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Racconti di Monica Pasero

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  • Come comincia: Capitolo primo tratto da “Lungo viaggio verso il ritorno”

    Leo camminava a testa bassa, con lo zaino sulle spalle
    (che quel giorno sembrava più pesante del solito), al
    suo fianco il suo miglior amico, il suo cane, Bobo, che come di
    consueto lo aspettava all. uscita dalla scuola, e insieme ritornavano
    a casa.
    .Uffa, adesso chi la sente la mamma!..
    Era passato da poco il Natale, era ripresa la scuola e con lei
    le nuove interrogazioni. Quel mattino si era respirata un’aria pesante
    nella Prima C, la classe di Leo: quando il professor Rossi
    aveva consegnato le verifiche corrette, da riportare firmate l’indomani,
    Leo aveva incrociato le dita e sperato fino all’ultimo che
    L’inchiostro avesse formato se non altro, senza volere strafare,
    almeno un sei, ma quel tre di un rosso abbagliante spadroneggiava
    accanto al suo nome ed era talmente evidente che non c’era
    speranza di salvezza.
    Con la testa china, Leo stava attraversando la stradina sterrata
    che passava attraverso i campi, una scorciatoia che utilizzava
    spesso per arrivare prima a casa.
    Bobo, eccitato per la bella passeggiata che gli si prospettava,
    aveva già addentato un bel bastone e, saltellando attorno al
    ragazzino, tentava di farselo lanciare, ma quel giorno il suo
    padroncino non ne voleva proprio sapere di giocare con lui; era
    immerso nei suoi pensieri, i suoi passi erano lenti e insicuri, proprio
    come quelli di un bambino che stava imparando a camminare.
    Bobo abbaiò e con le zampette di pelo bianco si afferrò alle
    gambe del suo amico.
    .Dai Bobo! Fai il bravo, oggi sono troppo triste per potere
    giocare!. esclamò.
    Il cane mugugnò, come se avesse intuito il malumore del suo
    padrone dal tono della voce.
    Era quasi la mezza, l.aria di gennaio era pungente, il cielo si
    stava ricoprendo di nubi grigiastre e tra breve avrebbe ripreso a
    nevicare.
    Leo si sedette sul vecchio muretto in pietra che costeggiava
    la stradina e Bobo si acquattò vicino ai suoi piedi.
    .Che devo fare Bobo?. sbottò Leo. .So già che la mamma
    non prenderà bene quel tre in storia! Mi aveva pregato di studiare,
    ma io non le ho dato retta. Odio studiare, ma sopra ogni cosa
    odio studiare la storia!..
    Bobo lo guardava incuriosito e con le orecchie basse partecipava
    alla sua disperazione.
    Leo aveva mille pensieri che gli frullavano in testa, si vedeva
    già seduto al tavolo con il libro davanti a leggere e rileggere un
    centinaio di volte la lezione di storia, con sua madre in piedi,
    accanto a lui, con le braccia conserte, che non lo perdeva di
    vista neanche un momento.
    Un fiocco di neve gli cadde sul naso, scuotendolo dai suoi
    pensieri. Alzò gli occhi al cielo ormai ricoperto di nubi e vide un
    turbine di molteplici fiocchi che stava ondeggiando in tondo sopra
    la sua testa aprendo le danze all.imminente nevicata.
    Bobo abbaiava correndo avanti e indietro. Il ragazzino sospir
    ò profondamente, s.incamminò verso casa e pochi minuti dopo
    vide la mamma che dietro le tendine attendeva il suo ritorno.
    .Leo, ma dov.eri finito? Stavo per telefonare allo studio di
    papà, ero molto preoccupata!..
    .Ciao mamma!. disse lui con voce appena percettibile.
    .Che cos.è quella faccia? È successo qualcosa a scuola?.
    ribatté la donna.
    .Come al solito alla mamma non si può nascondere proprio
    niente!. pensò rammentando le parole del babbo, che diceva
    sempre: .Le donne hanno il sesto senso e non puoi nascondere
    7
    nulla, tanto lo scoprirebbero ugualmente!..
    Leo non sapeva che cosa fosse. .Forse è una specie di potere
    che hanno solo loro., considerò tra sé.
    .Leo, a che cosa pensi? Dai! Ti ho fatto una domanda, rispondi!
    ..
    Il ragazzino trasalì. Scosso dai suoi pensieri, accennò un sorriso
    e tentando di nascondere la sua agitazione disse: .Niente
    mamma! Ho solo una gran fame! Che hai preparato di buono?
    Io e Bobo stiamo letteralmente morendo di fame!..
    Bobo abbaiò solidale con le parole del suo padroncino.
    .Va bene, ho capito birbante! Ne riparleremo più tardi, ora
    a lavarti le mani!..
    Seduto al tavolo della cucina con il piatto ancora intatto, ora
    Leo separava i piselli dallo spezzatino, tentando di trovare una
    soluzione a quel tre, ma non gli veniva in mente nulla; intanto
    Bobo stava spazzolando la sua ciotola talmente bene che sembrava
    appena lavata.
    Bobo era un cane di piccola taglia, un bastardino che l.anno
    prima, alla fine delle vacanze, Leo aveva scorto al ciglio dell.autostrada,
    mentre la stava percorrendo al rientro dalla villeggiatura.
    Suo papà si era fermato e aveva soccorso l.animale abbandonato.
    Allora era solo un piccolo batuffolo di pelo bianco e
    nero che piangeva impaurito, ma nel momento in cui il ragazzino
    lo aveva preso in braccio tra lui e il cucciolo era scoccata una
    scintilla, quasi un .amore a prima vista..
    Da allora erano diventati inseparabili e facevano quasi tutto
    insieme: Bobo per Leo era come un fratello.
    .Ma guarda te! Avevi così fame che non hai toccato nulla!
    Sarai mica malato?..
    La mano della mamma si stampò sulla fronte di Leo, facendolo
    sussultare sulla sedia
    .Non sei caldo! Ma allora, amore mio, cos.è che ti preoccupa?
    Dillo alla tua mamma, sai che a me puoi dire tutto!..
    .Oh oh ! Sono fritto. Quando parte così non molla più finch
    é non ha scoperto tutto; lo fa anche con papà e alla fine lui
    confessa sempre. pensò Leo.
    .Ecco mamma, si tratta del compito di storia..
    .Siì? Allora?..
    .Beh... vedi... ho sbagliato qualcosina e il professore mi.....
    .Il professore ti...? Su, coraggio! Non sarà poi così grave!..
    .Ecco vedi.... Mami, ho preso un t... tre!..
    .Cooosaaaaa hai preso? Fa. che abbia capito male! Oh la
    mia povera testa! Aspetta che mi siedo, non posso crederci, di
    nuovo un tre!..
    La mamma crollò sulla sedia con gli occhi fuori dalla testa e
    con voce stridula proseguì: .Leo, come hai potuto?! Abbiamo
    studiato e ristudiato quel capitolo mille volte e poi tu mi avevi
    promesso che ti saresti impegnato!..
    Leo con lo sguardo fisso sul pavimento disse: .Lo so mamma!
    Mi dispiace tanto, ma io non ce la faccio! È troppo difficile
    la storia: tutte quelle date, quelle storie!..
    Poi, alzando lo sguardo, strinse forte le mani a pugno e con
    sprezzo del pericolo continuò: .Mamma, è tutta gente morta!
    Che importanza vuoi che abbia sapere ciò che è successo un
    tempo? Anche papà dice che quel che conta è il futuro, perciò
    perché perdere tempo col passato?..
    .Cooosaaaaa? Che diamine dici Leo! Fila in camera tua e
    restaci finché ti sarai schiarito le idee!..
    Sdraiato a pancia in giù sul letto con accanto il suo fedele
    amico, Leo disse: .Oh! Mi sa che stavolta ho esagerato! Dovevo
    starmene zitto... ora la mamma sarà ancora più arrabbiata.
    Povero me! Che disastro che ho combinato!..
    Bobo gli leccò la faccia per rincuorarlo in qualche modo.
    L.orologio scandiva le ore, erano già passate le cinque e
    Leo era ancora in camera sua ad attendere il verdetto, la sua
    condanna.
    Intanto davanti a lui troneggiava sullo scaffale il suo acerrimo
    nemico.
    .È tutta colpa tua!. urlò al volume di cuoio blu posto sulla
    mensola.
    .Maledetta storia! Ti odio, ti odio! Se non esistessi sarebbe
    meglio, ora ti faccio vedere io che fine fai!..
    Spinto da un impeto di rabbia, salì sulla seggiola per prendere
    quel maledetto libro che i nonni gli avevano regalato per il
    suo compleanno.
    .Un.enciclopedia sulla storia. Blah!. proruppe ancor più indignato.
    Il volume era molto pesante, ma, pur essendo un bambino
    gracilino per i suoi dodici anni, lo afferrò con forza e tentò di
    scendere dalla seggiola per poi distruggerlo, ma purtroppo il suo
    piano fallì: la sedia barcollò miseramente, finché Leo cadde in
    malo modo sul pavimento e con lui il volume, che lo colpì in
    fronte.
    Tutto accadde in pochi secondi e impetuoso il buio avvolse
    il piccolo Leo.
    I rumori provenienti dalla stanza del ragazzino preoccuparono
    la mamma, che corse velocemente su per le scale, aprì la
    porta della cameretta e lo trovò a terra con Bobo accanto intento
    a leccargli la faccia.
    Leo era come accartocciato sul pavimento, privo di conoscenza.
    La donna si buttò a terra sollevandolo.
    .Leo, amore mio svegliati! Che ti è successo?..
    Ma nulla! Leo non si svegliava. La donna si accorse che
    stava sanguinando da una ferita sulla nuca e terrorizzata chiamò,
    singhiozzando, l.ambulanza.
    Ora l.ambulanza correva a sirene spiegate verso l.ospedale
    e anche Leo stava intraprendendo il suo .viaggio verso il ritorno
    ..Capitolo primo tratto da “Lungo viaggio verso il ritorno”

    Leo camminava a testa bassa, con lo zaino sulle spalle
    (che quel giorno sembrava più pesante del solito), al
    suo fianco il suo miglior amico, il suo cane, Bobo, che come di
    consueto lo aspettava all. uscita dalla scuola, e insieme ritornavano
    a casa.
    .Uffa, adesso chi la sente la mamma!..
    Era passato da poco il Natale, era ripresa la scuola e con lei
    le nuove interrogazioni. Quel mattino si era respirata un’aria pesante
    nella Prima C, la classe di Leo: quando il professor Rossi
    aveva consegnato le verifiche corrette, da riportare firmate l’indomani,
    Leo aveva incrociato le dita e sperato fino all’ultimo che
    L’inchiostro avesse formato se non altro, senza volere strafare,
    almeno un sei, ma quel tre di un rosso abbagliante spadroneggiava
    accanto al suo nome ed era talmente evidente che non c’era
    speranza di salvezza.
    Con la testa china, Leo stava attraversando la stradina sterrata
    che passava attraverso i campi, una scorciatoia che utilizzava
    spesso per arrivare prima a casa.
    Bobo, eccitato per la bella passeggiata che gli si prospettava,
    aveva già addentato un bel bastone e, saltellando attorno al
    ragazzino, tentava di farselo lanciare, ma quel giorno il suo
    padroncino non ne voleva proprio sapere di giocare con lui; era
    immerso nei suoi pensieri, i suoi passi erano lenti e insicuri, proprio
    come quelli di un bambino che stava imparando a camminare.
    Bobo abbaiò e con le zampette di pelo bianco si afferrò alle
    gambe del suo amico.
    .Dai Bobo! Fai il bravo, oggi sono troppo triste per potere
    giocare!. esclamò.
    Il cane mugugnò, come se avesse intuito il malumore del suo
    padrone dal tono della voce.
    Era quasi la mezza, l.aria di gennaio era pungente, il cielo si
    stava ricoprendo di nubi grigiastre e tra breve avrebbe ripreso a
    nevicare.
    Leo si sedette sul vecchio muretto in pietra che costeggiava
    la stradina e Bobo si acquattò vicino ai suoi piedi.
    .Che devo fare Bobo?. sbottò Leo. .So già che la mamma
    non prenderà bene quel tre in storia! Mi aveva pregato di studiare,
    ma io non le ho dato retta. Odio studiare, ma sopra ogni cosa
    odio studiare la storia!..
    Bobo lo guardava incuriosito e con le orecchie basse partecipava
    alla sua disperazione.
    Leo aveva mille pensieri che gli frullavano in testa, si vedeva
    già seduto al tavolo con il libro davanti a leggere e rileggere un
    centinaio di volte la lezione di storia, con sua madre in piedi,
    accanto a lui, con le braccia conserte, che non lo perdeva di
    vista neanche un momento.
    Un fiocco di neve gli cadde sul naso, scuotendolo dai suoi
    pensieri. Alzò gli occhi al cielo ormai ricoperto di nubi e vide un
    turbine di molteplici fiocchi che stava ondeggiando in tondo sopra
    la sua testa aprendo le danze all.imminente nevicata.
    Bobo abbaiava correndo avanti e indietro. Il ragazzino sospir
    ò profondamente, s.incamminò verso casa e pochi minuti dopo
    vide la mamma che dietro le tendine attendeva il suo ritorno.
    .Leo, ma dov.eri finito? Stavo per telefonare allo studio di
    papà, ero molto preoccupata!..
    .Ciao mamma!. disse lui con voce appena percettibile.
    .Che cos.è quella faccia? È successo qualcosa a scuola?.
    ribatté la donna.
    .Come al solito alla mamma non si può nascondere proprio
    niente!. pensò rammentando le parole del babbo, che diceva
    sempre: .Le donne hanno il sesto senso e non puoi nascondere
    7
    nulla, tanto lo scoprirebbero ugualmente!..
    Leo non sapeva che cosa fosse. .Forse è una specie di potere
    che hanno solo loro., considerò tra sé.
    .Leo, a che cosa pensi? Dai! Ti ho fatto una domanda, rispondi!
    ..
    Il ragazzino trasalì. Scosso dai suoi pensieri, accennò un sorriso
    e tentando di nascondere la sua agitazione disse: .Niente
    mamma! Ho solo una gran fame! Che hai preparato di buono?
    Io e Bobo stiamo letteralmente morendo di fame!..
    Bobo abbaiò solidale con le parole del suo padroncino.
    .Va bene, ho capito birbante! Ne riparleremo più tardi, ora
    a lavarti le mani!..
    Seduto al tavolo della cucina con il piatto ancora intatto, ora
    Leo separava i piselli dallo spezzatino, tentando di trovare una
    soluzione a quel tre, ma non gli veniva in mente nulla; intanto
    Bobo stava spazzolando la sua ciotola talmente bene che sembrava
    appena lavata.
    Bobo era un cane di piccola taglia, un bastardino che l.anno
    prima, alla fine delle vacanze, Leo aveva scorto al ciglio dell.autostrada,
    mentre la stava percorrendo al rientro dalla villeggiatura.
    Suo papà si era fermato e aveva soccorso l.animale abbandonato.
    Allora era solo un piccolo batuffolo di pelo bianco e
    nero che piangeva impaurito, ma nel momento in cui il ragazzino
    lo aveva preso in braccio tra lui e il cucciolo era scoccata una
    scintilla, quasi un .amore a prima vista..
    Da allora erano diventati inseparabili e facevano quasi tutto
    insieme: Bobo per Leo era come un fratello.
    .Ma guarda te! Avevi così fame che non hai toccato nulla!
    Sarai mica malato?..
    La mano della mamma si stampò sulla fronte di Leo, facendolo
    sussultare sulla sedia
    .Non sei caldo! Ma allora, amore mio, cos.è che ti preoccupa?
    Dillo alla tua mamma, sai che a me puoi dire tutto!..
    .Oh oh ! Sono fritto. Quando parte così non molla più finch
    é non ha scoperto tutto; lo fa anche con papà e alla fine lui
    confessa sempre. pensò Leo.
    .Ecco mamma, si tratta del compito di storia..
    .Siì? Allora?..
    .Beh... vedi... ho sbagliato qualcosina e il professore mi.....
    .Il professore ti...? Su, coraggio! Non sarà poi così grave!..
    .Ecco vedi.... Mami, ho preso un t... tre!..
    .Cooosaaaaa hai preso? Fa. che abbia capito male! Oh la
    mia povera testa! Aspetta che mi siedo, non posso crederci, di
    nuovo un tre!..
    La mamma crollò sulla sedia con gli occhi fuori dalla testa e
    con voce stridula proseguì: .Leo, come hai potuto?! Abbiamo
    studiato e ristudiato quel capitolo mille volte e poi tu mi avevi
    promesso che ti saresti impegnato!..
    Leo con lo sguardo fisso sul pavimento disse: .Lo so mamma!
    Mi dispiace tanto, ma io non ce la faccio! È troppo difficile
    la storia: tutte quelle date, quelle storie!..
    Poi, alzando lo sguardo, strinse forte le mani a pugno e con
    sprezzo del pericolo continuò: .Mamma, è tutta gente morta!
    Che importanza vuoi che abbia sapere ciò che è successo un
    tempo? Anche papà dice che quel che conta è il futuro, perciò
    perché perdere tempo col passato?..
    .Cooosaaaaa? Che diamine dici Leo! Fila in camera tua e
    restaci finché ti sarai schiarito le idee!..
    Sdraiato a pancia in giù sul letto con accanto il suo fedele
    amico, Leo disse: .Oh! Mi sa che stavolta ho esagerato! Dovevo
    starmene zitto... ora la mamma sarà ancora più arrabbiata.
    Povero me! Che disastro che ho combinato!..
    Bobo gli leccò la faccia per rincuorarlo in qualche modo.
    L.orologio scandiva le ore, erano già passate le cinque e
    Leo era ancora in camera sua ad attendere il verdetto, la sua
    condanna.
    Intanto davanti a lui troneggiava sullo scaffale il suo acerrimo
    nemico.
    .È tutta colpa tua!. urlò al volume di cuoio blu posto sulla
    mensola.
    .Maledetta storia! Ti odio, ti odio! Se non esistessi sarebbe
    meglio, ora ti faccio vedere io che fine fai!..
    Spinto da un impeto di rabbia, salì sulla seggiola per prendere
    quel maledetto libro che i nonni gli avevano regalato per il
    suo compleanno.
    .Un.enciclopedia sulla storia. Blah!. proruppe ancor più indignato.
    Il volume era molto pesante, ma, pur essendo un bambino
    gracilino per i suoi dodici anni, lo afferrò con forza e tentò di
    scendere dalla seggiola per poi distruggerlo, ma purtroppo il suo
    piano fallì: la sedia barcollò miseramente, finché Leo cadde in
    malo modo sul pavimento e con lui il volume, che lo colpì in
    fronte.
    Tutto accadde in pochi secondi e impetuoso il buio avvolse
    il piccolo Leo.
    I rumori provenienti dalla stanza del ragazzino preoccuparono
    la mamma, che corse velocemente su per le scale, aprì la
    porta della cameretta e lo trovò a terra con Bobo accanto intento
    a leccargli la faccia.
    Leo era come accartocciato sul pavimento, privo di conoscenza.
    La donna si buttò a terra sollevandolo.
    .Leo, amore mio svegliati! Che ti è successo?..
    Ma nulla! Leo non si svegliava. La donna si accorse che
    stava sanguinando da una ferita sulla nuca e terrorizzata chiamò,
    singhiozzando, l.ambulanza.
    Ora l.ambulanza correva a sirene spiegate verso l.ospedale
    e anche Leo stava intraprendendo il suo .viaggio verso il ritorno
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