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in archivio dal 10 nov 2006

Nanni Bassetti

13 settembre 1970, Bari
Segni particolari: Sub ed informatico o viceversa :-)
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  • 04 dicembre 2006
    Il buio

    Come comincia: Era stato il giorno più strano della sua vita.

     


    Vagava solitario in quel vicolo immerso completamente nelle tenebre ed erano ormai quasi ventiquattro ore che non vedeva la luce.


    Si era svegliato con la convinzione di essere nel cuore della notte, dato che era buio pesto, ma appena guardò l’orologio quello segnava le 10:00 del mattino.


    Ivan capì che c’ era qualcosa di anomalo, pensò subito ad un’eclissi totale di sole, stranamente ignorata dai telegiornali, che seguiva sempre prima di andare a dormire.


    Allora accese la radio, ma forse quel dannato apparecchio aveva deciso di mollare il suo padrone proprio quel giorno, infatti non riuscì a captare nemmeno i grandi networks, ma solo un acuto e, noiosamente, continuo ronzio.


    Ivan cominciò a vestirsi per uscire, ma prima accese la televisione per sentire notizie delucidanti circa quel buio innaturale che avvolgeva il mondo quella mattina.


    A parte il segnale: ‘CI SCUSIAMO PER LA MOMENTANEA SOSPENSIONE DELLE TRASMISSIONI PER UN INCOVENIENTE TECNICO.’, non riuscì a vedere o sentire alcunché, quindi incuriosito ed anche un pò irritato decise di uscire e chiedere informazioni.


    Inoltre era anche in ritardo sul lavoro, infatti quel buio gli aveva scombussolato le sue abitudini, perciò si era svegliato tardi.


    Non aveva mai avuto una sveglia, come d’altra parte non aveva mai avuto una moglie e dei figli era sempre vissuto da solo, aveva pochi amici, ma forse più che amici erano compagni di lavoro, ma viveva sereno immerso nella sua solitudine e nelle sue consuetudini.


    Uscì di casa correndo non volle aspettare neanche l’ascensore, una specie di ansia lo aveva preso, doveva sapere cosa stava succedendo e perchè non tornava la luce.


    Per strada non trovò persone o animali, ma solo negozi chiusi e lampioni spenti, giacché il meccanismo automatico li spegneva alle 7:00 del mattino, sembrava di essere in piena notte.


    Questa sensazione lo irritava parecchio, non amava le cose strane e devianti dal corso ‘normale’ degli eventi e questa storia del buio fuori della sua naturale fascia oraria, era insopportabile.


    Come era insopportabile il vagare alla cieca in quella oscurità, interrotta ogni tanto da qualche luce di negozio lasciata accesa dal proprietario.


    Ivan iniziò ad avere dubbi sull’ipotesi della eclissi solare, per questo si indirizzò verso la stazione di polizia per chiedere informazioni, poiché gli sembrava di impazzire in quel silenzio e in quella fredda notte innaturale.


    Mentre si recava verso la stazione di polizia dovette chiudere il suo cappotto sino all’ultimo bottone, perché faceva un freddo cane, diretta conseguenza dell’assenza del sole.


    Arrivò alla centrale di polizia, ma quello che vide non fu uno spettacolo edificante, infatti c’erano corpi disseminati lungo i corridoi e tutti contratti e armati di pistola o fucile, sembrava che si fossero ammazzati tra di loro e chi era rimasto vivo si fosse suicidato.


    Ivan abbandonò quel luogo insanguinato e maleodorante e correndo fuori provò a chiamare qualcuno, ma dove c’era uno sprazzo di luce c’era un cadavere.


    Morti da assideramento, morti violente, suicidi, questo fu quanto Ivan poté elencare nella sua mente.


    Tutto era così assurdo ed irreale, perché la gente si era suicidata? Perché erano tutti usciti di senno? E principalmente perché a lui non era successo?


    Fece mente locale e tornò indietro al giorno prima e si ricordò che lo aveva passato a dormire, a causa di una grande sbornia, (era il suo modo di festeggiare il Natale).


    Quindi aveva passato un giorno a letto mentre fuori si consumava chissà quale catastrofe.


    Ormai vagava solo da ore e non aveva ancora incontrato anima viva, anzi in quel vicolo oscuro sentiva puzza di morte ed ogni tanto camminava su qualcosa di morbido, ormai sconvolto, Ivan non voleva sapere cosa stava calpestando, anche se poteva benissimo immaginarlo.


    Solo in un mondo oscuro e freddo, una grande, immensa, tomba nella quale era stato seppellito vivo.


    In quanto alla solitudine ci era abituato, ma al freddo, all’oscurità silenziosa, ma specialmente all’anormalità, non riusciva proprio ad abituarsi, era in preda ad un senso di soffocamento, di smarrimento e terrore, allora cominciò a correre urlando in cerca di qualcuno di qualcosa che lo riportasse alla sua realtà, ma ormai il ghiaccio stava ricoprendo l’asfalto ed Ivan, nella sua corsa cieca, scivolò ed andò a sbattere la schiena contro lo spigolo di un marciapiede, lesionandosi la colonna vertebrale.


    Quando rinvenne dalla caduta provò ad alzarsi, ma non sentì più le gambe, era paralizzato su quell’asfalto ghiacciato in quella tenebra nera.


    Mentre aspettava la morte Ivan si sentì toccare da un foglio di giornale spinto da un alito di vento, lo trattenne con l’unica mano ancora in funzione, ma non riuscì mai a leggere il contenuto del foglio.


    Poi morì aggrappato a quella pagina di giornale, ultimo scampolo di conoscenza e del suo mondo scomparso.


    “OGGI IL SOLE SI E’ SPENTO. PARE A CAUSA DI SCONVOLGIMENTI INTERNI INSPIEGABILI, NESSUNO SA COME POSSA ESSERE SUCCESSO, MA ORMAI NON INTERESSA PIÙ, DATO CHE LA VITA SULLA TERRA SPARIRÀ IN BREVE TEMPO.


    QUESTO È L’ ULTIMO ARTICOLO CHE SCRIVO. OGGI 24/12/3123”

     
  • 04 dicembre 2006
    Viaggio impossibile

    Come comincia: Ricordo ancora quando volai verso il Messico... fu un viaggio indimenticabile. Già in aereo avevo il sentore che qualcosa sarebbe accaduta, tutti erano silenziosi, vedevo le nuvole scorrere sotto le ali dell'aereoplano, la distesa infinita dell'oceano Atlantico e pensavo a quella terra lontana che mi aspettava ma.... Una hostess mi si avvicinò e con uno sguardo gelido mi chiese se volessi da bere, le risposi che avrei gradito una tequila secca (iniziavo a comportarmi da messicano), lei si eclissò per dieci minuti e poi tornò con un bicchiere del buon distillato di agave, lo sorseggiai e poi caddi in un letargo, sognando un mare sconfinato ed irraggiungibile. Al mio risveglio nell'aereo non c'era più alcuno, pensai ad uno scherzo, ma poi mi domandai come fosse possibile che tutti i passeggieri si fossero coalizzati per fare uno scherzo ad uno sconosciuto...strano....molto strano!
    Esplorai tutta la fusoliera, ma niente di niente era presente, bussai alla porta della cabina di pilotaggio, nessuna risposta, provai ad aprirla e...orrore non c'era alcuno che guidasse l'aereo, quindi con rabbia e disperazione sferrai una pedata sulla porta per richiuderla.
    Una sensazione di panico mi avvolse, non sapevo che stesse succedendo, era tutto innaturale, credevo di essere finito in una puntata dei "Confini della realtà", ma purtroppo quella era la mia realtà.
    Infine mi decisi a guardare dall'oblò e ciò che vidi era a dir poco assurdo, fuori non c'erano nuvole o mare ma c'era il nero, il vuoto, lo spazio profondo e senza stelle, ero forse impazzito?
    Rimasi una buona mezzora incantato a contemplare quella assoluta vacuità, cos'era successo?
    Essendo un appassionato lettore di fantascienza pensai di essere caduto in una faglia spazio temporale, ma non sapevo nemmeno io cosa fosse in realtà questa espressione così usata nelle puntate di "Star Trek", dunque ero prigioniero di un aereoplano deserto che viaggiava nel nulla, cominciai a gridare ed agitarmi, diedi un calcio alla porta della cabina di pilotaggio, finchè esausto decisi di mettermi a dormire, sperando che al mio risveglio tutto sarebbe scomparso.
    Riaprii gli occhi esortato da una voce femminile gentile che mi diceva che eravamo giunti a destinazione, era la hostess che mi aveva servito la tequila, adesso i suoi occhi erano caldi e sprizzavano simpatia, sorrisi, ero contento, avevo fatto un brutto sogno, prendo il mio bagaglio a mano e mi avvio all'uscita, quando ad un tratto mi giro verso la cabina di pilotaggio e vedo un'impronta di scarpa sulla porta...le mie scarpe avevano la stessa suola riportata su quella impronta...

     
  • 10 novembre 2006
    Scelte

    Come comincia: Solo il rombo del motore spezzava la quiete della lunga e silenziosa strada che Marco e Dave stavano percorrendo sulla Dodge affittata per il loro lungo viaggio.
    Lo avevano programmato dal primo anno di università e finalmente lo stavano vivendo, il famoso coast to coast negli USA, era il viaggio del dopo laurea e meritava il raggiungimento di una simile meta per essere messo in atto.
    “Ma ci pensi Dave, siamo su una highway americana, proprio come nei film!” - disse Marco.
    "Già solo che noi non siamo né Thelma e Louise né due pericolosi fuorilegge inseguiti da tutte le polizie degli States." - rispose sarcastico Dave, mentre guidava l’auto a velocità moderata.
    "Sbaglio o sento una punta di acidità nella tua voce. Cos’è che non va?" - domandò Marco osservando l’amico che guidava accigliato e con espressione non particolarmente serena.
    "Niente... E' solo che da quando siamo in viaggio riflettevo sugli avvenimenti accadutici negli ultimi tempi." - rispose Dave rasserenandosi un po’.
    “Appunto non vedo quale siano le tue preoccupazioni, ci siamo laureati insieme tu in informatica ed io in filosofia, stiamo realizzando un progetto pensato all’età di diciotto anni e se proprio lo vuoi sapere tutto ciò che abbiamo vissuto durante quest’anno non mi è affatto dispiaciuto!” - replicò Marco con veemenza.
    Il sole stava tramontando creando uno stupefacente gioco di luci ed ombre e lasciando spazio nel cielo alla corte della luna e delle stelle.
    Dave accese gli anabbaglianti e continuò - “Ma pensa al corso delle scelte fatte fino ad ora, pensa se non avessi fatto informatica non ti avrei mai conosciuto in quel negozio dove stavi acquistando un computer in previsione di scrivere lunghe tesine filosofiche!”.
    Marco rise pensando a quante ricerche e tesine aveva battuto su quel computer e alle difficoltà che che avrebbe incontrato senza il valido insegnamento di Dave all’uso di quell’aggeggio infernale.
    “La conversazione sta prendendo una piega fatalistica dunque.
    Interessante, il razionale Dave che fa delle elucubrazioni mentali sul destino e magari tra un po’ ti chiederai chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo?”
    “Sì! Ammetto che il discorso intrapreso non è dei miei preferiti, ma anche in un programma per computer ci sono dei bivii, delle scelte che si devono fare e che portano l’algoritmo a risolvere il problema in modi diversi.” - disse serio Dave.
    "Ok! Comunque non ho ancora capito dove vuoi arrivare." - chiese perplesso Marco.
    “Sinceramente, neanch’io so dove voglio arrivare. Stavo solo meditando su come è possibile che in tutti questi anni abbiamo scelto sempre le strade giuste e che nessuno di noi due si sia perso su altri percorsi, ma sai quante variabili ci sono...”
    “Fermati, alt, alt, non stai considerando una cosa, la cosa più importante, ciò che ci distingue dalle tue fredde macchine, cioè la volontà umana capace di perseguire un obbiettivo e raggiungerlo, in tutte le condizioni, anche le più avverse” - lo interruppe Marco con forza.
    “D'accordo, comunque rifletti su gli ultimi cinque anni passati insieme, dapprima il nostro incontro nel negozio, poi la nascita della nostra amicizia, in seguito i corsi universitari scelti, che sembravano tagliati ad hoc per le nostre due personalità, il che ha permesso il conseguimento delle nostre due lauree nei tempi prestabiliti.” - ribadì Dave.
    “E allora? Non riesco ancora a capire...” - disse stupito Marco.
    “Sta zitto e ascolta! Hai mai pensato se in quel negozio io avessi scelto di non aiutarti nell’imparare l’uso del computer, o se tu avessi sbagliato il tuo corso di studi, oppure quando abbiamo litigato tu mi avessi mandato al diavolo invece di cercare di rimettere le cose a posto.” - incalzò Dave mentre il sole era ormai sparito e le uniche luci, sulla sinistramente desolata autostrada, erano quelle della Dodge.
    "O ancora, se io non avessi preso seriamente la promessa di compiere questo viaggio insieme a te al termine degli studi, pensa adesso potrei essere in vacanza con la mia ragazza e invece sono qui a realizzare un viaggio sognato per cinque anni... Quale sarebbe stata l’ alternativa?"
    Marco capì il senso del discorso di Dave.
    "Quindi la domanda è questa: saremmo stati più felici o meno felici se avessimo percorso strade diverse da quelle percorse sinora?" - disse Marco ormai coinvolto nel discorso - "Comunque questa speculazione la si può estendere a tutta la vita, ma mi sta bene considerare solo gli ultimi anni. Possiamo provare ad immaginare le situazioni che non abbiamo mai vissuto.”
    Dave lo guardò soddisfatto - "Proprio qui volevo arrivare. Simuliamo le nostre vite condizionate dai percorsi alternativi, cammini che a volte non si sono presi per una decisisone a volte istantanea.
    Quante volte si è detta la frase: <<se potessi tornare indietro di un giorno o di un’ora o addirittura di un minuto!>>.
    Pensaci Marco un’intera vita condizionata da un evento di un minuto."
    “In effetti è un’ ipotesi raggelante comunque reale.” - disse cupo Marco.
    "Allora comincio io" - disse Dave.
    La notte era ormai inoltrata ed era una notte calma di una quiete innaturale, silenziosa e non c’era un alito di vento, l’unico essere animato era l’auto che sfrecciava sulla strada.
    “Dunque se in quel negozio ti avessi ignorato, non ti avrei mai conosciuto, quindi l’unica conseguenza sarebbe stata la perdita di questo viaggio.”
    "Molto materialista devo dire!" - disse ridendo Marco.
    “Ok anche la perdita di una bella e lunga amicizia. Ma passiamo ad un’altra scelta, se avessi sbagliato facoltà, probabilmente avrei lasciato gli studi e mi sarei messo a lavorare come impiegato, ciò avrebbe implicato un addio alla goliardia in cambio di responsabilità, ragazza fissa con probabile matrimonio, insomma una vita già disegnata, senza le incertezze che ancora mi si profilano.”
    “Materialista e pessimista.” - disse Marco.
    “Se non avessi deciso di frequentarti, non avrei conosciuto la mia attuale ragazza, tu sai che la considero perfetta per me.” - concluse Dave.
    "A grandi linee anche la mia vita alternativa, che non sarà mai, sarebbe andata come la tua, anche se rimane sempre una serie di ipotesi e non di certezze.
    Ad esempio anche da impiegato avresti potuto vincere alla lotteria e vivere da nababbo, oppure avresti potuto conoscere una tua collega d’ufficio, che magari ti avrebbe irretito più della tua attuale dolce metà e così via..." - replicò Marco.
    “Già hai ragione, però chi ci dice che il cammino intrapreso attualmente non ci porti ad un triste traguardo.” - disse lugubre Dave.
    “Insomma stasera ti è venuta la mania di emulare Nostradamus, nessuno può conoscere il proprio futuro, al massimo puoi basarti sulle probabilità e sulla tendenza che il corso degli eventi sembra aver preso!
    E da come si sono messe le cose non sembra che il 'traguardo' sia così triste.” - disse un pò alterato Marco.
    Dave lo guardò serio, poi si allacciò la cintura di sicurezza.
    “Marco sai molte volte le scelte che sembrano le migliori possono essere le peggiori.”
    “Ma cosa stai dicendo? Adesso non ti capisco proprio, che c’entra questa ovvietà? ” - disse Marco con un misto di curiosità ed una punta di timore per qualcosa che nemmeno lui capiva, ma che sentiva addosso.
    Dave accellerò spingendo al massimo la macchina, Marco rimase ammutolito, Dave frenò bruscamente, le sue braccia si tesero sul volante, la cintura si bloccò al sedile, l’ auto si fermò.
    Dave guardò accanto e vide la testa di Marco spaccata contro il parabrezza, ormai in frantumi vermigli, stette a guardare il corpo esanime dell’amico per un’ora, in completo silenzio.
    “Avresti dovuto scegliere di non chiedermi aiuto cinque anni fa.”

     
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