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in archivio dal 27 giu 2007

Nico Cosentino

27 luglio 1982, Pomigliano D'arco
Mi descrivo così: Una persona inutile
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  • 18 luglio 2007
    Fumo giallo

    Dalle pendici del vesuvio
    sgorgano 4 diversi incendi
    fumo giallastro che si eleva verso il cielo.
    Il puzzo è incredibile.
    torturo l'ultima lucky strike
    mentre guido a velocità folle.
    Stanco ma felice,
    per la prima volta dopo anni.
    Mi superano 3 camion dei pompieri
    quei poveri ragazzi anche oggi avranno da lavorare sodo.
    Finché ci sarà mondezza per le strade
    divamperanno questi fottuti incendi.
    In mente ho ben saldo il ricordo
    della voce giovanile di Collins
    e tutto ha una parvenza magica,
    esaltante.

     
  • 02 luglio 2007
    Senza parole

    A volte ti sembra strano come alcuni episodi, i più tristi, rimanagano impressi nella tua fottuta testa, per sempre.
    Quel pomeriggio di agosto
    non ho mai pianto tanto, non piangevo da tanto.
    E il suo respiro che si sentiva da sopra. Un rantolo
    il canto del cigno.
    Me lo sogno ancora la notte quel respiro affannoso.
    Mi sveglio con una sensazione di ansia  a paura.
    e non posso farci nulla, perché la vita è anche questo.

     
  • 27 giugno 2007
    Numeri

    Era impossibile non ammirarti
    Anche se ormai anziano
    Dimostravi una forza d’animo magnifica.
    Espandevi luce introno a te.
    Ero sempre incuriosito
    Dalle tue storie.
    Le raccontavi la domenica,
    quando venivamo a pranzo da te.
    Storie della tua gioventù.
    Quel tatuaggio che avevi sul braccio.
    Mi affascinava.
    Lo tenevi quasi sempre nascosto,
    come se te ne vergognassi.
    Solo d’estate saltava fuori.
    E appena potevo lo toccavo.
    Una volta ti chiesi, con tutto il coraggio che avevo,
    “Nonno, ma questi numeri che hai qui, cosa significano?”
    Tu non ti perdesti in mille vaneggiamenti
    “Un tempo questi numeri erano il mio nome”

     

    Mi chiesi come era possibile una cosa del genere,
    visto che tu avevi il mio stesso nome.
    Solo dopo ho capito.
    Solo dopo mi son reso conto di quanto ero ingenuo.
    Di quanto doveva averti fatto soffrire
    Quella mia stupida e tremenda domanda.