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Poesie di Monica Osnato

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  • 02 novembre 2013 alle ore 11:53
    Sono restata

    Sono restata,
    accanto alle ceneri dei drappi
    che hanno volato
    sui mari disabitati.
    Ho guardato bene nei dintorni
    e ho visto
    che anche i merli hanno una casa
    nel giardino e aspettano
    un piccolo segno, sempre lo stesso,
    molto preciso.
    Sono restata
    ad aspettare
    il tuo pane silenzioso.

  • 29 ottobre 2013 alle ore 17:24
    C'è posto per due

    Restiamo così,
    una spina nel fianco dell'altro
    accampati nei giorni
    nel miele-oro d'autunno.
    Con te sarò buona,
    riconosco dal fiuto
    il randagio fratello,
    siamo qui per pigrizia,
    c'è posto per due
    affamati
    che pensano ad altro.

  • 22 ottobre 2013 alle ore 14:20
    Atlanti

    Noi abbiamo
    tra le mani l'aria
    che ha attraversato foglie,
    e non sappiamo
    di essere la curva del cielo,
    l'improvviso evento
    prima della pagina combusta
    nello spettro della luce.
    Noi abbiamo detto cose
    prive di pena, compatte,
    interrotte dal tempo
    e abbiamo pianto.
    Abbiamo molte lacrime e
    tendini tesi e bocche ed ossa,
    siamo i millenni e le ere, i sotterranei
    ma non sappiamo, del viaggo
    di essere gli atlanti
    e andiamo in sogno
    cancellando i giorni.

  • 03 ottobre 2013 alle ore 23:06
    Oblò

    Il giorno si precipita
    lontano e stracciato,
    io lo copro di tende rosse e nere.
    Il risveglio non smette le sue sentenze oscure
    che sbattono su oblò come vele morte.
    La vita è un salto impossibile
    fuori dal letto, è un luogo di palude,
    monosillabe guerce.
     

  • 19 settembre 2013 alle ore 19:12
    Essere stata qui

    Lo specchio ricomposto
    è luce chiara
    nel giorno che sovrasta
    e spegne il sogno,
    è inverso segno,
    è una canoa scampata al fiume
    o un ponte chiuso.
    La luce accesa in faccia
    mi rinchiude in una
    statua di cera
    discesa da un gradino di granito
    e dentro io muoio
    dalla voglia di albicocche
    e zafferano,
    non per sentito dire ma per sbaglio.
    Essere stata qui,
    guardare il mare.

  • 12 settembre 2013 alle ore 9:29
    Deliri del mattino

    Nel risveglio improvviso 
    oso portare questo baratro,
    fiore che squarcia il mattino
    o quadro capovolto 
    di orologio-altare
    accatastato nel bianco che apre il giorno.
    Un segnale di identico opposto
    percepibile eloquente
    dal poeta per la strada,
    un barocco di cerchi che risuona
    nascosto negli echi ed inutile.
    Una chiave segreta che apra
    l'azzurro sulla città impossibile.

  • 24 agosto 2013 alle ore 14:38
    Lievi distanze

    Non sono stata davvero
    addormentata
    ma ho sentito sul petto
    stringere i lacci
    che scollano le aderenze notturne agli astri,
    e il mio petto che è stato pure immerso
    nel mare non ha potuto fremere né
    cantare ancora,
    come un uccello affogato
    che non cessa sotto il sole la sua presenza
    e che disabitato galleggi
    in una lieve distanza dalla terra.
    Questo confine che smantella le parole
    ellittico ritorna agli stessi ingressi
    la notte
    dove i luoghi svaniscono ed avanzano buchi
    di grandi spazi roventi.
    Sorella, tu non sai niente
    e quello che ti è stato risparmiato
    ancora stipato nelle pietre pesanti,
    come in una guerra risale dal sud.
    I morti hanno una voce
    di metallo che attraversa solitudini e paludi,
    le loro ossa pesano sul nostro risentimento
    di fragili membra dove il sangue si ferma.
     

  • 01 agosto 2013 alle ore 23:37
    Salonicco

    Salonicco ha
    cavalli purosangue
    che corrono sul mare,
    il grecale sciama e trafigge,
    le orme
    non perdurano
    e il tempo stringe
    reti di rosso intorno
    alle partenze.
    Le porte sono aperte
    e tutto entra dal mare,
    le lontananze
    hanno passaggi segreti
    e dolci ritorni.
    I miei amici lo sanno,
    tornerò
    e avró rossi i capelli
    ornati da scarabei lucenti.

    -Thessaloniki-

  • 13 luglio 2013 alle ore 11:12
    La misura

    Poi, la misura.
    Il tempo e il suo cerchio di fuoco,
    il vetro che taglia,
    il verdetto del poeta,
    il moto e le geografie.
    Le cose divise.
    Grigi abitacoli e non più
    il capofitto argento delle spiagge.
    In ultimo,
    la sete e il bisbiglio del nulla,
    la lontananza dai luoghi,
    la poesia infinita e non rivelata,
    saltimbanchi nel regno del silenzio.
    Ali accorciate,
    e una canzone.

  • 08 luglio 2013 alle ore 20:12
    Alla finestra

    La riva è spezzata
    dal languore del bianco
    che si muove
    come un fantasma marino,
    il tetto è aguzzo e sopra
    ha un gabbiano che plana
    come un ricordo d'infanzia,
    questa è la notte che arriva, questa è la notte
    che sbatte la pioggia che arriva, che mescola
    il giorno alle vele e tracima,
    alla finestra io non sono
    negli occhi che vedono
    ma sono l'ombra del tetto che plana,
    sono un pezzo di cielo,
    sono a sinistra del nome
    dove il verde smeraldo è più chiaro.
    Lei si sporge alla finestra e mi vede
    e non riconosce il mio viso,
    ma canta e ricorda di un volo
    quando era bambina
    e canta di dio
    ed io sento
    ronzare una mosca, e ritorno.

    (A Gaeta)

  • 01 luglio 2013 alle ore 19:27
    Il tempo brucia

    Il tempo buio brucia
    le mie mani
    poggiate sui vetri,
    si è fatto scuro ancora,
    lui dice che
    la visione è bella,
    più bella nel buio,
    io lentamente stingo con l’aurora.
    Questa superficie
    che ora s’è fatta piana
    inarca le orbite,
    il lento divenire
    ha la forma precipitosa di qualcosa.
    Vedrai, l’aria che abbiamo respirato
    sarà presto piuttosto un fumo denso,
    ci salirà alla bocca quella parola antica
    che salverà quel poco di orizzonte,
    che ne sarà della mia bocca
    e del respiro,
    e che dirai quando
    mi sarò fatta acqua.
    Sotto il quadro del cielo
    abbiamo sfilato i fili del disegno
    che ci teneva saldamente in piedi
    ed ora a nuotare
    non si fa fatica,
    solo la direzione muta
    continuamente e
    si perde tempo,
    ma tu hai un nuovo viso
    ed io un vestito bianco,
    e se questo è un sogno
    desidero vivere
    in questo mondo
    di creature precipitate e salve.

  • 01 luglio 2013 alle ore 19:15
    Ricordi di un esule

    Il cantodella ginestra
    risveglia la roccia,
    il giallo insiste e tocca
    la vena del mare.
    Dalle mie braccia nascono
    le braccia dell'agave,
    posso fiorire insieme
    alle agavi del tempo, posso fiorire!
    Io vedo,
    ho retine d'argento e vedo
    smettere le parvenze,
    insinuarsi le visioni nel corpo-madre
    carnalmente congiunto all'acqua,
    senza dubbio si apre il vuoto
    tra le reti del cielo,
    il cielo sublime è solo un continuo di
    banchi di pesce,
    la terra che finisce
    svanisce nelle nuvole,
    gigantesche barche conducono al precipizio,
    gli dei sanno nascondersi
    sanno la sequenza
    sanno nuotare insieme
    alle stelle marine,
    hanno occhi nei pini
    e lunghe gambe come pilastri immersi
    nelle acque.
    Non si ritorna mai,
    non si ritorna se non dal mare
    e non si emette nessuna voce propria,
    non si riparte,
    non si riparte mai.

    (Sicilia)

  • 29 giugno 2013 alle ore 19:50
    In uno spazio chiaro

    Chiedi,
    appartengo al buio
    e al suo tocco
    lieve d'ossidiana fredda,
    mi competono lo scintillio degli atomi
    e il foglio nero,
    l'approssimarsi
    della folla dell'insonnia
    e il muro crepato che
    non smette di essere vuoto.
    Al chiarore, per restare
    ho bisogno di un giuramento
    ogni volta terrifico e reale,
    il giorno mi sopporta
    quanto io sopporto la sua promessa della fine,
    ma sono bianca come
    una maschera sospesa,
    sistemata in uno spazio chiaro,
    forse in un cassetto.
    Così, per dire
    come si dice del tempo,
    quello che il cielo manda
    quello che è troppo o troppo poco,
    quello che scava e le parole non sanno.

  • 29 giugno 2013 alle ore 9:26
    Risveglio

    Il risveglio
    sul ciglio bianco,
    la sua fioritura carnale
    e il suo marchio,
    il segreto
    che attendo
    svelarsi dal fondo marino
    dischiuso.
    Conosci
    gli intrecci dell'alga,
    conosci
    la curva del volo
    e la bellezza trasparente
    di essere niente,
    soltanto
    quel fiore di schiuma.

    da: La mia dolce cenere/ Moj slatki pepeo, prosveta ed.

  • 28 giugno 2013 alle ore 10:05
    Dimmi a memoria il canto

    E quindi dimmi
    se mai sei stato
    attraversato dall'acqua,
    bevuto
    invece di bere,
    corallo
    nell'ora meridiana,
    abitato dal nome delle rocce
    o scavato dal silenzio.
    Dimmi
    di cosa parli
    quando non sei
    stato mai ucciso
    dal rosso del papavero,
    dimmi a memoria il canto
    dell'onda e dimmi
    la trasparenza delle vocali
    nel nulla che succhia il fuoco vivo
    e urla,
    dimmi la mezzaluna ponte sul poema,
    se hai ancora la lingua
    che non sia bruciata
    nell'anestetico
    e sempre che sia vivo il gatto.

  • 27 giugno 2013 alle ore 21:13
    Fuori dal tempo

    Per la notte che mi è sorella,
    io chiedo di far ritorno nel silenzio
    e di sostare,
    fuori dai giorni opachi
    tra le sue mani calde
    e le sue labbra schiuse.
    Solo si estingue la mia sete
    tra le sue immense braccia
    e il suo andare lento;
    mia la sua bocca,
    mio il suo vento
    che trasmigra le ore fuori dal tempo.
    Io chiedo siano cancellate le parole
    insinuate come un nodo nel mio petto,
    per ritornare alla battaglia audace
    nel suo giardino di zagare incompiute.
    Chiedo di dimorare senza tempo
    tra le vele agitate della notte
    dove le mani sue hanno ròtte
    eternamente in volo,
    lentamente.

    da:L'Oasi e la Neve, poesie d'amore e d'eros. Il Calamaio ed.

  • 24 giugno 2013 alle ore 15:38
    Non una salvezza

    Lievemente
    sporgersi dal baratro
    tra i cerchi aperti dell'acqua
    e nulla che si palesi,
    non una salvezza appena agrodolce
    o un temporaneo respiro.
    Tutto è aperto e visibile
    e scivola tra gli oggetti fissi,
    ai piedi di un tempo scolpito
    che s'innalza e inghiotte.
    Il dicibile finisce.
    Il poeta è un mendicante
    e non ha
    ma dice.

  • 22 giugno 2013 alle ore 10:36
    Languente e invisibile

    Languente e invisibile,
    scovata
    da farfalle notturne:
    le mani tue
    sulla mia anima lunare.
    Sul fondo ambrato della bottiglia,
    una spuma di mare.
    Acquea
    la notte
    in risacca
    ti chiama,
    io non dimentico
    i tuoi fiori innocenti
    sbocciare su me.

    M.Osnato da L'Oasi e la Neve, poesie d'amore e d'eros,
    Il Calamaio ed.

  • 03 giugno 2013 alle ore 9:49
    Tra le due rive

    Io ero già posseduta
    dall'arcana sostanza del vento
    e dal suo principio invisibile
    tra gli abbracci dei rami,
    che parlavano la lingua dei morti.
    Tutto ancora
    cominciava
    con assoluta incertezza
    e anche se già qui,
    noi
    eravamo giunti
    sulla strada più lontana dal cielo,
    nella calma più dolce.
    Tu avevi un piccolo segno
    bianco
    di arresa, tra i capelli
    e l'acacia disegnava i suoi fiori
    per molti chilometri intorno.
    Tra le due rive, il fiume
    cercava lontano il suo nome.
    Noi eravamo ancora vivi
    e ci toccavamo
    con mani miracolose
    che sapevano andare nel centro
    della notte e del giorno,
    ma eravamo già distanti
    come un inverno
    ed il suo candore sospeso.

    da:' La mia dolce cenere/Moj slatki pepeo,Prosveta ed., Belgrado

  • 30 maggio 2013 alle ore 11:02
    In ricordo di Frida

    Lemmi del tempo,
    che radici selvatiche sono mai queste
    appena uscite dalle albicocche,
    e che stritolano il cuore.
    Mi avrete, per tempo
    tra i relitti
    che ridiscendono il fiume
    senza l'imbroglio delle ore,
    oltre le grandi mura.
    Adesso chiedo un abbraccio
    che abbia la voce del sangue
    e la cura distratta della primavera,
    materna e veloce.
    Mi avrete senza tempo,
    sarò un fiore di belladonna
    non più fatta dalle vocali.
    Appena nata.

  • 29 maggio 2013 alle ore 11:20
    C'è un canto

    Questo confuso assalto
    delle cose vuote
    scende dai muri,
    come stoffe color zafferano
    tra le mosche.
    C'è, lo sento,
    un canto
    su un albero che stenta,
    che vuole entrare nella casa.
    Se il labirinto ti aggrada uccello,
    entra.
    Mi troverai appesa
    e canterò con te
    rivolta alle architravi infinite,
    voce silenziosa delle muraglie,
    sulla collina sopra la città.

  • 28 maggio 2013 alle ore 23:20
    Tracce

    Eccomi,
    uscita dalla mia bocca
    o dalla finestra che trapassa il muro.
    Un corpo minore.
    Pulviscolo scarso, qualcun'altro,
    tracce chimiche.
    Logore parole,
    inconsistenza abile nel suo nulla
    che scala le tende.

  • 11 maggio 2013 alle ore 14:56
    Un segno notturno

    Dimmi di me
    notte innocente
    che precipiti in altrove
    attraversando-mi
    e gli orli delle ombre
    e le mezzelune hanno merli
    o merletti o uncini,
    hanno rapaci e grotte
    e scavano il sonno e le vene,
    dimmi dove sono
    su questo aliante cieco.

  • 11 maggio 2013 alle ore 14:55
    Il sogno dei leoni

    Tra i due leoni
    incamminarsi al passo
    rapido del commiato,
    cielo che sbianchi la sera
    aiutami,
    chiave del sonno, apri.
    Il fendente della lingua
    è impigliato nell'epigrafe
    e qui l'acqua trabocca,
    per questa bocca il tempo passa e muta,
    per questo chiaro segno gli occhi
    sono chiusi dalla calce bianca.
    Io sono una scalatrice di silenzi
    e spesso piango,
    sono come un poeta pazzo e nudo,
    come una torre vuota o una vetrata,
    ridatemi alle acque
    che sotto i passi il filo si restringe.

  • 03 maggio 2013 alle ore 18:29
    Commiato

    Commiato che si apre
    nel cammino dei giorni
    d'acqua e di fiori,
    primavera ambulante
    di torri di sabbia e vortici di sole
    che nulla nasconde né muta.
    La luce che lacera,
    la grazia che si spegne,
    l'accenno che non ricordo.
    Mi basta forse sapere
    della cavità che abita
    nella conchiglia
    levigata,
    il suo barlume fragile
    e la pietra bianca
    nell'arco di luce
    della risacca
    ai miei piedi.

    da: La mia Dolce Cenere/Moj slatki pepeo, Prosveta ed. 2012, Belgrado