiti a noi stessi.
    Il solo sbaglio che potremmo commettere sarebbe d'aver disimparato a fare chi sa quali meraviglie dividendo l'uragano dell'amore in potenti ruscelli che scorrono sempre freschi rigogliosi e decisi senza mai perdere certezza del loro essere e forza come i nostri vent’anni d’amore che ha col tempo trasformato i fiordi d’acqua in uno splendido e copioso bacino colmo d’amore che aspetta le nostre mani per aprire la diga serrata dal tempo, dalla lontananza, dall’imposta separazione e dall’ostentazione del non voler ammettere che tra il nostro ultimo bacio di allora e il primo di oggi è passato solo un attimo.

     


    Giusto il tempo di sussurrarci a fior di labbra… TI AMO

     
  • 13 novembre 2006
    Un cuore che batte

    Come comincia:

    Il sole d’inverno trafigge la nebbia sui monti…


    Non c’è vita che scampi alle delusioni.


    Dopo tante parole ci sono anche grandi silenzi…


    Insegnami a non vergognarmi mai dell’amore anche se troppo ferisce…


    Insegnami a sopportare gli errori ed i fallimenti senza straziarmi dal dolore ma con dignità, forza, carattere, magari senza piangere…


    Fino adesso troppe lacrime ho versato per questa vita che per ogni attimo di felicità, mi regala ore di tristezza…


    L’amore non sempre chiama amore anzi, spesso lo fugge ma un cuore che batte a volte può fare più luce del sole


    Voglio una nuova vita un po’ meno sbagliata e la voglio sentire scorrere tra le dita. Anche se ora sono fragile ciò non significa che debba arrendermi…


    Sento il bisogno di costruire di nuovo castelli in aria e sognare illudendomi che la realtà non è poi così malvagia e che la speranza è un filo sottile ma resistente al quale potrai sempre aggrapparti senza correre il rischio di cadere nel vuoto.


    Voglio aprire gli occhi, spalancare le porte del cuore, allentare la morsa di questo dolore che ho provando a volare più in alto che posso, librarmi nell’azzurro dei miei sogni sperando che non finiscano mai…per non essere da sola.


    Ci sarà tanto tempo per capire cosa si nasconde dietro quella porta chiusa e forse, un giorno, troverò la forza di usare la chiave che tengo stretta tra le dita, per aprirla, ma dovrò essere pronta e sicura di saper affrontare cosa c’è dall’altra parte.


    Ogni gioco ha le sue regole ed io devo saperle accettare se voglio farne parte.


    Raccontami di te e quanta vita c’è in ogni tua parola, in ogni tuo sorriso, in ogni tuo movimento…


    Dimmi che posto occupo nella scala dei tuoi valori.


    No, non temo la risposta…


    Voglio lasciarmi andare a pensare di avere voglia di ricominciare…


    Ognuno per se ha un destino, giorno dopo giorno… vivendolo.

     
  • 29 maggio 2006
    Karol, il Grande

    Come comincia:

    Il nostro Papa è morto.

    Il papà di tutti. Proprio di tutti.

    La storia lo ha già appellato IL GRANDE.

    Ormai siamo già al termine del giorno dopo.

    Il primo in 26 anni. All’improvviso il vuoto.

    Non nego che questa forte quercia ci aveva abituati ad averlo quasi in casa.

    Tra noi, con noi. Come un immortale. Era illuminato da un carisma unico.

    Talmente unico da riflettere la luce di Dio anche quando nel mondo regnava il buio più assoluto.

    Sul suo viso l’immagine riflessa del Cristo che ci piace.

    Quello che ci guida, che veglia su di noi proteggendoci. Quello che alza la voce per farsi sentire. Quello che si arrabbia se non lo stai ad ascoltare.

    Ci aveva abituato troppo bene. C’era Lui. Era una certezza.

    Ora?. Questa assurda e intensa sensazione di trovarsi nel deserto senza acqua.

    In mezzo al mare e non saper nuotare.

    Ci manca questo uomo semplice nella sua immensa potestà, il Grande Atleta di Dio.

    Il campione da cui attingere coraggio e forza, colui che tanto ha creduto nel futuro che leggeva negli occhi dei giovani.

    Non c’è più quell’anello che teneva legate tra loro tutte le religioni, le persone che lo hanno stimato come uomo e amato come Padre. Piange questo mondo. E finalmente scopre che lo sa fare ancora. Il provare dei sentimenti puri e sinceri che si pensava persi nell’inferno della vita sempre più in discesa, rapida e ripida cosparsa di fuoco e cenere.

    Lui era l’acqua di cui noi avevamo bisogno per fermare il fuoco del male e dissetarci quando la sete di Dio ardeva nella nostra gola. Arsura.

    Sofferenza. Profonda, incontenibile che trascina allo sbando.

    Poi ci pensi, ti accorgi che dovresti vivere la sua morte con gioia perché è questo che ci ha insegnato il Papa.

    Che ci vuole dignità sempre: nel vivere, nel soffrire e nel morire.

    Perché, per il vero cristiano, la morte è l’inizio di una nuova vita… l’incontro più desiderato e bello a cui aspiriamo ma quasi mai preparati. Piangiamo per la morte e non ricordiamo che è solo un altro modo di assaporare la vita.

    Senza famiglia. E’ mancato senza quella mano che lo poteva rincuorare e coccolare. Senza figli ma padre di tutti i giovani del mondo. "Per madre la Madonna, per fratello Gesù e per padre Dio".

    Era sereno il nostro Papa mentre stava lasciando il suo, il nostro mondo. Stava per salire le scale di "casa sua", intravvedeva il sentiero cosparso di rose e fiori che lambivano il giardino del Paradiso.

    A Karol, al secolo il Grande, il Santo, il Padre che ci ha abituato a lui come il pane sulla tavola. Presenza quotidiana.

    A te una lacrima di dolore per il vuoto in cui ci hai lasciati.

    A te una preghiera perché continui a tenerci per mano e proteggerci come solo un Padre vero farebbe coi suoi figli.

    A Dio un ringraziamento con tutto il cuore per avercelo regalato e lasciato così tanto a lungo da scoprire che la fede, la speranza, la carità e la pace possono esisteste ancora. 2000 anni dopo.

    Ci mancherai ma questo applauso, l’ultimo rivolto a te, è per salutare un abile maratoneta che dopo aver vinto la sua gara più lunga e difficile, con la medaglia d’oro al collo, lascia la pista vuota, avvolta nel silenzio di uno stadio ormai chiuso. Su quel tabellone, scritto in rosso, il nome del primo partito ultimo.

    Ti ricorderemo sempre così. Alla finestra, quel 16 ottobre 1978 quando al mondo col naso all’insù pendeva dalle tue labbra hai detto: "Non nego di avere avuto paura ma come Cristo accetto il volere del Padre Mio " e poi, a voce alta, il Papa polacco che a stento comunicava in lingua italiana, ci mostra in tre parole la strada per "tornare ad essere" buoni cristiani… " Non Abbiate Paura! Non abbiate paura di aprire le porte a Cristo".

    Addio Karol detto il Grande.

    Ma per tutti Uno di Noi.

    Volevo dirti solo questo: grazie.

     
  • Come comincia: Occorre saper riconoscere la felicità quando è ai tuoi piedi, avere il coraggio e la determinazione di abbassarti a prenderla tra le braccia e custodirla gelosamente. Questa è l’intelligenza del cuore.

    Nessuno possiede la vera felicità. Il nettare della felicità non verrà mai gustato del tutto per colpa della negligenza, dell’abitudine, della paura, della troppa certezza o della assurda presunzione.


    Il sentimento più bello che il Signore ci ha regalato è la capacità di condividere: ciò ci rende più umani e fa in modo che, chi non ne è capace, sia menomato e non sappia cosa si è perso dalla vita.


    E’ dunque un fatto logico che le emozioni sono nate per essere condivise con gli altri… in questo modo cade l’egoismo e nascono le vere amicizie, i veri amori.


    In fondo, è quando si dona quel poco che si ha, che diamo veramente. Mentre si perde tempo a calcolare, valutare i pro e contro che la vita ci passa sotto le dita rendendoci difficile recuperare il tempo perso.


    La vita è meravigliosa peccato che ce ne accorgiamo solo quando ci abbandona in punta di piedi, allora scopriamo che va gustata con l’appetito di tutti i giorni. Nel suo lungo viaggio non ci si deve dimenticare dei sogni: saranno il motore della nostra esistenza, il gusto e il profumo delle nostre giornate, gli alimentatori delle speranze. I sogni che riusciamo a vivere insieme con chi ci vuol bene o ci ama, diventano i ricordi più belli e, con un briciolo di complicità, potrebbero anche trasformarsi in realtà… allora dovremo essere pronti ad affrontarla.


    Vivi la vita…non ne avrai che una sola.


    Ciascuno ha il suo mondo: diventa fondamentale piantare le proprie radici dove lo riteniamo più giusto.


    Non si può vivere il tutto: l’importante è saper vivere l’essenziale.


    Per vivere la vita occorrono due cose: la forza di volontà ed il coraggio La solitudine è un giardino dove l’anima diventa secca ed i fiori che vi crescono non hanno alcun profumo. Non lasciamo, quindi, che le persone inasprite ci disorientino gli istanti magici che ci accompagnano nel corso della vita. si possono definire con un solo nome: stupore. Sta solo a noi fare in modo che la vita sia un continuo stupore… sarà il gusto più grande del lungo viaggio che ci spetta.


    Se non dovessimo riuscirci e la nostra esistenza dovesse trasformarci il vivere in un calvario pressochè quotidiano, diamo fiducia al tempo: egli rimarginerà ogni nostra ferita anche se non ci risparmia qualche cicatrice.


    L’importante è non mentire a se stessi perché questa sarà la menzogna più grossa.


    Piuttosto lasciamoci andare al dubbio perché è certo che non viene mai da solo ma è sempre accompagnato da una scelta che il dover vivere ci impone. Il dubbio e la scelta faranno vibrare le corde delle emozioni. Ciò che conta è solo l’armonia di queste vibrazioni. L’esistenza, in questo caso, diventa desiderio.


    Talvolta, però, di fronte ai nostri desideri, ai nostri impulsi, a ciò che ci succede, siamo impotenti e questo ci provoca un tormento che spesso è insostenibile. Questo sentimento ci accompagnerà per tutto il trascorso della vita: a volte lo dimenticherai, altre sarà come vivere un’ossessione. Una parte della nostra esistenza dipende dalla capacità di combattere la nostra impotenza. Naturalmente è difficile perché questa genera paura: distrugge le nostre reazioni, sopisce l’intelligenza e apre le porte alla debolezza. Si deve cercare di avere pochi dubbi perché l’incapacità di fare le proprie scelte genera il male di vivere. Ogni decisione presa ci potrà aiutare a conoscere meglio noi stessi.


    E questo è tutto.