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in archivio dal 07 gen 2011

Nicola Botter

06 maggio 1972, Treviso (TV)
Mi descrivo così: Sono nato a Treviso 37 anni fa. Impiegato. Da poco ho deciso di pubblicare qualche testo che ho scritto. Mi farebbe piacere conoscere un vostro commento sulle poesie che pubblico.

elementi per pagina
  • 07 febbraio 2011 alle ore 9:37
    Odio Siviglia!

    Odio Siviglia!
    e quel momento
    come l'ancora spezzata
    sulle sponde del Quadalquivir.

    Mentre una scialuppa
    vaga fra il potere della vita
    e rispunta, fra i canneti,
    come piede ciondolante d'altalena.

    Odio Siviglia!
    e quel risveglio
    come l'approdo strozzato
    sulle rive del Quadalquivir.

    Mentre una scialuppa
    ruba all'acqua mille meraviglie
    e il fiume s'insinua, perduto,
    come ala sepolta d'aquilone.

     
  • 02 febbraio 2011 alle ore 15:43
    Foglia

    Decidi tu dove andare.

    Io resto,
    ma non mi fermerò
    al volgere del giorno:

    come quella foglia
    che cade
    al soffiare del vento...
    e la notte
    che arriva
    sarà per entrambi
    il buio
    a cui dare dimora.

     
  • 17 gennaio 2011
    Nuda Veritas "in" Budapest

    Nuda Veritas
    come quella lastra di ghiaccio
    spinta dalle acque del Danubio,
    come quel fumo sospinto
    dalle acque solfuree delle Rudas
    o come il tuo giocare
    fra le acque e le ombre
    salpando attraversando
    ponti fra il passato
    e l'ignoto.

     

    Nuda Veritas "in" Budapest
    è quell'acqua
    che ti rincorre sempre
    come quel fiocco di neve,
    che non si scioglie.

     
  • 07 gennaio 2011
    Omaggio a Fernando Pessoa

    "Non ho filosofia: ma sensi"

     

    Non ho una filosofia, ma sensi.
    Il senso della vita che scorre,
    Il senso dell'amore,
    Il senso delle opportunità,
    Il senso del profumo del pane,
    Il senso di rincorrere i tuoi sguardi,
    Il senso del perdermi e del ritrovarmi,
    Il senso del fermarmi quando ne ho voglia.

     

    Il senso del rifugiarmi lì,
    dove, solo io, so di nascondermi.

     

    Il senso dell'infinito
    e del rincorrerlo, sempre,
    consapevole che l'infinito
    sono solo i sensi che m'appartengono.

     

    Il senso del mondo:
    con le sue mille meraviglie
    e i suoi mille baratri diversi.

     

    Il senso del non cadere:
    e di camminare fra i vicoli ciechi
    dell'esistenza
    con gli occhi vivi di un bambino
    che non si perde,
    che non si arrende,
    che non si lascia trascinare
    dalla folla.

     

    Il senso di abbandonare il campo
    quando troppe orme sconosciute
    l'hanno attraversato.