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in archivio dal 06 feb 2009

Michele Sarti Magi

19 giugno 1997, Rio Branco Brasile
Segni particolari: Bellissimo!
Mi descrivo così: Sono un Indio della Foresta Amazzonica. La mia mamma è Cristina e il mio papà è Massimo.

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  • Il tuo cuore è aperto a tutto,
    la tua mente, una sfera di cristallo.
    La tua sapienza, una stella infinita.
    Il tuo conoscere, il tuo comprendere...
    Un fiore che sboccia.
    "Mamma!"
    "Sì, dimmi. Sono qui."
    Grazie per questo,
    grazie per tutto...
    Comprensione...

     
  • 08 novembre 2010
    I confini del cuore

    La tua parola,
    la tua mente,
    il cuore, il bene...
    Dalla tua bocca esce consolazione...
    Grazie.
    Il tuo cuore non ha confini.

     
  • 29 dicembre 2009
    Sogno di Natale

    Gelo che scioglie i giorni invernali
    caldo che entra nel cuore
    della donna.
    Essa ormai è in cerca del destino
    perduto un giorno d’estate
    quando passeggiava per il viale.
    Il vento: soffia e attacca
    i poveri fiori ormai stanchi.
    Ma mamma si sveglia
    e capisce che era un sogno.
    Si alza e mi vede.
    Sono lì. Ti voglio bene.
    Mamma.

     
  • 29 dicembre 2009
    Mamma.

    Mamma, sei il seme che mi ha
    fatto sbocciare il cuore.
    Mamma sei la sorgente che porta
    amore.
    Mamma sei tutto il lato positivo.

     
  • 16 novembre 2009
    Onda mia.

    Michele, 12 anni, saluta il suo grande amico Gian Luca.

    Onda che vieni dall’Infinito.
    Onda che vai da chi ti vuole bene.
    Onda che arrivi, qual è il tuo Destino?
    Dove vai? Onda della vita.
    Vai, Onda mia, dove io non arrivo ancora.
    Onda mia nel mio cuore racchiusa.
    Ti penso e ti vedo e il dolore mi porti.
    Onda maestosa e forte
    che sfiori l’acqua trasparente della Vita.
    La Vita che finì un giorno,
    il Destino è crudele.
    Le nuvole ti avvolgono,
    tu dici “No!”, ma il cielo ti aspetta.
    E’ arrivato il Tuo Giorno.
    Farai un lungo viaggio e vedrai
    Universo, Terra, Mare… Dolore.
    Arriva da lontano vestita di nero
    e circonda la vita, la spezza, la prende:
    Morte Profonda.
    Ma tu, Onda mia, mai te ne andrai.
    Il mio cuore è la tua casa.
    Il mondo che c’è in me è tuo.
    Tu sei qui ed io ti dico:
    “Addio e grazie”.

     
  • 06 novembre 2009
    La giungla

    Occhi di giaguaro,
    ferocia di una tigre,
    lo spirito è un’aquila:
    occhi e mente intorno a noi.
    Giungla.

     
  • 06 novembre 2009
    Il bene

    Tu eri già perduta, o piccola donzella,
    eri già svanita
    e l’amore di un giovane, il suo cuore,
    sono il mondo.
    Una luce avvolge l’Universo.
    Il Bene è tornato.
    E’ vivo!

     
  • 05 agosto 2009
    Il Sentiero

    E' bella la donzella che cantando percorre il sentiero.
    Il luccicare di stelle illumina il cammino dei suoi occhi color opaco.
    Il sentiero è infinito.
    E’ magia.
    E’ la notte triste che avvolge la principessa.
    Gli spiriti urlano, gridano, gelano l’aria.
    Ora sono laggiù intorno al fuoco,
    intorno alle loro anime,
    intorno alla vita.
    I piedi della donzella continuano a battere forte per terra.
    Arriva ad un fiume.
    Lo oltrepassa.
    Quel fiume porta gioia,
    porta amore,
    porta amore,
    ma lei, essendo ingenua, continua il suo viaggio nell’estate.
    Ora essa sta diventando vecchia
    e dovrà oltrepassare l’inizio dell’autunno.
    Incantata dallo splendore della natura lei continua il suo viaggio.
    E’ difficile pensare che fra pochi decenni andrà su una stella.
    Lei continua. La Guerriera non si arrende.
    Avanza, avanza e il tempo passa; molto tempo.
    E’ stanca. Subito cade a terra.
    I fiori la avvolgono.
    Cade in un sonno profondo, ma lei dice
    ‘NO! NON ORA!’
    Si risveglia e cammina, ma dopo un po’ si accorge
    di non essere sulla Terra.
    Forse è sulla Stella del Destino?
    Una voce le dice, ‘Sì, sei qui’.
    Il suo viaggio è terminato, finito.
    Ha compiuto il proprio giro.


     
    Dedicata a tutte le persone, animali e Indios che mi vogliono bene.

     
  • 29 aprile 2009
    Amarezze

    Giorno d’inverno,
    le nuvole ricoprono la terra;
    le piogge,
    la grandine,
    chicchi cadenti dal cielo.
    Boschi secchi e
    ragnatele sfatte.
    Un tramonto grigio,
    campane che non suonano più.
    Un paesaggio marrone e nero.
    Solo pioggia.
    Solo neve.
    Solo nero.
    E’ tutto spento,
    le cose vuote.
    Dov’è la bellezza?
    dov’è?

     
  • 29 aprile 2009
    Bene

    Bene.
    Tu che voli nell’ Universo
    e nessuno può fermarti.
    Bene.
    Tu che emani bontà davanti al tramonto.
    Bene!
    Sei tu, tu porti felicità a tutti noi.
    Ma non tutti ti meritano, non tutti.
    Ma ti meritano tanto quelli che pensano con il cuore.

     
  • 29 aprile 2009
    Brasile

    Terre verdi e calde.
    Occhi lucidi,
    sofferenti,
    che guardano il Sole,
    il Sole del Brasile,
    il Sole di questo paradiso…
    nella magia di questa Terra.

     
  • 29 aprile 2009
    Dolcezze

    Il sole che scalda la terra;
    un campo di fiordalisi
    e bambini che corrono pieni di sorrisi.
    Tramonto che illumina il cielo.
    La terra ricoperta da un velo,
    di bene,
    di cuore,
    di Amore,
    e una pianta piena di more.
    Un infinito mare di pesci;
    un ragno con mille zampette,
    una torta tagliata a fette.
    Ed un fiume di Bene che scende,
    ma dove?

     
  • 29 aprile 2009
    Il gabbiano

    Oggi siamo qui a Marina di Vecchiano.
    Son dinanzi al sole e laggiù vedo un gabbiano.
    E’ bianco, nero e arancione;
    esprime bellezza e tristezza,
    ed ha un pensiero dentro sé:
    “Ora sono qui, dinanzi a te,
    dolce tramonto…
    rosso come una foglia d’autunno…”

     
  • 29 aprile 2009
    Indios

    Indios,
    una piuma che vola libera.
    Indios,
    aquile e lupi:
    dominatori della notte.
    Indios,
    un universo di Totem.
    Vivono in una foresta magica…
    Sofferenza
    che stimola i loro cuori.
    Le nuvole coprono il cielo
    e si trasformano in orsi e aquile…
    in qualcosa che nessuno vede.
    Sparse lassù dove l’occhio dell’Indio
    vede un’altra cosa:
    l’Amore,
    Dono che nessuno possiede più forte,
    contorno infinito di questo Popolo.

     
  • 29 aprile 2009
    La Notte

    Fiore di primavera che sboccia e,
    al suo interno appare una perla.
    Tramonto che ricorda brutti pensieri
    e poi labbra calde come il sangue.
    Una goccia di rugiada come una stella
    poggiata nell’Universo.
    Cristalli che cadono dal cielo,
    il giorno in cui sono nato.
    Mare con mille coralli,
    aquile che volano alte.


    Un campo infinito di rose,
    un fosso pieno di ranocchi.
    I grilli la sera cantano alle primule.

    Le lucciole illuminano l’aria buia,
    il nero che non finisce,
    il buio,
    dominatore della notte,
    giaguaro che attacca prede.

    Nuvole dinanzi al crepuscolo,
    quando la notte prende vita,
    quando tutto cambia;
    un fiore diventa una lucciola;
    un colibrì diventa un gufo,
    e il Bene che è in cielo rimane,
    perché il Bene esiste,
    e ci sarà sempre,
    finché, anche una sola persona,
    penserà con il cuore.
    Bene,
    un Dono della Natura.

     
  • 29 aprile 2009
    Sera e Sogni

    Sogni,
    voi che accompagnate
    la sera nel suo lungo viaggio
    intorno al mondo,
    come una sfera di fuoco,
    come il sangue…
    Sogni,
    voi che fate soffrire tutti noi,
    voi che ci amate e ci odiate.
    Sera,
    tu, che ai raggi del sole muori;
    ma alla luce del tramonto,
    alla bellezza dell’arcobaleno
    emani bontà.
    Sera e sogni,
    voi che ci amate…
    siete come uccelli che volano all’orizzonte,
    del mare e dell’amore.


    Dedicata a Mamma e Babbo

     
  • 29 aprile 2009
    Tutti uguali

    Siamo tutti uguali,
    abbiamo tutti un cuore
    e siamo vittime a volte
    dell’amore.
    Siamo esseri viventi,
    siamo tutti uguali,
    come tutte le stelle che hanno
    un loro diritto:
    illuminare il cuore
    a chi si sente una stella più grande.

     
  • 29 aprile 2009
    Sono tanti...

    Sono tanti gli uccelli che volano tra cielo e mare.
    Sono tanti gli alberi; quei maestosi giganti della natura.
    Sono tanti i bambini,
    ma non sono così tanti quanto l’amore che ho per voi:

    mamma e babbo.

     
  • 29 aprile 2009
    Mamma

    Mamma…
    i tuoi occhi lucidi sussurrano verità e saggezza.
    Mamma…
    la tua piccola bocca emana dolci parole d’amore e bontà.
    Mamma, Mamma, Mamma…
    un essere umano che ha il potere di riattaccare
    il cuore a chi lo aveva spezzato dal dolore,
    di un giorno,
    di una morte,
    di qualcosa minore dell’amore che ho io per te.

     
  • 29 aprile 2009
    La sera

    La sera;
    un universo blu avvolge la terra.
    La sera;
    i piccoli orsi dormono.
    Un’aquila vola alta nel cielo
    e lascia cadere le sue piume bianche
    come cenno di amore,
    amore per lei, la mia mamma,
    che ne merita molto.

     
  • 29 aprile 2009
    Una rosa...

    Una rosa, una mimosa e un fiordaliso.
    Un bambino che corre e fa un sorriso.
    Fili di grano che toccano il cielo
    e una formica infreddolita dal gelo.
    Il sole mosso dall’amore che ho per te,
    il cielo sorretto dall’amore di te;
    niente però è meglio di te,
    mamma.

     
  • 23 aprile 2009
    Sera e Sogni

    Sogni,
    voi che accompagnate
    la sera nel suo lungo viaggio
    intorno al mondo,
    come una sfera di fuoco,
    come il sangue…
    Sogni,
    voi che fate soffrire tutti noi,
    voi che ci amate e ci odiate.
    Sera,
    tu, che ai raggi del sole muori;
    ma alla luce del tramonto,
    alla bellezza dell’arcobaleno
    emani bontà.
    Sera e sogni,
    voi che ci amate…
    siete come uccelli che volano all’orizzonte,
    del mare e dell’amore.


    Dedicata a Mamma e Babbo

     
  • 10 aprile 2009
    Bene.

    Bene.
    Tu che voli nell’ Universo
    e nessuno può fermarti.
    Bene.
    Tu che emani bontà davanti al tramonto.
    Bene!
    Sei tu, tu porti felicità a tutti noi.
    Ma non tutti ti meritano, non tutti.
    Ma ti meritano tanto quelli che pensano con il cuore.

     
  • 25 marzo 2009
    Mamma

    Mamma…
    i tuoi occhi lucidi sussurrano verità e saggezza.
    Mamma…
    la tua piccola bocca emana dolci parole d’amore e bontà.
    Mamma, Mamma, Mamma…
    un essere umano che ha il potere di riattaccare
    il cuore a chi lo aveva spezzato dal dolore,
    di un giorno,
    di una morte,
    di qualcosa minore dell’amore che ho io per te.

     
  • 25 marzo 2009
    Il gabbiano

    Oggi siamo qui a Marina di Vecchiano.
    Son dinanzi al sole e laggiù vedo un gabbiano.
    E’ bianco, nero e arancione;
    esprime bellezza e tristezza,
    ed ha un pensiero dentro sé:
    “Ora sono qui, dinanzi a te,
    dolce tramonto…
    rosso come una foglia d’autunno…”

     
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  • 22 dicembre 2012 alle ore 18:22
    Ritorno alla dignità

    Come comincia: Ritorno alla dignità

    Il passaggio da una scuola
    dove non abita la parola dignità,
    ad una scuola che è diventata
    la mia seconda casa...

    Questo racconto è dedicato
    a chi lo legge...
    per portarlo a conoscenza della
    malvagità adolescenziale...

    INTRODUZIONE:

    Mi chiamo Michele e ho quindici anni.
    Vivo a Lucca una cittadina molto bella che, come altre, può nascondere realtà negative e terribili come quella da me vissuta durante l'anno in cui ho frequentato la quarta ginnasio del Liceo Classico.
    In questa scuola ho passato i più brutti momenti della mia vita. Momenti che mi danno un pianto immediato al solo ripensarci.
    Ho avuto dei compagni che chiamarli “mostri” sarebbe un complimento; compagni che mi hanno privato della mia dignità al punto che ho dovuto cambiare scuola per ritrovarla.

    Durante quell'anno maledetto passato al Classico, ho subìto gravi danni psicologici. Per fortuna i miei genitori mi hanno permesso di cambiare scuola.
    Così ho cambiato scuola. Adesso mi trovo al Liceo Musicale. Per me è diventato una casa, un luogo che mi ha accolto a braccia aperte, e dove le persone mi accettano per quello che sono. La musica che avevo in me ed insieme io stesso, abbiamo trovato casa in questa scuola.
    Devo ringraziare tutto il Musicale per il bene che racchiude e sopratutto la mia professoressa di Pianoforte, senza la quale non avrei mai avuto l'idea di entrare in questa scuola.

    Adesso ho una dignità, una scuola che amo e dove i frutti che coltivo nascono e non vengono calpestati.
    Sconsiglio a tutti di andare nella scuola che ho fatto all'inizio. Altrimenti dovrete mettere da parte la vostra dignità, perché lì a seconda di come si è, la si perde...e può darsi che non la si trovi neanche più!

    Capitolo 1
    L'INIZIO DELL'ANNO SCOLASTICO

    Erano i primi giorni di scuola. Potevo dire che era una scuola proprio bella! Infatti era un convento una volta. I compagni mi stavano abbastanza simpatici, anche se stavano sorgendo le prime offese. I professori mi piacevano...Insomma tutto sembrava  a posto, per questo non potevo mai immaginare cosa mi sarebbe accaduto in futuro. I primi giorni, mi ricordo, ero accanto a  due compagni. Uno di loro lo conoscevo di vista, perché quando ero  piccolo eravamo insieme alla scuola estiva. Quindi ci conoscevamo già un poco. I primi giorni rimanevo da solo a ricreazione, perché gli altri  stavano in gruppo tra di loro, visto che venivano quasi tutti dalla stessa scuola. Era tutta gente di alta borghesia: figli di avvocati, giudici, notai, dottori, imprenditori, architetti, eccetera. Io invece sono un normale ragazzo, figlio di un tecnico di cartiera e di una scrittrice, persone normali. Suono il pianoforte e adesso anche  il contrabbasso. Ma sono uguale a quei ragazzi e non c'era nessuna ragione per cui io venissi trattato male e crudelmente da loro. Quei ragazzi non sono, non erano e non saranno mai più importanti di me. Siamo tutti uguali. Ma forse a quei ragazzi ciò non era chiaro.
    Il primo voto che presi fu un' otto a Latino.
    Fu la prima e l' ultima volta che vidi un' otto!
    Dopo qualche giorno i miei 'compagni' iniziarono, senza motivo apparente, a chiamarmi finocchio e frocio. Non capii e non capisco tutt'ora il motivo di queste offese. Cosi iniziò il mio anno scolastico: un anno infernale.
    Mi ricordo che i ragazzi non mi volevano accanto a loro,  perché dicevano che ero una checca.
    Cosi un giorno mi spostai e andai in prima fila accanto a una ragazza e un ragazzo. Lei era buona, lui era il diavolo in terra.
    I primi giorni il ragazzo non mi considerava, ma poi iniziò a considerarmi anche lui, purtroppo, chiamandomi, al solito finocchio e frocio. Sinceramente mi aspettavo un: “Ciao,come ti chiami...?”, ma non c'è mai stato!

    Capitolo 2
    NEBBIA SULLA DIGNITA'

    Non era passato molto tempo dal cambio del posto. Già la maggior parte della classe aveva iniziato ad offendermi ed a emarginarmi. Non esistevo per loro, o forse...se esistevo era sotto forma di merda!
    I miei compagni prendevano voti alti e io bassi. Cosi trovarono il mio primo punto debole dove poter colpire: giudicarmi attraverso i voti scolastici.
    Mi dicevano che ero sfigato e finocchio! Che gli schemi che facevo per studiare non servivano a nulla! Mi sentivo inferiore e impotente. Non avevano un minimo si rispetto o pietà per me...Tempo dopo cambiai di nuovo  posto, perché  non riuscivo a stare attento. Cambiai posto, ma non fila. Ero sempre nella prima. Mi ritrovai accanto ad un figlio di avvocato, terribile come gli occhi fissi al sole! Mi ricorderò per sempre questo ragazzo. Aveva le labbra grosse ed era bassissimo, ma molto crudele. Non riuscivo a socializzare con lui, perché ogni cosa che facevo era errata. Mi diceva che dovevo non venire a scuola perché non voleva vedermi, che gli facevo schifo.
    Questi cambiamenti di posto non portavano a nulla, perché in OGNI posto che ho cambiato c'era SEMPRE qualcuno pronto a umiliarmi.
    Io mi chiedo: che gusto perverso si può provare  a violentare mentalmente una persona cinque ore su cinque?
    Io ho passato le pene dell'inferno per tutto l'anno accanto ad uno di questi aguzzini. Una cosa terribile veramente!
    Fino alla fine dell'anno sono rimasto accanto a questo ragazzo, di cui, per ovvi motivi, non dirò il nome. Per due volte l'ho anche preso a sberle nel bagno, perché mi prendevano delle crisi nervose per i suoi continui insulti. Ho fatto male lo so...La violenza chiama violenza e non avrei dovuto alzare le mani. Ma la rabbia è stata troppo forte e non mi ha impedito di farlo.
    La rabbia a volte prende il sopravvento sulla ragione.
    Pensavo che il Liceo Classico fosse una scuola d'eccellenza, ma in realtà mi è sembrata La Tana del Diavolo!

    Capitolo 3
    RICORDI.

    Una cosa che mi ricordo molto bene è ciò che succedeva quando io arrivavo a scuola e quando tornavo a casa.
    Mi ricordo che appena entravo nel portico della vecchia scuola tutti alzavano gli occhi al cielo come a dire: “ Ecco è arrivato lo sfigato”. Appena arrivavo io li salutavo e loro mi dicevano di tornare a casa, o di andare a morire, perché non mi volevano, né vedere, né stare con me... Io ci rimanevo malissimo. Cosi mi trovavo  nella solitudine completa. Poi di nuovo all'uscita. Allora erano contenti, perché me ne andavo e mi dicevano di scappare, perché mi odiavano!
    Non capivo e, credo,  non capirò mai questo disprezzo nei miei confronti.
    Io a loro non ho fatto mai nulla di male. Se qualcuno mi dicesse il perché di questa violenza, farei una scoperta straordinaria! Insomma, io non ero accettato minimamente, per usare un eufemismo.

    Capitolo 4
    GLI SPREGI.

    Quando arrivava l'ora di ginnastica io mi sentivo la persona più incapace del mondo. Non ero considerato 'umano', dai miei compagni. Ogni volta che sbagliavo qualcosa, il mio gesto era seguito da una serie di offese a non finire. La battuta di pallavolo non mi veniva mai bene: ogni volta facevo rete e tutti mi urlavano contro. E che fare in un momento nel quale tutta una classe ti urla addosso: “Incapace! Vai a morireee”. Beh tutti voi vi chiederete:
    “ Ma i professori?” e io rispondo: non gliene fregava un bel nulla! Proprio così.
    L'ora di ginnastica era quindi per me l'ora in cui la mia dignità svaniva completamente.
    Un altro spregio che mi fecero, fu quello di giovedì 11 maggio a ricreazione.
    Io soffro da anni di attacchi di emicrania, ma quella terribile che a volte fa finire all'ospedale. Ebbene quella mattina avevo proprio un attacco di emicrania da svenimento.
    I miei “carissimi” compagni mi urlavano contro apposta per farmi stare ancora più male! E mi dicevano: “ Mal di testa?? sì....ci godo!!!”.
    Beh...persone più cattive di queste è raro trovarle.
    Dopo per fortuna venne mio padre a prendermi e mi portò a casa. Ma quando ero ancora in classe con il mal di testa che mi faceva soffrire incredibilmente, non sapevo come comportarmi: era come se mi vergognassi ad averlo! 'Loro' mi facevano sentire un imbecille, perché avevo il mal di testa. Ed io, addirittura, mi sentivo in colpa...
    Tuttavia questo è niente, rispetto a tutto quello che ho passato.
    Ricordo solo che per un anno intero andai dallo psicologo a causa di queste violenze mentali. Violenze che, secondo me, non avevano una logica, visto che non ho ancora capito il motivo di tutto questo odio.

    Capitolo 5
    IL SINONIMO DELLA MIA
    CLASSE ERA: LO ZOO

    Chiamerei la mia ex-classe uno zoo, piuttosto che aula studentesca.
    Durante le lezione c'erano solo polemiche su polemiche e insulti su insulti (naturalmente questi ultimi molto spesso nei miei confronti).

    Mia mamma era rappresentante di classe e ogni volta che usciva dal consiglio era sempre accompagnata dalla medesima frase dei professori: “E' una classe molto rumorosa dove primeggia il caos e il disordine”.
    Questa era pura verità anche se i miei compagni sostenevano che la nostra classe era molto calma e rispettosa. Non era vero: eravamo cavalli imbufaliti!

    Tornando al ruolo di rappresentante di classe di mia madre, mi ricordo che qualche giorno dopo il consiglio, mi dava delle lettere da consegnare ai miei compagni. In queste  c'era scritto cosa era stato detto durante la riunione, per conoscenza a tutti i genitori. Quando io consegnavo le lettere, queste (che mia madre  redigeva per 25 persone e imbustava singolarmente) venivano buttate dritte, dritte nel cestino, e tutti commentavano con il solito “Non è vero niente!”, “La mamma di Michele è una bugiarda...”
    A volte si mettevano a cantarmi in faccia il nome di mia madre ad alta voce seguendo una brutta melodia a presa di giro. Non sopportavo questa cosa.
    Non solo criticavano me, ma anche mia madre!

    Mi ricordo, con molto imbarazzo, che a seguito di questi trattamenti avevo cominciato a bagnare il letto... A quindici anni!!!
    Ma, come mi è stato detto, era l'espressione di un grande disagio psicologico.
    Ora non mi succede più, davvero!

    Non posso dimenticare gli interventi stupidi e imbecilli dei miei ex-compagni.
    Vi racconterò un fatto che non avete mai sentito uscire dalle labbra di nessuno. I miei compagni amavano scrivere sui banchi. I professori, come di norma, invece, dovevano impedire che questo accadesse. Così, un giorno, il  professore di matematica, beccando un mio compagno a scrivere sul banco, lo rimproverò, dicendogli che non si scrive sui banchi di scuola, perché il banco di scuola non è proprietà del singolo, ma proprietà comune. A sua volta  l'alunno, rispose che il banco era anche suo perché  pagava con le tasse (!!!) e quindi ci scriveva quanto gli pareva. A quel punto il professore, secondo me sbagliando, stette zitto e continuò la lezione.
    Potrei andare avanti all'infinito con tutte queste storie, perché la mia classe ne ha fatte così tante che non basterebbe la circonferenza del nostro pianeta per determinarne la lunghezza.
    Litigi con i professori, risposte di traverso, offese (anche se non molto esplicite)...un elenco infinito. I professori non facevano mai niente. Promettevano rapporti, ma promettevano e basta.

    Capitolo 6
    L'AMBIENTE SCOLASTICO

    Immaginatevi un monastero medievale dove camminando si potevano ravvisare i toni dei canti gregoriani. Immaginatevi un porticato sorretto da colonne e pilastri con in mezzo  un bellissimo cortile decorato da alberi... e ora immaginatevi una immensa nuvola di fumo di sigarette (non solo di tabacco!) che inondava tutto questo bel vedere! Ebbene sì. La caratteristica principale del Liceo Classico è di avere una serie infinita di fumatori.
    Ma a parte questo io amavo la mia scuola dal punto di vista estetico. Era bella. Molto luminosa e antica. Ero amico delle bidelle e dei custodi. Se non fossi stato amico loro, di chi lo potevo essere in quell'inferno? Della mia classe? Dei miei compagni? no...credo proprio di no...Non si può essere amici di razzisti di alta borghesia che si credono di essere superiori e in realtà sono solo degli invertebrati privi di mentalità e rispetto. Sono esseri privi di sentimenti e di cuore. Non sanno cosa sia il rispetto e non lo sapranno mai.

    Nella parte più interna della scuola si diramavano una serie di corridoi, a volte interrotti da porticine basse, basse. Amavo questi corridoi che non finivano mai. Stanza su stanza, cunicolo su cunicolo...Tutto sembrava infinito.

    Capitolo 7
    HO BISOGNO DI AIUTO

    Verso la fine dell'anno, una mattina, decisi di riportare su un foglio tutto ciò che mi dicevano i miei compagni. Presi carta e penna e mi misi a trascrivere tutte le offese e gli insulti. Quando arrivai a casa feci leggere tutto ai miei genitori, aggiungendo anche che tutte queste decine e decine di offese mi erano state scagliate contro nel giro di un'ora. Pensate, decine e decine di offese solo in un ora! E io dovevo sopportarli per un anno intero, tutti i giorni, tutte le mattine: sempre! Un incubo!
    I miei genitori, trasalirono nel leggere quel foglio: “vai a morire! Muori! Non devi vivere! Stronzo, pezzo di merda, fottiti, che sei nato a fare?...”  e potrei continuare all'infinito.
    Il giorno dopo portai il foglio ai professori che mi promisero di tenermi lontano da quei cinque, o sei elementi che mi offendevano. Il problema era che quando spostavano i miei vicini di banco, col cambiare del professore ritornavano ai loro posti iniziali, accanto a me, per tormentarmi. E così tutto tornava come prima!

    Non avevo ancora vinto la mia battaglia. Decisi di cambiare scuola. Fu una decisione che richiese molto tempo. Volevo andare al Liceo Musicale, ma non ne ero sicuro.

    Capitolo 8
    LA NUOVA SCUOLA

    Perché andare al Musicale? Beh...io suonavo già il pianoforte, quindi mi sembrava la scuola più adatta alle mie capacità e alla mia passione per la musica. Fu grazie alla mia professoressa di pianoforte che mi convinsi che il Liceo Musicale era la scuola adatta a me.
    Arrivarono le vacanze estive. Ero contentissimo perché finalmente non avrei più visto 'quelle persone'.
    A settembre sarei andato al Musicale. Mi chiedevo sempre come sarebbe stata la nuova scuola...
    Passai tutta l'estate a studiare per poter passare l'esame di ingresso al Liceo Musicale.
    Studiai, studiai, studiai, ininterrottamente e tutti i giorni.
    Fu una lunga estate, ma il pensiero di non dover più tornare in quell'incubo mi sollevava l'animo e riuscivo, così, a lavorare con sicurezza e tranquillità.
    Arrivò settembre. Il giorno dell'esame mi presentai e mi davo da fare a sembrare baldanzoso, per alleviare il terrore che avevo dentro, perché temevo di non passare l'esame di ammissione, di non poter entrare al Musicale e
    dover tornare al classico! Ma non mi sarei mai aspettato di passare l'esame con 95 su 100!!!!!
    Ero contentissimo e viaggiavo con  un grosso sorriso  stampato sulle labbra!

    Capitolo 9
    LA MIA SECONDA CASA

    La nuova scuola la considero la mia seconda casa. Lì mi sento al sicuro. Siamo una famiglia, ci vogliamo bene, siamo musicisti, artisti! Il nuovo Liceo mi rende la vita una meraviglia. E adesso, e solo adesso, posso dire che è ritornata la dignità. E' ritornata e devo questo alla mia professoressa di pianoforte, che mi ha consigliato la nuova e amata scuola. Ai miei genitori che mi hanno permesso il passaggio e ai miei compagni del Musicale che sono delle persone dal cuore gigantesco che sanno vivere con gli altri e che sanno cosa sia la dignità. Non vivo più l'incubo dell'anno scorso. Considero il Liceo Classico una scuola di fascisti e razzisti privi di rispetto e senso civico! Una scuola odiosa che sconsiglio a tutti! Il mio primo Liceo mi ha fatto questa allucinante impressione. Mi dispiace ma è così!

    Grazie Musicale, grazie musica, grazie amici miei musicisti,
    GRAZIE DI AVERMI FATTO RITROVARE LA MIA DIGNITA'.
                                                 

     
  • Come comincia: (Parodia dell' incontro tra Ettore e Andromaca)
    DAI DIARI DELLA MINETTI: L'incontro di Silviettore e Rubymoca

    Disse così la Minetti e Silvièttore balzò fuori dal Parlamento.
    Giunto alle porte Del Palazzo Chigi, vide la Bella Rubymoca, la sua amata concubina.
    Rubymoca figlia di Muba-Arachione magnanimo. La figlia di lui era l'amante di Silvièttore, dallo stivale appuntito.
    Si vennero incontro: Rubymoca a lui venne vicino, con in braccio il loro piccolo figlio, Brunettàndrio, bagnando il viso di lacrime, lo sfiorò con la mano, articolò la voce e disse: “Sventurato! Tu non capisci!!! Questa è una battaglia invincibile...i Giudici sono tropo forti! Abbi pietà! Se andrai in prima fila a combattere, al processo, perderai e che ne sarà di noi, di me, dei nostri soldi e delle nostre cenette???”
    A lei a sua volta diceva il piccolo Silvièttore dal nero parrucchino: “Preme certo anche a me tutto questo, baby. Ma provo tremenda vergogna di fronte agli Italiani, dai jeans di marca, se, come un vile, mi rifiuto di partecipare alla battaglia. Io in prima persona devo dare l'esempio, io sono il protettore delle concubine e quindi devo mostrare il mio coraggio!!!
    Ma non tanto dei soldi mi affligge la pena avvenire, né della Sant'Ancuba stessa, né di Emiliamo sovrano del Tg4, né dei parlamentari miei...ma di te Rubymoca...vedrai che presto finirà tutto!”
    Poi il brutto Silvièttore prese in braccio suo figlio, il piccolo Brunettàndrio, e disse rivolto in preghiera al dio denaro è e agli altri dei: “Bossèo,e voi altri dei, fate si che se dovessi essere sconfitto dai Pm di Milano lui, mio figlio, il macroscopico Brunettàndrio, mi sostituisca in tutte le mie cariche!!!”
    Detto così rimise in braccio alla concubina il piccolo Brunettàndrio e le ordinò di tornare ad Arcore. Lei obbedì piangendo sapendo già della perdita del proprio amato, il nobile Silvièttore.

     
  • 28 aprile 2012 alle ore 19:11
    Parodia dell'uccisione di Ettore - Iliade.

    Come comincia: (Parodia del riscatto di Ettore)

    LA RICHIESTA DEL CORPO DI GIANFRANCO

    Non molti giorni dopo la morte di Gianfranco, Silvio, il suo grande padre, si incamminò verso l’Hotel ‘Sti Casini per chiedere all’uccisore di suo figlio, Pierferdy, la restituzione del corpo del Grande Gianfranco.
    Fu un lungo viaggio per il vecchio re di Arcore, Silvio. Arrivò verso sera all’Hotel degli ‘Uddicciniani’, appunto l’Hotel ‘Sti Casini. Erano tutti riuniti sotto l’ordine di Bersani Dalla Grande Astuzia, per vedere la partita di calcio.
    Grazie all’aiuto del Dio Denaro, Silvio riuscì ad entrare nell’Hotel.
    Pierferdy Dal Piede Lento, stava facendo la doccia nella sua camera e ad un tratto sentì dei rumori sinistri nel piccolo soggiorno. Quando uscì trovò il Potente Silvio Dai Grandi Stivali lì in salotto ad aspettarlo.  Subito disse Pierferdy Dai Capelli Grigi: “ Silvio, re di Arcore!, cosa ci fai nella mia stanza?”
    A lui di rimando diceva il Vecchio e Basso Silvio: “ Sono qui per chiedere all’uccisore di mio figlio e dei miei tanti parlamentari, il corpo del bellissimo Gianfranco, ucciso da te.”
    Subito, guardandolo storto, disse Pierferdy: “ Hai avuto il coraggio di venire qui?! Come hai fatto ad entrare? Almeno hai una valigia piena di soldi?”
    Scocciato dalle tante domande, Silvio, Dalla Bassa Statura, rispose: “ Ho due milioni di euro, ti bastano?E poi, per entrare, mi ha aiutato il Dio Denaro, Bosseo. Purtroppo aveva da andare a prendere suo figlio, il venticinquenne, all’esame di quinta elementare. Ma torniamo a noi: pensa a tuo padre, il coraggioso comandante di Concordi, Stecchino, se tu morissi, non farebbe lo stesso gesto che ho fatto io per mio figlio? Ti prego… Basta solo che tu mi renda il corpo di Gianfranco. Avete avuto voi la vittoria alle elezioni! Ma rendimi il cadavere!”
    Subito Pierferdy si mise a singhiozzare e a piangere pensando a suo padre.
    Anche il re Silvio pianse.
    Si guardarono: Silvio guardava i poster di Playboy, attaccati nella camera e Pierferdy, contemporaneamente, teneva gli occhi fissi sulla borsa traboccante di soldi.
    Ma subito Pierferdy Dai Grigi Capelli disse: “ Ora basta! Se mi fai di nuovo soffrire, ti ucciderò con il mio coltellino multiuso. Siediti e aspetta.”
    Così Pierferdy Dal Piede Lento buttò nella bauliera della sua Porsche il corpo di Gianfranco e lo portò al Centro Estetico più vicino: Centro Estetico Muba-Arack.
    Lo fece pulire, lavare, vestire e gli fece mettere qualche banconota da 500 € nelle tasche, in segno di rispetto verso Silvio.
    Dopo circa trenta minuti tornò dal vecchio re e, guardandolo storto, il bravo Pierfery gli ridette il cadavere.
    Silvio, Dallo Stivale di Marca, tornò alla sua residenza, ad Arcore, fiero di avercela fatta a convincere l’eroe uddicciniano.
    Giorni dopo, ci furono i funerali di Gianfranco alla villa di Silvio, LE  INVITATE ERANO TANTE. E il corpo del bellissimo Gianfranco fu onorato.