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Autore

Miriam Mastrovito

in archivio dal 30 mar 2007

10 gennaio 1973, Gioia Del Colle

segni particolari:
Nessuno

mi descrivo così:
Mi chiamo Miriam e sin da piccola la scrittura è il canale attraverso cui prediligo esprimermi, forse perché mi consente di conciliare la mia timidezza con il desiderio di rapportarmi agli altri...

11 aprile 2007

Mio nonno

Intro: Un testo tenerissimo, dolce e commovente. L'autrice rivela l'amore per il nonno e racconta una bellissima storia ai nostri cuori. Ricordate: gli anziani sono speciali, non aspettate troppo tempo per manifestargli il vostro affetto...

Il racconto

Mio nonno mi portava sempre al cimitero.

Passeggiavamo e leggevamo i nomi sulle lapidi.


Adesso al cimitero non ci vado più, ma su una lapide c'è scritto anche il suo nome.


Cosa è cambiato? Solo una pietra che ci divide. Prima davanti in due, ora lui è passato dietro.


Chissà se immagina con quanta lentezza hanno eretto quel muro. Un mattone per volta e noi fermi a guardare.


Sembrava stessero innalzando una muraglia di centinaia di metri forse illudendosi di arrivare al cielo. Ma intanto in cielo ci stava solo lui. No, forse no, neanche lui.


Tutti schierati in fila l'accompagnammo in quel suo ultimo viaggio. Fin dentro al muro. Poi solo lui sa se ha continuato. Di certo adesso non saprei dove cercarlo se non su una fotografia in cui sorride proprio quando a me non viene voglia.


Non è che facesse freddo. Losportello della carrozza pittosto, dava un enorme fastidio. Cigolava in sintonia col passo dei cavalli, non col mio.


Avrebbero dovuto oliarlo  se proprio era d'obbligo tenerlo aperto. A mio parere la cosa non aveva un gran senso. A ben guardare sembrava che avessimo chiuso, allora...


Si calavano tutti il cappello per quell'estremo saluto. Ma dico io, ci si saluta prima che uno parta.


Eravamo tutti in tremendo ritardo e nessuno se ne accorgeva.


Eravamo in ritardo perciò, cosa ci stavamo a fare?


Quando lo vidi steso nella bara pensai: non è lui, lui non dorme vestito. Sarà qualcuno che gli somiglia. Qualcuno di cui non mi importa. Tra poco, quello vero arriverà e come al solito andremo...


Eppure al cimitero, quel giorno, ci andai con quello addormentato in giacca e cravatta, con gli occhiali nel taschino ed il giornale. Come se dentro a un muro ci fosse luce a sufficienza per leggere!


"Piangerai per me, quando morirò?" chiedeva sempre in garanzia del mio affetto.


Forse rispondevo "sì", o forse "no, perché non morirai".


La realtà è che lui è morto davvero ed io no, non ho pianto quel giorno perché provavo più rabbia.


Ho pianto molto dopo, soltanto qualche volta. Non per mancanza di lacrime, non per mancanza di affetto. Non volevo fargli credere che la nostra separazione fosse vera. Di certo lui avrebbe pianto più forte. Avrebbe pianto il nonno per la sua bambina.

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