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Poesie di Monica Osnato

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  • 02 maggio 2013 alle ore 16:08
    A volte

    A volte così vicini
    in lontananze disciolte,
    vicini come
    la chiglia lenta all’onda,
    dimenticanze azzurre scomposte
    il mio nome, ed il tuo.
    Desidero
    e di te anelo alla linea che s’innalza
    di mezzo
    alle tue terre assolate,
    alla scia biancheggiante
    che solca quel mare
    e conduce poi alla baia in quiete.
    Io
    solo alta tempesta
    tra le tue acque d’oltrecielo,
    un soffio solo distante
    dal canto di balene.
    Desidero l’oltranza
    del tempo che conserva,
    il ghiaccio già disciolto,
    il segreto intravisto che perdura.
    Un monolite di piume
    il passaggio che indica il giaciglio,
    un giardino di cuori
    il varco nascosto tra lo sguardo.
    Tu
    solo un biancheggiare di schiuma
    e lente le tue mani,
    lento il ritorno.

    (da. L'Oasi e la Neve, poesie d'amore e d'eros, Il Calamaio ed. 2010)

  • 02 maggio 2013 alle ore 16:06
    Non lo sapevo ancora

    Che fosse
    il tempo del bianco
    dopo il mare
    non lo sapevo ancora,
    né del luogo
    dove si rivelano
    le acque e spariscono gli astri.
    Altri come noi sapranno
    guardare le distanze
    e farne parte
    senza venire attraversati
    né dischiusi dai venti dell'est.
    Per saluto mi basterà
    la lenta andatura
    delle macchie scure sull'acqua
    tra luci che risanano profondità
    mai rivelate, e sapere
    che le rose non bruciano nel gelo
    ma infine resta tutto ciò che non fugge.
    Lo spazio bianco del viaggio
    abiterà con me
    per farsi scorgere nella crepa
    di una parete,
    a me forse passerà per la mente
    di essere stata qui
    e poi scacciata dolcemente.

  • 02 maggio 2013 alle ore 15:59
    Lucidamente

    Io ricordo
    di essere stata
    lucidamente pervasa,
    attinta alla stessa misura
    della notte e del suo silenzioso viaggio,
    rimescolata alle essenze del giardino,
    ai suoi imperversi colori inimmaginati,
    attentamente scaturita dall'acqua piovana,
    dal suo ristagno anche,
    dalla goccia, certo.
    Che dire anche
    delle pietre e dei minerali
    portati alla solitudine
    e non solo immobili,
    scavati dall'essere e da mani,
    e le mie mani tinte dalle medesime tracce
    di terre confluite
    e libere ma oppresse dai cieli.
    Mi solleva dal petto
    da dentro il petto,
    anche il più lontano richiamo
    e sono tutti i richiami,
    e sono lucidamente
    nascosta nelle voci,
    pervasa-scaturita,
    liberata dai padri
    e dalle pietre lungo le acque.

  • 10 settembre 2012 alle ore 16:24
    N.A.

    Donna dai lamenti notturni
    che non si faranno poesia,
    il petto aperto
    alla fioritura del vento
    e  lune nere inabissate negli occhi,
    una radice di mandragora
    ti ha portata alla vita,
    nel  suo plenilunio triste
    oltre il miraggio d'infanzia,
    nel sepolcro della gioia .
    L'intarsio di limpidi fuochi
    nel tuo sguardo, nascosto al futuro,
    e il varco selvatico
    che fanno di te una gemella
    identica come un celeste di mare
    al suo cielo nel punto d'incontro,
    sono qui, nel mio dire segreto.
    Io ti cerco e ti nomino presente
    nella nuova parola
    che non potrai pronunciare,
    e nei frantumi dello specchio
    io guarderò brillare il mare
    su cui navigheranno tutti i tuoi sogni.
    La tua voce presentita
    canterà con la mia,
    e il tempo accanto al fiume
    avrà un corso celato ed eterno.
    Scuoterà la notte
    il verso oscuro tra gli alberi come un vento,
    dissipando le catene della lingua
    e nessuno chiuderà le finestre
    al canto di mille usignoli.

    (per Nadia Anjuman )

  • 09 aprile 2012 alle ore 0:03
    Un accenno

    Commiato che si apre
    nel cammino dei giorni
    d'acqua e di fiori,
    primavera ambulante
    di torri di sabbia e vortici di sole
    che nulla nasconde né muta.
    La luce che lacera,
    la grazia che si spegne,
    l'accenno che non ricordo.
    Mi basta forse sapere
    della cavità che abita
    nella conchiglia
    levigata,
    il suo barlume fragile
    e la pietra bianca
    nell'arco di luce
    della risacca
    ai miei piedi.

  • 02 aprile 2012 alle ore 14:09
    Ho per saluto un bacio

    Altrove si liberano le vele
    e le terre perseverano
    ad apparire
    spalancando lontananze
    nell'eco di conchiglie.
    Nel mio dire marino
    si è disciolto il dolore
    dischiuso dagli orizzonti
    che disegnano le ombre,
    ho allevato i silenzi come fratelli
    mantenendo la notte negli occhi
    per riconoscere disabitati i luoghi.
    Ho per saluto un bacio
    da liberare stanotte
    sulle scie dense del buio
    che sospinge le barche-fantasma
    che attendono nelle mie stanze.

  • 23 marzo 2012 alle ore 9:10
    Ora che vengo dal mare

    Il sogno realmente sognato
    si è consumato
    a oriente della carne,
    tra i detriti della luna.
    L'uccello del paradiso
    abbandona i luoghi dei dormienti
    e forse io sono già cenere,
    o forse posso essere vista
    ora che vengo dal mare,
    dalle sue acque rimescolate alla notte.
    Incolpevole
    si è concluso il bacio oscuro
    e nulla ne restituisce la verità,
    ma solo persiste
    la sua vastità non rivelata,
    contesa al purgatorio del giorno.

  • 12 marzo 2012 alle ore 17:23
    Non ti mento

    Tu compi
    un perfetto vuoto
    intorno alla mia armatura
    di sposa
    mentre io sento
    le cose già invecchiare,
    lì nel ripudio del tempo,
    infinitamente ripetute.
    E non ti dico,
    non ti mento,
    e come consegnarti
    tutta quell'attesa
    o quel chiaro segno
    lasciato da gesta apocrife
    sul mio cuscino.
    Intanto tu dormi,
    in un luogo che mai varcherò,
    Gli occhi cuciti
    sono in un altro tempo, che mi esclude.
    Dicono che non ci sia una nube, lì.
    Dicono "amore"
    come fosse un etto di carne fresca
    da farci un sugo buono.
    Si beano di un tocco, o un tacco lieve, un gioco
    con le mani, una finestra aperta, un voto, un fiore secco.
    Non te lo dico, io non ho bianche parole innocue.
    Non ti mento.

  • 02 marzo 2012 alle ore 10:40
    Kalemegdan

    Conosco
    l'origine marina della nebbia
    che vibra intorno alle mura
    mutando la scorza del tempo,
    celando il muschio dell'alga.
    Le parole rapite
    tra gli alberi
    ancora vive,
    annidate,
    il fiato arancione del crepuscolo
    e il sangue verde che tracima
    dalle radici immerse nella neve.
    Così ogni esilio
    rimane segnato
    nei luoghi improvvisati,
    una poesia che colma appena
    e i convogli inarrestabili
    appena appena scorti
    dietro il fiume.

  • 25 febbraio 2012 alle ore 8:38
    Non ancora

    Lascia che io mi abitui
    al silenzio che inghiotte
    le parole in petto
    dopo la notte
    come un gelo improvviso
    dopo il candore
    dopo l'amore
    il rovescio del tutto
    di conchiglia che alcova è stata
    ed ora se torno al giorno
    mi vedo nuda e sola
    o forse morta
    o non ancora davvero
    nata.

  • 23 febbraio 2012 alle ore 14:31
    Baci dal vuoto

    Sono viva ogni sera,
    alla notte che affolla il vuoto
    mi alleo,
    in assenza di me
    i raggi degli astri
    che struggono 
    hanno rumori perfetti,
    e mi baciano.

  • 25 settembre 2010
    Invisibile

    Languente e invisibile,
    scovata
    da farfalle notturne:
    le mani tue
    sulla mia anima lunare.
    Sul fondo ambrato
    della bottiglia,
    una spuma di mare.
    Acquea la notte
    in risacca
    ti chiama,
    io non dimentico
    i tuoi fiori innocenti
    sbocciare su me.

  • 03 ottobre 2009
    Dell'ombra e del nome

    A volte mi scorgo
    limpida lì tra l'erba
    o morta tra le foglie secche,
    lucidamente presente
    nello squillo di luce del trifoglio.
    A chi torno,
    dopo l'estate,
    impermanente,
    a cosa.
    Solo raccolgo voci
    leggendo nelle notti,
    so il rombo del vuoto
    ed ho imparato a negare
    la titanica forza del silenzio.

  • La sera che vaga
    ha segreti osceni,
    annunci di risvegli
    e voci di somiglianze
    o forse messaggi prigionieri dei corvi.
    Io sono già andata via
    chiusi i lembi dell'oltre
    viaggiatrice nel buio
    ho un mare alto in gola,
    e un tuo bacio
    mille volte recintato.
     
    Come non cercarti ora
    dove il mondo non ha ritorni
    e solo un sortilegio mi tiene in vita
    animandomi
    mentre un'acqua occulta
    di nuovo m'annega.

  • 30 ottobre 2008
    Rosso-luna

    Ora che non ci sono
    posso contare
    le nuvole
    divorate dalla luna
    oltre gli arcobaleni perfetti
    inchiodati dalla luce,
    e gli orologi
    che estinguono i tocchi
    per precipitare nei silenzi
    dove solo ieri abitavo.
    Dolce
    il veleno rosso
    di labbra morbide
    rivela i colori del Libano
    e schiude corolle carnivore
    d'oro intenso come i colori di Lleuad.
    Volo nel sogno dell'oggi
    oltre la neve del domani,
    la notte ha le tue mani
    e sfrenati desideri di stelle,
    le sue dita.

  • 22 febbraio 2008
    Vento di primavera

    Oggi inverdo.
    Ieri, sul letto dell’autunno
    scolorivo
    foglie e voglie
    ma oggi, giuro, abbondo
    e spargo tutt’intorno fiori
    rossi ed accesi come lingue
    e gatti a far le fusa in cerchio
    per invocare amore
    amore
    amore...

  • 18 febbraio 2008
    Eccomi

    Mi sporgo dal nero
    alla luce del bianco.
    Attimo di evidenza
    per consacrare silenzi
    altrimenti perduti.
    Immobili soffi
    conducono alla notte
    le parole del nulla.
    Eccomi.
    Non volevi vedermi?

  • 21 gennaio 2008
    La prossima volta

    Non sono mai stata tutta qui,
    sempre qui.
    Chiedevo al vento
    il prossimo bacio
    da ricordarmi
    la prossima morte,
    e sebbene io abbia avuto
    - a volte -
    parole di tempeste o di coralli
    mi arrampicavo
    sul silenzio più vicino.
    Libera nei giardini stranieri
    fioriva candida la vita
    in piccoli germogli e vaste tracce,
    io c’ero
    e poi non c’ero più.
    Ma mi ricordo
    ogni ricordo antico
    e lingue di terra sporgersi sul mare
    vicine, vicine al mio segreto
    cantare d’assolute nostalgie.

  • 03 gennaio 2008
    Notte stellata - Van Gogh -

    La linea curva del vento
    all'apogeo
    seduce lune
    distanti dal canto quanto un punto
    all'infinito variare dei colori:
    un niente dirottato
    che nel silenzio astrae
    il sogno solitario dal miraggio
    svettando dolci i suoni
    al limite furioso del tramonto
    nel galoppo di nuvole venture
    persino soltanto accidentali.

  • 05 novembre 2007
    Dal bianco

    Immagina

    l'impronta della neve
    è nel bianco che sono nascosta
    varcando ancora un mare
    per il liquido segreto delle rose
    appena rivelate, oltre le attese.

    Immagina

    l'esatto conto
    dei giorni ai cieli
    nei venti freddi di confine,
    a dissipare il sogno.

    Dimmelo tu
    cosa ha disciolto il tempo,
    se non sei più quella memoria illesa,
    tappeto lilla dei miei passi

    e rossi puri
    tante volte uccisi,
    ed altro ancora
    prima del silenzio.

    E' in un candido addio
    che mi sono nascosta,
    portando tutto via

    eppure
    rimanendo.

  • 14 luglio 2007
    Falò

    ... Non so
    se è stata la luna
    - intervallo tra mondo ed ovunque -
    ma le ombre si sono allungate,
    il silenzio ha ripreso il suo posto.

     

    Tutto il resto
    è nulla,
    una cosa divisa, stonata,
    straniera,
    ed io non ho dimenticato
    nessuna solitudine.
    Per questo, ti prego,
    accendi un fiammifero.

     

    Potrei scomparire.

  • 13 luglio 2007
    Allunaggio

    Chiudo
    spazi metallici.

     


    Improvvisamente libera!

    Ammaro
    finalmente intatta
    tra la notte liquida.
    Sparse, le cose s'ammutinano.

    Alluna anche il silenzio.

    Non ho più chiodi,
    non porte.

    Ho notte,

     

    notte
    e notte.

  • 13 luglio 2007
    Caffè della domenica

    Sulla mia domenica
    attutita
    incombe il Gran Premio
    - a ruote morbide -
    mentre passeggio
    intorno al mio caffè
    ormai freddo
    e certamente amaro,
    sperando che il prossimo volo
    sia molto, molto lontano
    dai tuoi occhiali lucidi
    e dalle bolle di noia
    che entrano dalla finestra,
    riflettendo ali di gabbiano
    in multicolor.

  • 07 luglio 2007
    Pausa

    Voglio restare qui
    tra le tue ciglia,
    in pausa
    nell'angolo segreto
     di carezze,
    a risvegliarmi nel mattino
    ancora
    adamantina di sogni,
    non pronunciata
    dalle parole lontane,
    libera di andare
    oppure ferma
    a guardare
    quel che libera il vento
    quando tu parli
    e tutto ti risponde.

  • 07 luglio 2007
    Patria

    Curva la notte
    accende
    il segno paziente
    tra le parabole perfette
    dell'estate.
    Essere
    solo spazio
    che non accenna al tempo,
    e odore di spezie segrete
    tra le lenzuola.
    Dalle tue mani
    ancora
    il viaggio estende ritorni,
    per smettere gli esilii
    del silenzio.

    Io sono viva, penso.