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Poesie di Michela Zanarella

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  • 08 aprile 2008
    Nel lago dorato

    Mi sembra che il vento
    strappi gli orizzonti
    ingrassando il petto della morte.
    Io tremo se il cielo
    inciampa sulle trappole di dolcezza
    del silenzio.
    Chi ha il coraggio di spaventare
    le brezze predilette?
    Io tradirei la paura
    con l'ombra abbondante d'un divino
    bacio di quiete.
    Di rosso tingerei il piacere
    e sulla bocca mischierei l' alba
    al tramonto.
    Cercando la vergine notte
    nel piatto d' eretiche mete,
    gonfia d'inferni,
    berrò l'ultimo sorso di rame
    prima di immergermi
    nel lago dorato.

  • Avrete lenzuola candide
    e terra profumata d'incenso
    e, sopra, occhi e spade
    per il vostro riposo.
    Delle vostre gesta resteranno
    tutte le battaglie, ormai mute,
    ai piedi d'un pianto devoto.
    Dormirete felici
    e potrete bere lo splendore del cielo
    chiudendo le palpebre in eterno.
    Canterà la patria per voi,
    del vostro sangue le vasche
    saranno ebbre.
    Distese di carne sopra i fiori
    senza compagnia
    riempiranno il gelo ed il massiccio
    ricordo della guerra.
    Sarete la cenere
    per chi?
    Dell'orchestra che suona
    ruffiana per gli amanti
    del fuoco che uccide.

  • 26 marzo 2008
    Comme l'ambre et le musc

    Amo il canto della nuda gioventù
    le cui voci lanciano luci dorate.
    Innocenti, senza vergogna
    giocavamo l'amore
    come il cielo accarezza
    le schiene d'erba.
    Ci sfamavamo con l'incenso
    delle labbra - comme l'ambre et le musc -
    e le pelli s'univano agli specchi
    delle emozioni.
    Per guardarci scagliavamo
    le lingue nelle braci
    mostrando il seno
    alle viscere gelide.
    Entrambi ingenui
    e viaggiatori: nessuno
    intorno ai nostri cuori,
    nessuno che conoscesse
    il nostro intimo timore.
    Ecco, eravamo primavere
    profumate di carne,
    trionfante ricordo
    della soffocata libertà.