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Autore

Moreno Tonioni

in archivio dal 26 apr 2010

28 settembre 1959, Bologna

segni particolari:
"L'italiano, tra non molto, sarà la più bella tra le lingue morte e il linguaggio  di un tempo diverrà a breve un oggetto estetico a rapido esaurimento nell'approccio col reale".
Roberto Vecchioni

mi descrivo così:
"Viviamo d'un fremito d'aria, d'un filo di luce, dei più vaghi e fuggevoli moti del tempo, di albe furtive, di amori nascenti, di sguardi inattesi. E per esprimere quel che sentiamo c'è una parola sola: disperazione".
Vincenzo Cardarelli

09 giugno 2012 alle ore 20:36

Là... dove finisce l'arcobaleno

Intro: La vita impone dure prove, alcune di queste suonano di una viltà inaudita e fra queste vi è un accadere inenarrabile...

Il racconto

Ciao, il mio nome è Paolino, veramente Paolo ma la mamma mi chiama Paolino e mi piace sentire la mia mamma chiamarmi così.
Sai, la mia mamma è molto bella, anzi è la più bella  e ancor più lo è quando sorride, quando mi rimbocca le coperte e mi bacia in fronte.
La mia mamma ha lunghissimi capelli scuri  e veste sempre abiti allegri, colorati e disegnati come le pareti della mia cameretta.
Il mio papà è un uomo molto grande. Lui di capelli a dire il vero ne ha pochissimi e la mamma lo prende in giro per questo. Loro fanno sempre finta di litigare, poi scoppiano a ridere rincorrendosi per la casa come di tanto in tanto facciamo noi bambini a scuola, solo che loro non hanno come noi una maestra che si mette ad urlare di non correre.
Il mio papà è molto forte e quando mi prende in braccio per farmi volare in alto rido, anche se a volte ho paura di toccare il soffitto con la testa. Pensate che riesce persino a prendere in braccio anche mamma, facendola roteare fra il tavolo e il frigorifero della cucina. Mamma ruota così forte che i suoi capelli neri  s’arruffano tutti e  papà la chiama strega. Io mi diverto molto, anche perché poi corrono tutti e due ad afferrarmi facendomi girare fra loro come il mio cricetino nella sua ruota, sino a che precipitiamo tutti sul divano con mamma che finge di svenire e papà che ci fa il solletico ad entrambi.
Vi ho già detto della mia cameretta?
E’ bella la mia camera. Mamma ha tinto le pareti con tutti i colori dell’arcobaleno, disegnando un grande aquilone e delle azzurre nuvolette sopra il mio letto.
L’aquilone ha una buffa faccia disegnata all’interno e una lunga coda  colorata che somiglia agli svolazzanti e colorati vestiti di mamma.
Papà e mamma  mi accompagnano insieme nel letto la sera, ma è la mamma che si ferma qualche minuto a leggermi delle buffe storielle per poi salutarmi con un bacio in fronte.
E’ allora che io fingendo di dormire la lascio allontanare per poi ascoltare lei e papà  che fanno la lotta nel letto.
La mia mamma sorride sempre, o quasi. Una sola volta la ho vista piangere, ma le è passato subito, giusto il tempo di abbracciarmi forte e il sorriso è tornato.
Si… mamma una volta ha pianto, è stato quando il nonno se n'è andato nel cielo seguendo i colori dell'arcobaleno. Mamma mi ha detto che era malato e là dove è andato non sente più dolore, che ci sono fiori coloratissimi e fa sempre caldo, e che un giorno tornerà guarito e sorridente come era prima di ammalarsi.

E’ oramai qualche giorno che non vado a scuola, mamma dice che ho la febbre e devo riposarmi.
Il dottore mi ha dato una medicina molto cattiva e un’amica della mamma viene ogni giorno ad ascoltare il mio pancino con una cosa che somiglia a quelle cuffiette che mette la mamma per ascoltare la musica e non disturbare il papà che guarda la televisione.

Oggi mamma mi ha accompagnato a letto senza ridere e il papà era arrabbiato. Eppure sono stato bravo, ho preso la medicina anche se è veramente cattiva e ho fatto i compiti che i miei compagni di scuola mi hanno portato. Sono stato un bravo ometto, come papà mi ha chiesto d'essere, e non piango quando quella signora con un buffo cappello mi mette l’ago nel braccio.
Non so da quanto tempo mamma non sorride come prima. Forse è colpa di quel vestito bianco privo di colorati fiori che lei e papà mettono quando vengono a trovarmi nella mia nuova cameretta.
Già, perché ora dormo in una cameretta tutta bianca in cui l’unico colore è quello delle farfalle di carta appiccicate ai vetri della finestra.
Credo che la scuola sia finita, visto che nessuno mi porta più compiti. Comunque farei fatica a farli perché la medicina che prendo mi stanca molto.
Papà ieri era strano, sorrideva nel prendermi in giro per il fatto che gli somiglio molto ora che di capelli ne ho come lui, ma mentre sorrideva si asciugava gli occhi con la mano.
Io sono comunque bravo, voglio vedere la mamma e il papà tornare a sorridere e loro hanno detto che non appena starò meglio mi riporteranno a casa dove si può correre e scherzare. Quindi non piango quando sento male nella pancia, così magari il dottore dice che sono guarito.

Sono oramai giorni che la mamma dorme qui accanto a me su di una poltrona. Io fatico a sorridere e a volte non riesco a sentire neppure le buffe storielle che mamma mi racconta.
"Mamma sono stanco" a fatica pronuncio queste semplici parole per poi sprofondare in un sonno profondo.
Una luce fortissima mi colpisce gli occhi svegliandomi e… e… mi ritrovo in un campo pieno di coloratissimi fiori.
"Mamma mamma guardami corro, non ho più male. Mamma guarda quanto colore e quanta bellezza in questo prato"
La luce torna forte e accecante, che quasi non riesco a tenere aperti gli occhi, ma non sento più male alla mia pancia ed è questo che conta. E' stata brava la mia mamma nell'insistere a farmi prendere quelle cattive medicine, e in fin dei conti è stata brava anche la signora dal buffo cappello. Ha fatto tanti buchi nel mio piccolo braccio e ad osservarlo ora roseo e liscio nessuno immaginerebbe quel viola che per settimane ha colorato la mia pelle.
Un senso di calore mi avvolge … "mamma". Mi giro e scopro che non è della mia mamma quella mano che dolcemente afferra la mia. E' di un bambino sorridente che ha pressappoco i miei anni e capelli che paiono fili d'oro.
M'invita a seguirlo verso la cima della collina. Ci incamminiamo seguendo quella luce che mi ricorda il nascere del sole più volte atteso fra le braccia della mia mamma.
"Mamma"… mi giro e vedo nell'immensità di quel prato fiorito la mia mamma abbracciata a papà. "Mamma papà sto bene, non ho più male" e mentre dico loro queste parole la luce m'avvolge e capisco. "Mamma mamma, sto andando dal nonno là dove finisce l'arcobaleno. Non preoccuparti mamma, ciao papà… trovo il nonno e poi torniamo insieme".

Commenti
  • Fiorella Cappelli Il racconto, molto toccante, trova il suo punto di forza nella voluta semplicità narrativa in prima persona, affidata dal bravo autore, alla voce del bambino. La naturalezza, avvolge ed introduce il lettore nello scorrere di immagini colorate e gioiose fino a travolgerlo nell'inaspettata chiusa.

    12 giugno 2012 alle ore 10:59


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