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in archivio dal 03 set 2008

Natàlia Castaldi

13 gennaio 1971, Messina
Mi descrivo così: Su un piano diverso si muovono emozioni che non appartengono al mondo empirico. Per qualcuno la mia sfera emotiva appartiene al sogno, per altri è una forma di schizofrenia, per me sono solo io.
Mi trovi anche su:

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  • 06 ottobre 2008
    Al calar della sera

    Sull’orlo delle ciglia in oblìo
    riproducimi il verso delle stelle
    quando si vanno a scagliare
    tra le ipotesi passate
    di un presente privo di memorie.
    Raccogli le mie penne
    e gettale al fiume
    ché non c’è seme di conoscenza
    che non germini nel dolore.


    Avanza l'autunno nel calpestìo delle foglie sul selciato
    ed è un passo appena abbozzato
    al calar della sera.

     
  • 06 ottobre 2008
    Domino

    Febbrili filamenti lattiginosi
    gracidano nelle parole delle tue misericordie.
    Capo chino di perdoni cosparsi delle ceneri
    del nulla.


    Qui, come sempre
    piagata nei fianchi,
    incallita di sventure,
    raccatto fieno tra le zolle
    nella polvere dei tuoi acari,
    nelle feritoie dei tuoi silenzi.


    Malefico
    fu ieri ed oggi,
    sarà domani
    per siffatta stirpe di perdenti.


    Giocati dall’ancestrale sogghigno del fato
    attenderemo il giorno della fine
    nel mugghiare delle onde infrante
    sull’arenile d’esistenza.

     
  • 06 ottobre 2008
    Epistola II - sul silenzio

    S'io conoscessi la strada
    non sarei in cerca di risposte.
    Il silenzio, sai bene, non esiste che nella morte,
    ogni pensiero musica il suo suono nella mente.
    Parole.
    Tintinnano, si rincorrono, si accavallano...
    Io, tu, scribacchini al servizio del pensiero,
    affannosamente cerchiamo di fissarne il suono
    per vincere il silenzio, oltre il suo arrivo,
    nello sberleffo di un altrui respiro
    che ne cancelli nella lettura,
    in quel suono,
    la sua esistenza e la nostra effimera natura.

     
  • 06 ottobre 2008
    Morfina

    Dimmi del sapore delle parole nel vento
    e della sabbia bagnata dopo un pianto.
    Sai ascoltare il cerchio nell'acqua
    senza romperne il silenzio?


    Raccontami della magia delle parole
    che non saziano le mie domande
    e dimmi, se sai,
    qual è lo scopo delle stelle
    ed il colore della nebbia
    nel gorgheggiare di un fiume in piena.


    Adagio lento,
    sussurrato
    come una fiaba che scema nel sonno
    ed un arpeggio ad aprire l'incanto
    dell'abbandono al sogno.

     
  • 06 ottobre 2008
    Fotografía

    Empiezo...
    parto y llego no sé adonde
    corriendo atrás sueños
    me vuelvo a mirarme
    mujer sin décadas
    en aire vacío de palabras
    mojadas
    de sangre y locuras.


    Descubriéndome
    antojadiza y femenina
    en el rayo de un rubio rizo
    límpida-mente me pertenezco
    sola
    con mi bolígrafo.

     
  • 29 settembre 2008
    Epistola

    Se perdessi la capacità di soffermarmi
    sulla possibilità di una fantasia nella vuota veridicità
    del mio risveglio, allora smetteresti d’esistere
    e questo mio scriverti avrebbe fine.
    Seppure nella menzogna di una realtà che non soddisfa
    ritorno a perdermi nelle fantastiche avventure che leggevo
    quando ancora sapevo sperare.


    Abbiamo perso gli ideali nel cammino
    dei sogni di giustizia sociale
    ed Enrico se n’è andato,
    sì, avrei dovuto dirtelo prima,
    anche lui se n’è andato.
    La sua fronte era rigata di sudore,
    le vene gonfie di attese e parole:
    nella piazza i pugni si sono aperti,
    le vele rosse hanno perso il vento.


    Mi sono addormentata sul divano stanotte
    fissando una fabbrica di sogni d’acquistare a rate
    mentre mi chiedevo dove sarai arrivato
    e se nell’altro emisfero stai trovando quiete
    o solo bugie d’esistenza.
    Ma non temere per me,
    mi vestirò di sogni domattina
    partendo per un’avventura da timbrare
    senza meta né certezze.
    Silenziosamente attenderò una risposta
    alle domande che non ti ho posto.

     


    *A mio nonno

     
  • 29 settembre 2008
    Clochard

    ... Poesia è un gesto semplice
    uno sguardo umano
    la carezza di una puttana
    che scopri donna
    nei suoi grandi occhi neri
    mentre ti fa l'amore per quattro lire,
    uno scialle sui capelli,
    una vecchia ripiegata sul bastone,
    il tizio all'angolo della strada
    solo, con il suo cane...

     
  • 03 settembre 2008
    Melograno

    Non ho più miele,
    né burro,
    né dolci aromi da offrire
    ora che disillusa
    depongo brame e desideri
    e tutte le mie armìgere lusinghe
    ed osservo la tua nave
    prendere il largo
    e l’abbandono mi cinge
    in soffocante disperazione
    e si spengono le stelle,
    lentamente,
    ad una ad una...
    mentre conto i semi di melograno
    per raggiungere Persèfone
    unica spème amica
    in questo tormento

     

     
  • 03 settembre 2008
    Terra Vermiglia

    Terra di sole e di sale
    di vento e dolore,
    terra vermiglia
    e di nere sottane
    terra di riti
    e santi in processione
    di petti battuti
    dinanzi alla croce,
    di peccati espiati
    in superstiziose azioni
    che alleggeriscono l’anima
    dei suoi fardelli.

     

    Terra di campi e profumi
    di viti e meloni:
    contrasti immensi
    nei tuoi colori!

     

    Terra di perduti onori
    che non risparmi
    occhi innocenti,
    terra che inghiotti
    e che penetri il cuore:
    con tutto il mio odio
    ti canto il mio amore.

     
  • 03 settembre 2008
    Incontrando Gaudì

    Con occhi di vetro
    mi fissi nel vuoto
    di questo spazio rappreso
    di silenzi e marmo.
    Madrigale di pianti
    e offerte da tempio
    su scale tortuose
    e petali di stucco.


    Fosti follia d’un presente
    che lascia traccia nel tempo
    violentato nel genio
    dall’altrui orgogliosa mano

     

    che a ricrear natura e sofferenza
    d’Uomo e Creatore


    nell'immortale tuo delirio
    volle incidere il suo nome.


    In plastiche visioni
    di bene e male,
    contorte nelle forme di natura
    e imperfezione,
    della tua Spagna disegnasti
    eterna sorte e splendore.

     
  • 03 settembre 2008
    Autunno

    Ancorate ad incerti appigli,
    ingiallite foglie
    in attesa di perentorio vento
    a cancellare il nostro passaggio,
    voleremo libere per un istante d'eterno
    a disegnare
    geometriche figure polverose
    nell'aere impetuoso del nostro autunno
    per poi morire
    in silente dimenticare.

     
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  • 20 gennaio 2009
    Fermata d'autobus

    Come comincia: Vedevo i tuoi sguardi, sembravano persi nel filo conduttore di una vita anonima e ribelle.
    Passavi distratto con il tempo in tasca che scandiva il ritmo costante del tuo passo fino a rallentare dinanzi alla fermata della 65 rossa, capolinea Linate.
    Voltavi il viso abbassando lo sguardo. Ogni giorno - 06,30 - mai un minuto di ritardo.
    Era il nostro rendez-vous, uno spazio sospeso di pensieri distratti dalla meccanica routine del mattino, che si poggiava sui mocassini di camoscio, sul cappotto color cammello.
    Guardavo il colletto della tua camicia, nascosto dal maglione, spuntava appena.
    Impeccabile, perfetto, inamidato.
    - Non può essere una donna a stirare le tue camicie, non la tua donna. Troppo perfette, ne sento l’odore di lavanderia, di lavaggio a secco, di vita asettica.
    Il tempo rallentava nel respiro che cresceva in affanno, dietro la moviola del tuo viso, maturo, privo d’espressione, appena rivolto, appena reclinato.
    Uno sguardo, l’aspettavo e fissavo l’attimo in cui i tuoi occhi mi avrebbero toccata.
    Era come una scossa, un attimo d’apnea. Subito abbassavi lo sguardo come se fosse stato tutto già compiuto.
    Avrei voluto azzardare una parola, una scusa.
    Abbassavi lo sguardo ed il tempo ricominciava a correre, superata l’ultima gamba della pensilina scattavo in piedi, un movimento riflesso, incontrollato, come lo scatto dell’arto galvanizzato di una rana da laboratorio.
    Scattavo in piedi, sistemando i capelli, stizzita da quel passaggio senza senso, quotidiano.
    Si fermava stridula nei freni la 65, rossa, capolinea Linate.
    Un respiro profondo prima di salire, Jasmine era già lì col suo solito sorriso, la solita divisa, la solita frase … “Pronta per volare?”
    – Volare, volare … chissà poi dove? Linate Fiumicino e ritorno in 8 ore e non ho mai visto le sue mani.
    Appoggio il viso al finestrino appannato di respiri promiscuamente liberati, ti osservo girare l’angolo: “A domani”.