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Autore

Monica Osnato

in archivio dal 09 ott 2006

05 marzo 1963, Palermo

segni particolari:
Innamorata. Del tutto, del mare, del vento, degli uomini, dei bambini, ecc...

mi descrivo così:
Pittrice e poeta.. Ho pubblicato sette raccolte di poesie, alcune delle quali tradotte in altre lingue.

18 ottobre 2006

Bgork

Intro: Un essere, un viaggio surreale, un seme, un compito. Un racconto brevissimo dell’odissea di Bgork per svolgere il suo compito. Facile da leggere, ma più complicato da capire.

Il racconto

Faceva un freddo mai conosciuto, ed era troppo leggero. Questo pensava Bgork mentre avanzava nella notte. Era stato avvertito che da quelle parti il freddo era impossibile, ma un essere come lui non aveva la giusta idea della parola "freddo". Si concentrò e capì che per ovviare al gelo doveva emanare calore. "3>nl v!s" ripeteva, e già si sentiva meglio, non poteva però abbassare il livello di concentrazione  che il gelo s'insinuava di nuovo, e in quelle condizioni era difficile avanzare: lo sforzo di rimanere concentrato gli faceva perdere l'orientamento...S'infilò nel cunicolo di destra intuendo la strada, ed era molto stretto. decise per la metamorfosi. Cercò ripetutamente il suo centro; non lo trovò. Freddo. Riprovò con nuova forza. A fatica ricordò il modo, si mantenne saldo e cominciò a liquefarsi lentamente.
Un rumore assordante e tremò come gelatina; ancora uno sforzo. Sparì in una crepa, ormai liquido, attraversò strati sentendo intorno a sé il respiro delle profondità, insinuandosi tra molecole turbinanti. Vide pulsare la materia, e vibrò nel suono più antico. Ebbe paura, non poteva, non doveva perdersi, non conosceva il modo...Si lasciò andare disperato, convinto della fine, perse il controllo e...capì che quello, quello era il modo: perdersi.
Fu velocissimo, divenendo via via ciò che attraversava: fu acqua di fiumi sotterranei, fu magma, sale di miniera, fu diamante ed essere strisciante. Ebbe ali di pipistrello e membrane, ebbe occhi gialli e bocca spaventosa, fu enorme e poi minuscolo e andò, a velocità inconcepibile. fu libero di perdersi e di dimenticare il compito che aveva. Smarrì la rotta, schizzò in alto, sempre più in alto e perse il nome, poi perse i ricordi.Fu tra galassie vive ed altre estinte, attraversò azzurri stellari e vide un luogo senza sopra e senza sotto, irto di colonne d'oro puro, dove viveva un fuoco, e un dio potente.
Si perse ancora e poi brillò, piccolo punto di luce in un vuoto infinito; rimase lì, dimentico di tutto a brillare senza forma e senza tempo. Fu felice, in un suono mai udito.
Bgork si svegliò dolorante, senza capire cosa fosse accaduto, e come fosse lì. "Albero" pensò, "sono sotto ad un albero, ho un nome, ho ricordo, ed ho il mio compito". Si guardò intorno, vide il tramonto e capì di trovarsi su una scogliera; osservò le onde infrangersi rumorosamente, e sorrise. Pensò di sbrigarsi, sarebbe arrivato il buio. Fece intorno a sè un ampio gesto circolare, formulò lentamente una frase che divenne litanìa e prese il seme lucente, innalzandolo. "Ora" pensò, e scagliò il seme blu che ruotò brillando, e il seme fu risucchiato dalla terra, nell'attimo stesso in cui il sole sparì in mare. Bgork si tuffò tra le onde, e svanì tra la schiuma.

 

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