username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Racconti di Mirko Tondi

Visita la scheda completa e tutti gli altri testi di Mirko Tondi

  • 30 marzo 2013 alle ore 12:29
    Vado a spostare la macchina

    Come comincia: Sono le undici. Le undici e sette minuti, per la precisione. Cazzo, la macchina. Ieri sera cena con amici, sagra di paese, grigliata di carne, vino. Troppo vino. Poi il lavaggio della strada, il parcheggio a un chilometro di distanza. Devo spostare la macchina, rischio la multa. Mi alzo, niente colazione, denti lavati, faccia sciacquata. Vado. Undici e ventitré minuti: la macchina è ancora lì, nessun foglietto rosa sul vetro, m'è andata bene. Monto su, torno indietro, ora parcheggio e ritorno a letto, quasi quasi. Invece c'è un cantiere che blocca l'accesso alla via più semplice per arrivare a casa mia, c'è sempre un cantiere quando non vorresti che ci fosse. Eppure fino a ieri non c'era. Faccio il giro più lungo, ma vedo una panineria ambulante, una di quelle su quattro ruote. Anche questa ieri non c'era. Sarà che oggi è giorno di novità. Mi fermo, ho fame. Un panino col lampredotto per colazione non credo che lo mangerebbero nemmeno gli inglesi o gli americani, ma a me va.
    «Salsa verde e salsa piccante, grazie. Intinga anche la parte superiore della rosetta nel brodo, grazie.»
    Un concerto dentro la bocca, lo stomaco fa strombettare i suoi fiati, suonano gli archi dei succhi gastrici. Ma il lampredotto non è la stessa cosa senza un bicchiere di vino, a Firenze.
    «Anche un goccio di rosso, grazie.»
    Riprendo la macchina, provo a tornare a casa. E adesso chi dorme più. Facciamo una cosa: un altro giretto, così, giusto per vedere se è cambiato qualcos'altro in città. In effetti qualche senso di marcia l'hanno invertito, o forse ero io che non passavo da tempo da queste parti? Non importa, proseguo. Non so come ma arrivo all'imbocco dell'autostrada. Che faccio? Ma sì, chi se ne frega, alla fine cos'è che dovevo fare oggi? Direzione Roma, tanto penso che mi fermerò prima. Invece arrivo a Roma. Entro in città, cerco subito una rosticceria.
    «Due supplì, grazie. Un bicchiere di vino ci sta bene, no?»
    Riprendo la macchina, forse è meglio tornare indietro. Ma poi, non so come, di nuovo, finisce che imbocco direzione Napoli. Penso che magari tornerò indietro. A questo punto però sarà meglio arrivare a Napoli, visto che ci sono. Guarda caso ho fame. Vedo scritto pizza, lo vedo ovunque. Non sono allucinazioni, lo giuro. Mi fermo ancora, mangio una pizza.
    «Vuole una birra?»
    «Meglio un bicchiere di vino, grazie.»
    «Ma con la pizza ci sta male.»
    «Me ne farò una ragione. Vino, grazie.»
    Mangiato.
    «Un caffè?»
    «No grazie, il caffè mi rende nervoso.»
    «Troisi?»
    «Mi manca.»
    Riparto, è buio. Ora basta, prima o poi bisognerà ritornare indietro. Ma c'è qualcosa che me lo impedisce, qualcosa che mi trascina altrove, lontano, la macchina va da sola e io la seguo. Il mare, il porto. La notte. Un po' tardi, non si può fare più niente. Mi metto a dormire, tanto sono stanco.
    La mattina mi sveglio presto, faccio il biglietto e salgo sul traghetto: Napoli-Palermo. Quando arrivo lì, sento subito il profumo per cui sono venuto. Due cannoli con la ricotta, che colazione! Niente vino, stavolta. Da oggi niente più vino.
    «Vuole assaggiare un goccio di Marsala appena fatto?»
    «Ma sì, perché no...»
    Comincio domani, ogni cosa comincia sempre domani. Bevo il Marsala e mi stiracchio. Via, è l'ora di tornare a casa, chissà cos'altro è cambiato. Vado all'aeroporto, prendo il primo volo, arrivo a Firenze. Tornando a casa, c'è l'inaugurazione di un nuovo locale.
    «Un bicchiere di vino?»
    «Guardi, se me lo avesse chiesto domani le avrei detto di sicuro di no, ma già che siamo a oggi, va bene.»
    Bevo e torno a casa, finalmente. Il cantiere non c'è più, sono stati veloci. Troppo veloci, c'è qualcosa che non va. Ci sarebbe anche il parcheggio sotto casa.
    Cazzo, la macchina. L'ho lasciata a Napoli.

  • 08 novembre 2011 alle ore 16:47
    C'è di peggio

    Come comincia: «È proprio vero che poco prima di morire ci passa davanti tutta la nostra vita: la spinta vendicativa data a Luigino, bambino odioso e prepotente; le tette della Corsini, puntate fugacemente per tutti gli anni delle scuole superiori (sei, a dire la verità, perché in terza mi feci bocciare apposta per stare nella sua stessa classe anche l'anno successivo); il bacio rubato alla turista tedesca ma il sesso mai consumato, la finale di Champions League vinta ai rigori, e poi lei... il primo giorno in cui l'ho vista...»
    «Io non mi ricordo niente, ero ubriaco. L'ultima immagine che mi è rimasta sono i lampeggianti colorati dell'ambulanza. Ma almeno me la sono spassata.»
    «Sì, certo, se morire soffocati dal proprio vomito significa spassarsela...»
    «Così puoi star sicuro che si ricorderanno di me. Ce la vedi una rockstar a morire di infarto, a ottant'anni suonati, tra il reparto latticini e quello insaccati del supermercato?»
    «Forse hai ragione, a ognuno la morte che si addice di più. In qualche maniera siamo noi a sceglierla, col nostro stile di vita.»
    «Da parte mia volevo solo lasciare un segno, e penso di esserci riuscito. Al diavolo tutto il resto.»
    «Già, tu hai scritto canzoni, fatto concerti sold out, recitato in dei film. Ti hanno persino inserito in un videogioco. E poi tutte quelle groupie finite nel tuo letto, quante saranno state?»
    «Eh, difficile dirlo... trecento... quattrocento forse, che ne so.»
    «E io, invece, che ho fatto di importante? Cosa?Novemilasettecentocinquantasei pratiche archiviate, sai a chi gliene frega... E poi un'unica donna, lei...»
    «Eri un romantico, che ci vuoi fare...»
    «Capirai...»
    «Che fai, adesso, rimpiangi tutto quello che hai fatto?»
    «Hai ragione, non serve a niente... Però sai una cosa? Hai presente quando ti ho raccontato come sono morto?»
    «Certo, mi hai detto che un camion ti è venuto addosso.»
    «Sì, ma non è propriamente esatto... Vedi... sono io, in realtà, che gli sono andato addosso.»
    «E che differenza fa?»
    «Stavo andando da lei a velocità sostenuta, ero un po' in ritardo. Poi mi ha telefonato, probabilmente per sapere dov'ero di preciso... Io ho guardato il display, mi sono distratto e...»
    «E boom, preso in pieno il camion.»
    «Non trovi che sia un po' colpa sua?»
    «Beh, in genere si dice che certe cose devono succedere e basta... però, se ti fa sentire meglio, posso anche dirti di sì, è stata un po' colpa sua... Comunque scusami, adesso devo scappare.»
    «Perché non rimani un altro po'? Magari ci facciamo una birra.»
    «No, grazie, non riesco più a berne dopo la mia morte, mi capirai... In ogni caso, ho un appuntamento con una, sai com'è... gran sesso tutta la notte e poi la rispedisco al mittente.»
    «Beato te... io farò un salto di là, dai vivi, e andrò a spiare lei.  S'è comprata anche una vestaglia nuova, molto sexy. Mi piace guardarla...»
    «Fedele anche da morto, tu non ti smentisci mai... Dai, devo andare. Ci becchiamo alla prossima.»
    «Ok, ciao, ciao. Vai pure a fare del gran sesso...»
    Nell'aria volteggia un biglietto e pian piano finisce a terra, mostrando una scritta. Il biglietto viene raccolto.
    «E questo cos'è? “Amore mio piccolo, sono timido lo sai, per cui ti scrivo. Ci vediamo stasera alla solita panchina del parco, guarderemo i bianchi cigni tutta la sera. Ti amo, cucciolo.” Hai capito, la rockstar: gran sesso tutta la notte, la rispedisco al mittente... Certo, come no... Vabbè, meglio che vada anch'io, a quest'ora lei torna dal jogging e si fa la doccia. Colpa sua o no, chi se ne frega se sono morto. C'è di peggio, in fondo.»